ricordi di "lavoro"..
Io ero sposato con una donna frigida: si scopava raramente e quelle poche volte sentivo che lo facesse più per dovere che per interesse o piacere. Sta di fatto che, più si andava avanti, più la sessualità svaniva.
Io e Veronica lavoravamo nello stesso ufficio. Ci occupavamo della progettazione e della gestione dei servizi che acquisivamo nelle gare d’appalto, oltre a tante altre incombenze. Per lungo tempo, per quanto lei non passasse affatto inosservata, non l’avevo mai vista sotto la luce di una piacevolissima storia di sesso. Oltre al lavoro ci si fermava a prendere un caffè, qualche volta in pausa pranzo si andava in uno dei locali vicino all’ufficio, e successivamente ci si allargò andando a cena con altri colleghi. Ma tutto finiva con simpatiche chiacchiere, risate, un bacetto della buonanotte e nulla più.
Nel tempo la confidenza andò ad aumentare. Lei mi parlava della sua insoddisfazione con questo coglione; io della mia vita indisciplinata, fatta di storie con donne diverse — un po' per sopperire alla mancanza di sesso in coppia, ma anche per una naturale indole a essere fedifrago: mi piacciono le donne e non resisto.
Una sera di un’estate incipiente facemmo tardi in ufficio: dovevamo consegnare un progetto il giorno seguente ed eravamo all'ennesima rilettura del testo. Mi alzo e vado verso la macchinetta del caffè; le chiedo se ne vuole uno, lei annuisce. Prendo i caffè e torno alla scrivania. Passandole da dietro appoggio il suo bicchiere, faccio ancora un passo e poggio anche il mio. Torno indietro e do un'occhiata al testo che aveva sul monitor: era alle ultime righe. Istintivamente le appoggio le mani sulle spalle; lei non dà segno di fastidio. Inizio così a muovere lentamente le dita sulle spalle e nella zona cervicale. Lei si sgranchisce, stende il collo e mi fa: «Ora sì, ci vorrebbe un bel massaggio decontratturante».
Lo prendo come un segnale per andare avanti. Mi faccio più audace e continuo a massaggiare: collo, scapole, spalle. Lei cerca una posizione più comoda e si rilassa ulteriormente. Mentre la massaggio, inizio a scorgere nella scollatura della camicetta i suoi seni prosperosi: aveva una tetta misura terza e l'altra quarta, ma entrambe sode e perfette nella loro diversità. Continuo imperterrito e allargo sempre più l’area del massaggio. Sotto la camicia indossa un reggiseno molto leggero, un po' sportivo, quasi trasparente. Noto che i capezzoli premono sul tessuto: sono talmente turgidi da rigonfiare persino il cotone della camicetta. Leggo la cosa come un segnale di ulteriore disponibilità. Le mani iniziano d'istinto ad allungarsi sui seni, sfiorando inizialmente i capezzoli da sopra il reggiseno, per poi infilarsi sotto fino a toccarne la pelle sensibile.
Il mio cazzo reagisce come solo quello di un quarantenne può reagire: diventa duro e inizia a premere sotto i pantaloni che, essendo un po' larghi, gli lasciano spazio per mostrare tutta la sua baldanza. Giro la sedia sulla quale lei è ancora seduta, la aiuto a mettersi in piedi e iniziamo a baciarci come due giovani innamorati. Le nostre lingue si intrecciano, esplorano le cavità orali, le labbra si mordono e la passione cresce ogni secondo di più. Le slaccio uno ad uno i bottoni; apro la camicetta, che finisce a terra. Guardo i suoi seni, slaccio il reggiseno — che va a fare compagnia alla camicia — e mi abbasso il giusto per prendere tra le labbra quei capezzoli induriti. Lei ansima. Indugio ancora sulle tette, mentre le mani corrono su tutto il suo corpo. Cerco un modo per sfilarle la gonna-pantalone — maledetti abiti strani — e ci riesco: ora ho tra le mani le sue chiappe sode. La giro un attimo per ammirarle: un culo da sballo (per inciso, a me i culi piacciono da morire).
La rigiro. Lei asseconda ogni mia intenzione, come se la intuisse in anticipo, e anzi la facilita. Si siede leggermente sulla scrivania mentre le mie mani sono dappertutto. Le tolgo gli slip; una bava di umori li segue fino a terra. Le mie dita entrano nella sua fica: l’estasi.
Continuiamo a baciarci e a toccarci. Lei allunga le mani sul mio cazzo e lo libera dai pantaloni, che restano giù fino alle caviglie. Io non resisto: mi abbasso, le allargo le gambe e la faccio reclinare ancora di più sulla scrivania. Lei, con un colpo da maestro, allontana tastiera e monitor. Ora è aperta, comoda, bagnata, troia.
Mi fiondo con la bocca sulla sua fica. Lecco, affondo la lingua, il naso; mi inebrio dei suoi odori. Lei mi prende la testa e me la spinge ancora di più sul sesso, implorandomi di continuare. La accontento immediatamente: lingua, labbra, dita. Lei ansima ancora di più, io mi arrapo all'inverosimile: ho il cazzo in fiamme e lei la figa allagata. Continuiamo a essere i più porci possibili. Nella foga finisco per infilarle prima un dito e poi altri due nell’ano. Mi stupisco di tanta generosità: sento lo sfintere stringermi le dita, il clitoride sempre più esposto e la mia lingua che lo tormenta. Lei continua a dirmi di non fermarmi. Tento persino di affondare il quarto dito nel culo e lei spinge le natiche verso la mia mano... Ok, penso, se ci riesco, vuol dire che anche il culo sarà mio.
A un certo punto mi spinge forte la testa sul suo sesso. Con quattro dita nel suo ano, lei ha diversi sussulti. Geme sempre più forte, si morde le labbra e finalmente si lascia andare a un lungo orgasmo.
Ho il viso madido dei suoi umori. La vedo con gli occhi strabuzzati; respira profondamente e si lascia andare sulla scrivania. Mi avvicino e la bacio appassionatamente: ora anche la sua bocca sa di figa.
Appena ripresasi, si alza, si siede sulla sedia e mi fa accomodare sul bordo della scrivania. Prende il mio cazzo in bocca e inizia un lungo e appassionante pompino. Più va avanti e più realizzo che sta per essere il miglior pompino mai ricevuto: la lingua percorre il cazzo dappertutto, le labbra si chiudono sulla cappella creando un incredibile risucchio, poi si aprono e lei affonda con la testa, prendendolo tutto in bocca. Non ho un cazzo da pornostar, ma i miei diciotto centimetri sono decisamente di suo gradimento.
Continua il suo lavoro di bocca finché arrivo al parossismo. Non riesco a trattenermi e le dico di smettere perché sto per venire — mi sembra eccessivo venirle in bocca la prima volta. Lei però sposta le mie mani che cercavano di allontanarla, e inizia a muoversi sempre più velocemente. Non ho più le forze per resistere: vengo urlando e copiosamente. Sento che le riempio la bocca, ma lei non si stacca: trattiene lo sperma in gola, aspetta che anche l’ultima goccia sia uscita, poi si ritrae, mi guarda, sorride e ingoia.
La faccio alzare e ci baciamo di nuovo: ora le nostre bocche sanno di figa e di cazzo. Ci guardiamo e ridiamo di gusto. Diamo un'occhiata intorno: sono le 21:30, siamo soli in ufficio. Due incoscienti: qualche collega, per pura casualità, sarebbe potuto rientrare per aver dimenticato qualcosa e si sarebbe trovato di fronte a uno spettacolo porno. Ridiamo all'eventualità e facciamo per rivestirci, ma il mio lato feticista prende il sopravvento e le chiedo il perizoma. Lo porto alle narici e, guardandola negli occhi, lo annuso delicatamente. Lei sorride e mi strizza l'occhio.
Finiamo di rivestirci, prepariamo le nostre cose e chiudiamo la porta. Una volta in strada, un ultimo timido bacio.
«Ciao Veronica!»
«Ciao Gio! A domani, buona serata.»
«Anche a te.»
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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