Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > trio > Jazz - Storie Berlinesi_Part2
trio

Jazz - Storie Berlinesi_Part2


di Membro VIP di Annunci69.it Doc_J
01.03.2026    |    248    |    0 8.7
"Gaia ne prende uno, se lo porta alle labbra, beve un sorso lento, lasciando che il liquido le bagni la bocca..."
Marco si avvicina al tavolo con passi che gli sembrano troppo lenti, come se l’aria del locale gli opponesse resistenza, mentre il sax trascina una nota bassa, che vibra nel petto come un secondo battito.

Julia lo vede arrivare e si alza a metà, quel movimento fluido che le fa tendere il maglione sul seno.

- Hey you, sfigato!!!

Ripete. L’alito caldo, che sa di ore passate a brindare e ridere piano. Lo accoglie con tre baci sulle guance, rituale italiano che in quel seminterrato berlinese sembra quasi osceno.

Il primo bacio: la guancia di lei è calda, la pelle morbida contro la sua barba di due giorni.
Il secondo: l’odore lo colpisce come un pugno morbido. Vino rosso, denso e fruttato, mescolato a un gin secco, agrumato, con quel retrogusto amaro di lime e juniper che resta in gola.
Il terzo bacio gli sfiora l’angolo della bocca, schioccando a tempo con il tocco della bacchetta del batterista sul crash.

- Come here, siediti.

Dice la svedese, mescolando italiano e inglese, e lo tira giù sulla sedia accanto alla sua. Poi indica l’altra.

- Lei è Gaia. Roma, ma ha vissuto qui per 3 years. È tornata in Italia ora, ma ogni tanto viene a trovarmi. Be careful: morde."

Gaia ride, una risata bassa, roca, che parte dal petto e finisce tra le gambe.

Si sporge in avanti, il seno che preme contro il bordo del tavolo.

- Ciao, sfigato, Julia mi ha parlato di te. Dice che scrivi codice come un poeta depresso e che hai due occhi da cane bastonato. Ma non ti preoccupare: mi piacciono i cani bastonati.

E gli stampa davanti al grugno un sorriso sfacciato, volgare quanto basta per farlo arrossire. Ha un accento romano che fa rotolare le parole come ghiaia, leggermente imbastardito da una vita gitana.

I minuti successivi scorrono liquidi come il vino.

La bottiglia si svuota in fretta, con Julia che si cura di rabboccare i calici ogni volta che questi si svuotano, per poi fare un cenno al cameriere e agevolare un’altra bottiglia di rosso, stappata al tavolo con un suono secco che sembra un gemito.

Parlano di tutto e di niente: del lavoro che succhia l’anima, di Bologna che è bella ma soffocante, di Roma che è caos ma viva, di Berlino che ti divora ma ti fa sentire vivo.

La musica continua, sincopata, sensuale, un contrabbasso che suona basso e costante come un battito accelerato.
Marco beve, sente il calore del vino scendere nello stomaco e poi diffondersi, caldo, insistente, fin giù all’inguine.
Ogni tanto le ginocchia e le mani si sfiorano sotto il tavolo.
Prima per caso, poi meno per caso.

Quando anche la seconda bottiglia di borgogna muore nella gola dei tre, Gaia si alza.

“Vado a fare una magia...trasformo il vino in...,”

Dice, strizzando l’occhio all'amica e regalando una linguaccia all'italiano.

“Non fate i cattivi senza di me.”

Si allontana, la gonna di pelle che le sale sulle cosce a ogni passo, il culo che ondeggia con una naturalezza ebbra e sfacciata.

Il secondo dopo che scompare dietro la porta del bagno, Julia si gira verso Marco.
Non c’è preavviso.
Solo fame.
Gli afferra il viso con entrambe le mani, le dita fredde contro le guance accaldate di lui, e gli infila la lingua in bocca.

È un bacio selvatico, profondo, figlio di un desiderio accumulato e, forse, troppo a lungo mutato. La lingua di lei è calda, insistente, gli esplora la bocca come se volesse divorarlo dall’interno.

Contemporaneamente, la mano destra scivola giù, diretta, senza esitazioni, con le dita che si poggiano sopra i jeans e cerca, sfacciata, il cazzo del collega.

Lo stringe, sente l’erezione che già preme contro la stoffa, e la accarezza con il palmo aperto, lenta ma decisa, su e giù, una volta, due.

Marco si stacca di scatto, il respiro corto, gli occhi spalancati.

“You’re drunk… - balbetta - Are you sure?”

Julia ride piano contro la sua bocca, le labbra gonfie, umide.

“I’m not drunk. I’m fucking sure.”

Gli stringe di nuovo il cazzo, più forte stavolta, il pollice che gioca un gioco decisamente pericoloso attraverso il tessuto.

“I wanna fuck you, stasera, Marco. E dovevo baciarti prima che lo facesse quella porca.”

La mano continua a muoversi, lenta, ritmica, mentre gli sussurra all’orecchio:

“Sai che quando le ho detto che ci saresti stato anche tu, she told me that non avrebbe messo le mutande? Che voleva sentire l’aria sulla sua pussy, tutta la sera, pensando a te.”

Il cuore di Marco martella contro le costole.
Il jazz entra nelle vene, il calore del suo membro sotto la mano di lei è quasi doloroso.
Respira.
Una volta.
Due.
E non si ritrae.

"Smettetela maiali!"

Gaia sorprende e interrompe quell'idillio bollente, tornando a sedersi con la pesantezza del suo corpo ubriaco. Ride, una risata che parte dal fondo della gola e finisce bassa, quasi un ringhio.

“Maiali.”

Ripete, ma il tono è complice, divertito, eccitato.
Ha le guance arrossate dal vino e dal freddo del bagno che le ha schiaffeggiato la pelle. Gli occhi lucidi, le pupille dilatate, il rossetto sbavato all’angolo della bocca come se si fosse morsa il labbro mentre era via.

Si sporge verso Julia, le sfiora il collo con le dita, poi si gira verso Marco.

“Fammi posto accanto alla mia amica. O vuoi tenertela tutta per te?”

Marco si sposta di scatto, quasi inciampando nella sedia, e Gaia si infila al suo posto, schiacciando la coscia contro quella di Julia. Le due si guardano un secondo (un lampo di intesa, di fame condivisa) poi la romana fa un cenno al cameriere senza nemmeno voltarsi del tutto.

“Three whiskey. No ice, baby.”

I bicchieri arrivano in un lampo, ambrati, pesanti, con quell’odore di torba e caramello bruciato che si mescola al fumo vecchio del locale. Gaia ne prende uno, se lo porta alle labbra, beve un sorso lento, lasciando che il liquido le bagni la bocca. Una goccia le scivola sul mento, lei la raccoglie con la lingua, senza pudore.

"Dovevamo bagnarci le labbra."

Dice. Poi, senza preavviso, afferra la mano sinistra di Marco e la guida sotto il bordo della gonna di pelle.

La stoffa è calda, umida dove le sue cosce si toccano. Marco sente la carne nuda, liscia, bollente, e poi il contatto con il pube: rasato, pulsante, bagnato. Non c’è barriera, solo calore umido che gli avvolge le dita.

Gaia gli si avvicina all’orecchio, il fiato che sa di whiskey e di desiderio.

“Anche se, alcune labbra, me le hai già bagnate tu…” sussurra, lasciando che le parole si spezzino in un respiro corto.

Marco deglutisce. Le dita gli tremano leggermente mentre sfiorano quella fica gonfia, scivolosa, trovando il clitoride turgido che trema sotto il suo tocco.

È fradicia, un calore liquido che gli cola sulle nocche. Il suo cazzo, già duro da quando Julia l’ha stretto, ora urla nei jeans, premendo contro la zip come se volesse strapparla.

Gaia non dice altro.

Lascia la sua mano lì, immobile per un attimo, poi la spinge un po’ più in fondo, facendogli scivolare un dito tra le pieghe. Marco sente l’interno caldo, stretto, contrarsi intorno alla falange.

Julia osserva tutto.
Non parla.
Solo guarda Marco con quegli occhi chiari, ora scuriti dall'alcool e dal desiderio.

Poi, lenta, prende la mano libera di Gaia e la guida sul proprio seno, sopra il maglione. Fa premere il palmo contro il capezzolo che si indurisce all’istante, visibile anche attraverso la lana. Un tocco rapido, perché troppo visibile, ma sufficiente per far inarcare la schiena della svedese, in un mugugno soffocato che si perde nel sax.

Le due non staccano gli occhi da Marco.

Sguardi fissi, predatori, complici.

Lui, ora, è fermo, il respiro corto, il cuore che martella nelle orecchie.

Sente il glande bagnato di pre-eiaculazione che sfrega contro il cotone degli slip. Vorrebbe muoversi fare qualcosa, ma resta lì, ipnotizzato dalla coppia di occhi che lo inchiodano.

I whiskey vengono svuotati in silenzio, un sorso dopo l’altro.
Il bruciore dell’alcol si mescola al bruciore più basso, più urgente.

È Marco a rompere il silenzio.
La voce gli esce rauca.

“Andiamo via da qui. - pausa - Ora.”

Guarda prima Julia, poi Gaia.

“Voglio scoparvi. Tutte e due. Non ce la faccio più.”

Gaia ride piano, un suono basso e soddisfatto.
Julia sorride, felina, e si sporge per dargli un bacio rapido, mordicchiandogli il labbro inferiore.

“Era ora che lo dicessi, sfigato.”

_________________________________

...To be continued.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
8.7
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Jazz - Storie Berlinesi_Part2:

Altri Racconti Erotici in trio:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni