Sapiosex
È con lei che ho vissuto una delle migliori scopate della mia esistenza.
Ci eravamo ritagliati un pomeriggio al Maxim, tra idromassaggio, cioccolato fondente e rum Zacapa. Tra una pausa e l'altra, mentre stavamo scopando, mi feci raccontare di una sua vecchia avventura erotica.
Qualche tempo prima era stata a Roma a casa di un'amica, anche lei attiva nel mondo della musica classica. Durante quel breve soggiorno, una sera erano rientrate a casa insieme a due colleghi. L’amica, gran libertina, aveva iniziato a fare sesso a tre con i due uomini, per poi invitare Valentina ad unirsi al gioco. Vuoi perché la situazione si era fatta incandescente, vuoi per l'alcol che l'aveva disinibita, alla fine anche lei si era lasciata andare, arrivando a fare un pompino a uno dei due.
Quando me lo aveva confidato per la prima volta, mi era sembrata sfiorata dal pentimento. Lì per lì non dissi nulla, feci il superiore, l’uomo di mondo. In realtà quel racconto, pur spezzato dal suo rimorso e da un velo di vergogna, mi aveva eccitato da morire anziché rendermi geloso. Mi piaceva l’idea che fosse un po’ puttana; del resto eravamo amanti, e quella condizione di per sé ci rendeva entrambi poco inclini alla fedeltà.
Ma quella volta, mentre le ero dentro, la storia mi tornò in mente. Iniziai a sussurrarle nell’orecchio di raccontarmela di nuovo. Non le permisi di liquidarla con poche parole: andai a fondo, esigendo ogni minimo dettaglio. Più lei parlava, più la mia eccitazione saliva. Non mi interessavano tanto le posizioni o la dinamica anatomica, quanto le sue sensazioni: volevo sapere se si fosse davvero eccitata, se l'avesse fatto perché quell’uomo la attirava o soltanto per non essere da meno della sua amica.
Più i particolari emergevano, più il desiderio diventava viscerale. Era un misto di ipereccitazione e desiderio di possesso, un'avidità che si concretizzò nel volerla prendere ovunque — nella figa, nel culo, nella bocca — fino a venirle copiosamente sul viso.
Alla fine eravamo devastati. Io, spossato dallo sforzo fisico; lei, svuotata dall'essere stata costretta a scendere nei dettagli di quella serata. Aveva fatto sesso con un uomo che non la attraeva affatto, che non era il suo tipo, con un corpo flaccido, un cazzo banale e la pelle sudata per l'alcol e la coca. Lei, femminista convinta, si era lasciata trascinare in uno dei cliché più scontati della borghesia romana, e adesso aveva dovuto fare i conti con se stessa, con il proprio humus culturale e con la sua sete di affrancamento. E, soprattutto, aveva dovuto confessarlo all’uomo che amava.
Scopare la mente.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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