trio
La Troia di Franco - Il nostro primo incontro
08.09.2025 |
430 |
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"Le sue urla erano soffocate, i suoi occhi, dietro la benda, dovevano essere rivolti al cielo..."
La luce fioca della stanza d’albergo filtrava attraverso le pesanti tende, illuminando a fasci il letto disfatto e la figura di Riccardo, seduto sul bordo. Ci aspettava. Un sorriso complice, un po' teso, gli incorniciava il volto. Era il classico tipo ordinato, uno che nella vita faceva probabilmente l’impiegato o il commerciale, ma che negli occhi aveva già la stessa fiamma oscena che bruciava nelle mie vene.Davanti a me, Giovanna. La mia troia. Il mio divertimento personale. Il suo respiro era già un po’ affannoso, anticipando ciò che sapeva sarebbe arrivato. Le avevo fatto mettere quel vestito lungo, semplice, di jersey scuro, che nascondeva un corpo generoso, formoso, fatto apposta per il piacere. Un corpo che adorava essere mostrato, umiliato, glorificato nella sua oscenità.
"Pronta, puttana?" le sussurrai all'orecchio, sentendola rabbrividire. Annuì, un piccolo movimento del capo, mentre le legavo stretta sulla nuca la mascherina nera di velluto che le avrebbe rubato la vista, lasciandole solo il tatto, l'udito e il gusto per navigare nella nostra depravazione.
Aprimmo la porta. L'aria era carica di un profumo cheap di pulito e di eccitazione maschile. Entrammo. Io, saldo. Lei, tremante e docile al mio braccio. La condussi davanti a Riccardo, che non diceva una parola, ma il cui sguardo scorreva già su di lei come una mano.
Iniziai lentamente. Mi chinai sul suo collo, annusando il suo profumo, mordicchiando la pelle fino a sentirla gemere sommessamente. Le mie mani, intanto, scivolarono lungo i suoi fianchi, sotto l'orlo di quel vestito così innocente. Sentii la seta degli slip, il calore della sua carne sotto la stoffa. Afferrai il tessuto del vestito e iniziai a sollevarlo, lentamente, come uno svelamento rituale.
Prima le caviglie. Poi i polpacci, pieni e sodi. Le cosce, potenti, che sapevano stringere come una morsa. Lo sguardo di Riccardo era inchiodato lì, su quella pelle che scoprivo centimetro dopo centimetro, fino a rivelare l'elastico nero degli slip, il buio promesso che nascondeva. La feci girare, mostrandole il sedere a lui. Il jersey aderiva su quel fondoschiena ampio, rotondo, da vera troia da monta. Le alzai di nuovo il vestito, stavolta da dietro, rivelando la pienezza delle natiche racchiuse nella seta nera. Riccardo emise un grugnito soffocato. Sentii la sua eccitazione come un'onda che riempiva la stanza.
Le mie labbra cercarono le sue, un bacio profondo, possessivo, mentre una mia mano le stringeva una mammella attraverso il vestito. "Adesso," dissi rompendo il bacio, la voce un comando basso e rauco. "Fai vedere quanto sei troia. Inginocchiati e succhiamelo."
Non ci fu esitazione. Un istinto animalesco la guidò. Si abbassò sulle ginocchia, goffa e insieme sensuale nel buio dei suoi occhi bendati. Le sue dita trovarono la cerniera dei miei pantaloni, l'abbassò, liberando la mia erezione. La sua bocca, calda, umida, esperta, mi avvolse all'istante. Un gemito profondo mi sfuggì. La sua testa oscillava avanti e indietro con un ritmo vorace, le sue mani sulle mie cosce a cercare un appiglio.
Guardai Riccardo. Stava già sfogliando la sua camicia, i pantaloni slacciati, la mano che si muoveva con movimenti nervosi sul suo cazzo, già duro e pronto. Lo osservava, la mia puttana, che mi serviva con una devozione da schiava. La bava le colava dagli angoli della bocca, un'immagine così volgare e eccitante da mozzare il fiato.
"Bè..." dissi, mettendo una mano sulla testa di Giovanna per guidare il suo movimento. "Adesso presentati, vallo a succhiare anche a lui. Fagli sentire quanto sei brava con quella bocca da pompinara."
E lei, la mia puttana obbediente, si voltò. Brancolò nell'aria verso il nuovo calore, verso il nuovo odore maschile. Riccardo le guidò il cazzo verso le labbra. E lei lo ingoiò con lo stesso ardore con cui stava succhiando me, un gemito di piacere profondo uscì dalla sua gola mentre la sua bocca si adattava a un'altra forma, a un altro sapore. Era uno spettacolo di sottomissione pura. Inginocchiata tra di noi, bendata, con un cazzo in bocca e l'altro che le sfiorava la guancia, completamente nostra.
Da lì, il vortice. Non ci fu più un prima e un poi, solo un fluire di corpi, di baci, di ordini e obbedienze.
Primo Orgamo di Riccardo: Lo feci stendere sul letto. Ordinai a Giovanna di continuare a succhiarlo, di leccargli le palle mentre io, in piedi dietro di lei, le strappai via gli slip e la penetrai con un colpo secco. Lei urlò di piacere, la sua voce ovattata dal cazzo di Riccardo in gola. La scopavo con forza, afferrandola per i fianchi, sentendo il suo culo sbattere contro di me. La vista di Riccardo che si contorceva, con gli occhi stravolti, mentre la bocca di Giovanna lo finiva, fu troppo. Gemette, il suo corpo si irrigidì e le sue vene scaricarono il primo carico caldo nella gola della mia troia. Lei lo ingoiò tutto, senza fermarsi, mentre io continuavo a sbatterle dentro.
Secondo Orgamo di Riccardo: Dopo una pausa di pochi minuti, di carezze e di sguardi complici, era di nuovo pronto. La feci mettere a pecora Giovanna, es era di nuovo pronta. "Scopala," dissi a Riccardo. "Scopa la mia troia." Lui le entrò da dietro, affondando in suo cazzo caldo e bagnato. Io mi misi di fronte a lei. "E tu, puttana, apri quella bocca" Lei aprì la bocca, ansimante, e io le infilai dentro il mio cazzo, ancora duro e bagnato di lei. Era stretta tra noi due, scopata da Riccardo che prendeva il suo ritmo e con me che le riempivo la bocca, sfiorandole la gola. Le sue urla erano soffocate, i suoi occhi, dietro la benda, dovevano essere rivolti al cielo. Riccardo, stimolato dalla vista e dal sentirsi un dio, raggiunse presto il suo secondo, potente orgasmo, scaricando dentro di lei con un grido roco.
Terzo Orgamo di Riccardo e l'Apoteosi di Giovanna: Era sudata, esausta, ma incredibilmente viva. L'odore di sesso riempiva la stanza. Li feci mettere entrambi a novanta, lei a pecora, lui in ginocchio dietro di lei. Riccardo, ormai in estasi, rientrò in lei per l'ultima cavalcata. Io mi misi di fianco, la mia mano che sfiorava il clitoride di Giovanna, stimolandola mentre veniva scopata. Poi, mi chinai e iniziai a leccarle il culo, un colpo di scena che la fece impazzire. Urlava, si torceva, premeva il suo culo contro la mia lingua. "Sì, Riccardo, scopami! Franco, leccami, ti prego! Sono la vostra troia, la vostra puttanella!" Il suo orgasmo fu violento, un terremoto che le fece contrarre tutto il corpo. Riccardo a quel punto tirò fuori il cazzo dalla figa fradicia di umori si Giovanna eglielo mise finaolmente in culo. Quella nuova sensazione e le contrazioni di Giovanna per quel rapporto anale così potente furono la goccia che fece traboccare il vaso per Riccardo, che esplose in lei per la terza e ultima volta, collassando poi sul suo dorso sudato.
Io, nel frattempo, non avevo ancora finito. La feci mettere in ginocchio, stanca, felice, coperta di sudore e di noi. Le tolsi finalmente la benda. I suoi occhi erano lucidi, assonnati, pieni di una gratitudine animalesca. "Ora finisci il tuo padrone," le dissi semplicemente. E lei, con le ultime forze, si dedicò a me con una lentezza e una devozione che mi fecero esplodere in un orgasmo infinito, scaricando in quella bocca che aveva servito così bene tutti noi.
Quando uscimmo dall'hotel, l'aria fresca della sera ci investì. Giovanna mi prese il braccio, sorrideva, una di quelle espressioni sazie e compiute e riconoscente, mi disse: "Adoro essere la tua troia, avevo qualche timore, ma lasciarmi guidare da te,è stato fantastico. lo rifaremo?"
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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