Lui & Lei
Lo spareggio
16.07.2025 |
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"Un orgasmo pulito, sincero, che la lasciò stesa, ansimante, con la pelle accaldata e il sorriso di chi si sente vista, amata, goduta..."
Avevo poco più di vent’anni, e addosso quell’energia tipica di chi non ha ancora conosciuto le delusioni vere. Quel momento perfetto in cui la pelle è sempre tesa, gli ormoni sempre svegli, e ogni occasione sembra un invito a spingersi oltre.Conoscevo Laura da tempo. Un’amica vera, in senso classico. Ma da qualche mese la nostra amicizia aveva preso una piega molto più… orale.
Ci scrivevamo spesso, ci vedevamo la sera, facevamo due chiacchiere, poi lei saliva in macchina con me. E quasi sempre finiva con un pompino memorabile, lì, nei parcheggi nascosti tra le siepi, nei vicoli bui del paese.
Era diventata brava, Laura. All’inizio aveva un tocco goffo, insicuro, ma curioso. Col tempo, invece, aveva imparato a conoscermi: il mio ritmo, i miei gemiti, le espressioni del mio volto mentre salivo.
Sapeva quanto poteva spingersi, quando rallentare, quando affondare la gola. Avevamo solo una regola, stabilita da lei: “Avvisami prima di venire, non mi piace la sorpresa.”
La rispettai, per un po’. Fino a quella sera.
Era stata particolarmente intensa, più coinvolta del solito.
Mi succhiava con la testa ferma, gli occhi alzati, come se volesse ipnotizzarmi. Sentivo il piacere salire in fretta, e qualcosa dentro di me decise: non la avviso.
E venni. Tutto in gola. Un’esplosione improvvisa, abbondante.
Lei si irrigidì per un attimo, ma poi deglutì tutto, senza staccarsi. Si pulì con il dorso della mano, mi guardò con un sorrisetto stanco e disse:
— Sei proprio uno stronzo. È amaro.
Ma non c’era rabbia, solo complicità, quasi una fierezza segreta.
Da quella sera, ogni volta che ci vedevamo, lei beveva qualcosa prima di iniziare. Diceva che la birra ghiacciata toglieva l’amaro. E così, tra un sorso e l’altro, il nostro piccolo rituale si ripeteva.
Quello che Laura non sapeva è che sua sorella minore, Giada, era tornata a farsi viva.
Qualche anno più giovane di me, un tempo era solo una ragazzina con cui mi ero scambiato un paio di baci a una festa.
Ma adesso era cresciuta. E si vedeva.
Una bellezza fresca, acerba ma spavalda, con quella sicurezza di chi ha scoperto di piacere e vuole vedere fino a dove può spingersi.
Mi scrisse un pomeriggio: “Sono da sola. Vieni a farmi compagnia?”
Il messaggio suonava innocente. Ma il tono… no, quello non lo era affatto.
Arrivai da lei con un paio di birre fredde.
Mi aprì la porta con un sorriso da film, vestita con pantaloncini corti e una canottiera sottile che lasciava intravedere tutto il necessario.
Era estate, e l’aria era già carica di promesse.
Ci sedemmo sul terrazzo. Fumammo qualche sigaretta, ridemmo per cose senza senso.
C’era qualcosa nei suoi gesti, nello sguardo che lanciava e poi toglieva, nel modo in cui passava la lingua sulle labbra tra un sorso e l’altro.
Poi, d’un tratto, mi disse:
— Oggi mi sono depilata la patatina. La vuoi vedere?
Il mio sorriso fu la risposta.
Si lasciò andare sulla sedia, aprì le gambe, e con due dita spostò il bordo del pantaloncino e della mutandina.
Apparve una figa liscia, chiara, perfetta, e lucida di eccitazione.
Lì, sul terrazzo, a pochi metri dalla strada.
Era un invito troppo chiaro per essere frainteso.
— Posso darle un bacio? — le chiesi.
Lei si alzò, mi prese per mano e mi portò in camera.
Appena fu sul letto, le sfilai i pantaloncini e le mutandine.
Ogni centimetro di pelle che si mostrava era una scoperta.
Aveva un odore fresco, intenso, naturale.
Mi inginocchiai tra le sue cosce e cominciai a baciarla, piano, come si bacia qualcosa che si teme di rompere.
La lingua seguiva il contorno delle labbra, poi il centro, poi il clitoride.
Lei si muoveva piano sotto di me, le mani tra i capelli, le gambe che ogni tanto si chiudevano per il piacere, poi si riaprivano da sole.
Era bagnata da subito. Tanto.
Il sapore era forte, avvolgente, e il suo corpo rispondeva ad ogni tocco, ad ogni pressione della lingua.
In pochi minuti la sentii inarcare la schiena, stringermi la testa con le gambe, e poi lasciarsi andare in un gemito trattenuto.
Era venuta. Piena. Vera.
Non finta, non costruita.
Un orgasmo pulito, sincero, che la lasciò stesa, ansimante, con la pelle accaldata e il sorriso di chi si sente vista, amata, goduta.
Poi si alzò, mi spogliò con lentezza e mi prese in bocca senza dire nulla.
Non aveva l’esperienza di Laura, ma aveva desiderio, dolcezza e fame.
Lo faceva con trasporto, con dedizione. Ogni tanto si fermava a guardarmi, con gli occhi lucidi e pieni, il respiro caldo sul glande, e poi tornava giù, più a fondo.
Quando sentii che stavo per venire, provai a fermarla.
— Giada... — sussurrai.
Ma lei mi guardò da sotto, con uno sguardo sereno, quasi tenero, e scosse appena la testa.
Continuò, sicura.
Venne tutto in gola.
Deglutì lentamente, poi si staccò con un piccolo sospiro e un sorriso caldo, quasi orgoglioso.
— Mi piace… tanto.
La sua voce era morbida, appagata.
Non lo diceva per compiacermi, ma perché lo aveva sentito davvero: quella cosa intima, totale, che si prende tutto e lascia dentro una scia.
Ci rivestimmo in silenzio, ma un silenzio denso, complice.
Tornammo sul terrazzo. Un’altra sigaretta, con un sapore diverso, denso, animale.
Tornando a casa avevo ancora addosso l’odore della sua pelle.
Dopo cena, mentre l’acqua della doccia scorreva, presi il telefono.
Scrissi a Laura: “Ti va di bere qualcosa?”
Mezz’ora dopo era in macchina con me.
Era elegante, truccata appena.
Mi guardò, mi accarezzò la coscia, e senza nemmeno parlare si chinò tra le gambe.
Un pompino lungo, lento, ipnotico.
Sapeva che doveva lasciare il segno.
Sapeva che stava giocando una partita.
Quando venni, si prese tutto. Mi guardò. E sorrise. Senza dire niente.
Quella notte, tornando a casa, ero teso e appagato allo stesso tempo.
Non sapevo ancora scegliere: Laura o Giada?
Esperienza o istinto? La bocca sapiente o quella affamata?
Decisi per un pareggio.
Così avevo una scusa perfetta per lo spareggio.
E, dentro di me, già sapevo che il meglio doveva ancora venire.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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