Lui & Lei
IL RICATTO
13.06.2025 |
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"La sbattei con un ritmo serrato e ad ogni colpo, mi godevo il movimento delle sue tette che seguivano, nel verso opposto, i colpi del mio bastone..."
Non so se a qualcuno di voi è mai capitato. Era una sera d’autunno del 1996 e rientravo da una riunione al vertice tra le forze di polizia che si era tenuta a 350 km da casa mia. Avevo deciso di ripartire appena finita la riunione perché non me la sentivo di passare un’altra notte in albergo. Fui costretto ad andare a cena con i colleghi, per il saluto finale, prima di rientrare alle nostre sedi. Era mezzanotte passata ed ero stanco per le mille nozioni che avevo appreso durante i tre giorni di incontri. Oltre ad essere stanco, ero anche arrapato per i troppi giorni di astinenza dal sesso, di cui ne sono dipendente.Diedi uno sguardo al cruscotto e mi accorsi che la spia del carburante era accesa da chissà quanto tempo ed un messaggio mi indicava che mi rimanevano 5 Km di autonomia. Ci voleva circa un’ora di viaggio ancora, prima di arrivare, diedi un colpo al volante ed imprecai: «Porca puttana, è finita la benzina! Sono proprio un coglione! Sono le tre di notte. Anche se è sabato, non mi va di rischiare di svegliare qualcuno per farmi venire a prendere. Meno male che ho con me una piccola tanica».
Fortunatamente il navigatore mi indicava un self-service a poche centinaia di metri da dove mi ero fermato, anche se quella non era affatto una bella zona da attraversare a piedi. Incazzato, mi avviai verso il self-service con non poca preoccupazione. Dopo un centinaio di metri incontrai, all’angolo della strada, un parcheggio. Decisi di attraversarlo, per tagliare la curva. C’erano solo tre macchine parcheggiate, abbastanza distanti l’una dall’altra. Alzai lo sguardo e la vidi: era lei, sì, ne ero sicuro.
Sabrina mi fissò con un’espressione che, in un istante, passò dall’eccitazione, allo stupore. Feci finta di niente e proseguii per la mia strada, ma quell’espressione mi rimase stampata nei pensieri. Quella sua mano poggiata sul vetro, appena appannato, della portiera e quel suo muoversi tipico, di chi si sta facendo cavalcare da qualcuno. «Che amica porca che ho», dissi tra me e me, mentre continuai a pensare a quella sua espressione che non avevo mai notato nei suoi occhi. Non riuscii a vedere lui, perché era immerso nell’ombra.
Arrivai al self-service, riempii la tanica e tornai indietro. Decisi però di non tagliare la curva ma mi accorsi lo stesso che non c’era più la macchina dov’era Sabrina. Sicuramente la tanica le avrà fatto capire che sarei ripassato di lì e volle evitare il secondo incontro. Scolai la tanica nel mio serbatoio e mi riavviai verso casa. Poco prima di mettere piede nel mio appartamento, sentii squillare il cellulare: era un SMS che diceva: «Non farne parola con Alex, ti prego, sai meglio di me quanto è geloso! Conto su di te. Grazie». Rimasi almeno un minuto intero a fissare quel messaggio ma il martellare di quel suo viso ansimante mi diede la risposta: «Il silenzio ha il suo prezzo». Passarono pochi secondi ed arrivò un «Pagherò, stronzo! Domani sera vieni a casa mia, brutto figlio di puttana. Alex non ci sarà».
Sì, fui proprio uno stronzo e non riuscii a trattenere un sorriso malizioso e compiaciuto. Passai tutto il giorno seguente a pensare a lei; visto che aveva accettato il ricatto, glielo avrei fatto pagare fino in fondo. Arrivò la sera ed io, puntuale, arrivai a casa sua, pronto a riscuotere. Suonai alla porta e lei mi venne ad aprire. La trovai con una mano appoggiata al muro e mi disse «ora potrò chiuderti la bocca!».
Aveva una minigonna jeans da capogiro ed una camicetta attillatissima che non nascondeva l’assenza di reggiseno, cedendo alla pressione dei capezzoli. Mi fece entrare, lei mi prese la mano e mi portò davanti al divano, mi spinse, mi fece sedere e montò su di me. Oltre al reggiseno aveva dimenticato di mettere anche le mutandine: «che zoccola!». Aveva una striscia di pelo nerissimo, corto, curato. Il sangue mi andò tutto all’uccello, in un secondo.
– “Allora? Quanto vuoi per il tuo silenzio?”,
– “voglio tutto quello che hai, vestiti a parte!”,
– “ah! costa così caro il tuo silenzio?”,
– “stai zitta e dammi tutto!” e, mentre pronunciai quelle parole, lasciai scivolare una mano nella sua camicetta scollata.
Lasciai passare il suo capezzolo, già duro, tra l’indice ed il medio, mentre presi tutto il suo seno in mano. Lei iniziò a baciarmi, le nostre lingue lottavano tra loro ed io sentii il mio cazzo sempre più duro, mentre continuavo a divertirmi con le sue tette calde. Le sbottonai completamente la camicetta e gliela tolsi. Oltre a quella sua espressione non avevo mai avuto il piacere di vedere nemmeno il suo seno. Splendido! Lo ammirai qualche istante e poi mi precipitai a leccarle i capezzoli, ormai di marmo.
– “Hai due tette fantastiche!”,
– “e tu una lingua deliziosa!”,
– “aspetta di vedere il resto”,
– “non vedo l’ora, stronzo”, non le risposi ma le misi una mano sulla figa. Era bollente, bagnatissima,
– “sei un lago, maiala!” e le infilai due dita nella figa, mentre con il pollice, iniziai a stuzzicarle il clitoride. Lei si irrigidì un solo secondo, perché non se l’aspettava, ma poi tornò a fissarmi eccitata.
Si godette ancora per un paio di minuti, quella mia mano così vogliosa, poi si alzò e si mise in ginocchio davanti a me. Mi sbottonò i pantaloni e finalmente mi tirò fuori il cazzo. Lo prese immediatamente in bocca ed intanto io mi leccavo le dita per cominciare a prendere confidenza con il suo sapore. Aveva due labbra grandi e morbide e le fece scorrere lungo tutta l’asta con una maestria disarmante. Quando poi si fermò sulla cappella, riuscii a sentire benissimo il calore delle sue labbra e la sua lingua che mi leccava la punta.
Il ritmo con cui mi spompinava, insieme a quello con cui mi segava, era da vera professionista. Mi godetti quel pompino, ma avevo voglia di leccarle la figa. Così mi sdraiai sul divano ed iniziammo un attesissimo 69. Non per vantarmi ma credo di saperci davvero fare con la lingua e lei era dello stesso parere, visto che smise di spompinarmi, rimase con il cazzo in mano ed alzò la testa per godere meglio della mia lingua. «Succhiami il cazzo, troia!», le dissi tra una slinguazzata e l’altra. Non so se per colpa di quelle parole o se per l’abilità della mia lingua, ma prima che lei riuscisse a riprendermi il cazzo in bocca, la sentii gemere molto più forte: «Dai, continua, brutto porco! Ciucciami la figa, dai! Sì così, così… Aaaaaaah… godooo!!!». Mi venne in faccia, mentre continuavo a leccarla, non aspettavo altro. Mi godetti ogni singola goccia del suo orgasmo ed avrei voluto che venisse così altre 10, 100, 1000 volte.
– “Sono venuto qui a farmi pagare un riscatto e ti permetti il lusso di venirmi in faccia?”,
– “vaffanculo, se fossi riuscita ad evitarti questa soddisfazione, stai sicuro che l’avrei fatto, bastardo!»,
– “ah, già, quando una cagna è in calore, non si trattiene, è vero? Sdraiati ed apri quelle gambe, che ora ti faccio vedere io, cosa succede a chi mi viene in faccia”.
Lei si girò con un atteggiamento tra il rassegnato ed il curioso, spalancò le gambe ed io mi godetti ancora qualche istante, quella figa ancora gonfia e bagnata. Mi sdraiai su di lei e le misi dentro tutti i miei centimetri, fino alle palle. Era talmente bagnata, che scivolò dentro con una facilità estrema. Cominciai a scoparmela con fare punitivo. Non volevo farle del male ma volevo che sentisse quanta voglia avevo di fotterla. La sbattei con un ritmo serrato e ad ogni colpo, mi godevo il movimento delle sue tette che seguivano, nel verso opposto, i colpi del mio bastone.
Lei mi prese alla vita e mi spinse ancora di più verso di lei, dando maggior forza alla mia penetrazione. Fu allora che, con due dita, tornai a pizzicarle il clitoride, facendo in modo che le dita rimanessero schiacchiate, ad ogni mio colpo, dal mio corpo, in modo da aumentare ritmicamente la pressione.
Le piaceva. Tant’è che mi fermò, si girò e si mise a pecora. «Aprimi per bene, stallone!». Fu un invito a nozze. Le allargai per bene il culo ed approfittai per leccarle ancora un po’ la figa. Il buco del culo non era vergine, si vedeva benissimo. «Meglio così, sentirà meno dolore quando la impalerò», pensai compiaciuto. Le rimisi il cazzo nella figa e ripresi a sbatterla a dovere. Lei mi prese una mano e me la portò sulla figa per continuare da dove mi ero fermato. Da quella posizione, in effetti, riuscivo meglio e così lei, all’improvviso gridò;
– “Nooooo, vaffanculo! Aaaaaaaargh!” e si chinò sui gomiti mentre un nuovo orgasmo le travolse le viscere. Lasciai che il suo respiro tornasse regolare e le dissi:
– “bene, visto che continui imperterrita ad approfittarti di me, ora per punizione mi dai il culo”,
– “ok, figlio di puttana, però aspetta, vieni qui”, mi prese il cazzo e mi sputò sulla cappella poi, con una mano, spalmò abilmente la sua saliva.
Io tornai dietro di lei, le aprii di nuovo il culo ed a mia volta, le sputai su quel buco invitante. Sapevo già che la sborrata era nell’aria, ma volli prendermi anche il culo. Appoggiai la cappella sulla mia saliva e cominciai a premere mentre mi tenevo il cazzo con una mano. Come prevedevo, non avevo bisogno di grosse manovre per farlo entrare e, dopo brevi accorgimenti, ero già dentro, ad incularmi la mia cara amica.
– “A quanto pare hai un culo molto frequentato eh, puttana!?”,
– “smettila di parlare e scopami tutto il culo!” e mentre mi diceva queste parole, si voltò a guardarmi, con la stessa identica espressione, con la quale l’avevo sorpresa, la sera prima, in quel parcheggio. A quel punto non capii più nulla. Fu un attimo. Uscii da lei, che nel frattempo si girò di scatto. Le portai il cazzo alla bocca, lei me lo prese ed al primo movimento mi lasciai andare ad un’abbondante sborrata.
– “Prendi zoccola, prendi tutto!”, le regalai la mia calda sborra, che lei non esitò a prendere in bocca ed a buttare giù, come fosse prelibato nettare.
Non avevo più forze; le ultime gocce del mio orgasmo colavano ora dalla mia cappella, ma lei non se le lasciò sfuggire ed ingoiò anche quelle. La lucidità tornò immediatamente, la guardai, paradossalmente riconoscente.
– “Bene, terrai la bocca chiusa?”, mi chiese lei,
– “mah! Diciamo che posso accontentarmi del tuo compenso”, le risposi ironico e con la faccia da stronzo.
La mattina dopo ricevetti un SMS di Alex:
Alex: «Ciao Bruno, mi ha detto Sabrina che due sere fa ci hai beccati in quel parcheggio. Che figura di merda!». Tutto tornò nella mia mente ed allora scrissi a Sabrina:
Bruno: «Ho sentito Alex, non pensavo di avere un’amica così meravigliosamente puttana! Complimenti», la sua risposta non mi sorprese:
Sabrina: «Grazie mio stallone. Se vuoi ricattarmi di nuovo, sabato prossimo, solito parcheggio, sarò di nuovo lì con Alex!».
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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