L’estasi doveva trasfigurarmi
PensieroStupendo80
La stanza odorava di sudore e di sesso. Le tende semi-chiuse filtravano una luce dorata che si posava sul suo corpo sopra il mio. Le sue mani mi tenevano i polsi bloccati contro il materasso mentre mi apriva le cosce con un ginocchio. Il suo cazzo, già duro e lucido di saliva, premeva contro la mia figa bagnata.
«Guardami», ordinò.
Lo guardai. Gli occhi scuri, le labbra semiaperte. Quando entrò in me lo fece di un solo colpo, fino in fondo. Un gemito mi uscì dalla gola, basso e rotto. Mi sentivo piena, stirata, invasata. Lui non si mosse subito. Restò conficcato dentro di me, respirando contro il mio collo, mentre i muscoli della mia figa gli si contraevano intorno per abituarsi alla sua misura.
Poi iniziò a scoparmi.
Lenti, profondi, quasi cerimoniali all’inizio. Ogni spinta faceva scivolare il glande contro il punto più sensibile, strappandomi un sospiro. Le sue anche battevano contro le mie. Il suono umido e osceno della nostra unione riempiva la stanza. Le mie unghie gli graffiarono la schiena quando accelerò. Il ritmo divenne più duro, più egoista. Mi sculacciava con il bacino, mi apriva di più, mi prendeva.
«Più forte», sussurrai.
Lui sorrise contro la mia bocca e mi accontentò. Mi voltò di scatto, mi mise a quattro zampe e mi rientrò da dietro con una spinta secca che mi fece emettere un urlo soffocato. Le sue mani mi afferrarono i fianchi con forza, le dita affondarono nella carne. Mi scopò come se volesse lasciarmi il segno, come se volesse farmi ricordare ogni centimetro. Una mano mi salì lungo la schiena, mi afferrò i capelli e mi tirò indietro, costringendomi ad inarcarmi mentre il suo cazzo andava e veniva dentro di me con violenza.
Sentivo ogni vena, ogni pulsazione. La mia figa scorreva, gocciolava sui suoi testicoli. Lui gemette, un suono gutturale, e rallentò solo abbastanza da farmi sentire quanto ero stretta intorno a lui.
«Vieni sul mio cazzo», ordinò. «Voglio sentirtelo pulsare.»
Una delle sue mani scese e trovò il mio clitoride. Lo strofinò con due dita, in sincronia con le spinte. Il piacere salì a valanga. Le gambe mi tremavano. La testa mi ronzava. L’estasi cominciava a montare, calda e inarrestabile, come un’ondata che stava per spezzarmi.
Venire non fu dolce. Fu violento. Un grido mi strappò dalla gola mentre la figa mi si contraeva a scatti intorno al suo cazzo. Le onde mi attraversarono il ventre, le cosce, fino alle dita dei piedi. Continuò a scoparmi attraverso l’orgasmo, allungandolo, strappandomi gemiti più acuti, quasi pianti. Solo quando mi sentì indebolire si liberò: un ultimo colpo fondo e sentii il calore del suo sperma riempirmi a getti, caldo e denso.
Rimanemmo così, ansimanti. Lui ancora dentro di me, il seme che cominciava a colarmi lungo le cosce. Il cuore mi batteva così forte che credevo potesse uscirmi dal petto.
Mi voltai lentamente. Lui mi guardava con gli occhi ancora oscurati dal piacere. Si chinò e mi baciò, lento, mentre il suo cazzo, ancora semi-duro, scivolava fuori da me con un suono umido.
Mi sdraiai sulla schiena, le gambe aperte, il corpo che pulsava ancora.
L’estasi doveva trasfigurarmi.
E in un certo senso lo aveva fatto.
Non ero più la stessa donna che, mezz’ora prima, si era spogliata con un sorriso quasi timido. Ora ero solo pelle, sudore, figa gonfia e desiderio ancora vivo. Allungai una mano, gli afferrai il cazzo viscido del nostro sesso misto e lo strofinai lentamente.
«Ancora», dissi a voce bassa.
«Voglio che mi trasfiguri di nuovo.»
Lui sorrise, già che induriva di nuovo tra le mie dita, e si chinò su di me.
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