L’altro mondo (in estasi)
PensieroStupendo80
«Che venga da me. Ho la stanza degli ospiti libera e non mi pesa.»
Così Giulia si era trasferita nell’appartamento di Chiara, al quarto piano di un palazzo tranquillo. Chiara aveva 42 anni, lavorava come architetta, era divorziata da sei e non aveva figli. Portava i capelli neri sempre raccolti in modo disordinato, aveva un corpo pieno, seni pesanti e fianchi larghi che le curve degli anni avevano solo reso più generose. Vestiva in modo semplice, quasi severo, ma quando era a casa indossava spesso solo una vestaglia di seta scura.
Le prime settimane furono normali. Cene insieme, chiacchiere sul lavoro e sullo studio, qualche film. Poi qualcosa cominciò a cambiare. Giulia si accorgeva di fissare troppo a lungo le mani di Chiara mentre cucinava, o il modo in cui la vestaglia si apriva appena quando si chinava. Chiara, dal canto suo, aveva notato i seni sodi della ragazza sotto le magliette strette, il culo tondo nei leggings, e soprattutto lo sguardo di Giulia: curioso, un po’ intimidito, ma mai distolto.
Una sera di metà ottobre pioveva forte. Giulia era tornata bagnata dal campus, i capelli scuri appiccicati al viso. Chiara le aveva preparato un tè e le aveva prestato una sua vecchia maglia oversized. Sedute sul divano, a poca distanza, il silenzio si era fatto pesante.
«Mi stai guardando da settimane», disse finalmente Chiara, con voce bassa. «Non è solo gratitudine, vero?»
Giulia arrossì violentemente, ma non negò. Scosse appena la testa.
«Ho… ho pensato a te. Di notte.»
Chiara posò la tazza. Si alzò, si avvicinò e si chinò su di lei. Il bacio arrivò lento, quasi cauto all’inizio, poi divenne affamato. La lingua di Chiara entrò nella bocca di Giulia senza chiedere altro permesso. Le mani della donna più grande scesero a stringere il culo della ragazza attraverso i leggings umidi, separando le natiche con decisione.
«Togliti tutto», ordinò Chiara, già con la voce roca.
Giulia obbedì. Si spogliò in piedi davanti al divano, restando nuda e tremante. Il monticello era rasato, le labbra già lucide. Chiara si tolse la vestaglia. I suoi seni pesanti caddero liberi, i capezzoli scuri e duri; tra le cosce un folto cespuglio nero che non aveva mai voluto eliminare.
«In ginocchio.»
Giulia si inginocchiò sul tappeto. Chiara le prese la testa con entrambe le mani e le premette il sesso contro la faccia.
«Leccami. Piano all’inizio. Voglio sentire la tua lingua.»
La ragazza obbedì. Passò la lingua tra le labbra gonfie e bagnate di Chiara, assaggiò il sapore intenso e salato, poi cercò il clitoride già turgido e lo succhiò delicatamente. Chiara gemette e cominciò a muovere i fianchi, strofinandosi sul viso di Giulia, macchiandole naso e mento dei suoi liquidi.
«Brava… così… più a fondo.»
Dopo diversi minuti Chiara la tirò su per i capelli e la spins e sul divano a pancia in su. Si mise a cavalcioni sul suo viso, questa volta in senso inverso, e si chinò a sua volta sulla figa giovane e rasata di Giulia. Cominciò a leccarla con lunghe passate lente, mentre la ragazza le corrispondeva sotto di lei, affondando la lingua dentro di lei.
Il suono bagnato dei loro sessi e i gemiti soffocati riempivano il soggiorno. Chiara infilò due dita nella figa stretta di Giulia e le pompò con ritmo deciso, cercandole il punto sensibile, mentre continuava a succhiarle il clitoride. Giulia si contorse, le cosce che le tremavano intorno alla testa di Chiara, e venne per la prima volta con un grido acuto, stringendo le dita nei capelli neri della donna più grande.
Chiara non si fermò. Continuò a leccarla e a scoparla con le dita finché Giulia non ebbe un secondo orgasmo, più lungo e tremante. Solo allora si sollevò, si sedette a gambe aperte sul divano e tirò la ragazza tra le sue cosce.
«Adesso sei tu che mi fai venire. Con la lingua e con le dita. Voglio venire sulla tua faccia.»
Giulia, ancora ansimante, si mise tra le cosce di Chiara e le infilò due, poi tre dita nella figa calda e stretta, mentre leccava e succhiava il clitoride gonfio. Chiara le tenne la testa premuta contro di sé, muovendo i fianchi con sempre più urgenza, fino a venire con un gemito basso e lungo, irrigidendosi e bagnando le labbra e il mento della ragazza.
Restarono così per un momento, respiro pesante, corpi sudati. Poi Chiara la tirò su e la baciò a fondo, assaggiando se stessa sulla bocca di Giulia.
«Stasera non hai ancora finito», mormorò contro le sue labbra. «Vai in camera. Ti voglio sotto di me per il resto della notte.»
Giulia la seguì senza dire una parola, il cuore che le batteva forte e le gambe ancora molli. Quella sera, tra le lenzuola di Chiara, imparò quanto potesse essere esigente e generosa una donna di quarantadue anni quando finalmente decideva di prendersi tutto quello che voleva.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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