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Barista Sottomessa 22 – Impalata nel Bagno
11.07.2026 |
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Sara, ancora impalata e tremante, rispose solo:
«Sì, Padrone… tutto quello che vuoi..."
Sara aveva appena chiuso il locale. Erano le undici e mezza passate e il bar era immerso nel silenzio, illuminato solo dalle luci di emergenza. Indossava ancora la sua uniforme da lavoro: maglietta nera attillatissima che le segnava i seni sodi e la gonna nera cortissima da cameriera. Come le aveva ordinato il Padrone ore prima, sotto non portava nulla. Niente mutandine. La figa già bagnata sfregava contro l’interno delle cosce a ogni movimento.Lui entrò dal retro senza dire una parola. Alto, spalle larghe, sguardo famelico. Chiuse la porta a chiave e la afferrò per i capelli corti e spettinati, trascinandola verso il bagno del personale.
«Dentro. Subito.»
Sara ubbidì con il cuore che le martellava nel petto. Appena entrarono, lui chiuse la porta e si sdraiò direttamente sul pavimento freddo del bagno, la schiena contro le mattonelle.
«Vieni qui, troia. Oggi mi servi tu.»
Sara rimase un secondo immobile a guardarlo, le guance già rosse. Poi si alzò la gonna fino alla vita, scoprendo la figa liscia e lucida di eccitazione. Si posizionò sopra di lui, le gambe aperte ai lati del suo corpo.
«Piano… voglio vederti mentre ti impali.»
Sara si abbassò lentamente. La cappella grossa e calda del Padrone premette contro le sue labbra bagnate, poi scivolò dentro con facilità. Lei gemette piano mentre scendeva, sentendo il cazzo spesso aprirla centimetro dopo centimetro. Quando fu completamente seduta, la figa inghiottì tutta la lunghezza, stretta e fradicia.
«Cazzo… quanto sei bagnata…» ringhiò lui, afferrandole i fianchi.
Sara cominciò a muoversi su e giù, lentamente, godendo della sensazione di essere riempita. I suoi umori colavano copiosamente lungo il cazzo di lui, bagnandogli le palle e l’inguine. Ogni discesa produceva un rumore osceno e bagnato.
Dopo alcuni minuti di scopata profonda nella figa, lui le strinse forte i fianchi, fermandola.
«Adesso il culo. Senza tirarlo fuori. Voglio che passi direttamente dal tuo buco fradicio a quello stretto.»
Sara tremò. Si alzò quel tanto che bastava perché solo la cappella rimanesse dentro la figa, poi spostò leggermente il bacino indietro. La punta lucida e coperta dei suoi stessi succhi premette contro il buchetto del culo ancora leggermente sensibile dalle sessioni precedenti.
Respirò profondamente e cominciò a scendere.
«Ahhh… Padrone…» gemette mentre la grossa cappella forzava l’anello muscolare. Il lubrificante naturale della sua figa rendeva tutto più scivoloso. Lentamente, molto lentamente, si impalò sul cazzo. Sentiva ogni vena, ogni centimetro che le dilatava il culo.
Il dolore iniziale lasciò presto spazio a un piacere profondo e degradante. Sara continuò a scendere, mordendosi il labbro, finché non si sedette completamente, con tutto il cazzo del Padrone piantato fino in fondo nel suo retto.
«Brava puttanella… guardati mentre ti inculi da sola.»
Sara iniziò a muoversi, prima piano, poi sempre più decisa. Saliva e scendeva sul cazzo grosso, sentendolo scivolare dal buco della figa ancora aperto e gocciolante al culo stretto che lo stringeva avidamente. I suoi umori continuavano a colare, lubrificando ogni movimento.
Lui la guardava dal basso, godendo dello spettacolo: la barista ribelle con la gonna alzata, la maglietta sollevata sui seni, che si impalava da sola prima nella figa e poi nel culo con crescente urgenza.
«Più forte» ordinò.
Sara aumentò il ritmo, sbattendo il culo contro il suo bacino. I seni sobbalzavano, i capelli corti le ricadevano disordinati sul viso arrossato. Gemiti sempre più forti riempivano il piccolo bagno.
«Ti prego… posso venire?» implorò con voce rotta.
«Vieni col mio cazzo nel culo, troia.»
Sara esplose pochi secondi dopo, un orgasmo violento che le fece contrarre il retto intorno al membro grosso. Le gambe le tremavano, la figa schizzava sul ventre di lui. Il Padrone la tenne ferma per i fianchi e spinse dal basso, inculandola con forza mentre lei veniva.
Con un ultimo ringhio profondo le scaricò tutto dentro il culo, fiotti caldi e densi che la riempirono completamente.
Sara rimase seduta su di lui per lunghi secondi, ansimante, con il cazzo ancora piantato nel retto e il suo sperma che cominciava già a colare fuori.
Lui le accarezzò il marchio della Fenice sulla natica destra e sussurrò:
«Brava la mia barista sottomessa. Domani voglio che lavori tutto il turno con il mio sperma che ti cola dal culo.»
Sara, ancora impalata e tremante, rispose solo:
«Sì, Padrone… tutto quello che vuoi.»
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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