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Lui & Lei

Il docente di lettere e l’ex allieva


di Membro VIP di Annunci69.it HairySamm
28.08.2026    |    278    |    0 8.7
"Quando lo tirò fuori fradicio di saliva, lei lo guardò con occhi pieni di foga, che lo imploravano di andare avanti..."
Si erano conosciuti in un’aula troppo luminosa per certe cose.
Lui allora era un professore sui quarant’anni, preciso, rispettato, con quella calma che impone silenzio senza chiederlo. Insegnava letteratura contemporanea, parlava di testi e sottintesi, di ciò che resta non detto. Lei sedeva sempre nelle prime file, diciotto anni appena compiuti, una studentessa brillante, attenta, bellissima, con uno sguardo che non abbassava mai per prima.
Tra loro non era mai successo nulla, ma era successo tutto il resto.
Gli sguardi che duravano un secondo in più. Le domande fatte solo per restare dopo la lezione. Le correzioni restituite a mano, con commenti più lunghi del necessario. Una tensione riconosciuta e subito ricacciata indietro, ogni volta.
Poi il tempo aveva fatto il suo lavoro.
Lei si era laureata, aveva lasciato la città, costruito una vita propria. Lui aveva cambiato incarico, scritto, viaggiato, invecchiato quel tanto che basta per rendere il passato meno pericoloso.
Si rincontrarono anni dopo, a una presentazione. Lei non era più una studentessa. Lui non era più il suo professore. Tutto era, finalmente, sullo stesso piano.
La riconobbe dalla voce prima ancora che dal viso.
Lei lo chiamò per nome. Senza titoli.
Parlarono a lungo. Non di scuola. Di ciò che era venuto dopo. Ma ogni frase portava con sé una memoria fisica, un’energia rimasta compressa troppo a lungo. Lei ora parlava con il corpo aperto, presente. Lui ascoltava senza difese.
Quando uscirono insieme, la sera era avanzata. Camminavano vicini, senza toccarsi, ma con una consapevolezza chiara di ciò che sarebbe bastato un gesto minimo a scatenare.
Si fermarono davanti a casa di lei.
«Sei diversa», disse lui.
«Lo sono sempre stata», rispose lei. «Ora solo non devo più nasconderlo».
Fu lei a fare il primo passo. Non un bacio. Un avvicinamento deciso, il corpo che entra nello spazio dell’altro senza chiedere. Lui le posò una mano sulla schiena, bassa, ferma. Non esitava più. Non doveva più. Affondò le dita in mezzo alle natiche, coperte da sexy leggins neri.
Il bacio arrivò tardi, ma quando arrivò fu carico di anni. Non timido. Non gentile. Un bacio che recuperava il tempo perduto, che non aveva più bisogno di trattenersi. Le mani cercavano, riconoscevano, scoprivano ciò che prima era stato solo immaginato.
L’aria era tesa, vibrante. I gesti erano rapidi, sicuri, adulti. Non c’era più alcun ruolo da rispettare, nessuna distanza da mantenere. Solo due persone che finalmente potevano permettersi ciò che avevano sempre saputo.
Lo trascinò dentro casa e si prese tutto.
Lo spogliò con forza e si lasciò fare altrettanto. Rimasero in slip.
Lui le leccò le labbra e poi scese sul collo, fino ai capezzoli. Strinse forte le tette sode e gliele succhiò con estremo vigore, come un bambino affamato. Erano perfette per essere spremute, della misura giusta.
Lei, di riflesso, scese con la mano destra a cercare il pene, massaggiandolo dall’esterno delle mutande. Si stava gonfiando. Aveva una bella dimensione. Lo estrasse e cominciò a giocarci.
Lui, intanto, continuava con i seni. «È l’ora di un’interrogazione orale» scherzò lui.
Lei fece una risata. «Va bene, prof». Si abbassò, sedendosi sulle gambe e lo succhiò con ardore, levandogli gli slip. Non tralasciò nulla: le palle, l’asta, il frenulo, il glande… Un pompino a regola d’arte, come meritava.
Lui pensò che tutti quegli anni di attesa avessero finalmente trovato senso in quella boccuccia vogliosa.
Quando lo tirò fuori fradicio di saliva, lei lo guardò con occhi pieni di foga, che lo imploravano di andare avanti.
Glielo concesse ancora un po’, rimettendoglielo dentro fino a strozzarla: una, due, tre volte…
Poi, la sbatté sul divano a pecorina, la liberò dalle mutandine e le scopò la figa forte, senza esitazioni: era già bagnata e prontissima. Aveva una bella apertura: doveva aver preso già parecchi cazzi. Schiaffeggiò le chiappette, adorabili, sode, porche.
La girò a pancia in su, badando a non estrarre il membro, poi proseguì. Dentro e fuori, dentro e fuori, dentro e fuori.
Lei tratteneva i gemiti, per godere di più. Lui sentì le prime gocce di sudore scendergli dalle ascelle.
Quella fighetta aveva aspettato troppo. Ora era sua.
Il pene era al massimo della sua estensione, duro come una roccia.
A un certo punto prese lei l’iniziativa: si staccò e lo invitò a sedersi, salendoci sopra e pompando ancora più di prima. Lui ora, sotto, appoggiava la testa sullo schienale e si lasciava prendere totalmente da quel movimento sensuale. Su e giù, su e giù, su e giù. Le tette che brillavano e danzavano davanti a lui come ricompense tanto bramate.
La aiutò toccandole il clitoride.
«Ah! Ah! Sì! Sì!» urlò lei, eccitata.
Il cazzo era già bianco della crema vaginale. «La mia allieva porcellina! Salta, tesoro! Così!». La incoraggiò.
Un’altra cavalcata decisa, fino a estrarlo e continuando a segarglielo per bene.
Lui sentì la sborra salire di già…
Lei tirò dritto e lo fece schizzare ovunque, tenendo il pene con entrambe le mani. Qualche schizzo raggiunse anche le tette e il ventre della ragazza.
«Spettacolo!» pronunciò lei, soddisfatta e ansimante, leccandosi le dita.
Quando si fermarono, lei aveva gli occhi lucidi.
Lui la guardò non più come un tempo, ma come si guarda una pari.
«Era questo» disse lei piano.
«Sì» rispose lui. «Era questo».
E per la prima volta, non c’era nulla da rimandare.
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