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Gay & Bisex

La prima volta con il ragazzo della barca


di Membro VIP di Annunci69.it HairySamm
28.08.2026    |    3.396    |    7 9.7
"Ho spinto tutto dentro, ho sentito il preservativo riempirsi mentre scaricavo dentro di lui, a ondate, tenendolo fermo contro di me..."
Avevo ventisei anni e non avevo mai fatto sesso con un ragazzo.
Non perché non lo volessi, semplicemente non era mai successo. Fino a quella sera di fine luglio sul Lago Maggiore.
Lo conoscevo da tre giorni. Si chiamava Matteo, vent’anni, occhi chiari, spalle larghe e una cicatrice sottile sulla spalla sinistra. Lavorava come bagnino in un hotel, ma la sera noleggiava una vecchia barca a motore di legno. Io ero salito con degli amici. Lui mi aveva subito guardato più a lungo degli altri.
La sera dopo mi aveva scritto: «Vuoi vedere il lago da un posto che non conosce nessuno?».
Avevo detto sì, intrigato da quel suo modo di fare gentile.
Ci siamo incontrati in tarda serata. Lui aveva portato la barca vuota. Invece di andare verso le isole, ha virato verso una piccola baia nascosta, dalla parte lombarda. Lì non c’era nessuno. Solo l’acqua scura e il silenzio.
Ha spento il motore. La barca dondolava piano.
«Qui non passa nessuno», ha detto. «Mai.»
Mi ha guardato. Io ho annuito.
Ci siamo baciati per la prima volta sul sedile posteriore. Le sue labbra erano calde, le mani sicure. Mi ha sfilato la maglietta, poi i pantaloni. Io ho fatto lo stesso con lui. Quando siamo rimasti nudi, la luce era quasi sparita. Il suo cazzo era già duro, ma il mio lo era di più: grosso, teso, che batteva contro il suo ventre.
Avevo quasi paura. «È la mia prima volta… con un ragazzo», gli ho detto.
Lui ha sorriso, mi ha baciato e si è girato, mettendosi a carponi sul fondo della barca, sul telo che aveva steso. Mi ha guardato sopra la spalla. «Allora fallo. Voglio sentirtelo dentro.»
Mi sono inginocchiato dietro di lui. Gli ho allargato le chiappe con le mani e ho guardato il suo buco stretto, rosa, che si contraeva leggermente. Gli ho sputato sopra, poi ho fatto scorrere la lingua lungo la riga, leccandolo piano, spingendo la punta dentro. Matteo ha gemuto basso, spingendo il culo contro la mia faccia. Gli ho messo due dita, poi tre, spalmandole di saliva e del lubrificante che aveva portato. Lo sentivo caldo, stretto, che mi stringeva le dita.
Quando era abbastanza aperto, mi sono messo il preservativo, ho messo altro lubrificante sul mio cazzo e sulla sua entrata. Gli ho messo una mano sulla schiena e ho spinto la testa del mio cazzo contro di lui.
Ha inspirato di colpo. «Pianissimo…»
Sono entrato millimetro dopo millimetro. Il suo buco mi stringeva da fare male, caldo, vellutato. Quando sono arrivato a metà si è irrigidito. Mi sono fermato, gli ho accarezzato la schiena, gli ho baciato la nuca. «Respira.»
Ha annuito. Ho ripreso a spingere, lento, finché non sono entrato tutto. Il mio bacino ha battuto contro il suo culo. Ero completamente dentro di lui. Il legno della barca scricchiolava sotto di noi. L’acqua batteva contro lo scafo.
Ho iniziato a muovermi. Prima con spinte corte e lente, poi più lunghe, più profonde. Ogni volta che rientravo lo sentivo stringermi, le pareti calde che mi succhiavano il cazzo.
Matteo gemiva, la faccia premuta sul telo, una mano che si aggrappava al bordo della barca. «Più forte… cazzo, più forte.»
Ho afferrato i suoi fianchi e ho iniziato a scoparlo davvero. Spinte secche, profonde, che facevano ondeggiare tutta la barca. Il suono della pelle che sbatteva contro la pelle, i suoi gemiti, il mio respiro pesante. Gli ho messo una mano sotto e gli ho preso il cazzo: era duro, gocciolava. Lo sbattevo mentre lo scopavo, sentendo le sue palle contraersi.
Quando ha iniziato a tremare ho accelerato. Spinte veloci, profonde, fino in fondo. Matteo è venuto sul telo stringendomi il cazzo in modo quasi doloroso. Quella stretta ha fatto venire anche me. Ho spinto tutto dentro, ho sentito il preservativo riempirsi mentre scaricavo dentro di lui, a ondate, tenendolo fermo contro di me.
Siamo rimasti così per diversi secondi, io ancora conficcato nel suo culo, entrambi ansimanti.
Poi mi sono sfilato piano. Lui si è girato e mi ha baciato, sorridendo. «Per essere la tua prima volta… non eri mica delicato.»
Ho riso, ancora senza fiato.
Il cielo era ormai nero.
Ci siamo rimessi i vestiti in silenzio. Lui ha riacceso il motore e ci ha riportato a riva.
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