orge
Oggi ti consumo….
22.08.2025 |
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"Quando incrociò la sua vista, trovandola sudata, i seni leggermente lucidi e il perizoma appena intravisto, rimase senza parole, immobile, l’erezione evidente sotto i pantaloni..."
⸻Era stato un conto alla rovescia. Un’estate intera vissuta come sempre, con sorrisi e abitudini di facciata, ma sotto la pelle ribolliva un desiderio che nessuna distanza aveva spento. Messaggi veloci, foto spinte inviate di nascosto, parole lasciate a metà che erano promesse più che frasi. Ogni notifica era un sussulto, un colpo al cuore, un pensiero fisso: quando ci saremmo rivisti, sarebbe stato tutto nostro.
Avevamo scelto un posto preciso. Non un hotel qualunque, ma uno di quei luoghi discreti, a ore, frequentati da chi viene solo per trasgredire. Stanze impregnate di segreti, corridoi silenziosi che nascondevano più peccati di quanti se ne potessero contare.
Quando arrivai, lei era già lì. Martina mi aspettava nell’atrio: occhiali da sole, un vestitino color crema leggero e corto, che sembrava innocente e invece era puro veleno. Nessun reggiseno, i seni liberi sotto la stoffa sottile, lo spacco alto che lasciava intravedere il pizzo nero del perizoma. Le gambe abbronzate, tacchi che facevano risuonare il pavimento ad ogni passo.
Il receptionist al banco alzò gli occhi e restò incantato. Cercò di mascherare l’imbarazzo dietro un sorriso professionale, ma lo sguardo lo tradì: seguiva ogni curva, ogni movimento. Martina lo notò, sorrise appena, inclinando il capo come a ringraziarlo. Poi, prima di raggiungermi, si piegò leggermente per sistemarsi la borsa: un gesto studiato, che lasciava al ragazzo una visione chiara delle cosce e dell’intimo. Lo guardai e lessi nei suoi occhi il desiderio.
Salimmo le scale senza parole. Mi prese la mano, la strinse, poi si avvicinò al mio orecchio. «Oggi ti consumo» sussurrò, con quel tono che era già una promessa.
Appena in camera, la tensione esplose. Lei mi spinse contro la parete, mi baciò mordendomi il labbro, e la mia mano scivolò sotto il vestito, trovando subito il perizoma umido. Le infilai due dita, la sentii gemere calda e pronta. Poi mi inginocchiai: lingua e dita insieme, lei si aggrappava ai miei capelli e gemeva forte, con la porta rimasta socchiusa.
La buttai sul letto e la penetrai di colpo. Urlava, mi graffiava, mi cavalcava, si lasciava ribaltare, ansimando come se non potesse mai saziarsi. I gemiti riempivano la stanza, i colpi erano violenti, il suo corpo vibrava sotto le mie mani.
Poi notammo un’ombra. Qualcuno ci osservava dalla porta socchiusa. Non ci fermammo. Martina lo vide, sorrise maliziosa e lo invitò con un cenno, cercando il mio sguardo per conferma. Un lieve cenno, e lei decise di accoglierlo. Lo sconosciuto restò fermo un attimo, eccitato dalla scena davanti a lui, iniziando a toccarsi senza nascondersi. Solo allora entrò, esitante, ma lei continuava a scoparmi con forza prima di dedicarsi anche a lui. I pantaloni slacciati, il suo cazzo sparì tra le labbra di Martina, e io restai a guardare, la mia erezione pulsava.
Mentre continuava a prenderlo con la bocca con passione, lui gemette, incredulo: «Wow… mai nessuna mi aveva fatto un pompino così… è incredibile…»
Martina annuì tra un gemito e l’altro, come se quelle parole alimentassero ancora di più la sua eccitazione e la voglia di giocare.
Io restai a guardarla, la mia erezione pulsava, e i suoi occhi non si staccavano dai miei. Lentamente, con un movimento deciso ma sensuale, lasciò lo sconosciuto per voltarsi verso di me. Con un sorriso malizioso, lo indicò con un gesto della mano: un invito a seguirla, ma senza fretta. Poi mi prese tra le mani, lo sguardo fisso nei miei occhi, e mi guidò tra le labbra, iniziando a prendermi con avidità, esplorando con lingua e bocca ogni centimetro. Le mani non rimasero ferme: con gesti sapienti e potenti, continuava a stimolare lo sconosciuto, alternando colpi lenti e rapidi, senza mai perdere il ritmo.
Martina era al centro del vortice: labbra strette, lingua instancabile, occhi fissi su di me, mani sapienti e decise. Gemiti, risate e sospiri si mescolavano nell’aria, creando un’atmosfera di erotismo puro, dove ogni movimento era carico di dominio e desiderio.
Proprio in quel momento, un bussare secco interruppe il nostro delirio. Martina, ancora nuda e spettinata, con i capelli arruffati e il respiro affannoso, si staccò da me appena un attimo e andò ad aprire la porta. Davanti a lei c’era il receptionist, lo stesso che l’aveva osservata all’arrivo, con un sorriso imbarazzato e un vassoio tra le mani: una bottiglia di bollicine e due calici. Quando incrociò la sua vista, trovandola sudata, i seni leggermente lucidi e il perizoma appena intravisto, rimase senza parole, immobile, l’erezione evidente sotto i pantaloni.
Martina lo guardò con occhi brillanti di eccitazione, gli prese la mano, lo attirò con decisione dentro la stanza e, senza esitazioni, gli slacciò i pantaloni. La sua mano accarezzava la sua pelle mentre la sua erezione si faceva più dura alla vista di tanta voglia.
La scena esplose in un turbine di piacere ancora più intenso. Martina si mise a pecora tra lo sconosciuto e il receptionist, alternando mani e bocca, stimolando entrambi con una maestria naturale. Io restai a guardare rapito, ogni gesto di lei era un invito al desiderio, la bocca piena di passione, le mani esperte che lavoravano sui due uomini. Il suo respiro affannoso, i gemiti e i sospiri riempivano la stanza, mentre il ritmo diventava sempre più intenso.
Dopo qualche minuto, mi posizionai dietro di lei e ripresi a penetrarla con forza. Ogni colpo la faceva gemere, ogni vibrazione la faceva contorcere sotto di me, mentre le mani continuavano a guidare lo sconosciuto e il receptionist. La combinazione dei nostri corpi, i sospiri, il calore e l’odore di eccitazione creavano un vortice quasi palpabile.
Fu allora che, da padrona assoluta del gioco, Martina decise di chiudere i giochi precedenti. Con un sorriso malizioso, labbra ancora umide e occhi pieni di fuoco, continuava a stimolare me con un favoloso pompino, labbra strette e lingua instancabile, mentre con le mani posizionava lo sconosciuto e il receptionist ai lati, pronti per essere segati contemporaneamente.
«Venite su di me… voglio sentirvi esplodere sul mio corpo… prendete tutto ciò che volete… copritemi di voi… sono vostra, usatemi fino all’ultimo brivido!» ordinò con voce roca, piena di desiderio e sicurezza.
Io mi liberai completamente nella sua bocca, sentendo ogni vibrazione del mio piacere, mentre lei continuava a guidare e stimolare lo sconosciuto e il receptionist, accogliendo il loro piacere con entusiasmo. Entrambi esplosero contemporaneamente sul suo petto, e lei li accolse con gioia, gemendo, sorridendo e godendo intensamente di ogni attimo, il suo corpo un perfetto strumento di trasgressione e piacere.
Martina rimase lì, in ginocchio, i seni e il ventre tremanti, il respiro affannoso, occhi lucidi di piacere. Ci guardò uno a uno, con un sorriso malizioso e complice, rivolgendosi a me disse:
“Ti ho dato tutto quello che volevi… tutto quello che sognavi… ho realizzato ogni tua fantasia… e insieme abbiamo realizzato i nostri desideri…”
E portandosi con la testa vicino al mio pisello aggiunse:
“Non ho consumato solo te ma tutti e tre… finalmente niente di virtuale, sono realmente una Troia.”
Al centro di quel vortice di piacere estremo, ebbi la certezza che con lei, non sarebbe mai stato abbastanza.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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