Lui & Lei
Stanco di chiedere
17.07.2025 |
672 |
2
"Se mai qualcuno si chiederà dov’è finito quell’uomo che faceva tutto per amore… ditegli che ha smesso..."
Paolo aveva quarant’anni e portava sulle spalle un’esistenza costruita con disciplina, rispetto e una struggente speranza d’amore. Non era un uomo comune. Era uno di quelli che si prende cura, che impara a cucinare bene per far felice chi ama, che piega le lenzuola con precisione, che si sveglia prima per preparare il caffè anche quando ha dormito male.Fisicamente si teneva in forma: corpo asciutto, addominali segnati senza ostentazione, il viso dai lineamenti delicati ma virili, lo sguardo intenso di chi ascolta davvero. Leggeva molto, lavorava con successo, aveva amici sinceri. Era ironico, gentile, sensuale. Eppure, nella sfera più intima e profonda, quella dell’amore e del desiderio, era come se la vita si fosse divertita a umiliarlo.
Da cinque anni conviveva con Marta. Una donna che un tempo lo aveva guardato con occhi accesi, che lo cercava a ogni ora del giorno, che si eccitava solo nel sentirlo tornare a casa. Ma da tempo tutto era cambiato. Lei era ancora bella, affascinante, con quel modo raffinato e sicuro di mostrarsi al mondo… ma nei suoi confronti era diventata fredda. Quasi gelida.
Non c’era stato un litigio preciso, una rottura violenta. No. Solo una lenta, costante erosione dell’affetto, del desiderio, dell’attenzione. Marta chiedeva molto—“Mi lavi i capelli? Puoi farmi una tisana? Mi massaggi la schiena?”—e Paolo era sempre pronto. Si prendeva cura di lei come pochi uomini sanno fare: le sistemava l’armadio, le stirava i vestiti, le faceva trovare il bagno caldo con candele profumate quando tornava stanca. Ogni sera, senza che lei glielo chiedesse, le massaggiava i piedi doloranti. E lei, a volte, si addormentava sotto le sue mani. Senza nemmeno dire “grazie”. Senza mai pensare che forse anche lui, ogni tanto, avrebbe avuto bisogno di qualcosa. Di essere abbracciato. Toccato. Visto.
L’intimità tra loro si era spenta. Non facevano più l’amore. Marta diceva sempre “ho mal di testa”, “sono stanca”, “non ho voglia”. Paolo non era uno che pretendeva. Non era mai stato uno di quelli che “devono” scopare per sentirsi uomini. Ma desiderava. Dio, quanto desiderava. Desiderava lei. Non solo il suo corpo—che pure bramava con fame mai sazia—ma tutto di lei. Le sue pieghe più intime, la sua pelle sotto le dita, il suo odore dopo la doccia, la sua voce che gemeva piano, il suo sguardo perso nel piacere.
C’erano sere in cui provava a baciarla sul collo, lentamente, a sfiorarle la schiena nuda con le labbra, a infilarle la mano tra le cosce mentre guardavano un film. Ma lei si irrigidiva. “Paolo, dai. Ho avuto una giornata pesante. Che palle, sembri un adolescente in calore.”
Quella frase lo trafisse. Avrebbe voluto urlare. Dirle che no, non era un adolescente in calore, ma un uomo affamato d’amore. Che da mesi faceva tutto, tutto, per lei, e non riceveva nemmeno un bacio, nemmeno una mano sulla schiena, nemmeno un "come stai davvero?"
Quella notte si chiuse in bagno e si masturbò, piangendo. Lo fece pensando a Marta, sì, ma non a quella che ora lo rifiutava. Pensava alla Marta di un tempo, che gli baciava il petto, che si sedeva sopra di lui cavalcandolo lentamente, guardandolo negli occhi, stringendolo con le cosce come se non volesse lasciarlo mai. Pensava a quando le leccava il clitoride per minuti, senza fretta, con gioia, e lei godeva a voce alta, graffiandogli le spalle. Pensava a quando lei gli sussurrava "scopami ancora, fammi venire di nuovo". Era passato più di un anno dall’ultima volta.
Poi, una notte, mentre sistemava la cucina dopo aver preparato una cena elaborata—per lei, per sorprenderla—Paolo notò che Marta non c’era più in salotto. Entrò in camera. Lei era già a letto, col cellulare in mano. Lui, con tono quasi implorante, le disse: “Amore… potresti farmi un massaggio stasera? Ho davvero male alla schiena, oggi ho fatto mille cose.”
Lei nemmeno alzò gli occhi dallo schermo. “Ma dai, Paolo… sempre con queste lagne. Sei più delicato di me, giuro. Sei pesante.”
Fu la fine. Qualcosa dentro di lui si spezzò. Non fu rabbia. Fu vuoto. Profondo. Incolmabile.
Quella notte Paolo si iscrisse a un sito di incontri. Non per tradire Marta. Ma per respirare. Cercava un segno di vita. Una voce femminile che gli dicesse “mi piaci”, “ti vedo”, “ti desidero”. Scrisse messaggi sinceri. Niente volgarità, niente frasi copia-incolla. Parlava di sé, della voglia di prendersi cura, del piacere di dare. Diceva: “Mi piace far godere, ascoltare il corpo, capire i desideri nascosti.” Ma nessuna risposta. Nemmeno un "ciao".
Dopo giorni e giorni, centinaia di messaggi, niente. Il vuoto, ancora. Più totale. Più crudele.
Cominciò a bere. Una birra dopo cena. Poi due. Poi bottiglie intere di gin o whisky. Gli occhi si fecero spenti. Il corpo, svogliato. Ma ancora… puliva casa. Faceva la spesa. Lavava i piatti. Marta non si accorgeva di nulla.
Fino a una sera. Era un giovedì. Paolo aveva cucinato un risotto al tartufo, il suo piatto forte. Aveva acceso le candele. Marta arrivò, parlando al telefono, e si limitò a dire: “Non ho fame. Mangia tu.” Poi si chiuse in camera. Nemmeno un bacio, nemmeno uno sguardo.
Paolo sedette a tavola. Guardò il risotto raffreddarsi. Bevve tre bicchieri. Poi si alzò. Prese un foglio. Scrisse:
“Ho dato tutto. Ho massaggiato, cucinato, atteso. Ho trattenuto le mani e le lacrime. Ho amato anche quando non mi amavi più. Le donne mi hanno svuotato. Tu, più di tutte. Non cerco più. Non aspetto più. Se mai qualcuno si chiederà dov’è finito quell’uomo che faceva tutto per amore… ditegli che ha smesso. E basta.”
Poi uscì di casa.
Il giorno dopo, la casa era silenziosa. Marta si svegliò tardi. Si accorse dell’assenza solo a metà pomeriggio. Non c’erano messaggi. Niente telefono. Niente biglietto. Solo ordine, profumo di pulito, e… assenza.
Passarono i giorni. Nessuno riuscì a rintracciarlo. Amici, colleghi, parenti. Niente. Nessuna traccia. Nessun avvistamento. Sparito. Come inghiottito da una voragine.
Solo allora Marta iniziò a sentire il gelo. E il vuoto. Ripensò a tutte le notti in cui lui l’aveva massaggiata, abbracciata, aspettata. A tutti i giorni in cui lui si era occupato di tutto, senza mai chiedere davvero nulla. Ripensò a quella volta in cui lui, con voce rotta, le aveva chiesto solo un massaggio ai piedi. E lei lo aveva deriso.
Lo vide in ogni angolo di casa. Ma lui non c’era più.
E nessuno lo trovò mai più.
Solo quel biglietto, lasciato lì, tra un cassetto ordinato e una camicia appena stirata.
L’ultima carezza era stata la sua.
E non gliel’avevano mai restituita.
Relazione in crisi tradimento emotivo vuoto interiore abbandono improvviso disillusione amorosa fine di un amore
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Stanco di chiedere :

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
