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trio

La prima volta - P03


di ThreesomeDreamer
01.05.2026    |    1.198    |    3 6.0
"Le posizioni mutano i corpi si muovono, accolgono e rilasciano, invitano e allontanano allo stesso tempo..."
Quando arrivo sotto casa loro è tardo pomeriggio.
La luce c’è ancora, ma è cambiata: più morbida, inclinata, come se non volesse più illuminare tutto, ma scegliere dove posarsi. Si appoggia sulle superfici, le sfiora, le accarezza lentamente.

Il palazzo è anonimo, senza nulla che lo distingua davvero.
Eppure, mentre salgo le scale, ogni dettaglio si amplifica.

Il suono dei miei passi rimbalza più del solito. L’odore del vano scale è chiuso ma pulito, con una traccia di detersivo e qualcosa di più intimo, domestico… vissuto.

Davanti alla porta mi fermo un istante. Non per esitazione. Ma perché il battito del cuore si fa più presente, più pieno.

Suono.



È Elena ad aprire. E la prima cosa che cambia è lo spazio. Non c’è più aria che si disperde, non c’è distanza. Tutto è più raccolto.

Il suo profumo arriva subito, netto. Fresco, morbido… muschio bianco.
Mi avvolge prima ancora che le sue parole prendano forma.

«Ciao, ben arrivato.»
La voce è più bassa rispetto all’altra sera. Più naturale, meno filtrata.

«Ciao… grazie. Ho portato una bottiglia di vino, spero vada bene.»

Ci avviciniamo. I baci sulle guance sono brevi, ma il contatto è sufficiente a far passare qualcosa. Un segnale immediato, fisico, incontrollabile.

Entro.

L’appartamento ha un odore preciso.
Non è solo pulito: è abitato. Vivo. Un profumo leggero, quasi alpino, si mescola al tessuto del divano, al legno dei mobili, a una sensazione di ordine tranquillo che non è mai freddo.

Marco arriva dal soggiorno, una musica morbida riempie lo spazio senza invaderlo.

«Ciao, benvenuto.»
La stretta di mano è semplice, diretta.
«Grazie… è un posto molto piacevole.»
«Ti dispiace toglierti le scarpe?» dice Elena.

Solo allora noto che sono entrambi scalzi.
Ci sediamo.
Anch’io senza scarpe, più leggero, più dentro l’ambiente.
All’inizio restiamo su una distanza normale. Parole semplici, leggere, per rompere il ghiaccio.

Ma sotto… c’è altro.
Osservo. Senza nasconderlo davvero.

Elena è raccolta su se stessa, una gamba piegata sotto l’altra. La maglia segue il suo corpo senza stringerlo, lasciando intuire più che mostrare. Ogni piccolo movimento crea tensioni nel tessuto, suggerendo forme che restano appena fuori fuoco.

Il suo corpo è morbido, vivo. Non perfetto, ma presente. Reale.
Il viso è pieno, luminoso. Accogliente.

E poi i piedi. Nudi. Curati.Mi accorgo di soffermarmi più del necessario.
Le sue mani parlano mentre parla lei.
Il collo, invece, resta fermo. Lì la pelle è chiara, liscia… e incredibilmente esposta.

Marco è diverso. Più trattenuto, ma non distante. Sportivo, asciutto. I movimenti essenziali. C’è qualcosa nel suo modo di stare lì che non interrompe… ma contiene.



A un certo punto non è più chiaro chi abbia fatto il primo passo, perché il passaggio dalla conversazione al contatto avviene in modo naturale, come se fosse già scritto da qualche parte tra gli sguardi e le pause, e quando Elena si avvicina davvero, questa volta senza lasciare spazio tra i nostri corpi, sento il calore della sua pelle filtrare attraverso i vestiti e diventare subito qualcosa di concreto, presente, impossibile da ignorare.

La bacio lentamente, all’inizio con una cautela che dura solo pochi secondi, perché lei risponde senza esitazione, con una partecipazione piena che trasforma quel contatto in qualcosa di più profondo, e le sue mani iniziano a muoversi su di me con una sicurezza tranquilla, mentre le mie scendono lungo il suo corpo seguendo linee che avevo solo immaginato fino a quel momento, fermandosi, tornando indietro, esplorando con una lentezza che rende ogni gesto più intenso.

Il suo respiro cambia, si fa più caldo, più vicino, e quando le labbra si spostano dal suo viso al collo, sento chiaramente la reazione del suo corpo, una risposta sottile ma evidente, mentre lei inclina leggermente la testa per lasciarmi spazio, come se quel movimento fosse spontaneo e inevitabile allo stesso tempo.

Marco non interrompe, non interviene, ma la sua presenza resta costante, e proprio per questo diventa parte di ciò che sta accadendo, perché ogni gesto tra me ed Elena esiste anche dentro il suo sguardo, dentro quella consapevolezza condivisa che rende tutto più carico, più denso.

Le mani continuano a muoversi, i corpi si avvicinano ancora, e a un certo punto non c’è più distinzione tra chi guida e chi segue, perché il ritmo si crea da solo, fatto di piccoli aggiustamenti, di respiri che si sincronizzano, di contatti che durano sempre un istante in più del necessario.

Elena si lascia andare con naturalezza, senza rigidità si spoglia, e nel modo in cui si muove c’è qualcosa di aperto, di disponibile, ma mai passivo, mentre Marco si avvicina lentamente, entrando nello spazio tra noi senza spezzarlo, ma ampliandolo, rendendolo più complesso.

Siamo nudi, completamente esposti, e non mi sono neppure accorto di come sia successo.

Quando le mani si intrecciano, quando i corpi si trovano più vicini, tutto diventa più diretto, più fisico, ma senza perdere quella qualità sospesa che aveva all’inizio, è una continuità naturale, come se ogni passaggio fosse semplicemente il passo successivo di qualcosa che era già in atto.

La nudità non interrompe nulla, anzi, rende tutto più evidente: il calore della pelle, il modo in cui i corpi si cercano, la presenza reciproca che non è mai invadente ma sempre condivisa, e in questo equilibrio dinamico tra tre persone, il desiderio prende forme diverse, si sposta, cambia direzione senza mai spezzarsi.

Marco ed Elena si muovono con una complicità che si percepisce in ogni gesto, in ogni sguardo, mentre io resto dentro quel flusso, partecipe, coinvolto, senza dover forzare nulla, perché tutto trova il suo posto da sé, in un intreccio di movimenti, contatti e respiri che cresce lentamente fino a diventare più intenso, più profondo.

Li osservo, osservo il suo membro nelle sue mani e poi nella sua bocca. Sento le loro mani sulla mia nuca...pare un invito e ne approfitto...

Non c’è fretta, fino a quando il ritmo cambia ancora, si fa più deciso, più continuo, e l’energia che si è costruita fino a quel momento trova una sua naturale espressione, condivisa, mai isolata. Scendo tra le sue cosce, caldo e invitante anfretto che assaporo con passione....

Le posizioni mutano i corpi si muovono, accolgono e rilasciano, invitano e allontanano allo stesso tempo.

Non so dire quanto sia durato, ma quando tutto si placa, non c’è una rottura, ma una risata collettiva amichevole , come un’onda che si ritira lasciando dietro di sé una sensazione piena, diffusa, ancora presente nella pelle e nel respiro.

«Che ne dite se assaggiassimo il vino che hai portat?» e con questa semplice frase Elena ci lascia e si indirizza camminando quasi in punta di piedi in cucina.

Mi accorgo di soffermarmi un po troppo sul suo incedere e di fantasticare ... chissà...
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