Le petit mort parte 1
Pirandello32
Dafne. 39 anni. Poche parole:
“Singola vera. Nessun giro, nessuna bugia. Mente perversa, voglia vera. Se hai le palle, scrivimi.”
Mi fermai. Lo rilessi più volte. Nulla in quel profilo era volgare, eppure ogni sillaba grondava di desiderio. Le scrissi.
“Ciao Dafne. Il tuo profilo è come un invito sussurrato all’orecchio. Ti va di giocare con le parole?”
Mi rispose dopo poco.
“Gioco solo se chi scrive sa giocare davvero.”
Il tono era sfidante. E io adoravo le sfide. Così cominciammo. Giorno dopo giorno. Messaggi sempre più densi, impregnati di tensione erotica e ironia tagliente. Lei non mandava foto esplicite, non servivano. Bastavano le parole. Bastava il modo in cui scriveva “dimmi cosa mi faresti se fossi davanti a me ora, nudo e affamato.”
Una sera, mentre mi ero appena sdraiato a letto, con il cellulare caldo tra le dita, ricevetti un audio. Una notifica, poi un suo messaggio:
“Non leggere. Ascolta.”
Cliccai. All’inizio solo silenzio, poi un respiro profondo. Lento. Animalesco. Quasi trattenuto. Poi la sua voce, roca, vibrante. Non parlava, non diceva parole. Solo il suono umido delle dita sulla pelle. Gemiti. Respiri che acceleravano. Era autentica. Cruda. Viscera.
Il rumore sottile delle dita sulla pelle bagnata. I suoi gemiti, dapprima trattenuti, poi sempre più intensi. Chiudevo gli occhi e immaginavo la scena: il suo corpo nudo sul letto, le gambe divaricate, il busto che si inarcava. Sentivo la sua voglia esplodere nell’audio, come se fossi lì, davanti a lei.
Non potevo restare in silenzio. Le scrissi subito:
“Vorrei essere io a farti gemere così. Con la lingua. Con le dita. Con ogni parte di me.”
“Ti legherei. Ma non con corde. Con parole. Con ordini sussurrati. Con sguardi che ti dominano. Ti scoperei con la mente prima ancora che col corpo.”
Lei rispose con un secondo audio. Più lungo. Il respiro più veloce, più animalesco. Potevo sentirla venire. La sua voce si spezzava, si lasciava andare, e quel suono – il suo orgasmo – fu qualcosa che mi scardinò dentro.
“Mi sono venuta addosso… ascoltandoti. Pensando a te che mi apri le cosce senza pietà. E io che non dico no. Mai.”
Quel giorno restammo collegati per ore. Io scrivevo. Lei ascoltava. Poi registrava. Io toccavo il mio cazzo duro mentre lei ansimava nei miei auricolari. Non ci eravamo mai visti, eppure era già carne, pelle, sudore.
Prima di dormire, le scrissi:
“Non so quando, ma ti voglio. Ti voglio vera. Umida. Stretta attorno a me. Voglio sentirti tremare sotto il mio corpo.”
Lei rispose:
“Presto. Ma prima voglio che continuiamo così. Perché la mente… la mente è il primo orgasmo.”
Chiusi gli occhi, il suo respiro ancora nella testa. E capii: non era solo sesso. Era desiderio, era anticipazione. Era l’attesa di una piccola morte che ci avrebbe inghiottiti entrambi.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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