bdsm
Io e te
Inside_in
28.11.2025 |
971 |
2
"“Lo so, sono cambiato ma non sono cosi con tutti solo con te, perché tu sei mia”..."
Dove eravamo rimasti?Due anni. Sembra incredibile ma è passato così tanto tempo da quando ci siamo visti l’ultima volta. Problemi fisici, lavoro, sfighe di ogni tipo ci hanno tenuti lontano. Poi è inutile negarlo. Ci siamo lasciati con tristezza ma accettando ciò che sapevamo dall’inizio. Non poteva funzionare per mia situazione familiare. Nonostante ciò non abbiamo mai smesso di scriverci. Ci siamo raccontati di tutto. Le nostre avventure clandestine, i nostri desideri e le nostre paure. Intanto siamo cambiati. Abbiamo cambiato il nostro stile di vita e come ci prendiamo cura di noi stessi. Tutti progressi positivi che ci hanno fatto scattare la molla di rivederci.
Nessuno dei due aveva idea di come potesse andare. Imbarazzo, certo, paura di non dire le parole giuste, non essere più in grado di piacere. Ma nelle chat, anche se a volte difficili da interpretare, qualcosa traspariva. Una luce di gioia, di felicità e voglia di guardarci ancora una volta negli occhi. E allora ci siamo organizzati, di nuovo da te, di nuovo a casa tua che ricordo molto bene. Lunedì prossimo verso di te.
In macchina di buon ora accendo la radio, navigatore impostato, sigarette a portata di mano pronto per la partenza. Chilometro dopo chilometro non riesco a smettere di pensare. Dentro me c’era un mix di euforia, eccitazione ma anche di ansia e paura. Sono cambiato, le piacerò ancora? Vorrei abbracciarla e baciarla ma magari non è il caso? Tante domande, tanti dubbi. Ma con la mia buona dose di coraggio mi sono detto ... Sei sempre tu in fondo, vai sereno e andrà tutto bene.
Ed eccola li, Genova, il mare, il solito traffico, i motorini ovunque, nessun parcheggio come al solito. Ma il tempo era rassicurante, un sole pieno mi dava buone sensazioni. Prendo il telefono e le scrivo. “Sono sotto, mi apri?”.
Esco dall’ascensore ed eccoti li che mi aspetti davanti alla porta. “Ehi ciao”, dico ... “Mamma mia quanto tempo!” esclama Leila. Ci guardiamo e in modo automatico ci abbracciamo. Una sensazione che non provavo da tempo ma che ricordavo molto bene. Un brivido, una scossa dentro di me. “Ma si, finalmente” esclama Leila. Poche parole, non siamo mai stati molto loquaci, ma riuscivamo comunque a comunicarci tanto. Così come nel passato riuscivamo a capirci solamente guardandoci. Molti ci davano per strani ma la telepatia che avevamo tra di noi era unica e non si era persa.
Ci avviamo verso la cucina. “Vuoi un caffè?” mi dice lei. “Oh si, molto volentieri”. Mentre lo preparava la osservavo. Era lei, sempre uguale a parte i capelli color rosso acceso. Quegli occhi verde smeraldo che ti stendono al primo sguardo. Profumata con la sua pelle chiara e delicata e poi ... mamma mia ... quel culo che non avevo mai dimenticato, unico e inconfondibile.
Parliamo di noi tra una sigaretta e l’altra. I gatti che ci ronzano intorno. Mi hanno sempre amato. Strano perché sono sempre diffidenti con tutti. Ci alziamo e andiamo in salotto dove ci sediamo vicini sul divano. La guardo, mi guarda. Bum! Di nuovo quella scossa. Non mi tengo. Rischio, mi avvicino e inizio a baciarla. Contrariamente a tutte le mie aspettative Leila mi appoggia la mano dietro la mia testa e mi asseconda. Con passione, con intensità, con lingua ... con tantissima lingua.
“Accidenti come sei diventata decisa, sei cambiata” le dico. “Oh si, hai notato? Vado subito al sodo” mi dice con un sorriso malizioso. “Piacevolmente sorpreso direi per tanti aspetti, non pensavo mi volessi ancora” sussurro con voce tremolante dall’emozione. “Non so neanche io come sia possibile dopo tutto questo tempo, ma si, ti voglio ancora e parecchio”. Lilia mentre lo dice avvicina la mano in mezzo alle mie gambe. “E come sento sei sempre piacevolmente scandaloso. Neanche il tempo di toccarti e sei già pronto”. Aveva ragione. Con lei mi eccitavo in tempo zero, a volte con mio grande imbarazzo. Non era molto da galantuomini, ma che ci potevo fare. Per me è stata sempre sesso puro e lo era ancora.
Ci stringiamo sempre più forte, ci strusciamo, ci baciamo e poi .... “Mi devi aspettare qui ora, ti chiamo io” mi dice lei. Non avevo ben idea di cosa avesse in mente. Siamo sempre stati fantasiosi mai banali. Ci piacevano le sorprese. Sapevo che aveva pensato prima cosa fare e che avrebbe aspettato il momento giusto per mettere in pratica il suo piano.
“Dove sei, vieni!”. Leila mi chiama, mi dirigo verso la camera da letto con la porta socchiusa e una luce lieve. Bum! Di nuovo quella scossa nel vederla. Un body molto audace con mutandine coordinate, aggressivo ma fine allo stesso tempo. Rosso fuoco, succinto con i capezzoli già duri che si insinuavano fuori dal reggiseno a rete. Wow, che bomba, la ricordavo proprio cosi, come se non ci fossimo mai lasciati. “Lo so che lo sei ancora, ora fammi vedere chi sei, il mio dominante” mi dice nell’orecchio Leila.
Fu lei che nel passato vide la mia indole, io non sapevo neanche cosa volesse dire dominante. Attenzione per i particolari, conoscere desideri e paure, fiducia, connessione mentale, unico interesse il piacere del partner ... tutte caratteristiche che ho sempre avuto ma che mai immaginavo fossero prerogativa di un carattere, di un modo di essere nell’intimo. Leila mi indicò la strada e io con il tempo raffinai il mio stile in un modo molto personale. Mai violento ma intenso, fantasioso e istintivo.
Avevo portato con me in valigia dei giochi che ricordavo le piacessero molto con la speranza di poterli usare. Come facevo sempre la strinsi a me girata di schiena. Spostai i capelli e iniziai a baciarla sul collo afferrando con le mani il suo seno. Lei in automatico sapeva già cosa fare, cosa mi piaceva.. Appoggiò il culo a me muovendolo iniziando ad ansimare manifestando il mio desiderio per me.
“Sdraiati prona nel letto” le dissi con tono acceso. Il filo delle mutandine lasciava poco all’immaginazione. Desiderio ardente ... ormai ero tornato nella mia modalità ... Gestisco io il gioco ora. Presi un plug e l’archetto vibrante che consentiva la stimolazione interna ma anche del clitoride. Con maestria quasi inaspettata infilai entrambi dentro di lei spostando la stringa del tanga sopra in modo che non uscissero. Mi alzai in piedi ad osservarla mentre si strusciava per sentire di più e per sentire le sue vibrazioni. “Mi lasci cosi?” mi dice. “Oh si per un po’, voglio torturarti di piacere” le dissi con tono malizioso. Dopo 5 minuti mi spogliai, la girai supina e iniziai a toccarla in mezzo alle gambe avvicinando alla sua bocca il mio piacere. Era cosi eccitata, quasi sfacciata nel succhiarmi senza sosta e nel frattempo mi chiedeva più volte di prenderla.
“Non è ancora il momento” le dissi. Sapevo dovevo caricarla come una molla pronta ad esplodere. Tolsi l’archetto e iniziai a toccarla. Il suo clitoride era duro, turgido. Preso da foga iniziai a leccarlo, piano come facevo sempre nel passato. Alternavo baci, lingua e dita in modo leggero e poi più intenso. Leila continuava ad implorare. Aprii un profilattico e lo infilai in un nulla. Presi ancora l’archetto e lo misi ancora dentro di lei. Era pensato proprio apposta per essere usato insieme.
“Dillo cosa vuoi” le dissi ... “Scopami!” esclama Leila in estasi. Era il nostro modo di iniziare. Sempre uguale, sempre tremendamente eccitante. In men che non si dica ero dentro di lei. Stretta, bagnata, caldissima ardente di passione. Mi muovevo piano, leggero. Lei mi mise le mani su i fianchi spingendomi verso di se. Non resisteva più. In quel momento mi alzai con le braccia tese e iniziai a spingere più che potevo. Da lei uscivano fremiti di piacere, parole senza senso che stavano a significare che aveva perso ogni controllo. Il vibratore non smetteva di stimolare entrambi, eccitazione a mille. Poi di improvviso mi fermai. “Sei sempre il solito stronzo” mi dice ... “Lo so Leila, lo sai che non puoi avere tutto subito” dissi con tono acceso. E poco dopo ripresi a spingere costantemente. Sentivo dentro lei il suo desiderio aumentare pronto all’orgasmo. “Vieni con me le dissi all’orecchio” e poco dopo raggiungemmo l’apice del piacere.
Con il cuore ancora a mille e con mille sensazioni vive nel nostro corpo ci sdraiammo l’uno di fianco all’altro. Io guardavo il soffitto. “Ancora che guardi in alto, lo so a cosa stai pensando. Stai rivivendo tutto nella tua mente per non dimenticare vero? Ti conosco”. Aveva di nuovo ragione. Come era possibile, dopo tanto tempo, avere ancora un’intesa cosi forte? Il tempo con lei si era fermato esattamente all'ultima volta che ci siamo visti. Averla ancora era come ripartire dallo stesso giorno. Stesse sensazioni, stesso feeling, stessi momenti magici.
“Lo sai che non è ancora finita vero?” le dissi. “Lo so e tra l’altro sei diventato incredibilmente più duraturo, cosa hai fatto?” aggiunse Leila. “Lo so, sono cambiato ma non sono cosi con tutti solo con te, perché tu sei mia”. Lei mi guardò negli occhi e mi dice: “Sono tua!”.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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