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Lui & Lei

La scuola di massaggio parte 2


di Membro VIP di Annunci69.it Balooxxx
20.05.2026    |    271    |    0 8.0
"Prima che riuscissi a rispondere, Alex passò lentamente un dito sotto la propria ascella ancora calda e sudata per l’allenamento, osservando ogni mia reazione con uno sguardo divertito e..."

Per giorni cercai di convincermi che quegli istanti con Alex fossero stati solo un gioco. Un momento ambiguo nato dalla tensione, dal caldo soffocante dell’aula e dalle mie ossessioni mai confessate.
Ma non era così.
Le ultime parole di Alex continuavano a tornarmi in mente ogni notte, insieme a quel sorriso tranquillo e malizioso con cui mi aveva guardato dall’alto mentre mi accarezzava la testa, come si fa con qualcuno ormai completamente addomesticato.
“Non sapevo di queste tue inclinazioni, sei un bravo sottomesso. Chissà... magari un giorno avrò ancora bisogno di te.”
In quel momento avevo finalmente capito la verità.
Alex non aveva improvvisato nulla.
Ogni gesto, ogni movimento delle gambe, ogni braccio alzato lentamente sopra la mia testa, ogni sorriso trattenuto… era stato intenzionale. Lei aveva visto il modo in cui la guardavo molto prima che io stesso accettassi ciò che desideravo davvero.
E soprattutto, non era la prima volta che dominava qualcuno in quel modo.
Dietro quell’aspetto da ragazza piccola e graziosa si nascondeva qualcosa di completamente diverso: una sicurezza fredda, sottile, quasi naturale. Alex sapeva esattamente come leggere le debolezze delle persone. E quando trovava quella giusta, sapeva trasformarla in dipendenza.
Per settimane cercai di evitarla a scuola.
Ogni volta che la vedevo nei corridoi sentivo il cuore accelerare. Bastava intravedere i suoi piedi nelle scarpe leggere da ginnastica o il movimento delle sue braccia sotto una canottiera per farmi tornare immediatamente a quel pomeriggio.
Ma la parte peggiore era un’altra.
Non riuscivo più a smettere di sperare che lei mantenesse quella promessa implicita.
Che un giorno decidesse davvero di “aver bisogno” ancora di me.
Quel giorno arrivò quasi un mese dopo.
Era tardo pomeriggio e stavo sistemando gli asciugamani nello spogliatoio della scuola quando sentii una voce alle mie spalle.
«Ehi.»
Mi girai di scatto.
Alex.
Canottiera nera aderente, leggings sportivi, capelli raccolti in una coda alta disordinata. Sembrava appena uscita da una sessione intensa di allenamento: qualche ciocca umida le aderiva al collo e il viso aveva quel leggero rossore che me la rendeva ancora più irresistibile.
Sentii immediatamente il cuore accelerare.
Lei rimase appoggiata alla porta, osservandomi in silenzio per qualche secondo. Quel modo di guardarmi mi destabilizzava sempre: sembrava riuscire a leggere ogni pensiero che cercavo di nascondere.
Poi sorrise appena.
«Ho bisogno di ripassare alcune tecniche prima dell’esame pratico.»
Fece una pausa.
«Mi aiuti?»
Il tono era innocente. Ma il suo sguardo no.
Rimasi immobile per un istante, incapace perfino di rispondere. Alex inclinò appena la testa, divertita dalla mia reazione.
«Che c’è?» sussurrò. «Non eri tu quello bravo a massaggiare i piedi?»
Quelle parole mi colpirono come una scarica calda nello stomaco.
La seguii fino a una delle aule pratiche quasi senza rendermene conto. Dentro era vuoto. Solo il ronzio dei neon e l’odore dell’olio da massaggio nell’aria.
Alex chiuse la porta lentamente dietro di sé.
Quel semplice clic mi fece sentire improvvisamente intrappolato.
Lei si sedette sul bordo del lettino e iniziò a togliersi le scarpe da ginnastica senza smettere di guardarmi. Quando liberò i piedi, vidi immediatamente che aveva passato tutta la giornata in giro: pelle calda, leggermente arrossata, le dita ancora lucide di smalto ma meno perfette del solito.
E proprio quell’imperfezione mi mandò in crisi.
«Allora?» disse con calma. «Hai intenzione di restare lì a fissarmi?»
Mi avvicinai lentamente.
Le mie mani tremavano appena mentre prendevo uno dei suoi piedi tra le dita. Era caldo, morbido, vivo. Sentivo ancora il calore trattenuto dalle scarpe sportive e il lieve odore naturale della pelle dopo una lunga giornata.
Alex mi osservava dall’alto, completamente rilassata.
«Lo fai di nuovo…» mormorò.
Mi resi conto troppo tardi di aver abbassato il viso verso il suo piede quasi inconsciamente. Inspirai lentamente e sentii immediatamente la testa svuotarsi.
Lei sorrise.
Non un sorriso dolce.
Il sorriso soddisfatto di qualcuno che sa esattamente l’effetto che sta avendo.
«Lo sapevo,» disse piano. «Ti basta pochissimo per perdere il controllo.»
Sentii il viso bruciare dalla vergogna. Eppure non riuscivo a fermarmi. Continuavo a massaggiarle lentamente la pianta del piede, ormai completamente catturato dal suo odore caldo e reale.
Alex si appoggiò indietro con calma, alzando lentamente le braccia sopra la testa per stiracchiarsi.
La vista delle sue ascelle lisce mi colpì immediatamente.
Anche lì il profumo era cambiato rispetto alle lezioni del mattino: più intenso, più umano, mescolato al calore della pelle e alla giornata passata ad allenarsi.
Lei si accorse subito del mio sguardo.
«Vuoi davvero fingere che non ti piaccia?» sussurrò.
Prima che riuscissi a rispondere, Alex passò lentamente un dito sotto la propria ascella ancora calda e sudata per l’allenamento, osservando ogni mia reazione con uno sguardo divertito e terribilmente lucido. Poi avvicinò quella mano al mio viso.
Esitai appena.
Lei inclinò la testa di lato, sorridendo.
«Apri la bocca.»
Obbedii senza nemmeno pensarci.
Il suo dito sfiorò lentamente le mie labbra prima di scivolare dentro, e io sentii immediatamente il sapore salato della sua pelle mescolarsi al profumo caldo che ormai mi aveva completamente stordito. Alex lasciò uscire un piccolo sospiro soddisfatto mentre mi guardava dall’alto, accarezzandomi lentamente i capelli con l’altra mano.
«Così bravo…» mormorò piano.
Io rimasi inginocchiato davanti a lei, incapace di distogliere lo sguardo. Sentivo il viso bruciare dall’umiliazione e dall’eccitazione insieme, mentre lei continuava a giocare con me con una naturalezza quasi inquietante.
Per Alex non era improvvisazione.
Era controllo assoluto.
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