Lui & Lei
Destino - Seconda parte
07.03.2026 |
476 |
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"La tua espressione diceva tutto, eri compiaciuta, orgogliosa, quasi rapita dall’intensità con cui ti avevo donato quell’istante ed inondata dal liquido del mio piacere..."
Continuavi a baciarmi con passione, ma le tue mani iniziarono a armeggiare con i bottoni della mia camicia, decisa a liberarmi. Ti aiutai sorridendo, mentre il tessuto scivolava via, e quando rimasi a petto nudo, la tua curiosità si trasformò in carezza: le tue dita sfioravano i miei muscoli, esplorando ogni curva come a volerli fare davvero tuoi.Divertito e affascinato, ti lasciai fare, osservando il piacere e la concentrazione nei tuoi occhi e, con un sospiro pieno di desiderio, sussurrasti:
«Adesso tocca a te…»
Quello che non potevi sapere è che io non lascio mai l’iniziativa alla mia partner, preferisco condurre il gioco conducendoti esattamente dove voglio arrivare io.
Cercavi di sbottonare i miei pantaloni, ma ti fermai con dolcezza, prendendo l’iniziativa. Li tolsi io, insieme alla cintura, con gesti lenti e misurati, lasciandoti osservare ogni movimento.
Quello che vedesti ti lasciò chiaramente sorpresa: non avevi mai visto un membro così grosso, in piena erezione, tanto che ne spuntava un pezzo dalle mutande. I tuoi occhi si spalancarono, e un misto di stupore e desiderio attraversò il tuo sguardo, rendendo l’atmosfera ancora più intensa e carica di tensione erotica.
Ti sentivi in debito per il sublime orgasmo appena provato e, con un sorriso malizioso, cercavi di insinuare le mani nelle mie mutande. Ti fermai con dolcezza, prendendoti per i fianchi, e senza alcuno sforzo ti sollevai, portandoti verso il divano che avevo scorto in sala. Ti adagia sul divano con cura, mentre io mi siedo al tuo fianco.
Ora siamo entrambi seduti: io con il membro ancora in piena erezione, e tu incapace di staccare gli occhi da quel “mostro” che ti domina lo sguardo. Il tuo respiro si fa più corto, la tensione tra noi palpabile, e la stanza sembra restringersi intorno al desiderio che ci avvolge.
Presi le tue mani tra le mie e le guidai sul mio membro, sentendo il tuo calore e la tua curiosità crescere a ogni lieve contatto. Poi, con un sorriso che mescolava complicità e desiderio, ti lasciai fare, osservando i tuoi movimenti.
Apparivi fragile e intensa allo stesso tempo. Gli occhi abbassati, incapaci di sostenere lo sguardo sul mio membro, tradivano un pudore che ti rendeva ancora più desiderabile. Le guance arrossivano leggermente, illuminate da un calore interiore che non osavi confessare. Le mani, esitanti, si muovevano con incertezza, come se il desiderio di farmi godere ti spingesse in avanti ma la timidezza la trattenesse indietro.
Vederti così esitante, fragile nel tuo pudore, accendeva in me un piacere profondo. Non era solo desiderio carnale: era l’ebbrezza di assistere a un confine che lentamente si spezza, a una donna che si concede pur tremando. Il tuo rossore, i tuoi gesti incerti, quella vulnerabilità che cercavi di nascondere, tutto questo mi elettrizzava più di qualsiasi gesto audace.
Come se il tuo imbarazzo diventasse un segreto condiviso, un dono intimo che mi permetteva di entrare non solo nel tuo corpo, ma anche nella tua anima. E quella resistenza dolce, quel cedere a metà tra timore e desiderio, mi eccitava oltre misura, rendendo ogni attimo carico di un’intensità unica.
Era un imbarazzo che non sminuiva la tua femminilità, anzi: la amplificava, trasformandola in un contrasto affascinante tra il bisogno di lasciarsi andare e il timore di essere troppo nuda, non solo nel corpo ma anche nell’anima.
Chiusi gli occhi, lasciando che il mondo intorno a me svanisse. C’eri solo tu, le tue mani, e poi la tua bocca, il ritmo che decidevi tu. Ogni gesto era un’onda che si infrangeva sul mio corpo, e io non opponevo alcuna resistenza: mi abbandonavo, nudo non solo nella carne ma anche nell’anima.
Ogni tocco era una corrente che saliva dalle viscere fino alla testa, un fluire caldo che mi attraversava interamente. Non avevo bisogno di vedere: bastava sentire, respirare, lasciarmi condurre dalla tua volontà. In quel momento non c’era dominio, non c’era controllo: c’era solo il piacere di perdermi in te, lasciando che fossi tu a disegnare la mia estasi.
Mi distesi il più possibile, chiusi gli occhi e lasciai che le onde di piacere mi attraversassero il corpo, intensificando ogni sensazione, ogni brivido. Il mondo esterno scomparve, e rimase solo la tua presenza accanto a me e il fluire del desiderio che ci avvolgeva entrambi.
Il piacere montava in me come un’onda impossibile da fermare. Le tue mani e la tua bocca non lasciavano scampo, mi conducevano con maestria fino al limite, e io, con gli occhi ancora chiusi, mi arresi completamente. Poi l’esplosione: un orgasmo violento e liberatorio mi attraversò, scuotendomi da capo a piedi, mentre un gemito profondo mi sfuggiva dalle labbra.
Il mio piacere esplose come un fiume in piena che rompe gli argini, incontenibile, ardente, e tu lo accogliesti senza esitazione. Le tue mani, il tuo corpo, la tua stessa anima sembravano assorbire quella forza, trasformandola in un trionfo personale.
Il tuo sguardo brillava di soddisfazione, di una fierezza silenziosa ma evidente: non eri soltanto spettatrice, eri regina di quell’istante. E mentre io mi abbandonavo esausto tra i brividi dell’orgasmo, tu sorridevi compiaciuta, come chi sa di aver domato una corrente impetuosa e di averla fatta sua.
Quando aprii gli occhi, ti vidi: lo sguardo acceso di soddisfazione, il sorriso lieve di chi sa di aver dato e ricevuto potere. La tua espressione diceva tutto, eri compiaciuta, orgogliosa, quasi rapita dall’intensità con cui ti avevo donato quell’istante ed inondata dal liquido del mio piacere. E in quel momento capii che la tua gioia era specchio della mia, e che nulla poteva essere più intimo di averti lasciata spettatrice e artefice del mio abbandono.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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