Lui & Lei
Luca
26.01.2023 |
989 |
8
"Continuato a dare saliva, tanto che colava copiosa lungo l’asta e tra un gioco di mani e un guizzo la lingua, la spalmavo ovunque..."
Le vacanze quelle belle, luglio, serata calda ma non afosa, si disputava in campo partita di baseball, squadra locale contro squadra della costa adriatica, seduta sulle gradinate del Borghese, la mia attenzione veniva catturata da un paio di terga di tutto rispetto, il più bel culo di un uomo mai visto. Appariva di spalle, prima in piedi e ora si era seduto, proprio davanti a me, leggermente piegato in avanti a seguire con lo sguardo il battitore che lanciava. Da dietro il suo blue-jeans, facevan capolino un paio di boxer di cotone a righini. Ho sempre adorato questo tipo di biancheria, la trovo di una sensualità pari solo ad un bel slip.
Continuavo sfrontata ad osservarlo imperterrita, come un karma mi ripetevo: volere è potere così, mi decisi di scendere e di accorciare la distanza. Mi sedetti alla sua sinistra, regalandogli un sorriso tra il sensuale e divertito… a meno così, nel mio immaginario mentale, avevo deciso che fosse…
Ommioddio, non solo era bello il suo culo ma, altrettanto affascinante era tutto il resto, mi sudavano le mani e la saliva si era azzerata in bocca…
La polo, disegnava confini di un corpo maschio, fatto per essere avvinto tra le gambe…
Stavo sognando ad occhi aperti…
Se non avessi smesso, avrebbe potuto sentire il rumore dei miei pensieri più intimi.
La pelle emanava un profumo coinvolgente, le mie narici venivano assaltate da una tempesta di note muschiate, patchouli, ginepro che creano un effetto elegantemente esotico e misteriosamente selvaggio… un mix micidiale, avevo tutti i sensi in allerta.
Pensavo e, distintamente sentivo sempre più vicino il suo corpo, eppure, avevo fatto ben attenzione a non muovermi ed eppure…
Si volta verso di me, china il capo avvicinando la bocca al mio orecchio destro e mi sussurra: io ti sento.
Alzammo entrambi gli occhi, tenemmo così, abbracciato lo sguardo e in contemporanea sussurrammo i nostri nomi: Luca, Lavinia. Luca: Lavinia lo prendi… Lavinia: si. All’unisono ridemmo, cosa avevo accettato di prendere?, cosa Luca stava proponendo? Insomma, non gli avevo dato il tempo di terminare la frase.
Bastò un ulteriore occhiata per far si che entrambi ci alzassimo e ci dirigessimo verso l’ingresso.
In silenzio pieno di aspettative, lo seguivo. Salimmo nella sua auto, sportiva ed elegante come il proprietario, dirigendoci verso la costa; li a pochi km, c’era il piccolo porticciolo dei pescatori, a quell’ora non vi girava quasi nessuno.
Parcheggiò con i fari rivolti al mare, spense il motore, scendemmo dall’auto incamminandoci verso una panchina li vicina.
Quella sera per mia fortuna, avevo indossato a mo di vestitino, una camicia oversize, bianca e ai piedi, un texano rosso, amo il colore rosso, lo trovo molto passionale.
Sotto la camicia, un paio di boxer in seta da donna, che fungevano da short, con orlo svolazzante, morbido e sgambato da permettere alle dita, di seguirne confini semmai ci fosse stata occasione.
Raggiungemmo la panchina, Luca si sedette e m’invitò a sedermi su di lui, accompagnando l’invito vocale con il gesto della mano che si toccava la coscia, laddove voleva che io mi sedessi.
Di contro, scelsi di sedermi a cavalcioni su di lui, spalle al mare, guardavo Luca negli occhi, muovendo piano piano il bacino, roteavo leggermente, quasi in maniera impercettibile.
Sicuramente Luca ne percepiva ogni singolo movimento, il suo volto appariva contratto, una mimica facciale che lasciava poco spazio all’immaginazione, sentivo le sue mani, attanagliarmi i fianchi, mi teneva ben salda giù, natura contro natura, unica barriera gli abiti, i miei così sottili, i suoi un pochino più ruvidi ma, capaci di darmi lo stesso piacere e a farmi desiderare di avere di più.
Potevo sentire il suo stato di eccitazione, il suo membro si palesava nella sua turgidezza, pur restando ancora celato alla vista. Desideravo sentirlo, di sentirne sapore, consistenza, sennonché profumo.
Smisi di muovermi per, scivolare con il sedere verso il retro e, con le mani afferrai la fibbia, quella grande H che invitava al silenzio e a godere del momento.
Lentamente sgancio la fibbia, a seguire uno ad uno i bottoni del jeans. Nel compiere azione, scendo genuflessa tra le gambe di Luca, ogni azione compiuta, veniva accompagnata da una serie di mugolii. Luca guardava rapito il movimento delle dita.
Al termine dell’apertura, chino il volto nello spazio a V creatosi… il cazzo, si delinea sotto il tessuto, invitandomi al proseguo.
Socchiudo la bocca sul membro, attraverso il tessuto e nel mentre faccio scivolare un pochino i pantaloni per far sì che, che lo spazio gioco, ampliasse. Stavo bagnando di saliva tutta la tua biancheria, delineando i confini del tuo superbo membro.
Non potevi attendere oltre, con garbo ma deciso hai detto: togli tutto; Lavinia togli tutto! Il tempo di eseguire ordine che mi afferri la testa tra le mani e: apri la bocca Lavinia! Il tono è leggermente perentorio ma, il comando emesso è più un’implorazione, un desiderio malcelato di essere posseduto.
Guidata dalle tue parole, porto le labbra sulla tua cappella, succhio orgogliosa il tuo cazzo, bello, nervoso, misure ragguardevoli che occupavano sempre più spazio nella mia bocca.
Continuato a dare saliva, tanto che colava copiosa lungo l’asta e tra un gioco di mani e un guizzo la lingua, la spalmavo ovunque.
La tua pelle profumava di me, il membro scivolava trasversalmente tra le labbra in una sega bagnata. Il movimento veniva accompagnato da un crescendo di mugolii, prodotti da entrambi. Avevo la figa in fiamme…
La lingua spaziava ovunque, dal forellino sulla cappella, alla rima sottostante, carne tenera e sensibile. Stavo dando ritmo ad un bellissimo pompino, adagio, lento, veloce, a schicco dentro la bocca con la lingua che picchetta rigida.
Scendo fino ad accarezzare e ad avvolgerli tra le labbra, il pube glabro ne facilitava il fare. Sento Luca irrigidirsi sempre di più, aumento il mio movimento, conduco Luca in un vortice voluttuoso, un caleidoscopio di piacere…
Grugnisce come se fosse un’animale selvaggio, urlando tutto il suo piacere di maschio.
Mi tiene forte la testa sul suo cazzo e, sempre più in fondo spinge, forte. Sento una, due e più schizzate in bocca, non voglio disperdere neppure una goccia, deglutisco assaporando il tutto, così facendo lo rendo MIO. Luca mi solleva, mi bacia appassionatamente e nel farlo, inverte le parti, adesso mi ritrovo in ginocchio sulla panchina, con il corpo proteso in avanti.
Le mani di Luca scoprono lentamente e completamente il mio sedere, ad accompagnare i movimenti, il suono emesso man mano che aumentano le parti denudate.
Termini che in altri momenti, potevano rappresentare un’offesa ma, in questo momento, mi elevavano alla femmina che ero esaltando la parte più troia che vive in me.
Malgrado l’essere da poco venuto, il suo membro non sembrava aver perso quel vigore necessario per rendere possibile una penetrazione. Attendo fiduciosa di sentire il cazzo di Luca nella mia figa, oramai bagnatissima ma, a sorpresa, sento due labbra poggiarsi su, una lingua muoversi… Luca la sta leccando entrando sempre di più, dal basso verso l’alto, la sua lingua si districa tra clitoride e fiorellino grinzoso…mhmm, mhmm
Voglio godere, urlare di piacere, implorarti di non smettere … tu ansimi.
Il mio gemere accompagna e ritma il movimento del mio corpo voglioso che incontra la tua lingua, le tue mani serrano i miei glutei tondi e vellutati come una pesca e il succo che cola dalla figa, lo raccogli ghiotto, spalmandolo fino sopra al fiorellino che complice si protrae verso quella punta che lo sta stimolando, sospeso per un proseguo che sarà ma, al momento si è esaudito.
Ebbra di un orgasmo sublime, penso solo ad una cosa, io desidero questo uomo, voglio possederlo e da lui essere posseduta…
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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