trio
Segreti sulla pelle…il gioco dei tre
12.12.2025 |
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"Martina l’aveva afferrata con decisione, aveva iniziato a masturbarla con movimenti lenti ma decisi..."
Era una di quelle mattine storte. Martina si era svegliata con un dolore acuto alla schiena. Dopo una ricerca online, aveva trovato un centro con disponibilità immediata per il pomeriggio.“Vieni con me?” Mi aveva chiesto, con quel sorriso che conoscevo bene.
“Certo.”
Si era preparata scegliendo una tuta nera aderente.
Niente reggiseno e solo un perizoma di pizzo. Quando me ne ero accorto mentre si vestiva, mi aveva guardato con occhi maliziosi. “Praticità,” aveva detto. Ma sapevamo entrambi che non era solo quello.
Il centro era moderno, pulito, con pareti bianche e un profumo di lavanda nell’aria. Dopo pochi minuti d’attesa, un uomo sulla quarantina era apparso sulla soglia. Corporatura atletica, barba curata, sguardo professionale.
“Martina? Sono Luca, piacere.”
Ci aveva accompagnato in una stanza luminosa in fondo al corridoio. Al centro un lettino da massaggio, nell’angolo un mobiletto con oli e asciugamani, una poltrona di lato.
“Allora, raccontami cosa è successo,” aveva chiesto Luca dopo aver chiuso la porta.
Martina gli aveva spiegato il dolore, il movimento sbagliato, la rigidità. Lui annuiva, facendo domande precise.
“Capisco, contrattura lombare. Niente di grave, ma va trattata subito. Mettiti comoda…
Per lavorare bene sulla schiena dovrai togliere la parte superiore. Se hai il reggiseno, puoi lasciarlo… ”
Martina si alzò dal lettino e lo guardò con uno sguardo lento, sicuro di sé, malizioso. Senza esitazione iniziò a sollevarsi la tuta. Prima il ventre, poi la gabbia toracica. Si fermò un attimo, lasciando crescere la tensione. Poi liberò completamente i seni, rimanendo ferma con le mani sui fianchi, consapevole e sfacciata. La pelle brillava alla luce della stanza, i capezzoli già duri, ogni curva un invito silenzioso, trasgressivo e irresistibile.Si voltò verso Luca, topless, con i capelli che ricadevano sulle spalle nude, i seni in piena vista. La sua postura era chiara: provocante, sicura di sé, irresistibile.Luca fissava ogni curva, incapace di staccare gli occhi.
“Perfetto… puoi stenderti sul lettino, prona, con il viso nell’apertura,” disse, cercando di mantenere la professionalità.
Martina rimase lì un istante, godendosi ogni secondo di attenzione, prima di chinarsi sul lettino con movimenti fluidi, la schiena completamente esposta, la tuta ferma sui fianchi, il perizoma appena visibile. Ogni linea del corpo era evidente, ogni curva illuminata dall’olio che Luca avrebbe usato.
Io intanto mi ero seduto sulla poltrona nell’angolo, osservando. Luca si era avvicinato al lettino, si era versato dell’olio sulle mani strofinandole per scaldarle. Ma notavo il suo sguardo che continuava a tornare sulla pelle nuda di Martina, sulla curva dei suoi fianchi.
“Iniziamo,” aveva detto, la voce leggermente più roca del normale.
Le sue mani si erano posate sulla schiena di Martina. Il primo contatto era stato delicato, quasi reverente, poi la pressione era aumentata. Le dita scivolavano lungo la colonna vertebrale, premevano sui muscoli ai lati, esploravano ogni centimetro di pelle.
Martina aveva emesso un piccolo gemito quando aveva toccato un punto particolarmente contratto. “Lì… proprio lì…”
“Ho trovato il punto,” aveva detto Luca, e le sue mani avevano iniziato a lavorare con movimenti circolari più profondi. L’olio faceva brillare la pelle di Martina sotto le sue dita, e ogni movimento lasciava una scia lucida.
Dopo qualche minuto, i gemiti di Martina erano cambiati. Non erano più solo di fastidio, ma qualcosa di più profondo. Sospiri di sollievo che sfumavano in qualcosa di diverso, più sensuale.
“Come ti senti?” Aveva chiesto Luca, le mani che ora scivolavano più in basso, verso la zona lombare.
“Mmm… molto bene…” aveva risposto lei, la voce ovattata e rilassata.
Le mani di Luca avevano iniziato a esplorare anche i fianchi, scivolando lungo i lati del corpo, sfiorando appena i lati dei seni schiacciati contro il lettino. Ogni volta che passava vicino, Martina emetteva un piccolo suono che tradiva piacere più che sollievo.
“Dovrei lavorare anche più in basso,” aveva detto Luca, le mani sul bordo della tuta. “Posso?”
Martina aveva sollevato il bacino senza dire una parola, dandogli il permesso silenzioso.
Luca aveva fatto scivolare il tessuto lentamente, rivelando prima il perizoma di pizzo nero, trasparente, che lasciava intravedere tutto. Poi aveva continuato ad abbassare fino a metà cosce, esponendo completamente la curva dei glutei sotto il pizzo.
Le sue mani avevano ripreso a lavorare, questa volta sulla parte bassa della schiena, sui glutei, scivolando sotto il bordo del perizoma. I movimenti erano diventati più lenti, più intimi, e sentivo che il confine tra professionalità e desiderio si stava assottigliando.
Mi ero alzato dalla poltrona, mi ero avvicinato. Avevo posato una mano sulla nuca di Martina, accarezzandola. Lei aveva girato il viso verso di me, e nei suoi occhi avevo visto puro desiderio.
“Va bene?” Le avevo sussurrato.
“Sì… molto bene…” aveva risposto con un sorriso.
Luca aveva continuato, le mani ora che scivolavano apertamente sui glutei di Martina, massaggiandoli attraverso il pizzo, poi sotto, sulla pelle nuda. Lei aveva aperto leggermente le gambe, un invito chiaro.
“Girati,” le avevo detto con voce calma.
Martina aveva obbedito lentamente. Si era voltata sulla schiena, e il movimento aveva fatto oscillare i seni. Quando si era sistemata supina, era completamente esposta: i seni con i capezzoli duri, il ventre piatto che si sollevava e abbassava con il respiro accelerato, il perizoma trasparente che non nascondeva nulla.
Mi ero chinato, l’avevo baciata profondamente. La sua lingua aveva cercato la mia, affamata. “Continua,” le avevo sussurrato contro le labbra.
Luca aveva ripreso con l’olio, versandoselo sulle mani. Questa volta era partito dal ventre, con movimenti circolari che salivano lentamente verso il torace. Le sue dita scivolavano sulla pelle lucida, disegnando cerchi sempre più ampi, avvicinandosi ai seni.
Poi, senza esitare, le mani si erano posate su di essi. Li aveva presi completamente, massaggiandoli con movimenti che non avevano più nulla di terapeutico. Le dita affondavano nella carne morbida, i pollici sfioravano i capezzoli facendoli diventare ancora più duri.
Martina aveva gemuto forte, arcuando la schiena. “Sì… così… non fermarti…”
Io mi ero posizionato dall’altra parte del lettino, avevo iniziato a baciarle il collo, mordendole leggermente la pelle, scendendo verso il seno. La mia bocca si era chiusa su un capezzolo, succhiandolo mentre Luca lavorava sull’altro.
“Dio… sì…” sussurrava Martina, le mani nei miei capelli, spingendomi contro di lei.
Luca aveva continuato a scendere, le mani lungo i fianchi, verso le cosce. Le aveva massaggiate, l’olio che faceva brillare la pelle, poi era risalito lentamente verso l’interno, sempre più vicino al perizoma.
Martina aveva aperto completamente le gambe, il respiro ormai affannoso. “Più in alto…” aveva gemuto.
Le dita di Luca avevano sfiorato il pizzo trasparente, poi erano passate sopra, premendo leggermente sulla sua intimità. Martina aveva sussultato, un gemito strozzato le era sfuggito dalle labbra.
“Sei bagnata,” aveva detto Luca, la voce roca, le dita che premevano più forte attraverso il tessuto sottile.
“Sì… lo sono…” aveva risposto lei senza vergogna.
Luca aveva fatto scivolare il perizoma di lato, esponendo completamente la sua intimità. Le dita avevano iniziato a esplorarla, prima delicatamente, poi con più decisione. Entravano e uscivano lentamente mentre lei gemeva sempre più forte.
Martina si era sollevata sul lettino, lo sguardo fisso sull’erezione evidente sotto i pantaloni di Luca. Senza dire nulla, aveva allungato la mano, gliel’aveva appoggiata sopra, sentendola pulsare.
“Voglio vederlo,” aveva detto con voce roca.
Luca aveva esitato solo un secondo. Poi si era slacciato i pantaloni, li aveva fatti scivolare giù insieme ai boxer. La sua erezione era esplosa fuori, rigida, la punta già lucida.
Martina l’aveva afferrata con decisione, aveva iniziato a masturbarla con movimenti lenti ma decisi. Luca aveva gemuto, chiudendo gli occhi, le gambe che tremavano leggermente.
“Ti piace?” Gli aveva chiesto lei, aumentando la velocità.
“Sì… Cristo, sì…”
La sua mano si muoveva su e giù con ritmo crescente, stringendo appena la punta ad ogni passaggio, facendolo gemere più forte. Ma poi si era fermata improvvisamente, tenendolo stretto alla base.
Aveva guardato il cazzo duro tra le sue dita, pulsante, poi aveva sorriso guardando Luca negli occhi.
“Voglio assaggiarlo,” aveva detto, chinandosi lentamente verso di lui.
La lingua era uscita, rosa e umida, e aveva leccato lentamente la punta, “Mmm…” aveva mormorato, come se stesse assaggiando qualcosa di delizioso.
Poi aveva fatto scivolare solo la punta tra le labbra, chiudendole appena intorno, succhiando delicatamente. Gli occhi fissi su Luca, che guardava la scena senza riuscire a credere a quello che stava succedendo.
Aveva tirato fuori il cazzo dalla bocca con un movimento lento, facendolo scivolare tra le labbra umide. “Che sapore…” aveva sussurrato.
Aveva leccato lungo tutta l’asta, dalla base alla punta, lentamente, lasciando una scia lucida di saliva. La lingua piatta che scivolava su ogni centimetro. Poi aveva ripreso la punta in bocca, succhiandola più forte questa volta, le guance che si incavavano per la pressione.
“Mmm…” gemeva mentre lo succhiava, facendo vibrare il suono contro la pelle sensibile.
“Quanto lo vuoi nella mia bocca?” aveva sussurrato, masturbandolo di nuovo con la mano mentre la lingua continuava a giocare con la punta, leccandola, tracciando cerchi intorno.
Luca tremava, visibilmente sul punto di esplodere. Il corpo teso, il respiro affannoso. “Per favore…” aveva gemuto.
Martina aveva fatto scivolare di nuovo il cazzo in bocca, questa volta più profondo, le labbra che scivolavano fino a metà asta. Aveva succhiato forte, pompando con la testa, facendolo impazzire.
Poi, proprio quando lui stava per venire, si era fermata. Lo aveva tirato fuori dalla bocca completamente.
“No,” aveva detto con un sorriso crudele, leccando ancora una volta la punta mentre lui gemeva frustrato. “Non ancora. Non così.”
Lo aveva baciato sulla punta, delicato, preso in giro. “Prima voglio sentire qualcos’altro.”
Io mi ero slacciato i pantaloni, il mio cazzo già durissimo dalla scena a cui avevo assistito. “Rimani così,” le avevo detto e fu così che prese il mio cazzo in bocca……”Continuo con lui” affermò fissando negli occhi Luca.
Martina era fuori di sé e mi gratificò con un pompino che aveva un sapore diverso……Dopo un po mi posizionai tra le sue gambe, avevo fatto scivolare via completamente il perizoma. La sua intimità era esposta, lucida, bagnata ed entrai dentro di lei con una spinta decisa.
Martina aveva urlato di piacere, ma la sua mano aveva immediatamente ripreso a lavorare su Luca. Anzi, aveva iniziato a muoversi ancora più veloce, masturbandolo con foga mentre io la penetravo con colpi profondi e ritmati.
“Così… sì… non fermatevi…” gemeva, il corpo scosso da ogni mio movimento, la mano che lavorava instancabile su Luca.
Acceleravo, le mani strette sui suoi fianchi, sentendola stringersi intorno a me. I suoi gemiti riempivano la stanza, misti a quelli di Luca che non riusciva più a controllarsi.
“Guardalo,” le avevo detto. “Guarda come lo fai impazzire.”
Martina aveva fissato il viso di Luca, contorto dal piacere, e aveva accelerato ancora. La mano si muoveva velocissima, stringendo, torcendo leggermente, portandolo sull’orlo.
“Sto per venire…” aveva ansimato Luca, il corpo teso come una corda.
“Dove vuoi venire?” Gli aveva chiesto Martina, senza rallentare, pompando il suo cazzo con decisione.
“Dove… dove vuoi…”
“Sui miei seni,” aveva detto con voce ferma, gli occhi fissi nei suoi. “Voglio sentirti mentre lui mi scopa.”
Io avevo accelerato brutalmente, i colpi più profondi, più violenti. Martina urlava, la schiena arcuata, ma continuava a segare Luca con determinazione feroce.
Lui era esploso con un primo getto di sperma aveva colpito il suo collo, denso e caldo, poi il secondo e il terzo erano schizzati sui seni, coprendole i capezzoli. Martina aveva continuato a pompare, spremendolo completamente, ogni goccia, lo sperma che colava sulla pelle lucida d’olio.
Sì… guardami…” aveva sussurrato Martina, il corpo tremante ma deciso, mentre io continuavo a penetrarla con forza, sentendola stringersi intorno a me ad ogni colpo.La sua mano non si fermava su Luca, guidandolo con sicurezza, pompandolo, spremendolo fino all’ultimo tremito. Ogni goccia di sperma che colava sui suoi seni era una dichiarazione di dominio, di piacere condiviso, e il suo respiro affannoso riempiva la stanza come una sinfonia di trasgressione.Io accelerai ancora, più profondo, più potente. Martina gemeva, arcuando la schiena, i capelli che cadevano sulle spalle lucide d’olio, i capezzoli tesi e brillanti sotto il liquido caldo. Il suo corpo era un vortice di piacere, un centro magnetico che attirava e consumava entrambi.Quando anche io raggiunsi l’apice, il mio corpo esplose dentro di lei, sentendo ogni contrazione, ogni gemito, ogni brivido che le scuoteva il corpo. Martina urlava, il respiro spezzato, ma il sorriso malizioso sulle sue labbra tradiva tutta la sua soddisfazione: aveva orchestrato il piacere, dominato la scena, ed era al culmine del piacere trasgressivo che aveva creato.
Restammo così per un momento, avvolti dal silenzio denso che segue solo i piaceri troppo intensi per essere subito compresi. Il respiro di Martina era ancora agitato, il petto che si sollevava e abbassava lentamente, la pelle lucida e sensibile sotto la luce morbida della stanza.
Poi, con una calma carica di qualcosa di elettrico, si sollevò appena sul lettino. Si passò due dita sul petto, raccogliendo una goccia tiepida scivolata sulla pelle, e la osservò brillare sulla punta.
Il suo sorriso comparve piano, un sorriso che non chiedeva, non domandava… annunciava.
Ci guardò con gli occhi lenti, profondi, sicuri.«Adesso…» mormorò, la voce bassa e graffiata dal piacere, «…voglio decidere io come continua.»Non era un ordine.Non era un invito.Era semplicemente la verità, detta da una donna che aveva appena preso in mano la scena… e non aveva alcuna intenzione di restituirla.
E in quel momento capii che nulla si era concluso: avevamo appena raggiunto il punto esatto in cui tutto cominciava a trasformarsi…….
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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