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trio

Jazz - Storie Berlinesi_Part3


di Membro VIP di Annunci69.it Doc_J
16.03.2026    |    93    |    0 8.0
"Gaia davanti, la gonna di pelle che le sale sulle cosce a ogni gradino, il culo che ondeggia lento, invitante..."
Escono barcollando dal seminterrato, la porta che sbatte alle loro spalle come un punto esclamativo a quella preghiera rovesciata che è la loro notte Berlinese.

Un vento gelido che sa di foglie marce, asfalto bagnato e fumo di sigarette lontane li aggredisce non appena superano l’uscio, ma serve appena a cullare la loro andatura incerta.

Gaia cammina in mezzo, un braccio intorno alla vita di Julia, l’altro che afferra la manica di Marco per non cadere.

“Cinque minuti – sputa secca, ridendo di un riso che parte storto - Il mio palazzo è lì dietro l’angolo…se non l’hanno spostato.”

Inciampa su una crepa del marciapiede, ride più forte, si appoggia a Marco con tutto il peso.
Il suo seno preme contro il braccio di lui, in un contatto ovattato appena dalla seta della camicia e dalla stoffa ruvida del cappotto.

Julia barcolla dall’altro lato, la voce alta contro il silenzio della strada deserta.

“Fuck me, I look like a quindicenne…sbronza, scema e puttana.”

Camminano a zig-zag.
Tre corpi che si urtano, si sfregano, ridono di niente.

Le ginocchia si toccano a ogni passo, mani che scivolano lungo i fianchi, lungo le schiene.
Marco sente il cazzo mezzo duro premere contro i jeans, il passo irregolare lo fa sfregare sempre di più contro il cotone dei boxer.

Poi Julia si ferma di colpo, si appoggia al muro di un palazzo scrostato.

“Need to pee…devo pisciare. Ora. Subito.”

Ride, ma è seria: l’urgenza alcolica non sa aspettare.
Gaia la guarda, annuisce con un ghigno.

“Anch’io. Let’s do here. Together.”

Si accovacciano lì, contro lo stesso muro graffitato: “ACAB” scritto in rosso spray sopra le loro teste, un lampione che getta ombra gialla sulle pozzanghere.

Julia abbassa i jeans e il perizoma rosso alle ginocchia. Si accovaccia a gambe strette.
Gaia fa lo stesso, ma a modo suo: gonna di pelle arrotolata in vita, cosce aperte, fica esposta al freddo.
Gli schizzi caldi che colpiscono il selciato con suono bagnato, ritmico, quasi jazzato contro il silenzio della notte, mentre un rivolo impreciso scorre tra le pietre irregolari.

Entrambe sospirano di sollievo, un gemito misto a risata bassa.

Marco resta in piedi a due metri, mani in tasca, immobile.

Guarda.
Non può non guardare.

La fica di Gaia: rasata, scura contro la pelle chiarissima, un filo di liquido che cola lungo la coscia interna prima di cadere.
L’odore arriva subito: acre, caldo, animale, mescolato al gusto dell’alcool che ancora aleggia sulle loro bocche e all’urlo muto di ottobre.

È selvaggio, osceno, liberatorio.

Marco sente il cazzo indurirsi completamente, in un brivido che gli sale dalla base della spina dorsale.
Il cuore martella, il respiro si fa corto, tagliato da qualcosa di primordiale, come se quella pisciata condivisa fosse un rito pagano in mezzo alla città indifferente.

Julia alza gli occhi su di lui mentre finisce e si alza in piedi, poggiando contro il muro le natiche nude, un sorriso storto, ubriaco.

“Ti piace the show, sfigato?”

Non si copre subito: resta lì, divarica le gambe, un’ultima goccia che cade lenta.
Gaia si rialza per ultima, si passa due dita tra le labbra bagnate, le porta alla bocca, le lecca piano. Poi gliele porge, lucide, calde.

“Annusa. O assaggia. Fai tu.”

Marco inspira profondo.
L’odore lo colpisce come un pugno morbido: urina, umore, sudore leggero.
Il suo cazzo pulsa, una goccia di pre-eiaculazione bagna gli slip.
Non assaggia – non ancora – ma il gesto lo fa tremare.

Gaia ride, si sistema la gonna.

“Andiamo, prima che arrivi la polizia o un kebabbaro curioso.”

Julia si appoggia nuovamente a Marco.

“Sei duro come un palo, eh?”

Sussurra, sfiorandogli l’erezione con il dorso della mano.

Le strade deserte di Kreuzberg inghiottono le loro risate strozzate, il freddo che pizzica la pelle ma non spegne il fuoco basso.

Arrivano.

Inserito il codice il portone si spalanca con uno scatto sordo.

Le scale del palazzo sono un incubo Berlinese: tre piani stretti, gradini consumati, ringhiera fredda.
L’odore di muffa li avvolge mentre salgono.
Gaia davanti, la gonna di pelle che le sale sulle cosce a ogni gradino, il culo che ondeggia lento, invitante.

Marco non resiste: allunga la mano, le dita che sfiorano il bordo della gonna, poi la sollevano. Prima piano, poi…del tutto.
La stoffa si arrotola, rivela il culo nudo e pallido sotto la luce fioca del pianerottolo, senza mutande, ancora umido dal getto in strada.

Lui le stringe una natica, la carne calda e morbida che cede sotto le dita, un dito che scivola lungo quella linea di peccato e lussuria, sfiora l’apertura stretta.

Gaia geme piano, rallenta il passo, spinge il bacino indietro contro la sua mano.

“Bravo, sfigato… continua.”

Julia ride bassa dietro di lui, il fiato caldo sul collo.
La mano della svedese scivola sotto la cintura dei jeans del collega, trovando il suo cazzo duro e stringendolo attraverso gli slip. Inizia a masturbarlo piano: palmo aperto che sale e scende, pollice che preme sul glande bagnato, movimenti lenti ma fermi.

Marco ansima, le ginocchia che tremano su ogni gradino.
Julia gli morde il lobo, sussurra…

“Not yet, dear collegue…dopo.”

Arrivano alla porta barcollando.
Gaia infila la chiave con mano tremante, gira due volte, spinge con il fianco. La luce si accende automatica.

“Entrate” - dice.

Pareti bianche, pulite, pavimento di legno chiaro, libreria ordinata, divano grigio minimal, una monstera nell’angolo.
Tutto preciso, quasi asettico, un ordine che stride con la romana selvatica che ha appena pisciato in strada e si è fatta toccare sulle scale.

Ma poi Marco vede il comodino accanto al letto, visibile dalla zona giorno.
Cassetto semiaperto: un vibratore viola lucido, un plug di vetro, lubrificante, preservativi.
E sullo scaffale basso: uno strap-on nero, cinghie di pelle, dildo spesso.

Gaia sorride quando nota lo sguardo del connazionale.

“I giocattoli non mordono. A meno che non glielo chiedi.”

Julia chiude la porta.
Si toglie il maglione in un gesto solo, resta in reggiseno nero semplice e jeans.
Gaia fa lo stesso: camicia di seta che cade a terra, seno nudo, capezzoli scuri già duri per il freddo e l’eccitazione.
Marco resta fermo un secondo, poi si sfila il cappotto, la camicia.

“That strap-on - dice Julia indicando con il mento l’oggetto sessuale - Lo indosso io stasera?”

Gaia ride, accendendo la musica e ondeggiando verso la camera, per prendere le cinghie dal comodino.

“No, my love. Tu lo prendi. Io lo indosso.”

Julia inarca un sopracciglio, eccitata.

“Oh right. Fammi vedere quanto sei brava a scoparmi.”

Marco osserva le due donne guardarsi complici.
Quel paradiso ikea, sta per diventare un inferno di sesso e peccato.


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...To be continued.
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