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trio

La prima volta - P01


di ThreesomeDreamer
28.04.2026    |    2.046    |    3 9.6
"L'idea che lei mi stia valutando, supportata dallo sguardo complice di lui, è un'eccitazione potentissima..."
La sera ha quel silenzio particolare che non è mai davvero silenzio.
Il ronzio basso del frigorifero in cucina, il fruscio di qualche macchina lontana sull'asfalto, e lo schermo del telefono che ogni tanto illumina la penombra della stanza, ritagliando il mio viso nel buio come se fosse l’unica cosa viva.

Sono sprofondato sul divano. Indosso solo dei pantaloni corti e una maglietta leggera...niente intimo...mi piace sentirmi libero dopo la doccia. Niente di particolare. È uno di quei momenti in cui non stai facendo assolutamente nulla, ma in realtà, in ogni muscolo del corpo, stai aspettando qualcosa senza volerlo ammettere. Una fame sottile, latente, che ti prude sottopelle.

Apro il sito dal cellulare quasi per abitudine. Il pollice scivola sullo schermo con una memoria muscolare ormai consolidata.

Il mio annuncio è lì. Poche righe, schiette, semplici, vere...come me. La foto del corpo, il volto coperto da una banale emoticon sorridente. È fermo, come una piccola possibilità sospesa nel vuoto, un'esca lanciata nel mare profondo della notte.

Poi succede.

Una vibrazione secca contro il palmo della mano. Una notifica.

Non è una cosa che mi prende subito allo stomaco. Non all’inizio....non ho quasi più aspettative. È più una curiosità lenta, vischiosa, che sale lungo la spina dorsale dopo un secondo di ritardo.

“Nuovo messaggio da Elena e Marco.”

Resto fermo un attimo. Il respiro si fa impercettibilmente più profondo.

Non apro subito.

Guardo bene il nome, una coppia di quarantenni... Esattamente il territorio in cui vorrei addentrarmi ma le mie aspettative sono basse.

Mi sistemo meglio sul divano, le gambe leggermente divaricate, quasi senza accorgermene, come se dovessi prepararmi a ricevere un impatto. Il calore del telefono contro i polpastrelli sembra improvvisamente diverso.

Poi apro.

---

Il messaggio è semplice. Pulito. Ma c'è una vibrazione sotto le parole.

> Ciao, abbiamo letto il tuo annuncio. Ci ha colpito il modo in cui ti sei descritto. Siamo una coppia normale, discreta, e ci piacerebbe conoscerti meglio.

Niente fronzoli. Nessuna esagerazione volgare.
Apro il loro profilo. Guardo le foto, ingrandisco i dettagli.

Anche loro, come me, hanno i volti camuffati da emoticon. Ma il resto parla chiaro.

Leggo la loro descrizione e sento un sollievo immediato. Finalmente qualcosa di diverso. In questo ambiente è raro: di solito le coppie si dividono in tre categorie: ci sono i pazzi scatenati senza freni ... feste, orge, locali ... non fanno per me; poi quelli che cercano misure da cavallo e prestazioni da Rocco....pure queste bè, cercano maschi che giocano in una categoria diversa dalla mia...e infine i "mercenari mascherati", dove tutto ha un prezzo.

Loro sembrano… veri. Normali. E questo mi accende molto più di una foto esplicita.

Mi concentro su Elena. Anche con il volto coperto, l'eleganza carnale è evidente. Indossa un tubino nero che fascia morbidamente le curve dei fianchi e del seno maturo. Intuisco una pelle curata, morbida, un respiro calmo sotto il tessuto. I capelli sono scuri, leggermente mossi, ricadono sulle spalle nude. La sua presenza emana un calore palpabile attraverso lo schermo. Una donna che conosce il proprio corpo e il piacere che può dare.

Marco è più giovane di qualche anno. Un corpo normale, solido. Non il palestrato da copertina, ma ha una fisicità concreta, di quelle che non cercano di dimostrare nulla. È la cornice perfetta per lei.

I dettagli mi catturano.
Le mani di lui, grandi e pulite, sono appoggiate sul fianco di lei in una foto. Un possesso calmo e sicuro. Il modo in cui Elena si appoggia leggermente alla sua spalla, curvando la schiena verso di lui, è un gesto automatico, quotidiano. Una complicità totale.

Li osservo più del necessario. Immagino quelle mani grandi su di lei mentre io li guardo. Immagino il profumo della pelle di Elena, il suono dei loro sospiri che si mescolano nella penombra di una camera da letto mentre sono parte della loro intimità.

Sento un calore sordo farsi strada all'altezza dell'inguine. Una fitta lenta di eccitazione sessuale, pura e focalizzata sull'immagine di lei tra noi due.

---

Rispondo dopo qualche minuto. Voglio sembrare in controllo.
All’inizio sono formale anche io, ma lascio uno spiraglio.

> Ciao, grazie per il messaggio. Mi fa piacere che il mio annuncio vi abbia incuriosito. Siete una bella coppia, trasmettete molta complicità e normalità, cosa rara qui.

Rileggo.
Toglierei, aggiungerei... poi lascio così. Mando l'esca.
Premo invio.

---

La risposta arriva più velocemente di quanto mi aspettassi. Stavano aspettando. Li immagino seduti vicini, magari sul loro divano, con lo schermo illuminato a illuminare due paia d'occhi puntati su di me.

> Ti va di raccontarci un po’ di te? Anche fuori da questo contesto. Non solo qui dentro.

Non è una domanda invadente. È una domanda intima. Vogliono spogliarmi prima mentalmente, capire chi è l'uomo che potrebbe entrare nel loro cerchio.

E questo cambia tutto. Il sangue pulsa un po' più forte.
Mi sorprendo a sorridere appena, mordendomi il labbro inferiore.

Scrivo.

---

> Sono una persona semplice. Lavoro, vita abbastanza normale. Non frequento molto certi ambienti caotici, ma da tempo ho questa curiosità forte verso le coppie. Ho già avuto qualche esperienza in passato, sempre con persone tranquille, dove il rispetto e l'attrazione venivano prima di tutto.

Mi fermo.
Guardo lo schermo.
Mi accorgo che sto scegliendo le parole con una cura maniacale. Voglio che sentano la mia voce profonda attraverso lo schermo, diretta a lei, ma con il consenso di lui.

Continuo.

> Mi interessa prima di tutto la sintonia. L'elettricità che si crea parlando, capendo chi si ha davanti, prima ancora di sfiorarsi. Mi piace l'idea del calore umano che si raddoppia.

Invio.

---

La conversazione prende ritmo lentamente. Come un ballo in cui nessuno vuole fare un passo falso, ma i corpi si avvicinano sempre di più.

Non c’è fretta.

Elena scrive più spesso di Marco. Le sue frasi sono dirette, avvolgenti. Marco interviene ogni tanto, con messaggi più brevi, quasi misurati, a fare da contrappeso solido alla fluidità di lei. È chiaro che è lei a guidare, e lui ama guardarla fare.

E io comincio a percepire una cosa strana: non sto solo rispondendo a delle parole. Sto costruendo una tensione sessuale palpabile.
Sento il tessuto dei pantaloni farsi stretto. Accavallo le gambe, ma non serve a molto. L'idea che lei mi stia valutando, supportata dallo sguardo complice di lui, è un'eccitazione potentissima.

---

Dopo qualche scambio, Elena scrive:

> Anche noi siamo così. Ci piace creare un crescendo. Conoscere prima la persona, i suoi sguardi, i suoi modi, senza forzare nulla. Siamo molto curiosi di capire come sei davvero, senza filtri. Oltre l’annuncio.

Resto qualche secondo a fissare le lettere.
*“Come sei davvero. Senza filtri.”*

Non è una frase pesante. Ma è carica di promesse. Implica sudore, pelle scoperta, vulnerabilità.

Rispondo con un filo meno di controllo, cedendo un po' alla situazione.

> Probabilmente sono più pacato e riflessivo di come può sembrare un annuncio scritto in poche righe. Ma so esattamente cosa voglio quando si crea l'atmosfera giusta. Mi piace sentire il controllo che cede lentamente, l'equilibrio tra chi ho davanti. Mi intriga molto la dinamica di essere accolto in un'intimità già solida.

Marco questa volta scrive un istante dopo:

> Anche per noi questo gioco di equilibri è fondamentale. Elena ama gli uomini che sanno ascoltarla, e io amo guardarla quando succede.

Trattengo il fiato.
E lì, per la prima volta, la maschera della conversazione formale cade. Non è più una chiacchierata tra sconosciuti.
È un corteggiamento a tre. Esplicito, anche se non c'è una sola parola oscena.

---

La chat continua.
Le parole diventano meno rigide. Più fluide. Più dense.

Ogni tanto, mentre scrivo, mi fermo e rileggo i loro messaggi passandovi il pollice sopra, come se stessi accarezzando la stoffa di quel tubino nero. Cerco qualcosa tra le righe. Un respiro trattenuto, un invito sfacciato nascosto dietro l'educazione.

E mentre fuori la sera continua uguale a se stessa, identica a mille altre sere, dentro la mia stanza tutto ha cambiato gravità.

Ora c'è eccitazione. Chiara, inequivocabile.
Quella forma di attenzione febbrile che ti fa immaginare dettagli che ancora non esistono. Il rumore dei vestiti che cadono sul pavimento, il calore del fiato di Elena vicino all'orecchio mentre Marco ci osserva, l'idea di essere l'oggetto del desiderio di entrambi, ognuno nel suo ruolo.

---

A un certo punto, compare l'icona che stanno scrivendo. Si ferma. Riprende.
Poi Elena invia:

> Ti andrebbe di vederci, con calma, senza alcun obbligo? Magari prendere un drink o un caffè prima. Guardarci negli occhi dal vivo, e vedere se quell'elettricità di cui parlavi c'è anche fuori da questo schermo.

Resto fermo.
Il telefono in mano.
Lo schermo ora è decisamente caldo contro le mie dita, o forse sono io che sto bruciando.

Non rispondo subito.

Guardo la stanza buia attorno a me, le ombre sui muri, poi di nuovo il messaggio illuminato.

E per la prima volta non sto più solo leggendo una fantasia su una chat.
Sto immaginando l'impatto reale.
La carne.
Uno sguardo di lei che mi squadra dal vivo, soppesando il mio corpo.
Il profumo che lascerà passando accanto a me.

E questo basta a farmi mancare l'aria per un istante, e a farmi pulsare il sangue nelle vene con una forza che non provavo da mesi.

---

Scrivo lentamente, digitando ogni singola lettera con cura, consapevole che è il punto di non ritorno.

> Sì, mi va molto. Con calma e dal vivo. Direi che è decisamente il momento giusto per guardarci negli occhi.

Invio.

---

E rimango lì, sprofondato nel divano.
Con il telefono ancora acceso, stretto nel pugno.
La stanza è tornata silenziosa, ma dentro di me tutto sta urlando.
La sensazione strana, spaventosa ed elettrizzante, che non sia ancora successo niente...
ma che ormai, fermare quello che è iniziato, sia del tutto impossibile.
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