Il Tarlo della Perversione pt.2
Cosa cazzo sto facendo?
Si era ripetuta che sarebbe stato solo un altro caffè, una chiacchierata come al parco. Ma sapeva di mentire a se stessa. L'aria intorno a quell'incontro sapeva di trasgressione, di qualcosa che non avrebbe dovuto accadere.
La porta si aprì prima ancora che bussasse. Marco era lì, in jeans e una camicia scura, con quel sorriso che la faceva sentire nuda anche quando era vestita.
"Ci tenevo che venissi" disse lui, facendola entrare.
L'appartamento era piccolo ma curato. Salotto con divano in pelle scura, libreria piena di volumi, e una luce bassa che veniva da una lampada in un angolo. L'aria sapeva di vino e di qualcosa di caldo, speziato.
Poi Elena lo vide.
Accucciato sul tappeto ai piedi del divano, un dalmata enorme. Macchie nere su bianco candido, muscoli che si intravedevano sotto il pelo corto. Dormiva, con il muso appoggiato sulle zampe anteriori, il respiro lento e regolare.
Elena si bloccò sulla soglia.
"C'è un cane".
"Lo so". Marco chiuse la porta alle sue spalle. "È di un vicino. Dovevo tenerlo per qualche ora".
"Non me l'avevi detto".
"Ti avrebbe fatto venire lo stesso?"
Lei non rispose. Sentiva il cuore battere forte, un misto di paura e quell'altra cosa che non voleva ammettere.
"Si chiama Eros" disse Marco, avvicinandosi. "È addestrato benissimo. Finché dorme, non esiste per niente".
"Ma..."
"Vieni, siediti. Prendi un bicchiere di vino. Lui non ci disturberà".
Marco la prese per mano, guidandola verso il divano. Elena si sedette, rigida, gli occhi fissi sul cane. Era enorme. I fianchi si alzavano e si abbassavano lentamente, le zampe posteriori leggermente divaricate nel sonno.
Marco le versò un bicchiere di rosso e si sedette accanto a lei, a una distanza che sapeva di intimità.
"Alla tua salute"vdisse lui, alzando il calice.
Elena bevve un sorso lungo, sentendo il calore scenderle in gola.
"Perché lui è qui?"
"Te l'ho detto. Il vicino..."
"No, voglio dire... Perché non me l'hai detto?"
Marco la guardò, serio.
"Perché volevo vedere come reagivi. Volevo che fossi qui, con me, ma anche con lui".
"Stai giocando con me".
"Forse sì. Ma ti piace, no?"
Lei non rispose. Un altro sorso di vino. Il cane si girò nel sonno, emettendo un piccolo sospiro. I testicoli, due palloni lisci e pieni, erano visibili tra le zampe posteriori.
Elena deglutì.
"Lo stai guardando" disse Marco, a bassa voce.
"Sto guardando il cane".
"No. Stai guardando le sue pall".
Lei arrossì, ma non distolse lo sguardo.
"Marco...
"Non devi vergognarti. Siamo soli. Lui dorme. Possiamo parlare di tutto".
"Lo sai cosa ho pensato mentre venivo qui?"
"Cosa?"
"Ho pensato a quel video. Al cane che montava. Al rumore che faceva".
Marco si avvicinò, posando una mano sulla sua coscia.
"E ti sei eccitata?"
Lei chiuse gli occhi.
"Sì"
"Brava"
Prese il suo bicchiere e lo posò sul tavolino. Poi, con un gesto lento, le prese entrambe le mani.
"Ora voglio che tu faccia una cosa per me, Elena".
Lei aprì gli occhi.
"Cosa?"
"Voglio che ti spogli"
Elena sentì un nodo alla gola.
"Qui? Davanti a lui?"
"Lui dorme. Non si sveglierà. Ma io voglio vederti. Voglio che tu sia nuda per me, mentre questo cane dorme ai tuoi piedi".
"È perverso"
"Lo so. È per questo che lo stai già considerando, vero?"
Elena mordicchiò il labbro. Aveva ragione. La trasgressione era come una calamita. Si alzò, con le mani che tremavano, e iniziò a sbottonarsi la camicetta.
Marco si appoggiò allo schienale del divano, il calice di vino in mano, e la guardò.
"Lentamente" disse.
"Come se fosse un ballo".
Elena si morse il labbro, poi fece scivolare la camicetta dalle spalle. Cadde sul pavimento con un fruscio. Rimase in reggiseno, la pelle d'oca sulle braccia.
"Bene. Ora i pantaloni".
Lei obbedì, slacciando i jeans e facendoli scorrere lungo le gambe. Si fermò in mutandine e reggiseno, sentendo lo sguardo di Marco su di sé.
E poi lo sguardo del cane.
Anche se dormiva, Elena non poteva fare a meno di lanciare occhiate rapide al dalmata. Era così vicino. Se avesse allungato un braccio, quasi lo avrebbe toccato.
"Non guardare lui. Guarda me" disse Marco, con voce calma ma ferma.
"Lui non conta. Conta solo quello che provi tu".
Elena obbedì. Le mani di Marco andarono a slacciarle il reggiseno, che cadde rivelando i suoi seni pieni, i capezzoli già duri per l'eccitazione e l'adrenalina.
"Che spettacolo" sussurrò lui.
"Ora le mutandine".
Elena esitò un istante, poi le fece scivolare lungo le cosce. Ora era completamente nuda, in piedi davanti al divano, con Marco vestito che la guardava e il cane che dormiva ai suoi piedi.
"Girati" odinò lui.
Lei girò, offrendogli la vista della sua schiena, del suo culo sodo, della fessura umida tra le gambe.
"Mettiti in ginocchio".
Elena obbedì, piegandosi fino a poggiare le ginocchia sul tappeto, a pochi centimetri dal cane. Sentiva il calore del suo corpo animale, l'odore di pelo e di terra.
"Ora guardalo" disse Marco, alzandosi e venendo dietro di lei.
"Guardalo bene. È bello, vero?"
"Sì" mormorò lei, la voce rotta.
"Descrivimelo".
"È... è grande. I muscoli delle zampe... il petto largo... il respiro..."
"E la sua parte?"
Elena guardò tra le zampe del cane. I testicoli erano lì, tesi e pieni, il pene ancora nascosto ma ben visibile.
"I suoi attributi" disse lei, sentendo un calore tra le gambe.
"Sono... sono belli".
"Ti piacerebbe toccarli?"
"Marco..."
"Rispondi"
"Sì" sussurrò, sapendo di essere sprofondata in una perversione senza ritorno.
"Ma ho paura".
Marco si inginocchiò dietro di lei, ancora vestito. Posò una mano sulla sua nuca, guidando il suo sguardo verso il cane.
"Non lo toccherai" disse.
"Non ancora. Ma voglio che immagini. Che senta il desiderio senza soddisfarlo".
"È crudele"
"È eccitante".
Con l'altra mano, Marco iniziò a toccarla. Le scostò i capelli dalla nuca, poi le accarezzò la schiena, scendendo fino al culo.
"Sei bagnata" disse, passando un dito tra le sue labbra.
"Bagnatissima".
Elena gemette, chiudendo gli occhi.
"Apri gli occhi. Guardalo. Voglio che ti masturbi mentre lo guardi".
"Marco..."
"Fallo"
Elena esitò, poi la sua mano scese lentamente tra le sue cosce. Le dita trovarono la fessura umida, già calda e pronta. Emise un piccolo gemito mentre iniziava a toccarsi, gli occhi fissi sul cane addormentato.
"Così" mormorò Marco, la voce calda nel suo orecchio, la mano ancora sulla sua nuca.
"Adagio. Senti quanto sei bagnata?"
"Sì" ansimò lei, le dita che scivolavano sulle proprie labbra.
"Guardalo. Guarda come dorme. Come se tu non esistessi. Come se fosse normale che una donna nuda si masturbi davanti a un cane".
Elena chiuse gli occhi un istante, poi li riaprì. Il dalmata si era girato nel sonno, ora mostrava il fianco, la pancia bianca macchiata di nero, il sesso a riposo ben visibile.
"Pensa a quel video" continuò Marco, la sua mano che le accarezzava la schiena, scendendo fino alla curva del culo. "Pensa a come si muoveva quel cane. A come la cagna gemeva".
"Stavo solo guardando un video" disse Elena, la voce spezzata dal piacere che cresceva.
"No. Ora sei qui. Nuda. Con un cane vero davanti. E ti stai toccando pensando a lui".
Lei scosse la testa, ma la mano non smise di muoversi. Il clitoride era pulsante sotto le sue dita, il desiderio montava come un'onda.
"Non è vero" sussurrò, ma sapeva di mentire.
Marco rise piano, un suono basso e complice.
"Guardalo. Eros. Un nome appropriato, non trovi? Il dio dell'amore. E lui dorme, ignaro. Ma tu stai morendo di desiderio per ciò che rappresenta".
Elena mordicchiò il labbro, sentendo le gambe tremare. Le dita si muovevano più veloci, il respiro più corto.
"Posso venire?"
"No. Non ancora. Fermati".
Lei obbedì, la mano che si fermò all'apice del piacere, lasciandola sospesa, insoddisfatta. Gemette di frustrazione.
"Brava" disse Marco.
"Ora alzati".
Elena si alzò, ancora tremante, il corpo in fiamme. Si girò verso di lui, ancora vestito, ancora padrone della situazione.
"Sali sul divano. Mettiti a quattro zampe. Di fronte a lui".
Lei guardò il cane, poi Marco.
"Non posso".
"Puoi. Vuoi. Lui dorme. Non sa niente. Ma tu sai. E questo è ciò che conta".
Elena obbedì, salì sul divano, si mise nella posizione che lui voleva. A quattro zampe, il culo sollevato, la fessura esposta. Il cane era lì, a pochi passi, il respiro calmo.
Marco si sedette accanto a lei, ancora vestito. Mise una mano sulla sua schiena, accarezzandola lentamente.
"Eccoti" disse.
"Nuda. In calore. Con un cane che dorme e un uomo che ti guarda. Sei esattamente dove volevi essere".
"Voglio venire" implorò lei.
"Lo so. Ma prima voglio che tu capisca cosa stai facendo. Stai pregando un uomo vestito di lasciarti venire, mentre il tuo corpo è offerto a un cane che non ti vuole nemmeno".
Le parole la colpirono come una lama, ma invece di umiliarla, l'eccitarono ancora di più. Sentì il calore crescere, la vulva pulsare vuota.
"Marco, ti prego..."
"Tocca la sua testa".
Elena trasalì.
"Cosa?"
"Toccalo. Solo la testa. Fai scivolare le dita tra le sue orecchie. Lui dorme. Non si sveglierà. Fallo".
Lei esitò un lungo istante, poi allungò una mano tremante. Le dita incontrarono il pelo corto e caldo del dalmata. Era morbido, liscio. Sotto le dita, la testa del cane era soda, il cranio solido. Il cane non si mosse.
"Brava" disse Marco.
"Senti quanto è reale? Quanto è animale? E tu sei lì, nuda, che lo accarezzi mentre il tuo corpo brucia".
Elena accarezzò la testa del cane con movimenti lenti, il polso che tremava. Il cane sospirò nel sonno, muovendo una zampa, ma non si svegliò. Lei sentì un brivido salirle lungo la schiena.
"Ora" disse Marco, la voce improvvisamente più dura.
"Masturbati. Finché non vieni. E mentre lo fai, guarda il cane. Guarda il suo corpo. E sappi che non ti darà mai ciò che desideri. Ma il desiderio stesso è la punizione e il premio".
Elena non aspettò un altro secondo. La mano scivolò tra le sue gambe, trovò il clitoride, iniziò a stimolarsi con una furia disperata. Gli occhi fissi sul cane, sul suo fianco che si alzava e abbassava, sulle palle piene e lisce tra le zampe.
"Sì" gemette.
"Sì, sì, sì..."
"Pensa a come si muoverebbe" disse Marco, la voce calda e tagliente.
"Pensa al ritmo dei suoi fianchi, al rumore del suo respiro, alla lingua che ti leccherebbe..."
Il corpo di Elena si inarcò. L'orgasmo la colpì come un treno, violento e improvviso. Le gambe tremarono, le dita premettero forte mentre le ondate di piacere la attraversavano. Emise un grido soffocato, il corpo scosso da spasmi che sembravano non finire mai.
Quando finalmente si calmò, crollò sul divano, il petto ansimante, la fronte imperlata di sudore.
Il cane si svegliò.
Eros alzò la testa, guardandosi intorno con occhi sonnolenti. Guardò Elena, nuda e sudato, poi Marco. Sbadigliò, mostrando i denti bianchi, poi si riaccucciò e tornò a dormire.
Marco rise piano.
"Vedi? Non gli importa niente di te. Per lui sei solo un mobile".
Elena chiuse gli occhi, sentendo le lacrime di sollievo e vergogna scendere lungo le guance. Ma dentro, nel profondo, sapeva che sarebbe tornata.
Era solo l'inizio?
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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