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Il degrado della notte
29.09.2025 |
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"Pensavo intanto ai chilometri che tanti cazzi come quello avevano percorso nel mio culo fino a quella notte e mi sporgevo verso di lui per farlo entrare se possibile ancora più a fondo..."
Non volevo più andare via.Sarei rimasta in quell’angolo buio fino al mattino dopo.
Per quanto fossi sdraiata nuda in terra, grondante di sborra e piscio e in gran parte ricoperta dal fango, quel parco mi sembrava essere il posto migliore in cui dovevo essere e che più si addiceva alla mia natura.
Era proprio quello che sognavo già da tempo, un’esperienza estrema in cui essere usata per la lurida cagna ninfomane che sono, letteralmente massacrata dai cazzi e abusata con ogni possibile gesto perverso fino allo sfinimento, in onore dell’obbedienza verso il Padrone.
Sentivo ancora il calore delle mani che fino a qualche minuto prima mi avevano prepotentemente arrossato il culo a forza di schiaffi e di aggressioni di ogni tipo, le dita che si insinuavano violente nei miei orifizi, che mi stringevano e graffiavano la vita e le tette, che mi divaricavano oscenamente le chiappe e mi palpavano le cosce, fregandosene del fango e della pioggia che incessantemente cadeva sul mio corpo da troia.
E poi quei cazzi turgidi, arroganti, che si prendevano ogni diritto soprattutto con il mio culo, slabbrandolo contro ogni decenza mentre era prominente verso di loro e la mia faccia era schiacciata a terra con la bocca nel fango.
Provavo così a ricontare le tante mani che mi tenevano aperta ed esposta alla vista degli altri che si preparavano per il loro turno, e intanto assaporavo pienamente quella notte di puro piacere.
Era come rivivere le scene di un film che ripercorrevo daccapo in ogni dettaglio e persa in quei pensieri osceni godevo, godevo e godevo come una porca… e ringraziavo per il trattamento speciale che tutti quanti, anche la natura, dedicavano al mio corpo ed al mio culo da cagna in calore.
Quelle mani vigorose nel buio del parco, quel violento andirivieni di cazzi sempre più grossi, quella dilatazione forzata, i pizzicotti e gli schiaffi in ogni angolo del corpo, tutta quella sborra e il piscio che scorrevano in ogni piega della mia pelle e poi … ogni istante di quell’orgasmo del corpo e della mente era ancora totalmente vivo e presente mentre ero in realtà gettata in terra sotto la pioggia.
Sentivo ancora pulsare Il centro del mio piacere dopo quell’ultimo atto di formidabili inculate che avevo avuto l’onore di subire e intanto ringraziavo a bassa voce tutti quegli sconosciuti che si erano fatti avanti, qualcuno già con il cazzo in mano, mentre completamente nuda con il collare unito alla catena che mi stringeva i capezzoli e il plug nel culo, mi aggiravo scalza tra quei piccoli sentieri colmi di fazzoletti e preservativi usati che spesso rimanevano attaccati sotto i miei piedi.
Non deve essere stato facile per quegli uomini reagire a quella visione improvvisa.
Qualcuno si è anche allontanato forse per paura di essere notato insieme ad una schifosa simile, oltre a meravigliarsi per il fatto di vedermi conciata in quel modo sotto la pioggia in una notte di febbraio.
Mi avranno considerato una disadattata, magari una tossica, ignorando invece che ero solo in cerca di quel piacere che provo annullandomi per il padrone in queste situazioni estreme.
E poi non provavo alcun freddo, anzi ardevo dal calore che mi procurava il mio bisogno innato di essere usata, perfettamente certa che quella situazione era proprio quella che dovevo vivere, consapevole di essere solo una lurida cagna che deve soddisfare le voglie dei bull, anche le più perverse e umilianti in ogni situazione.
Ancora nell'estasi che provavo dopo la tempesta di tanti cazzi, mi cullavo in terra tra il fango e le foglie mentre il vento gelido del parco mi passava sulla schiena e si insinuava nel solco fino a raggiungere il mio culo dilatato.
In quel momento, ancora una volta, ho realizzato di essere disperatamente troia e cagna senza via d’uscita e non ho resistito alla voglia di continuare a godere raccogliendo in terra un bastone sporco che qualche istante dopo sprofondava dentro di me.
Lo agitavo avanti indietro e in ogni direzione, percorsa da brividi di piacere e il mio culo si apriva ulteriormente, mentre venivo colpita ovunque dalla pioggia. Intanto tornavo con la mente a quei flash di puro piacere e degrado vissuti fino a poco prima grazie a quei poderosi cazzi anonimi.
Rotolandomi in terra per il godere, con il fango che mi colorava ovunque il corpo, ho così cominciato a rievocare a occhi chiusi ogni singolo momento di quella scandalosa esperienza notturna.
Il primo era un uomo maturo, di colore per quel poco della fisionomia che avevo notato al buio e per certe parole straniere che a stento capivo.
Certo non mi era sfuggito l’enorme cazzo che agitava tra le mani, di colore piuttosto scuro, lungo e nodoso.
Una volta vicino a me e senza dire nulla lo ha appoggiato sulla mia coscia già umido di sborra e con l’altra mano mi toccava il culo, prima lievemente, poi in modo rude fino a scaldarlo con degli schiaffi sempre più pesanti.
La sua eccitazione era sempre più evidente ma la mia lo ero certamente di più tanto che, come se avessi ricevuto un ordine silenzioso, mi sono gettata immediatamente in ginocchio senza nessuna esitazione e ho preso famelicamente in bocca quel cazzo, avvolgendolo a fatica con le labbra.
Mi agitavo sulle ginocchia facendo ondeggiare le pinzette fissate ai capezzoli e godendo di quel dolore. Sentivo quel cazzo pulsare sempre di più e nel pomparlo mi rendevo conto che si stava ulteriormente ingrossando nella mia bocca.
Viste quelle dimensioni la mia voglia di averlo nel culo era diventata davvero indecente ed io ero già affamata oltre modo, così dopo qualche minuto mi preparavo ad alzarmi per farmi sfondare, ma lui me lo impediva tenendomi schiacciata la testa con entrambe le mani e agitandola avanti indietro verso il suo cazzo ormai enorme.
Mi stava scopando la bocca secondo il suo piacere, fregandosene di quello che volevo fare io e a quella pressione sulla testa alternava delle sberle sul viso e mi tirava i capezzoli verso l’alto tramite la catena legata alle pinze.
Non mi permetteva di fare altri movimenti, se non quelli che mi imponeva con le sue mani.
In realtà anche io godevo senza ritegno all’idea di essere usata in quella maniera, con le guance gonfie che sembravano scoppiare, le tette tirate ed il culo sempre più pulsante.
E mentre mi perdevo in quei pensieri l’ho sentito d’un tratto irrigidirsi e dopo un rantolo sommesso, inondarmi la bocca della sua calda sborra.
In pochi secondi ne era uscita una quantità esagerata per cui d’istinto mi sono allontanata con il viso, ma quel cazzo non aveva ancora finito di eruttare ed altrettanti schizzi finirono per coprirmi le labbra, la fronte e gli occhi.
Assaporavo in bocca il gusto di quella sborra densa mentre cercavo alla meglio di darmi una ripulita, spalmando la crema fuoriuscita su viso e ventre.
Insudiciata in quel modo mi sentivo davvero molto soddisfatta per aver fatto godere così tanto quel cazzo anonimo ma nutrivo ancora una maledetta voglia di essere inculata selvaggiamente e nel profondo.
Il suo cazzo, davvero notevole, era ancora semirigido e per come ero infoiata lo pregai di pisciarmi addosso e di riprendere poi con lo sfondamento del mio culo.
Ne avevo troppo bisogno e per questo mi sdraiavo a carponi e mi allargavo le chiappe per invitarlo dentro di me.
Non sembrò in realtà darmi molto ascolto tanto che si limitava a sputarmi addosso dall’alto, dicendo altre parole nella sua lingua, e poi si rivestiva e allontanava verso un’altra zona del parco.
La mia eccitazione aveva raggiunto ormai livelli altissimi ed ero pronta a tutto pur di godere ancora e nei modi più sconci, quindi mi sollevavo da terra e ricominciavo a camminare per il sentiero nonostante la pioggia continuasse a cadere, contenta invece per come si presentava il mio corpo dopo quel primo incontro.
Per la voglia scandalosa che ancora mi bruciava dentro e forse anche per il fango, la sborra e tanti altri rifiuti appiccicati sul mio corpo, non provavo minimamente freddo, nonostante il gelo che avvolgeva il parco in quella notte di perdizione.
Camminavo lenta, pronta a cogliere ogni segnale di presenza umana e fiera di mostrarmi a chiunque per quello che sono, con il desiderio ormai palpabile di subire altre aggressioni di quel genere.
Non ho poi fatto molta strada, tanto che dopo una decina di minuti ho sentito un fischio provenire dalle mie spalle da un angolo del parco in parte illuminato da un lampione.
Dalla sagoma ho riconosciuto immediatamente l’uomo di prima che si muoveva verso di me insieme ad altre tre figure.
I pensieri che in quell’istante affollarono la mia mente superano ogni limite della vergogna e mi mandarono completamente in tilt, dandomi la completa certezza di essere una schifosa maiala senza fondo.
Si stavano realizzando quelle esperienze già provate ma che vivo sempre come la prima volta.
Ancora turbata da quello che vedevo sono rimasta ferma per alcuni secondi in quel punto poi, quasi di getto, ho cominciato a camminare nella loro direzione raggiungendoli in brevissimo tempo nei pressi di quel lampione, nonostante il dolore che rami e pietre procuravano ai miei piedi, ma con la certezza di andare incontro ad altri immensi piaceri.
Con quella luce ho potuto riconoscere meglio l’uomo di prima e mostrami alle altre persone con lui, che sembravano della stessa nazionalità per come parlavano tra loro.
Vedendomi nuda e senza vergogna e pronta ad essere sottomessa con ogni mezzo, si fecero subito capire con schiaffi sul culo e pizzicotti ovunque, strattonandomi dalle braccia per passarsi il mio corpo tra di loro, fino a spingermi rudemente verso il basso a succhiare i loro cazzi che già svettavano verso l’alto.
Erano in quattro, tutti della medesima stazza, con i cazzi robusti e in tiro e si posizionavano a cerchio intorno a me.
Non volevo assolutamente perdere tempo e mi sono inginocchiata subito davanti a loro, affondando completamente le ginocchia in una pozzanghera.
Ho cominciato a pompare come un’ossessa con la bocca e con le mani, mentre dall’alto mi arrivavano forti schiaffi su culo e schiena.
Uno dei quattro si accaniva particolarmente sulle mie tette che strizzava insieme alle pinze, uno mi sputava addosso e intanto io li succhiavo e ciucciavo più che potevo, secondo il ritmo che mi davano con le loro mani, agitando il culo in una danza perversa.
Mi piaceva da impazzire subire quella situazione, quel dominio, ma la mia voglia di essere sottomessa continuava a salire e allora mi sono alzata da terra consapevole del mio essere profondamente maiala, e ho aperto il culo per mostrargli quanto sono sfondata, mentre il plug luccicava sotto la luce del lampione.
Ho fatto qualche passo in avanti verso un albero ancheggiando come una puttana, mi sono piegata con il culo in fuori e di nuovo ho spalancato le chiappe per invitarli dentro.
Mi è sembrato quasi che facessero a gara a chi mi doveva inculare per primo.
Il più intraprendente è stato un uomo brizzolato, con un cazzo ricurvo ma molto largo, che senza complimenti ha poggiato le sue mani sulle mie per aprirmi di più e rudemente ha liberato il mio culo dal plug per poi infilarlo nella mia bocca. Poi come una spada ha spinto il suo cazzo dentro.
Le sberle che intanto ricevevo dagli altri sulle cosce, sul ventre e sulla schiena mi facevano provare un indescrivibile calore interno. Poggiata al tronco mi sono esposta ulteriormente verso l’uomo brizzolato e finalmente ho assaporato pienamente il primo cazzo nel culo di quella notte.
Da come si muoveva e parlava agli altri mi è sembrato eccitato oltre misura, sbattendomi con violenti colpi che per la mia posizione mi portavano spesso ad urtare le pinze e il petto contro il tronco ruvido.
Ero completamente riempita e al centro di ogni attenzione e godevo in modo perverso anche di quel dolore ai capezzoli.
Le spinte proseguivano in profondità, quasi con cattiveria, e quel cazzo entrava prepotente sbattendo sulle mie chiappe senza permettermi di fare il più piccolo movimento.
Ero completamente schiacciata tra il suo corpo e l’albero e le sue mani si aggrappavano ai miei fianchi stringendoli e graffiandoli, mentre quel bastone di carne puniva senza pietà quel mio essere cagna.
Pensavo intanto ai chilometri che tanti cazzi come quello avevano percorso nel mio culo fino a quella notte e mi sporgevo verso di lui per farlo entrare se possibile ancora più a fondo.
Mentre quasi piangevo di goduria per quelle spinte diverse mani mi hanno fatta girare verso gli altri tre e con una forte manata sulla schiena, mi hanno piegata verso il basso e obbligata a prendere gli altri tre cazzi che si agitavano vogliosi sotto il mio viso.
Ho sputato a terra il plug e ho iniziato a succhiarli e pomparli a turno con bocca e mani.
Il brizzolato era aggrappato con le unghie alla mia vita ed aveva aumentato il ritmo nel mio culo, massacrandolo con spinte che quasi mi facevano cadere verso gli altri cazzi che ingoiavo a rotazione.
Mi teneva stretta agitandomi come una bambola di pezza per fare entrare più a fondo il suo cazzo e le sue palle dentro di me e incitato dagli altri che assistevano, finiva per sborrarmi nel culo, slabbrandolo oltre modo.
Dopo aver atteso che si svuotasse per bene e con le contrazioni del suo cazzo che ancora sentivo nel culo per le ultime spinte, mi ritrovai poco dopo a carponi in terra.
Il brizzolato si ripuliva poi il cazzo dalla sborra ancora colante sfregandolo sulla mia schiena lasciando il posto ad un uomo biondo che, approfittando del mio culo già aperto, impiegò meno di un attimo ad entrare in profondità facendomi mancare il fiato.
Così piegata in terra e con il culo verso l'alto e di nuovo pieno, potevo soddisfare con mani e bocca gli altri tre che si alternavano comunque senza dare segno di voler smettere.
Quel giro di cazzi si svolgeva sotto la luce di un lampione e quasi in prossimità della strada che per sfortuna a quell’ora era deserta.
Certamente attirare altri cazzi non mi sarebbe dispiaciuto ma, forse per il freddo e per l’ora tarda, il parco era deserto.
Anche se anestetizzata da quel piacere animalesco, ricordo di aver subito almeno una decina di inculate, qualcuna più profonda e violenta, comunque sempre accompagnate da ripetuti schiaffi e pizzicotti su ogni parte del corpo, mentre con le mie urla di godimento squarciavo il silenzio della notte.
Mentre venivo farcita dal cazzo di turno ricordo le tante mani che si prendevano libertà con ogni parte del mio corpo, soprattutto con le cosce e la vita che venivano rozzamente palpate e graffiate per la ruvidezza del fango che le imbrattava.
Anche il biondo finiva per godere nel mio culo, aggiungendo la sua sborra a quella del brizzolato.
Trascorsi quasi una ventina di minuti, dopo che mi avevano devastato e martoriato in tutte le posizioni possibili, e con la sborra scaricata dentro e fuori di me, sono stata invitata da diverse mani pesanti a stendermi a terra.
Il terreno era già una pozzanghera piena di fango ma non esitai a obbedire mettendomi a pancia in giù.
Subito arrivarono un paio di calci e varie scarpe sporche che si facevano strada nel solco del mio culo, mentre altre si poggiavano sulle chiappe e sulla schiena.
Immaginavo quella scena vista dall’alto e in quella continua umiliazione senza precedenti, credevo davvero essere arrivata al massimo della degradazione.
Non era così … il tizio brizzolato dopo avermi sputato di nuovo addosso e ridendo, immergeva una scarpa nella fanghiglia e la poggiava subito dopo sulla mia guancia, facendo cenno di stare ferma.
Ero con il viso rivolto verso la strada, le labbra sporche di fango, quando dopo qualche minuto che mi sembrava eterno, cominciai a sentire i primi getti sul culo e sulla schiena.
Riuscivo a malapena a spostare la testa per la pressione della scarpa del brizzolato e lo vedevo nuovamente ridere e indirizzare il suo piscio nel solco del mio culo.
Il flusso di liquidi aumentava sempre di più.
Anche il biondo pisciava sulle mie cosce mentre gli altri due si segavano e dopo qualche minuto, versavano il loro piacere con abbondante sborrata sulla schiena e sul mio culo, caldo e rosso per tutti gli schiaffi ricevuti.
Soddisfatti si sono puliti il cazzo con dei fazzoletti di carta che a turno hanno infilato tra le mie chiappe.
Se ne sono andati via così, ridendo tra di loro e senza curarsi minimamente di me che sono rimasta immobile per terra, sudicia e schifosa, ma fiera di essere stata utile per averli fatti svuotare e godere con tutta me stessa.
Quella notte volevo toccare il fondo e c’ero riuscita.
cagna alice
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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