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Lui & Lei

La minestra riscaldata - 2


di unodeidue
11.06.2024    |    1.993    |    3 8.8
"Per esempio, sta lì davanti a te..."
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Era diventata una storia normale. Una storia di corna.
Due tradimenti regolari e costanti, almeno una volta alla settimana, un cornino suo al compagno, uno di Giorgio alla sua compagna; due tradimenti occasionali e regolari fanno una storia fissa.
Le scuse con i rispettivi, per ricavarsi una serata o una mezza giornata da passare insieme a letto, erano tante, di certo non mancava la fantasia, a nessuno dei due.
Per esempio, lui aveva un impegno di lavoro a Livorno.
Che combinazione! Lei doveva andare proprio in quei giorni in maremma, per un affare immobiliare.
Federica, la compagna di Giorgio non lo sapeva nemmeno che lui avrebbe prolungato il viaggio di lavoro fino a Grosseto: una notte in più, per incontrare la sua ex moglie.
E Lorenzo, il suo compagno, non immaginava nemmeno lontanamente che lei avrebbe dormito a Grosseto nello stesso albergo e nella stessa camera, con il suo ex marito.
Ma anche a Milano, senza bisogno di viaggiare: lui tornava da un suo viaggio di lavoro al giovedì; la sua compagna Federica lo aspettava il venerdì, così aveva una notte e magari una mattinata intera per giocare con la ex moglie.

E lei, finalmente, poteva rievocare le cose che le piacevano di più, in fatto di sesso.
Tutte.
Le vecchie e le nuove specialità di Giorgio.
Sentire le sue dita nel sedere, per esempio.
Oppure la lingua di lui nel suo bagianotto, come lo chiamava sua nonna: ”lavati bene il bagianotto” l’ammoniva sempre quand’era bambina e voleva lavarsi da sola.
Oppure l’amore alla francese, come lo chiamavano una volta, per non dire il sesso anale. Scoparla nel culo, come diceva Giorgio.
Sempre sboccato.
Con Lorenzo, il suo compagno, neanche a parlarne.
Nemmeno i primi tempi.
Era già tanto se gli tirava, quel poco che gli tirava, appena appena sufficiente per infilarselo davanti, se era già bagnata di suo, e per sentirlo venire quasi da molle.
Figuriamoci se aveva la forza per infilarglielo dietro.

Giorgio invece.
Giorgio non aspettava altro.
Glielo bagnava con la lingua, lo insalivava tutto.
Ci infilava un dito. E spingeva dentro la saliva.
E ancora altra saliva.
E il pollice. E magari due dita, l’indice e il medio attaccati insieme.
E ancora saliva.
E gli schiaffoni a piene mani, fino a lasciarle i segni delle cinque dita.
E ancora saliva e due dita dentro.
E dai, adesso, voleva dirgli lei.
No, leccami tutto il cazzo, diceva lui, coprilo della tua saliva, così entra meglio.
E allarga le chiappe. Di più.
E due schiaffoni ancora.
Glielo appoggiava sul buco.
Stai ferma, il cazzo deve entrare dentro da solo, le diceva.
Sempre volgare.
E lei aveva così tanta voglia, che quasi lo aspirava, se lo risucchiava dentro.
Cominciavano a pecorina, ma poi lei si sdraiava quasi, e lui sopra, che le scopava il sedere.
Che bello sentirselo dentro.
Duro.
Si faceva strada. Ogni colpo, entrava di più.
Tornava indietro, come per prendere la rincorsa.
E poi, un colpo forte e le entrava di più, sempre più dentro.
Un po’ di dolore, certo, ma che gioia.
Si sentiva sua, posseduta da lui.
Piena, piena di lui, del suo membro forte e caldo.
Stringeva le natiche per sentirlo di più.
Si abbassava, per farlo entrare meglio.
Una continuazione.
Inculate, una parolaccia, certo, ma è il termine esatto, inculate a gogo.
Tra una strapazzata davanti, un sessantanove congiunto, una strapazzata nel sedere, un orgasmo dato, o preso, o tutti e due, c’erano i momenti di riposo, meritato, di intimità e di discorsi leggeri.
Qualche volta anche discorsi di sesso.

“Sai Giorgio, una mia collega mi ha detto una cosa strana, che non ho capito. Ma è una zozzona. Non so se faccio bene a parlartene”.
“Dimmelo lo stesso, tesoro”.
“Aveva litigato col marito ed è uscita con due amici sporcaccioni che ha conosciuto in ufficio. Dice che le hanno fatto una doppia. Ho fatto finta di sapere cos’è, ma non lo so. Pensavo che fosse andata a letto con i due maschi e che avesse scopato prima con uno e poi con l’altro.
E invece no.
Da certe cose che ha detto dopo, ho capito che è una cosa diversa.
Non ho voglia di farmela spiegare da Lorenzo. Meglio che stiamo lontani da certi argomenti con lui.
Di sicuro tu lo sai. Cosa vuol dire?”.
“In effetti, è una cosa diversa”.
E aggiungeva: “Se vuoi che te lo dica, dopo ti spiego tutto. Ma adesso prendimelo in bocca, ho voglia di un pompino regale, dai”.
“A parte la volgarità, va bene. Ne ho voglia anche io. Ma dopo me lo spieghi. Dì giuro”.
“Giuro, giuro. Ma prima spompinami, dai”.
“Porco. Sempre a usare certe parole”.
“Va bene, facciamo sesso orale. Non si dice, ma ti piace da matti farti leccare la fica”.
“Zitto dai, volgare e sboccato che non sei altro”.
Zitto ma lecca, pensava, ma senza dirlo.

Non riusciva a togliersi il pensiero dalla testa.
Infatti, nonostante l’impegno di Giorgio, a fatica riuscì a venire, un sacco di tempo dopo di lui.
Di solito succedeva il contrario.
“Adesso devi spiegarmi tutto”.
“Tutto cosa?”.
“La doppia. Cos’è la doppia”.
“Ah, scusa, me n’ero dimenticato. Allora, quando eravamo sposati, ti dicevo che avremmo potuto divertirci con un’altra coppia, oppure con un altro maschio? Ecco, la doppia, quella classica, si fa in tre, con un altro maschio, oppure con il maschio di una coppia”.

Il telefono li interruppe.
Era Lorenzo.
Aveva un impegno quella sera, con dei colleghi svedesi arrivati improvvisamente da Stoccolma, li doveva portare fuori a cena; si sarebbero visti l’indomani.
“Va bene caro. Ci sentiamo domattina, allora”.
“Ma adesso sei impegnata? Non puoi stare al telefono?”.
“No, Lorenzo, sono con un collega, mi sta spiegando una cosa, una cosa di lavoro... Ma se vuoi ti telefono dopo, quando abbiamo finito”.
“No, non importa. Ci possiamo sentire domattina”.
“Ok. Ciao. Buona serata”.
“Ciao. Ciao”.

“Allora stasera sono libera. Rimani con me, Giorgio?”.
“Certo, Veronica, ti faccio compagnia, io. Magari ti cucino un piatto di spaghetti. Dopo telefono a Federica per dirglielo”.
“E cosa le dici?”.
“Che sono arrivati dei colleghi svedesi, che devo accompagnarli a cena. E che ci sentiamo domani. Mi sembra buona, come storia. Soprattutto una palla nuova. Una palla internazionale”.
“Scemo. Ma Lorenzo ha davvero dei colleghi stranieri”.
“Ma certo. Scambi internazionali. Anche nell’ospedale dove lavoro io, avanti indietro di professori stranieri”.

Riprese subito l’argomento che la interessava.
“Allora Giorgio, mi stavi dicendo degli incontri a quattro o a tre per fare la doppia. Ma come si fa?”.
“Ah sì. È ovvio, in due, la doppia non si fa”.
“Mi ricordo che me ne avevi parlato, ai tempi. Ma non mi andava, e mi sono sempre rifiutata. E non mi va neanche adesso”.
“E allora niente doppia”.
“Ma io non ho detto che voglio farla, vorrei sapere cos’è, faccio sempre la figura dell’imbranata, della verginella”.
E aggiunse, quasi sottovoce, ma era sicura che Giorgio l’avesse sentita.
“E invece sto diventando sempre più porca, vicino a te. E devo dire grazie ai capricci della nipotina”.

“E quindi cos’è la doppia?”.
“Ti ricordi di quando, da sposati, facevamo sesso con la zucchina o con il
cetriolo”.
“In che senso?”.
“Ti infilavo il cetriolo, o la zucchina nel culo, e intanto ti infilavo il cazzo nella fica e ti scopavo davanti normalmente. A te piaceva da pazzi, godevi come una troia”.
“Che parole.! Però è tutto vero. Sì. Mi piaceva da pazzi”.

Ancora il telefono. Quello di Giorgio.
Un collega di Giorgio, gli spiegò lui dopo.
Sentiva benissimo, anche se non era in viva voce.
“Giorgio, sei impegnato stasera? Ci sarebbe un giro, con un paio di due o tre amici”.
“Due o tre?”.
“Noi due più altri che conosci già …”.
“Ho capito, Vittorio” lo interruppe Giorgio “Comunque no. Ho appena preso un impegno. Sarà per un’altra volta”.
“Non sei solo”.
“No. Se vuoi ci sentiamo dopo. Oppure domani, stasera sono impegnato”.
“Va bene. Auguri. E complimenti alla tua compagna di stasera”.
“Grazie. Non mancherò. Ciao”.

“Cosa voleva fare, questo Vittorio?”.
“Una partita di poker” Giorgio rispose pronto.
Di sicuro era una bugia. Non gli piace nemmeno, il poker.
Faceva sempre così.
Giorgio era sempre stato un bugiardo, bugiardo patologico.
Ma non era un problema suo.
Adesso era un problema della sua compagna, casomai.
Questo è il bello del tradimento.
Chi tradisce non è mai cornuta se l’altro la tradisce con un’altra.

“E la doppia, allora?”.
“Ah, già, dov’eravamo arrivati?”.
“Al cetriolo, o alla zucchina. Qualche volta usavamo anche una banana di quelle verdi, ti ricordi, la banana più verde che c’era”.
“E quella più grossa” continuò lui “ti piacevano quelle grosse. Ci mettevamo un preservativo sopra, ti ricordi? E la crema. Un lubrificante anale, oppure la crema nivea”.
“Sì, mi ricordo. Ma che c’entra con la doppia?”.
“La doppia è che la banana o il cetriolo nel culo non è un cetriolo, ma è il cazzo di un maschio. E in contemporanea, nella fica, c’è quello del tuo maschio. O viceversa. E questo è il modo classico di fare la doppia. Ma ci sono anche altri modi di fare la doppia. Quella che abbiamo fatto noi con il cetriolo è la doppia simulata. E ti piaceva. Eccome, se ti piaceva”.
“Ah, adesso ho capito”.
Ma le era rimasta qualche curiosità. E dopo un po’ gli chiese.
“E quali sono gli altri modi?”.
“Oh, il più banale, ma è una doppia per modo di dire, è lei che prende in bocca il cazzo di uno, mentre l’altro la sta chiavando, nella fica o nel culo, come la signora preferisce. E si può fare anche se, invece della femmina, c’è un maschio in mezzo che lo prende nel culo”.
“Ho capito. Tra una parolaccia e l’altra, ho capito”.

Malgrado tutto, cominciava a rimpiangere di non aver voluto mai, neanche per una volta, neanche per un esperimento, accettare le proposte di suo marito.
Magari sarebbero piaciuti anche a lei quei modi di fare sesso.
Fatto con rispetto, senza inutili volgarità, perché no, qualche volta poteva farlo anche lei.
Almeno una volta, per vedere se le piaceva.
Non che diventassero il modo standard di fare sesso con il suo uomo, ma una volta ogni tanto … perché no?
Del resto, diciamo la verità, sentirselo dentro, che fosse in bocca, oppure nel bagianotto, oppure nel sedere le piaceva molto; le era sempre piaciuto da giovane farlo con Giorgio, e adesso, dopo un periodo di astinenza, ancora di più.

“E mi hai detto che ci sono altri modi di fare la doppia”.
Si stava eccitando sempre di più con quei discorsi di sesso, certo trasgressivi, ma tra persone adulte, consenzienti, senza violenza.
“Come no? C’è quello più complesso: se sei molto dilatata, tutti e due i maschi ti infilano i loro cazzi nella fica, oppure tutti e due te lo infilano nel culo. Insomma, tanti modi, ma quello classico, di sicuro quello che diceva la tua collega, è un cazzo nella fica e uno nel culo. Insomma, una cosa da fare in tre, due uomini e una donna. Oppure due maschi e due femmine”.

E dopo un po’, ancora un altro dubbio.
“Ma scusa, se c’è anche un’altra femmina, questa cosa fa? Guarda?”.
“Se vuole, sì. Oppure fa qualcosa anche lei. Per esempio, sta lì davanti a te. E tu a strapazzarle le tette, oppure ti stropiccia i capezzoli lei, oppure lo fate tutte e due. Oppure puoi leccarle la fica. E intanto ti godi un cazzo nella fica e uno nel culo. Conoscendoti, e da come ne parli adesso, credo che ti farebbe godere come una troia, non pensi?”.
“Che volgare che sei! Ogni tre parole dici quattro parolacce. Comunque sì, certo, non dev’essere brutto. Non lo so, chissà cosa penseresti di me, se lo facessi. Che sono una puttana, come la mia amica”.
“Perché, lei si fa pagare?”.
“No. Credo proprio di no. Certo qualche regalino, magari ricambiato, come tra di noi, del resto, ma soldi no”.
“E allora non è una puttana. Se ti piace, non fai del male a nessuno. Sei solo una persona di sani appetiti sessuali. Che ogni tanto vuole soddisfarli”.
“Tu l’hai mai fatto?”.
“Certo che si. Anche di recente”.
“Di che tipo? A tre? O a quattro? O con un uomo in mezzo?”.
“Di tutti i tipi.” le rispose lui.

Continuava a pensarci.
Giorgio l’aveva fatto di recente.
Forse quella sera, un paio di settimane prima, che aveva un impegno.
È vero, si ricordava bene, adesso.
Era successo una sera che lei era libera, Lorenzo aveva il solito incontro con dei colleghi stranieri.
Gli aveva telefonato, ma anche Giorgio era impegnato, un impegno preso parecchio tempo prima. Che non poteva rifiutare.
Veronica aveva capito che si trattava di un impegno di tipo sessuale, ma non aveva insistito.
Che diritti avevano, uno con l’altro?
Due che regolarmente tradiscono il rispettivo compagno o compagna, possono fare i gelosi tra di loro?
E quindi non aveva detto niente.
Magari quella la sera era un trio.
E con chi?
Doveva scoprirlo.
Magari, la prossima volta che sarebbero tornati sull’argomento, gli avrebbe chiesto chi era la puttana che faceva sesso con lui e con un altro. E chi era l’altro maialone.
Magari erano persone normali, magari due persone per bene.
Come loro.

Ritornarono sull’argomento proprio quella sera.
Dopo una lunga sessione di sesso anale, forse proprio perché le era piaciuto molto, e Giorgio l’aveva presa in giro per questo:
“Tesoro, quanto sei calda stasera! Prima sei venuta di lingua, adesso sei venuta di culo! Devi aspettare un po’, devo riposarmi prima, se vuoi venire anche di fica”.
“E tu sei proprio un cafone a parlare in quel modo. Va bene, adesso riposiamoci”.

Passarono pochi minuti, e gli chiese:
“Dimmi una cosa, Giorgio, mi hai detto che tu hai fatto la doppia, di recente. Posso chiederti che tipo di doppia, l’ultima volta? Due maschi e una femmina, oppure tre maschi? Oppure due e due?”.
“Sei proprio incuriosita dall’argomento. Comunque ti rispondo. Tutte e tre le cose” le rispose lui “ma da un po’ di tempo, da quando non ho più a disposizione la triestina, la seconda femmina ci manca”.
“Quindi anche con altri due maschi?”.
“Certo, anche di recente. Uno che conosco mi ha chiesto di fare sesso con un suo amico bravo con la bocca e molto voglioso di culo. E questo ce lo scopiamo ogni tanto”.
“Scommetto che è successo quella sera che ti ho chiesto di uscire insieme e tu mi hai detto che avevi preso un impegno, già da tempo, e che non potevi”.
“È probabile, ma adesso non mi ricordo bene”.
Il solito bugiardo patologico.
Se fosse stata un’altra sera, se lo sarebbe ricordato e gliel’avrebbe detto. Rispondere così vuol dire che era proprio quella volta.

Comunque, la sua opinione in merito era precisa.
“Quello in mezzo è di sicuro un gran porco. Un culatone. E anche voi. Tre culatoni”.
La risposta di Giorgio fu quasi un pippone.
“Non capisco perché dici così. Ti piace prenderlo nel culo, vero?”.
“Sì, certo e, a parte le tue parolacce, non mi vergogno a dirlo”.
“E allora? Un maschio, dietro, è fatto come te. E se ha un bel corpo, se ha un bel culo, se me lo fa tirare, non capisco perché mi dai del culatone. È come se inculassi te, la stessa cosa, fisicamente”.
“Ma tra noi è diverso”.
“Certo che è diverso, tra noi non è solo sesso. È la sola differenza. Tu mi piaci, te l’ho detto, non solo il mio cazzo, non solo la mia bocca, non solo la mia lingua, non solo le mie mani che adesso ti stanno stropicciando i capezzoli, tutto quanto di me, da più di trent’anni, è innamorato di te, del tuo culo, della tua fica, dei tuoi occhi verdi, della tua bocca, delle tue tette, delle tue mani che adesso me lo stanno menando, della tua voce, di te”.
“Accipicchia, che dichiarazione. Sboccata. Ma è vero anche per me. Lo vedi, tra noi è diverso”.
“D’accordo. Se invece consideri solo l’aspetto fisico, guarda che inculare quel tizio, oppure inculare te, è la stessa sensazione che avverte il mio cazzo, la mia cappella, le mie mani quando gli afferrano i fianchi e il culo e lo tirano verso di me, come facevo prima con te”.

E continuò:
“Ti ricordi di quando, qualche minuto fa, ti tiravo per spingertelo dentro di più, e a te piaceva, saddio se ti piaceva, sei venuta proprio mentre te lo spingevo più dentro. E questo, ti assicuro, è la stessa cosa. Non sono un culatone, quando inculo te, e non lo sono quando inculo lui”.
Toccò a lei, ora, fare la sua dichiarazione.
“D’accordo. È che ti amo, non solo per come mi fai all’amore, ma per come sei con me. Che stronzata che ho fatto a buttarti fuori di casa. O forse meglio così, senno non avrei mai capito la differenza fra te e un altro uomo”.
Per esempio, il mio compagno attuale, non lo disse, ma è proprio quello che stava pensando.
“Cosa facciamo, ci rimettiamo insieme?” le chiese lui.
Forse aveva ripensato alle parole di lei, anche a quelle che lei non aveva detto. Ma anche a quelle che aveva detto lui.
“No, è meglio così. Se no, ridivento gelosa, possessiva, esigente, scassacazzi, così mi chiamavi tu”.
“D’accordo. Per il momento, va bene così anche a me. Magari più avanti ci facciamo un pensierino”.

Qualche giorno dopo lui le chiese se voleva accompagnarlo all’inaugurazione di una mostra di pittura a Lodi. Volendo, potevano venirci anche i due consuoceri.
Anche il suo compagno, Lorenzo, se a lei faceva piacere.
“Viene anche la tua compagna?”.
“Chi, Federica? No, è impegnata con i suoi vecchi, che non stanno bene, non può muoversi da Melegnano. Magari un’altra volta usciamo insieme”.
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