La Stazione abbandonata
«Quella fermata si chiamava Valnera» ha detto una voce dietro di noi.
Era un tipo, quarant'anni, alto, camicia chiara. Si chiamava Andrea, e ci ha detto che quella stazione era di suo nonno e che adesso ci viveva lui.
«Si può visitare?» ha chiesto Giovanna.
Lui ha fatto un mezzo sorriso: «Solo se vi piacciono i posti che si tengono stretto quello che la gente ci lascia.»
Io e Giovanna ci siamo guardati.
E in quello sguardo ci siamo detti tutto. «Va bene» ho detto.
La casa era una stazione ristrutturata in mezzo ai vigneti. Lui ci ha portato nella stanza delle mappe, un letto vicino alla finestra e una mappa enorme sul muro. Giovanna è entrata per prima, io dietro di lei.
Andrea ha preso una bottiglia di vino e tre bicchieri. Quando ha dato il bicchiere a Giovanna, le loro dita si sono sfiorate. Lei ha abbassato gli occhi, e io ho sentito il suo respiro cambiare.
Le ho messo una mano sulla vita. «Tutto bene?» le ho chiesto. Lei mi ha guardato a lungo. «Sì si. Bello qui, voglio restare»
E lì io ho capito.... Ho guardato Giovanna, poi ho guardato Andrea. E ho detto, con la voce bassa:
«Mostra la nostra gratitudine al nostro ospite.»
Giovanna non ha detto niente. Si è voltata verso Andrea, lo ha fissato negli occhi, si è abbassata lentamente mettendosi in ginocchio davanti a lui con un sorriso che non le avevo mai visto prima. Gli ha slacciato la cerniera dei pantaloni, piano, senza fretta. Gli ha tirato giù tutto e il suo cazzo era già duro e bello grosso.
Lei l'ha preso in mano, l'ha guardato un secondo, poi l'ha leccato dalla base alla punta, lentamente, senza mai staccare gli occhi dai suoi. Poi l'ha preso in bocca, tutto intero, e ha iniziato a succhiarlo come si deve. Su e giù, con la lingua che girava intorno alla punta, con una mano che gli accarezzava le palle. Andrea ha buttato la testa indietro con un gemito di piacere. Io stavo lì, a guardarli, e mi sentivo eccitato da morire.
«Brava» le ho detto. «Così. Fagli sentire bene quanto sei brava con la bocca.»
Giovanna ha continuato, sempre più veloce, con la saliva che le colava dal mento. Si vedeva che Andrea stava per venire.
«Fermati» gli ho detto. «Non ancora.»
Lei si è staccata, con un filo di saliva che ancora la collegava a lui. Andrea respirava forte.
L'ho presa per un braccio e l'ho tirata su, l'ho messa sul letto, le ho tolto il vestito e le mutande. Andrea si è avvicinato. «Vieni qui» gli ho detto. «Leccala mentre io la scopo.»
Ho fatto girare Giovanna a pecorina, Andrea si è messo tra le sue gambe e ha iniziato a leccarle la figa. Giovanna ha cacciato un urlo e si è aggrappata alle lenzuola. Io sono entrato dentro di lei da dietro, piano all'inizio, poi sempre più forte. Sentivo la lingua di Andrea che lavorava sul suo clitoride mentre io la scopavo. Giovanna era fuori di testa. «Sì… così… non fermatevi…» gemeva.
«Ti piace troia?» le ho chiesto, tirandole i capelli. «Ti piace avere due cazzi addosso, vero troia?»
«Sì… sì…» urlava lei.
L'ho scopata così per un bel po', mentre Andrea continuava a leccarla. Poi mi sono fermato. «Ora voglio vederti scopare con lui» ho detto e mi sono seduto sulla poltrona accanto al letto.
Andrea si è messo il preservativo e si è posizionato. È entrato dentro di lei, e Giovanna ha gemuto forte. Lui ha iniziato a scoparla, prima piano, poi sempre più veloce. Io mi masturbavo guardandoli. «Dai» gli ho detto. «Scopala come si deve.» Andrea ha accelerato, Giovanna si è inarcata e è venuta con un urlo che ha fatto tremare le pareti.
Poi è stato di nuovo il mio turno. Mi sono messo seduto sul cuscino del letto e ho ordinato a Giovanna di farmi un pompino da troia. Lei si è messa davanti a me, ha iniziato prima a strofinare il mio cazzo sulle sue tette, poi ha iniziato con una bella spagnola con la punta del mio cazzo che sbucava dalle sue tette e lei lo accarezzava con la lingua. L'ho afferrata saldamente per i capelli e le ho spinto la bocca giù per farglielo sentire tutto. lei ha spalancato le labbra e il mio cazzo è scivolato tutto dentro la sua bocca, poi ha iniziato a fare il suo su e giù sempre più veloce con una mano che mi stringeva la base del cazzo, ormai durissimo e con l'altra mi massaggiava le palle. «Dai, vieni dentro di me» mi ha detto lei, poi ha sputato sulla punta del mio cazzo e ha ricominciato a succhiarlo sempre più avidamente finché non sono esploso con un gemito che mi è uscito dalle viscere. Andrea si è avvicinato e lei l'ha preso in bocca un'altra volta anche a lui, fino a farlo venire sulle sue labbra.
Siamo rimasti tutti e tre sul letto, con il profumo del sesso che riempiva la stanza.
Quando ce ne siamo andati, era quasi sera. In macchina non abbiamo parlato. Giovanna teneva la vecchia mappa che le aveva regalato Andrea. «La terrai?» le ho chiesto. Lei ha passato un dito sulla linea rossa. «No» ha detto. «La useremo.»
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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