tradimenti
Giulio&Giulia
07.05.2026 |
814 |
6
"Le mani scesero subito sulle sue natiche stringendole con decisione, spingendo il bacino di lei contro la sua erezione ormai evidente..."
Giulio&GiuliaIn due versioni:
LA STANZA DELLE PROMESSE
Nel dormiveglia, le note di “…io non posso stare fermo, con le mani nelle mani…” gli scorrevano addosso come una carezza trattenuta. Una promessa invisibile, di quelle che non si vedono ma si riconoscono subito. Era lo stesso richiamo che riempie l’aria quando il desiderio diventa attesa: un profumo senza nome, impossibile da replicare, che nasce soltanto tra chi sa offrirsi e chi è disposto ad accogliere.
C’era qualcosa di peccaminosamente puro in quell’istante. Nulla era ancora accaduto, eppure tutto sembrava già inciso nella pelle: nel respiro che cambiava ritmo, nei silenzi che si facevano complicità, nelle fantasie che iniziavano a confondere il confine tra immaginazione e realtà.
Gli tornarono alla mente uno sguardo, un sorriso, frammenti custoditi come segreti troppo vivi per essere dimenticati. Cercò rifugio in quei ricordi, inseguendo un piacere noto che, senza la presenza dell’altro, appariva improvvisamente incompleto. Perché il desiderio, da solo, è soltanto un’eco. Serve qualcuno che lo trasformi in vertigine.
Eppure quella simulazione imperfetta aveva funzionato. Aveva sfiorato il punto esatto in cui il corpo smette di mentire.
E lui aveva sempre saputo aspettare.
“…Sveglierò tutti gli amanti, parlerò per ore ed ore…”
Amanti. Sì, forse era proprio ciò che erano diventati ancora prima di sfiorarsi davvero.
Giulio viveva il matrimonio come un abito troppo stretto, elegante solo in apparenza. Giulia, invece, cercava disperatamente una risposta alla mancanza di passione che da tempo le svuotava le giornate. A casa il sesso era diventato un gesto meccanico, qualcosa da compiere più che da vivere.
Si erano conosciuti online. Conversazioni leggere all’inizio, poi sempre più intime, sempre più pericolose. Così, quando Giulio la vide entrare nel bar con il fiato corto e gli occhi vivi, capì immediatamente che nulla sarebbe rimasto innocuo.
Lei si scusò del ritardo scuotendo i capelli con naturalezza.
«Il traffico oggi è infernale… Io sono Giulia.»
Omonimi del destino.
Lui registrò ogni dettaglio in un istante: l’eleganza senza ostentazione, il viso autentico, privo di artifici, quella sensualità inconsapevole che appartiene solo alle donne vere. Sentì il desiderio attraversarlo immediatamente, profondo e fisico.
Parlarono a lungo, seduti in quel luogo che non apparteneva a nessuno dei due. Eppure, mentre le mani si sfioravano quasi per errore e gli sguardi si trattenevano un secondo più del necessario, nacque qualcosa di inevitabile.
Giulio, quarantacinque anni portati con fascino distratto, aveva quel ciuffo ribelle che continuava a ricadergli sulla fronte. Ogni volta lo sistemava con la mano, e quel gesto semplice sembrava una carezza promessa a qualcuno.
Quando decisero di spostarsi, nessuno dei due finse più di ignorare ciò che stava accadendo.
A pochi chilometri c’era un casale ristrutturato immerso nel silenzio, discreto abbastanza da custodire segreti.
Nell’auto lo spazio si riempì immediatamente della loro presenza. Del profumo di lei. Del respiro di lui. Dell’elettricità sottile che cresce quando due persone smettono di difendersi.
Se avessero dovuto dare un nome a quel momento, sarebbe stato semplice: felicità.
Alla reception, nel momento in cui le chiavi vennero appoggiate sul banco, entrambi allungarono la mano insieme. Le dita si intrecciarono naturalmente, e nessuno dei due ebbe fretta di lasciarsi.
Salirono così, mano nella mano.
Dopo, il ricordo si fece sfocato soltanto perché tutto accadde con un’intensità impossibile da trattenere interamente nella memoria.
La porta si chiuse alle loro spalle.
Giulio si avvicinò lentamente, guardandola come se volesse impararla a memoria prima ancora di toccarla. Il bacio arrivò profondo, paziente, fatto di labbra che si cercavano e si concedevano senza fretta. Non la stava semplicemente baciando: la stava assaporando.
Le mani di lui la guidarono a sé con desiderio deciso, e Giulia avvertì immediatamente il corpo dell’uomo contro il proprio, il linguaggio antico dell’attesa che finalmente prende forma.
Non esistettero più il giorno o la notte.
Lui volle spogliarla lentamente, come si scopre qualcosa di prezioso. Ogni centimetro di pelle ricevette un tocco, un respiro, un bacio trattenuto troppo a lungo.
Lei lo osservava mentre si liberava in fretta della giacca, della camicia, della cravatta. Restava addosso soltanto la tensione evidente del desiderio.
Quando le bendò gli occhi con la cravatta, Giulia capì di essersi affidata completamente a lui. I sensi si fecero più acuti. Ogni carezza sembrava amplificata, ogni respiro più vicino.
La bocca di Giulio scese lentamente lungo il suo corpo, e l’attesa divenne quasi insostenibile. Le mani esploravano, trattenevano, invitavano. Lei sentiva il proprio corpo rispondere senza più esitazioni, aprirsi al piacere come se fosse stato creato proprio per quel momento.
La stanza si saturò di elettricità.
Giulio la desiderava con una fame calma e profonda, senza fretta, come chi vuole ricordare ogni reazione, ogni brivido, ogni sospiro. E Giulia si lasciava attraversare da quella devozione carnale, incapace ormai di distinguere dove finisse il desiderio e dove iniziasse il bisogno.
Quando finalmente i loro corpi si unirono, non ci fu violenza né dolcezza assoluta: soltanto una passione autentica, intensa, quasi inevitabile. Un ritmo che cresceva insieme ai respiri, alle mani intrecciate, ai gemiti trattenuti contro la pelle dell’altro.
In quelle spinte c’erano tutte le promesse taciute, i sogni nascosti, le mancanze accumulate negli anni.
Era sesso, certo. Ma era anche riconoscersi.
E ciò che era iniziato con l’urgenza del desiderio si concluse in un bacio lento, quasi reverente. Come se entrambi avessero capito che quella notte non sarebbe finita davvero con l’alba.
FAME
Nel dormiveglia, le note di “…io non posso stare fermo, con le mani nelle mani…” gli scorrevano addosso come dita invisibili. Lente. Provocatorie. Lo stesso effetto che ha il desiderio quando non può ancora esplodere: resta sospeso nell’aria, vibra sotto pelle, si insinua nei pensieri fino a diventare ossessione.
C’era qualcosa di sporco e magnifico in quell’attesa.
Non era ancora successo nulla, eppure il corpo già sapeva. Il respiro si spezzava da solo, le fantasie prendevano forma, la pelle sembrava ricordare in anticipo ciò che avrebbe provato.
Gli tornarono alla mente uno sguardo e un sorriso. Troppo vivi per essere archiviati come semplici ricordi. Cercò rifugio lì, in quelle immagini, inseguendo un piacere che da solo non bastava più. Perché il desiderio ha bisogno di carne, di odore, di saliva. Ha bisogno dell’altro.
E lui sapeva aspettare.
“…Sveglierò tutti gli amanti…”
Amanti. Sì, lo erano diventati ancora prima di toccarsi.
Giulio era stanco di un matrimonio consumato nell’abitudine, dove il sesso era ormai un gesto automatico, privo di fame. Giulia, invece, viveva nel vuoto di carezze meccaniche e orgasmi simulati. Aveva dimenticato cosa significasse sentirsi desiderata davvero.
Si erano conosciuti online. Messaggi inizialmente innocenti, poi sempre più carichi di sottintesi. Ogni parola aggiungeva tensione. Ogni notte diventava più difficile ignorare ciò che stava nascendo.
Quando Giulio la vide entrare nel bar, trafelata e bellissima nella sua semplicità, capì immediatamente che avrebbe voluto sporcarsi di lei.
«Scusami il ritardo… il traffico oggi è infernale.»
Lui sorrise senza rispondere subito. Era troppo impegnato a guardarla.
Elegante senza sforzo. Vera. Nessun artificio, nessuna maschera. Solo quella sensualità naturale che colpisce allo stomaco e scende immediatamente più in basso.
La reazione del suo corpo fu istantanea.
Parlarono a lungo, ma entrambi sapevano che le parole erano solo un preludio. Ogni sfiorarsi sembrava studiato. Ginocchia che si cercavano sotto il tavolo. Mani che indugiavano troppo. Sguardi che scivolavano sulle labbra dell’altro.
Giulio continuava a sistemarsi quel ciuffo ribelle sulla fronte, e Giulia trovava quel gesto incredibilmente eccitante. C’era qualcosa di maschile e inconsapevolmente erotico in quel modo di muoversi.
Quando decisero di lasciare il bar, nessuno dei due fece finta di non sapere dove sarebbero finiti.
Il casale era immerso nel silenzio.
Durante il tragitto in auto, l’abitacolo si riempì di tensione sessuale. Il profumo di lei lo stava facendo impazzire. Ogni volta che cambiava marcia, la sua mano sfiorava la coscia di Giulio. Lui tratteneva il respiro.
Felicità, pensò.
Alla reception, mentre la chiave veniva appoggiata sul banco, le loro mani si incontrarono. Nessuno la ritirò.
Salirono in stanza così, intrecciati.
La porta si chiuse alle loro spalle e il mondo smise di esistere.
Giulio le si avvicinò lentamente, guardandola con fame. Poi la baciò.
Non fu un bacio dolce. Fu un’invasione.
Lingue che si cercavano, denti che mordevano piano le labbra, respiri spezzati. Lui la stava degustando come qualcosa di proibito. Le mani scesero subito sulle sue natiche stringendole con decisione, spingendo il bacino di lei contro la sua erezione ormai evidente.
Giulia gemette appena contro la sua bocca.
Lui iniziò a spogliarla lentamente, con una cura quasi crudele. Ogni centimetro di pelle scoperta riceveva un bacio, una lingua lenta, un morso leggero. Voleva sentirla tremare.
Lei restò seminuda davanti a lui mentre Giulio si liberava velocemente di giacca, cravatta e camicia. I pantaloni trattenevano a fatica il desiderio ormai duro e pulsante.
Quando lei lo sfiorò sopra il tessuto, trattenne il fiato.
La percezione fu immediata: grosso. Caldo. Vivo.
Giulio sorrise vedendo il modo in cui lo guardava.
Poi prese la cravatta e le bendò gli occhi.
«Lasciati andare.»
Da quel momento tutto diventò sensazione.
Le mani di lui scivolarono sui seni, stringendoli pieni nei palmi. I pollici giravano lentamente intorno ai capezzoli già duri, prima di intrappolarli tra le dita facendola sussultare.
La bocca scese lungo il ventre di Giulia. Lingua calda. Respiri sporchi. Baci umidi che la fecero inarcare.
Quando raggiunse il centro del suo desiderio, si fermò un istante soltanto per guardarla.
Bella.
Le gambe aperte. Il corpo teso dall’attesa. Il profumo del sesso già nell’aria.
Le passò la lingua lentamente tra le labbra intime, assaporandola senza fretta. Giulia gemette subito, portando le mani tra i capelli di lui, spingendolo contro di sé.
Giulio la mangiava con avidità controllata. Lingua lenta, poi profonda. Morsi leggeri. Saliva e umori che si mescolavano.
«Giulia…»
Lei ansimava il suo nome come una supplica.
Lui sentiva il cazzo duro e dolorante contro i pantaloni, ma non voleva ancora prenderla. Voleva farla impazzire prima.
La sollevò sulla scrivania della stanza aprendole le gambe davanti a sé. Continuò a leccarla guardandola perdere controllo, fino a quando il bisogno diventò insostenibile per entrambi.
Liberò finalmente la sua erezione e la fece scorrere lentamente tra le labbra bagnate di lei.
Giulia si mosse istintivamente cercandolo.
«Ti prego…»
Quelle parole gli fecero perdere lucidità.
La penetrò con forza, senza più misura.
Entrambi gemettero nello stesso istante.
Era stretta, calda, bagnata. Ogni spinta affondava più a fondo, sempre più intensa. Giulio la prese stringendole i fianchi, sentendo il corpo di lei accoglierlo completamente.
Non c’era più dolcezza ormai. Solo bisogno.
I colpi diventavano più duri, più veloci. La scrivania sbatteva contro il muro mentre Giulia ansimava il suo nome senza riuscire a fermarsi.
In quelle spinte c’erano anni di frustrazione, fantasie taciute, desideri repressi.
Giulia era sua in quel momento.
E lui glielo stava dicendo nel modo più carnale possibile.
Quando tutto finì, restarono immobili, ancora uniti, respirando addosso l’uno all’altra.
Poi Giulio cercò la sua bocca.
Un bacio lento. Profondo. Quasi devoto.
Come la promessa silenziosa che quello non sarebbe stato l’ultimo peccato.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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