Un’orgia di liquidi
PensieroStupendo80
Erano arrivati al tramonto. Otto persone, quattro donne e quattro uomini, tutti adulti, tutti consapevoli di cosa sarebbero venuti a fare. Nessuno aveva portato scuse o prefazioni. Avevano portato solo vino rosso, oli, e il corpo.
Sara fu la prima a togliere le scarpe e a camminare a piedi nudi sul cotto fresco. Aveva ventotto anni, tette pesanti che si muovevano sotto la maglietta leggera, e una figa già umida solo all’idea di quello che stava per succedere. Marco la guardava senza nascondersi, con il cazzo già mezzo duro nei pantaloni. Luca stava appoggiato al camino acceso, a bere direttamente dalla bottiglia. Giulia rideva basso mentre Elena e Chiara si scambiavano sguardi lunghi, già sapendo che si sarebbero prese a morsi a vicenda prima ancora che gli uomini le toccassero.
Non ci fu un segnale ufficiale. Non ci fu un “iniziamo”.
Ci fu solo il momento in cui Sara si alzò la gonna, si calò le mutandine bagnate e le lanciò sul tavolo di legno massiccio.
Poi si sedette a cavalcioni sulla faccia di Marco, premette la figa aperta contro la sua bocca e disse soltanto:
«Lecca. E non fermarti finché non mi viene»
Da lì in poi non ci fu più spazio per le parole educate.
Solo bocche, cazzi, fiche, culi e lo schiocco umido dei corpi che si prendevano senza pietà.
Il rumore umido della lingua di Marco contro la figa di Sara riempì la stanza insieme al crepitio del fuoco. Lei gli premeva il pube contro la bocca con forza, dondolandosi avanti e indietro, lasciando che le labbra gonfie e il clitoride duro gli sfregassero sui denti e sulla lingua.
«Più a fondo… succhiami il buco…» gemette, e lui obbedì, affondando la lingua nel canale caldo e bagnato, bevendo il sapore acido e dolce che già le colava sulle cosce.
Dietro di lei Luca si era già tolto i pantaloni. Il cazzo grosso e venato le sfiorò prima le natiche, poi le labbra del culo. Senza troppe cerimonie le sputò sopra, allargò le chiappe con le mani e spinse. La testa del cazzo entrò di forza nel buco stretto. Sara urlò, si piegò in avanti, le tette pesanti che penzolavano sulla faccia di Marco, e si fece aprire il culo centimetro dopo centimetro.
Luca non le diede tempo di abituarsi: iniziò a scoparla a spinte lunghe e profonde, il sacco che batteva contro la figa ancora leccata. Ogni spinta faceva uscire un gemito grosso dalla gola di Sara, e ogni volta che il cazzo le usciva quasi tutto, il buco rimaneva momentaneamente aperto, rosso e lucido di saliva e lubrificante naturale.
Accanto a loro Giulia era già in ginocchio sul cotto. Aveva un cazzo in bocca e uno in mano. Sputava, sbavava, li prendeva fino a farli sparire in gola. Quando il primo le sborrò, lei non deglutì: tenne lo sperma caldo sulla lingua, lo mostrò agli altri con un sorriso sporco, poi lo lasciò colare sul suo petto e se lo massaggiò sulle tette dure. Il secondo la prese per i capelli e le riempì la gola a sua volta, spingendo finché lei non tossì e gli occhi le lacrimarono.
Elena e Chiara si erano sdraiate una sull’altra, fiche contro fiche, scissor veloce e umido. I clitoridi si strofinavano, le labbra si aprivano e si chiudevano, i succhi si mescolavano. Due uomini le circondarono. Uno infilò il cazzo tra le loro fiche strofinate, spingendo e bagnandosi del liquido di entrambe. L’altro le aprì i culi e le scopò a turno, alternando un buco all’altro, lasciando lo sperma che colava da uno all’altro mentre le due donne si baciavano a bocca aperta, scambiandosi saliva e gemiti.
Il tavolo di legno massiccio divenne il centro dell’orgia. Sara vi fu sdraiata a pancia in su, le gambe divaricate al massimo, le caviglie tenute ferme. Luca le entrò in figa, Marco nel culo. La scoparono insieme, a ritmo sincrono, i due cazzi che si sentivano attraverso la sottile parete di carne. Sara urlava, piangeva di piacere, le unghie conficcate nel legno. Quando venne di nuovo le squirtò addosso a entrambi, un getto caldo che le scese lungo le natiche e sul tavolo.
Subito dopo Giulia le si sedette in faccia e le costrinse a leccarle la figa mentre veniva scopata a sua volta da dietro. Sara leccava, succhiava, beveva, mentre i due cazzi continuavano a entrare e uscire dai suoi buchi.
Elena si fece mettere in ginocchio e aprire il culo. Due uomini le entrarono insieme nel retto, allargandola fino al limite. Lei digrignava i denti, spitava, ma spingeva indietro contro di loro.
«Più forte… riempitemelo… fatevelo a pezzi…»
Quando sborrarono, lo sperma le uscì a fiotti dal buco allargato. Chiara si chinò e le leccò tutto, succhiando lo sperma caldo dal culo di Elena mentre un altro le entrava in figa da dietro e le riempiva anche quello.
Passarono le ore. Ogni buco fu usato, ogni cazzo succhiato, ogni figa e ogni culo riempito più volte. Sperma sulle tette, sui volti, tra i capelli, gocciolante dalle fiche aperte e dai culi roventi. Qualcuno si faceva pisciare in bocca. Qualcun altro leccava il cazzo ancora sporco di culo. Le donne si scambiavano lo sperma con baci profondi, lo sputavano l’una sull’altra, se lo strofinavano sulle tette e sulle fighe.
Quando finalmente si fermarono per un attimo, il pavimento di cotto era lucido di liquidi. Il camino crepitava ancora. Sara, sdraiata a gambe aperte, con lo sperma che le usciva da entrambi i buchi, mormorò con voce roca:
«Ancora. Non ho ancora finito.»
E ricominciarono.
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