Lui & Lei
Il caffè Vittoriano
Balooxxx
21.04.2026 |
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"Adoro vedere la saliva che fuoriesce dalla bocca durante i pompini, per non parlare degli occhi lucidi e dei versi che emettono mentre succhiano..."
Ero seduto al tavolino di un piccolo bar in stile vittoriano, con le pareti cariche di quadri e luci calde che tremolavano come candele. Ordinai un caffè e mi appoggiai allo schienale, osservando il via vai lento della gente.Arrivò lei.
Vestita di nero, con un grembiule di pizzo bianco che contrastava con i suoi movimenti morbidi, posò davanti a me una tazza fumante. Il profumo del caffè si mescolava a qualcosa di più sottile, quasi impercettibile.
Mescolai senza zucchero, distratto dal modo in cui si muoveva tra i tavoli. Il cucchiaino scivolò dalle mie dita e cadde a terra con un suono leggero.
Lei tornò indietro.
Si chinò a raccoglierlo, e per un istante il tempo sembrò rallentare. Quando si rialzò, i suoi occhi incontrarono i miei, trattenendoli più del necessario. Aprì leggermente le gambe, si spostò le mutandine e infilò il cucchiaino nella figa. Senza dire una parola, prese il cucchiaino, lo fece scivolare lentamente nella tazza, mescolando il caffè con un gesto lento, quasi ipnotico.
Poi si avvicinò appena.
“Così va meglio,” sussurrò.
Mi porse la tazzina con una calma studiata. Le nostre dita si sfiorarono, e quel contatto durò un istante più del dovuto.
Il caffè era amaro. Ma qualcosa nell’aria lo rendeva diverso. Il profumo e il sapore degli umori provenienti dalla passera della cameriera erano decisi, ma estremamente gradevoli.
Rimasi con la tazzina tra le dita, mentre lei si allontanava di qualche passo, per poi fermarsi accanto al bancone. Era bassina, minuta, eppure ogni suo movimento sembrava attirare lo sguardo più di quanto fosse lecito ammettere.
La luce calda cadeva sui suoi capelli scuri, e quando si voltò appena, intravidi il riflesso chiaro dei suoi occhi. Mi osservava senza davvero farlo, come se fosse un gioco silenzioso tra noi.
Il locale era quasi vuoto. Un vecchio disco jazz girava lento in sottofondo.
Notai il modo in cui si appoggiava leggermente su una gamba, lasciando l’altra rilassata. Le scarpe — piccole, eleganti — tradivano una misura minuta, e quel dettaglio, insignificante per chiunque altro, per me aveva un peso diverso. Distolsi lo sguardo per un istante, come per rimettere ordine nei pensieri, bevo un sorso di caffè e sorrido soddisfatto.
Quando tornò verso di me, non portava nulla.
“Altro?” chiese, inclinando appena la testa.
La sua voce era bassa, quasi complice.
Esitai un secondo. “Forse sì.”
Lei si avvicinò quel tanto che bastava a ridurre lo spazio tra noi. Il profumo che avevo percepito prima si fece più presente, mescolandosi al caffè e al legno del tavolo.
Appoggiò una mano sul bordo, vicino alla mia.
“Qui dentro il tempo scorre un po’ diverso,” disse piano. “Se ti fermi abbastanza… inizi a notare cose che prima non vedevi.”
Il suo sguardo scese per un istante a cercare il mio cazzo, ormai visibilmente eccitato.
Non era più solo un caffè. E non era più solo un incontro casuale.
Capii che, in quel bar, ogni dettaglio poteva diventare un invito — bastava avere il coraggio di accettarlo.
Lei rimase in silenzio per un momento, come se stesse valutando qualcosa. Poi accennò un sorriso appena percettibile e sfiorandomi il cazzo dai pantaloni mi sussurra:
“Seguimi"
Attraversammo una tenda pesante sul retro del locale. Il rumore del bar si spense quasi del tutto, lasciando spazio a un silenzio ovattato. La stanza era piccola, illuminata da una lampada soffusa, con un divano e poche altre cose essenziali. Sembrava fuori dal tempo.
Si voltò verso di me.
Per un attimo restammo fermi, a pochi centimetri di distanza. Potevo sentire il suo respiro, lento, regolare. I suoi occhi chiari cercavano i miei, senza fretta.
Fu lei a fare il primo passo.
Le sue mani sfiorarono le mie, poi risalirono lentamente. Quando le nostre labbra si incontrarono, non fu un gesto impulsivo, ma qualcosa di trattenuto a lungo. Il bacio crebbe poco alla volta, diventando più profondo, più deciso.
Le sue dita si intrecciarono tra i miei capelli, mentre io la attiravo più vicino.
Con una mano scivolo dalla schiena a quel culetto tondo, l'altra mano in mezzo alle cosce, dove noto con piacere delle mutandine sempre più bagnate.
Le sfilo, mi stacco dalla giovane cameriera per potermi strizzare in bocca le mutandine fradice. Era proprio il sapore che avvertivo nel caffè ma questa volta più inebriante.
Si inginocchia, accarezza e bacia il mio cazzone da sopra i pantaloni, poi, presa dalla voglia, tira giù tutto: sorride soddisfatta.
Il mio pisello è già in tiro, con la cappella in mostra e le palle pesanti e gonfie.
Si avvicina annusando profondamente le mie palle liscia, le lecca una per una, facendo roteare la lingua lungo tutta la superficie, poi le prende in bocca entrambe, succhiandole lentamente.
La ammiro, accarezzandole la testa, e spingendola delicatamente sempre più verso il mio cazzo, in modo che le mie palle gonfie le entrassero completamente in gola.
Mi fissa con occhi lucidi e piena di saliva su tutta la faccia.
Le tolgo i coglioni dalla bocca, la lascio respirare.
Riprendendo fiato sorride, sembra tranquilla e soddisfatta, sicuramente non è la prima volta che lo fa.
La bacio appassionatamente, posso sentire chiaramente il sapore delle mie palle nella sua bocca.
La spingo, finisce sdraiata sul pavimento, con le braccia distese sopra la testa.
Le ascelle erano perfettamente lisce, con un profumo di chi aveva fatto qualche ora di lavoro.
Le tolsi le scarpe e le calze, anche quelle profumatissime: annusai profondamente le calze, me le misi in bocca per assaggiarle.
Ciò che mi sorprese non fu l'ottimo sapore di quei collant o di quelle scarpe nere laccate con il tacco, ma fu alzare lo sguardo e notare lei, con una mano sulla figa bagnata che si toccava e godeva.
Mentre si masturba, notando il gradimento, decido di proseguire: annuso e bacio la piccola pianta del piede, succhio le dita, perfettamente smaltate e nel mentre, massaggio.
Lei lancia la sua testa indietro, masturbandosi sempre più velocemente, e lascia uscire un seno dal vestito.
Tondo, sodo, con un capezzolo perfetto: la pelle chiara, un'areola perfettamente circolare leggermente più scura, le vene risaltano sul chiarore della sua pelle, aggiungendo dettagli ad un seno già splendido.
La guardo estasiato, mi tolgo il piede dalla bocca, e comincio a baciarle le gambe, salgo, leccando e baciando le sue cosce.
Le tolgo la mano dalla figa, impedendole di masturbarsi: mi avvicino, annuso profondamente.
Tra il sudore, gli ormoni e gli umori che continuavano a fuoriuscire da quella figa pulsante, feci fatica a resistere dal cominciare a leccarla selvaggiamente.
Mi limitai ad annusarla un'altra volta, ormai quella fighetta puzzava, ma io lo ritenevo un profumo irresistibile.
Salgo baciando l'addome, lecco fino ad arrivare al seno, gonfio e quasi livido per quanto la ragazza continuava a stringerlo, lo leccai, succhiai il capezzolo come se mi stesse allattando.
Lei mi tiene la testa, accarezzandomi i capelli e spingendomi contro il suo seno nel caso io non stia succhiando a dovere.
Con l'altra mano si sta toccando di nuovo, sento i suoi gemiti e il suo umido della sua figa fradicia.
La guardo e la bacio, prendo la mano con cui si è masturbata e lecco le dita, riesco a bere qualche goccia del suo succo.
Sistemandosi i capelli, mostra un'ascella visibilmente sudata, e io non posso fare a meno di bloccarle il braccio, annusare e leccare quella meraviglia e godermela soddisfatto.
In quel momento il mio cazzone sta veramente per esplodere e decido di infilarlo violentemente nella gola della cameriera.
Adoro vedere la saliva che fuoriesce dalla bocca durante i pompini, per non parlare degli occhi lucidi e dei versi che emettono mentre succhiano.
La mia cappella era coperta da uno strato abbondante di saliva che le era rimasta infondo alla gola, ciononostante decisi di spingere ulteriormente, si stava strozzando ma i suoi occhi mi chiedevano di continuare ancora per un po'.
Mi spinge le cosce fino a farmi sdraiare, facendo uscire il mio cazzo completamente insalivato, tossisce e mi sorride maliziosamente.
Accarezzandomi le cosce, avanza sedendosi sulla mia faccia.
Ho di nuovo la sua figa nauseante in faccia, mi eccito sempre di più, mentre comincio a leccare con lei che si muove avanti e indietro sul mio viso.
Comincia a sbrodolare sempre di più e io, non potendo fare altro, accolgo volentieri nella mia bocca tutti i suoi umori, ingoiandoli.
La tiro su con forza, sollevandola dal mio viso, non potevo più resistere.
Lei continua a giocare con il suo seno, ormai violaceo, io la guardo, le tiro uno schiaffo e la giro mettendola a pecora.
Lei gode, sbrodolando ancora di più sul pavimento ormai macchiato.
Le infilo con forza il cazzo nella sua fighetta fradicia, ma pur sempre stretta.
Lei urla dal piacere: "Ti prego, infilalo tutto, scopami".
A quelle parole non resisto, le afferro il culo saldamente, e comincio a spingere fino ad avere il bacino contro il suo culo e le palle che sbattono sulla figa.
"Cazzo sì, guarda come sono bagnata, sono la tua puttana" dice girandosi verso di me.
Schiaffeggio il seno, turgido e dondolante, lei si gira nuovamente alzando gli occhi al cielo e mordendosi il labbro.
"Mi devi riempire di sborra calda e appiccicosa... Ma la voglio tutta in bocca".
Tolgo il cazzo da quella figa ormai completamente sfondata, essendo lei a pecora, ne approfitto per leccarle il buco del culo.
La ragazza ansima, decido di infilare due dita nella figa continuando a leccarle il culo.
Le inserisco con decisione, tanto che schizza nuovamente sul pavimento urlando dal godimento.
"Penso che tu abbia goduto abbastanza per oggi", le dico mettendola in ginocchio e accarezzandole le labbra.
"Può darsi.." mi risponde con sguardo malizioso, tornando ad accarezzarsi il seno.
"Io però non ho ancora finito" dissi accarezzandole l'altro seno.
Succhio nuovamente il capezzolo, il sapore era salato, dato dal sudore che lo imperlava, quasi lucidandolo.
Accarezzandole nuovamente le labbra, mi staccai dal capezzolo: "Apri la bocca.."
Il mio cazzone bagnato non era ancora stato svuotato.
Mi lecca la cappella, la prende in bocca e, lentamente, lo prende tutto, fissandomi con quegli occhioni chiari che cominciavano ad essere lucidi.
Questa volta non le stavo tenendo la testa, lei continuava a succhiare, avanti e indietro lungo tutta l'asta del mio attrezzo.
Le sborro copiosamente in gola, lei mi guarda sorridente e ingoia.
Ci baciamo appassionatamente.
"Al prossimo caffè, ti aspetto"
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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