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Gay & Bisex

LdO-20 "Final soccer party"


di Membro VIP di Annunci69.it Boytofun
23.10.2026    |    808    |    0 8.0
"Bart siede sulla panca mentre anche gli altri si avvicinano: “Oh sì, sarebbe fantastico”..."
“Ecco Mario! Vedi? Gli armadietti li voglio mettere proprio qui, a lato della finestra, tre su un lato e tre sull’altro. Davanti una bella panca da spogliatoio. Ci pensi tu?”
“Tranquillo Bart: provvedo io, come al solito. Però vorrei dirti una cosa.”
“Dimmi!”
“Sei sicuro che chiedere anche agli altri tre sbarbatelli di trasferirsi qui, oltre alle due sanguisughe che ti sei già accollato, sia una buona idea?”
“Capisco le tue perplessità, ma sto diventando vecchio, Mario, e non ho più voglia di ricominciare da zero ogni volta: questi cinque sono a volte un po’ strambi, ma non sono cattivi ragazzi.”
“Affatto, ma un conto è ospitarli per un weekend, ben diversa invece è la convivenza!”
“Costruiremo nuovi equilibri, Mario, come abbiamo sempre fatto; ma ora che entrambi stiamo invecchiando, ho voglia di famiglia.”
“Strana famiglia, Bart!”
“Sicuramente strana: una ‘grande famiglia del piacere’, ecco, mi piace sognarla così. Vedrai, i ragazzi ci aiuteranno: Vince si occuperà delle auto, Rob delle manutenzioni, David e Luis mi affiancheranno sul lavoro, uno per gli aspetti economici e l’altro per quelli giuridici.”
“Ne hai dimenticato uno: che mi dici di Jules?”
“In Jules vedo talento, e non solo in lui a dire il vero; sarà, oltre al cucciolo di Villa Alice, quello che ci racconterà: la nostra voce dal mondo e sul mondo. Arriveranno tempi cupi e noi, nel nuovo medioevo che ci attende, saremo come una villa tardo-antica del Basso Impero: una piccola comunità coesa capace di resistere alle tempeste in arrivo.”
“Sei apocalittico oggi!”
“Lo sono sempre stato, Mario, dovresti saperlo. Ma ora, bando agli inquieti presagi: quella che ci attende deve essere una memorabile serata di eccessi. A proposito, vedi il soffitto proprio al centro?”
“Sì, perché?”
“Voglio che ci metti un contenitore tipo condizionatore o qualcosa di simile: quando, durante la serata fetish di questa notte, arriverà il momento, voglio che piovano sui ragazzi coriandoli, botti e piccoli fuochi d’artificio! Si può fare?”
“Tutto si fa!”
“Bene, allora mi affido a te come sempre; io invece mi occuperò della festa esterna. Anzi, chiamo subito David e Jules così andiamo a comprare l’abbigliamento adatto.”
Mentre Mario prepara la stanza da bagno, Bart e i rest (nel gergo di Villa Alice s'intendono quelli che sono restati nella casa, ovvero David e Jules) vanno a fare compere nello store di una nota catena sportiva.
Nel pomeriggio sono tutti e tre pronti, seduti nel salottino nero in tenuta calcistica: oltre alle scarpette, calzettoni al polpaccio con doppio bordo rosso e nero, pantaloncini bianchi a coprire gli immancabili slip (vera e propria ossessione fetish del padrone di casa) e t-shirt rossa con bordature bianche, recante davanti la scritta REST e dietro i numeri: 1 per Bart, 2 per David e 3 per Jules.
La squadra dei REC (acronimo di "recuperati", ovvero Vince, Rob e Luis, attesi a Villa Alice dopo qualche giorno di sofferta lontananza) si distinguerà invece per la t-shirt nera con bordature azzurre, davanti la scritta REC e dietro i numeri: 4 per Luis, 5 per Vince e 6 per Rob.
Bart e i presenti sorseggiano l’immancabile tonico mentre fuori cielo e mare si fondono nel tramonto novembrino.
“Allora, miei gentili e graziosi amici, che ve ne pare di questa squadra, la Lido Orizzonti Soccer Team? L.O.S.T. suona bene, vero? Penso che questa sera ci divertiremo!”
“Ma papi! — replica Jules — io non ho mai giocato a calcio! E se poi questi bruti mi fanno male?”
“Tesoro: a te il fallo lo fischio io!” esclama Bart, dandogli una manata sulla coscia.
David, in silenzio, si guarda intorno divertito mentre, in sottofondo, le note ipnotiche di Erotica conferiscono al salottino il giusto mood di decadente sensualità.
È ormai buio quando, verso le 18, Bart riconosce il suono dell’Espace entrare, dal retro, nelle viscere di Villa Alice.
Pochi minuti dopo escono dall'ascensore, chi con trolley e zainetto, chi con borsone, chi con una valigia piuttosto grande: Vince, Rob e Luis. Quest'ultimo, mentre gli altri si abbracciano, guarda dritto negli occhi Jules il quale, sfuggendogli, si ripara dietro la schiena di David.
“Cosa ci fate vestiti così?” chiede qualcuno dei nuovi arrivati.
“Ho organizzato una partitella per celebrare il vostro ritorno: restanti contro recuperati! Su, andate a cambiarvi, cari: troverete le vostre tenute sui rispettivi letti!”
“Vedo che matto eri e tale sei rimasto, caro Bart!” commenta sardonico Vince.
“Difficile che con l’età si migliori: lo imparerai. A proposito, quasi me ne dimenticavo: visto che, ormai, David e Jules sono MOLTO affiatati, ho pensato a un cambiamento nella disposizione delle camere: quindi voi ‘recuperati’ dormirete nella stanza a tre letti.”
Boom.
Il tonfo pesante della valigia che Luis ha fatto cadere spinge tutti a voltarsi verso di lui, ma il futuro avvocato dimostra di incassare il colpo con dignità.
“Dai raga, veloci! Vi aspettiamo fuori!”
All’esterno, l’ampio tratto di spiaggia è illuminato quasi a giorno da due potenti riflettori che, installati sul muro perimetrale della villa, puntano, ruotando lentamente di 180 gradi, verso il mare.
A ridosso del bagnasciuga, un falò circolare riscalda la notte, peraltro non eccessivamente fredda.
Tra il bagnasciuga e la villa si stende il campetto da gioco, delimitato da strisce di nastro isolante fosforescente e, alle estremità, da due porte di dimensioni ridotte. A sorvegliare il campo e le azioni di gioco, seduto in posizione sopraelevata su quella che durante la stagione estiva è la postazione del bagnino, c'è l’immancabile Mario, pienamente calato nel serioso ruolo di arbiter elegantiae.
“Eccovi finalmente! Siete splendidamente seducenti, miei cari giovani amici! Venite...”
Bart osserva fremente i ragazzi in tenuta calcistica, invitandoli verso il falò:
“Brindiamo intorno al fuoco scaldandoci, prima del gioco, con questo fantastico Tanqueray Sevilla!”
Butta giù il primo sorso prima di far girare la bottiglia, nell’ordine, a Vince, David, Rob, Jules e Luis, che la strappa all’ex amico con un gesto brusco.
“Sono felice, molto, molto felice che siate di nuovo tutti qui. Io vi aiuterò con i miei mezzi a trovare o a costruire il vostro posto nel mondo, secondo i talenti e le inclinazioni di ciascuno; voi, in cambio, con la vostra esuberante sensualità continuerete a regalare al mio autunno sprazzi di desiderio. Siete d’accordo?”
“Sì.”
“Ok.”
“Va bene.”
“Ci sto.”
“Approvo.”
“Bene! Da questo momento siamo a tutti gli effetti il L.O.S.T. team, la ‘grande famiglia del piacere’ di Lido Orizzonti. Su, andiamo a giocare: due tempi da quindici minuti l’uno!”
Sotto la luce sferzante dei due riflettori, il nastro fosforescente traccia sulla sabbia umida i confini di un’arena surreale.
I two schieramenti prendono posizione: per i REST, Bart difende i pali con rotonda presenza, David al centro prova a coordinare il gioco, mentre Jules, disorientato, sfarfalla in attacco; per i REC, Luis presidia la porta, Rob fa da diga centrale e Vince guida l'attacco con la sua esuberanza fisica.
I primi minuti sono un’esplosione di provocante agonismo: sulla sabbia compatta dal bagnasciuga i tacchetti affondano e i ragazzi corrono a perdifiato, tranne Jules, che sovente inciampa sul pallone tra le risate generali. Al centro, David e Rob si affrontano in duelli spalla a spalla di grande possenza, mentre in avanti Vince impegna Bart con due tiri insidiosi dal limite.
Al decimo minuto la partita si sblocca: Luis blocca un pallone, rilancia lungo per Vince che di scatto deposita la palla in rete alle spalle di Bart. È l'1-0 per i REC. Vince, esultante, solleva la maglia nera esibendo la tartaruga lucida di sudore.
Nel secondo tempo David decide di prendere in mano la situazione: stanco delle incertezze di Jules, sradica un pallone dai piedi di Rob, punta la porta, salta gli avversari e scaglia una bordata al volo. 1-1: ha fatto centro da vero leader.
L'equilibrio si spezza negli ultimi secondi con un episodio rocambolesco: Jules, coordinato male su un pallone vagante, allunga la palla a caso verso la porta; Luis esce a valanga per chiudergli lo specchio e lo travolge in pieno. Un impatto netto. Mario non ha dubbi: è rigore.
Mentre Jules è ancora a terra a massaggiarsi un ginocchio, Bart e David si avvicinano, lo rialzano e gli mettono la palla in mano. Non ci sono dubbi: deve batterlo lui.
Per Jules è quasi una tortura: con le gambe gigie, posiziona la sfera sulla sabbia. Di fronte a lui, tra i pali, c'est Luis che lo fissa rancoroso. Jules prende una rincorsa incerta, quasi un goffo passo di danza, chiude gli occhi al momento dell'impatto e calcia d'istinto. Il tiro non è forte né angolato, ma Luis, tradito dall’eccesso di foga anticipatoria, si tuffa con un secondo d'anticipo dalla parte opposta. Gol.
Triplice fischio finale: 2-1 per i REST. Jules, quasi sorpreso di aver segnato, scioglie la tensione simulando una frocissima macarena, subito imitato dagli altri.
Il match è finito e gli atleti, sudati e felici, si dirigono verso il nuovo spogliatoio accuratamente preparato dalla sagace regia di Bart, che è l’ultimo ad entrare, chiudendosi la porta alle spalle.
“Cari, adesso arriva il momento più bello. Negli armadietti troverete tutto il necessario per il cambio: ormai conosco bene le vostre misure!”
“Hai pensato proprio a tutto, eh? Vecchio porcone! Già che ci sei, perché non mi spogli tu? Lo so che ti piace il maschio sudato!” esclama Vince.
Bart siede sulla panca mentre anche gli altri si avvicinano: “Oh sì, sarebbe fantastico”. Il cuore — e non solo il cazzo — gli pulsa forte per l’eccitazione.
“Dai! Comincia allora!” grida David, spingendolo verso Vince che già si sta togliendo la t-shirt.
Bart lo trascina a sé e, inebriato, inizia a baciargli gli addominali: il cazzone ricurvo di Vince si sveglia mentre cerca di liberarsi dalle scarpe.
Sono tutti intorno a lui e Bart letteralmente impazzisce davanti a quei giovani corpi sudati e odorosi di vita.
“E a me non mi togli niente, vecchia troia?” Questa volta è Rob a prendere l’iniziativa, avvicinando il pantaloncino alla sua bocca ed esercitando pressione, mentre dall’altro lato David lo spinge dalla schiena contro il cazzone dell’amico.
Jules e Luis, un passo dietro ai torelli, osservano la scena sfiorandosi con carezze sempre più insistenti l’inguine.
Mentre bacia i cazzi di Vince e Rob, già eretti ma ancora dentro i pantaloncini, Bart accenna a masturbarsi, ma viene bloccato con una presa al collo da dietro da David.
“No, no, cagna… tu fai godere noi e forse, DOPO, ti seghi se ti diamo il permesso, chiaro?”
“Sì, sì, ok!”
“Brava! Devi obbedire a questi cazzi, se vuoi soddisfarli! Ecco, adesso ti metti nudo come il verme che sei e poi stenditi qui, per bene. Su! Veloce!”
Il padrone di casa si stende di schiena, rabbrividendo al contatto con il metallo; David, iniziando a spogliarsi, allarga le gambe sopra la panca, assestandosi proprio sopra la sua testa.
Nell’ordine, anche Jules, Vince, Rob e Luis assumono la medesima posizione a cavalcioni.
“Dai, raga! Copriamo questa vacca con i nostri vestiti e poi aspettiamola in doccia.”
David inizia dalle calze, seguite dalla maglietta che lascia cadere a terra e da pantaloncino e slip che, invece, depone sul viso del loro ospite dopo aver ricevuto una goduriosa leccata di palle.
Quanto sta avvenendo supera ogni aspettativa: Bart geme come impazzito mentre il cazzo pulsa quasi dolorosamente; uno ad uno, i bukkakers si spogliano, coprendolo dei loro indumenti e di odori proibiti. Ogni volta che l’amico di turno, sovrastandolo, mostra le palle sode e pienotte, Bart diventa animalesco, famelico e assetato.
“SÌ! SÌ! Ho voglia di essere troia, la vostra troia!” urla nell’umidità densa di odori.
Poi, quando anche l’ultimo, Luis, si è spogliato per entrare in doccia, frenetico afferra quanti più capi riesce e se li porta al naso per nutrirsi, vampiro di perversione, dei loro aromi mescolati.
Risate complici di sottofondo vengono quasi coperte dal suono dell’acqua che i ragazzi hanno aperto, calda: nuvole di vapore iniziano a riempire la stanza.
Bart si alza appoggiandosi a un armadietto per resistere al capogiro che lo coglie forte.
Prende dal suo armadietto un ciondolo in argento costituito da una “V” con, incastrata all’interno, una “A” più piccola e faticosamente, sconvolto dall’eccitazione, si dirige verso la doccia. È rettangolare, disposta perpendicolarmente lungo la parete: intravede, tra i vapori, i ragazzi nudi che, ridendo, si toccano; alcuni hanno il cazzo duro, altri solo turgido in attesa che, a svuotarli, arrivi il loro pompinaro.
Si ferma a guardarli e per un attimo sente che la potenza del desiderio è tutta lì, almeno per lui: nell’attesa più che nell’atto in sé.
Ma sa anche che vuole gustarli uno per uno, berli insieme all’acqua, in ginocchio, con gli altri intorno che lo guardano.
Entra.
C’è nebbia: un’aria densa di perdizione, la sua.
I ragazzi smettono di ridere, qualcuno ferma l’acqua, qualcun altro gli mette una mano in testa.
Bart si mette in ginocchio, non importa se è doloroso: sta facendo quello che ama.
Sta nutrendo la sua ombra.
Nel silenzio umido inizia a succhiare. Dalla peluria riconosce quello di Rob; gli altri sono stretti a cerchio intorno alla sua testa e si masturbano lenti.
Chiude gli occhi e pompa uno dopo l’altro senza un domani: Rob e Luis gli esplodono in bocca, David in faccia, l’esile Jules sulle labbra.
Poi Vince lo fa rialzare.
“Mettiti così, mani al muro.”
E lo scopa.
All’inizio fa male, ma poi, finalmente, si sente posseduto. Vince è dentro di lui a trafiggerlo di vita.
“Brava la nostra troia: finalmente hai imparato a prenderlo!”
Per dargli l’ultimo affondo gli stringe il petto: “Oh sì, cazzo! Adoro scopare un buco stretto come il tuo, puttana!”
E nell’ultimo attimo, proprio quando sta per venire, Vince tocca il centro del ciondolo.
Un istante di silenzio sospeso, e poi qualcosa sembra esplodere nel soffitto.
Un sibilo elettrico: scintille di luce fredda zampillano verso il basso con un boato, riflettendosi sulle pareti bagnate, sui muscoli tesi e sulle pelli nude.
I bukkakers si ritraggono spaventati alla parete, mentre Bart inizia a ridere incontrollato.
Dall'alto comincia una pioggia di banconote da cento euro che fendono il vapore, sfarfallando a zig-zag nell'aria prima di depositarsi ovunque: nella doccia, nel lavandino, financo nella tazza del cesso, come un tappeto croccante e prezioso.
“Ehi raga! Ma che ca... questi sono centoni!”
Rob si precipita, nudo, fuori dalla doccia cercando di afferrare quante più banconote possibile, imitato dagli altri che, in un delirio di avida nudità, si contendono i soldi buttandovisi sopra senza esclusione di colpi.
Bart rimane dentro la doccia e, pulito il vetro dal residuo di vapore, continua a ridere, pazzo come solo lui sa essere, godendosi la meraviglia profana e, in fondo, anche malvagia di quel momento indimenticabile.
Quando la pioggia e gli ultimi scampoli di frenesia predatoria si placano, Bart, nuovamente serio, si rivolge ai suoi ospiti:
“Cari, dolcissimi, egoisti e spavaldi amici: ora penso che tutti abbiamo bisogno di riposo, per favore abbiate solo l’accortezza di seguirmi un attimo in camera mia.”
“Un’altra sorpresa?”
“Più che sorpresa, Jules, la definirei un momento celebrativo: siamo ormai una famiglia o no?”
Nella grande camera padronale, l’alto letto a baldacchino è pronto ad accoglierli nel suo abbraccio di velluto scuro.
Prima di stendersi, Bart estrae da un cofanetto cinque ciondoli d’argento identici al suo — con la "V" e la "A" incastrate in un abbraccio lucido — e li allaccia al collo di ciascun bukkaker.
Un gesto lento che vuole trasmettere appartenenza.
Poi si sistemano.
Sotto, sdraiati di pancia: Bart al centro, Jules e Luis ai suoi lati.
Sopra di loro: Vince, David e Rob, che adagiano i cazzi ancora turgidi tra le natiche, rispettivamente, del padrone di casa, dell’aspirante sceneggiatore e del futuro avvocato, creando una scultura umana di carne e desiderio appagato.
Nel buio caldo della stanza, illuminato dai bagliori della notte sul mare, Jules e Luis, baciando Bart sulle guance, paiono quasi riavvicinarsi; poi i sei corpi si abbandonano a un sonno profondo e complice.
Fuori, nel patio, Mario fuma la sua immancabile Camel blu guardando Villa Alice palpitante di vita.
Fine prima serie - Arrivederci a Lido Orizzonti
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