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La segretaria Cap:4


di Membro VIP di Annunci69.it Diego19
14.04.2026    |    1.521    |    1 9.0
"Alessandro fece salire Sofia per prima, poi prese posto accanto a lei sul sedile posteriore..."
Erano passate due settimane. In ufficio tutto era tornato alla normalità apparente: Sofia era la segretaria impeccabile di sempre, precisa, professionale, sempre un passo avanti alle esigenze di Alessandro. Lui, dal canto suo, manteneva il tono autorevole e distaccato che tutti si aspettavano dal direttore generale.
Solo loro due conoscevano la verità che si nascondeva dietro ogni sguardo prolungato, ogni “per favore” detto con quel tono particolare, ogni messaggio criptico inviato dopo l’orario di lavoro.
Era un giovedì pomeriggio, poco prima delle sei. L’ufficio era ormai quasi vuoto. Alessandro aveva chiesto a Sofia di restare per rivedere insieme l’agenda della settimana successiva. Quando lei entrò nel suo ufficio con il tablet in mano, lui alzò lo sguardo e le fece un sorriso diverso dal solito: più intimo, più complice.
«Chiudi la porta, Sofia.»
Lei obbedì, girando la chiave con un piccolo clic. Si avvicinò alla scrivania e rimase in piedi, in attesa.
Alessandro si appoggiò allo schienale della poltrona e la osservò per un momento. Indossava una camicetta di seta color crema e una gonna a matita blu scuro che le fasciava i fianchi in modo elegante.
«Ho una notizia per te» disse con voce calma. «Dobbiamo partire lunedì mattina per un viaggio di lavoro di quattro giorni. Destinazione: Zermatt, sulle Alpi svizzere. Ci sarà un importante incontro con i partner svizzeri. Alloggeremo in un hotel di lusso con vista sul Cervino.»
Sofia sentì un piccolo brivido di eccitazione attraversarle lo stomaco. Tarda primavera in alta quota: neve residua sulle cime, prati che iniziavano a fiorire, aria fresca e cristallina.
«Quattro giorni?» ripeté piano.
«Sì. Partenza lunedì alle 7:30 con il jet aziendale. Ritorno giovedì sera. Durante il giorno saremo impegnati in riunioni, cene di lavoro e visite ai siti. Ma le serate…» lasciò la frase in sospeso, gli occhi che si scurivano leggermente «…le serate saranno nostre.»
Sofia abbassò lo sguardo per un istante, mordendosi piano il labbro inferiore. Quando lo rialzò, aveva già quel leggero rossore sulle guance che lui adorava.
«Capisco, signore» rispose con il tono professionale che usava sempre quando qualcuno poteva sentirli, anche se erano soli. «Devo occuparmi io delle prenotazioni e dei trasferimenti?»
Alessandro sorrise e scosse la testa.
«Già fatto. Tu devi solo preparare la valigia. Porta vestiti eleganti per le riunioni e… qualcosa di più adatto alle serate.» Fece una pausa significativa. «E porta anche il collare nero, le manette di pelle, le geisha balls e il plug piccolo. Li voglio con te.»
Sofia sentì il calore salirle al viso. Deglutì, ma la voce rimase ferma.
«Sì, Master» sussurrò, assicurandosi che la porta fosse ben chiusa.
Lui si alzò, girò intorno alla scrivania e le si fermò davanti. Le sfiorò la guancia con il dorso della mano.
«Sarà un viaggio di lavoro… ma anche un’occasione per noi. Quattro giorni lontani da tutto. Quattro notti in cui potrai essere completamente mia.»
Le diede un bacio leggero sulla fronte, poi tornò professionale.
«Adesso vai a casa e riposa. Domani finiamo di preparare i documenti. Lunedì mattina ti passo a prendere alle 7:00 precise.»
Sofia annuì, il cuore che batteva già più veloce al pensiero delle Alpi, dell’hotel di lusso e di ciò che quelle “serate” avrebbero potuto significare.
Mentre usciva dall’ufficio, con il tablet stretto al petto, non poté fare a meno di sorridere tra sé.
Zermatt, tarda primavera, il Cervino che si stagliava contro il cielo… e quattro giorni interi con il suo Master.

Venerdì sera, appena tornata a casa, Sofia aprì l’armadio della camera da letto e cominciò a pianificare con cura. Sul letto dispose diversi outfit.
Per le giornate di lavoro scelse tailleur eleganti ma adatti all’alta quota: un completo pantalone grigio antracite in lana leggera, una gonna a matita blu navy con camicette di seta bianca o crema, e un blazer morbido color cammello da indossare sopra. Prese anche un cappotto leggero di cachemire e una sciarpa di seta, perché a fine primavera sulle Alpi le serate potevano essere fresche e il vento improvviso.
Per le cene di lavoro optò per due abiti eleganti: uno nero aderente con scollatura discreta sulla schiena, l’altro di un rosso scuro profondo, lungo fino al ginocchio, con maniche a tre quarti. Entrambi potevano essere abbinati a décolleté nere o a stivaletti bassi con tacco medio, perfetti per camminare sui ciottoli di Zermatt, paese senza auto.
Poi arrivò la parte più intima.
Aprì il cassetto nascosto nel comodino dove teneva i suoi “giochi”. Prese il collare di pelle nera con l’anello frontale, le morbide manette, le geisha balls di metallo, il plug anale piccolo con base gioiello e un set di mollette per capezzoli imbottite. Aggiunse anche un flacone di lubrificante travel-size e un piccolo vibratore discreto che Alessandro le aveva regalato mesi prima. Tutto finì in un beauty-case separato, chiuso con cura.
Infine preparò una valigia più piccola solo per la lingerie: completi di pizzo nero e bordeaux, calze autoreggenti velate, un babydoll trasparente color champagne e un perizoma così sottile da essere quasi inesistente. Mentre piegava ogni capo con attenzione, Sofia sentiva già un calore familiare tra le gambe. Si chiese che cosa avesse in mente Alessandro per quelle quattro serate. Lui aveva parlato di “serate nostre”, ma il suo sorriso aveva lasciato intendere che c’era molto di più.
Sabato pomeriggio andò dal parrucchiere per una spuntatina e una maschera idratante, si fece la manicure in un rosso borgogna discreto e comprò una crema corpo profumata alla vaniglia e bergamotto. Voleva essere perfetta per lui.
La sera, prima di dormire, si guardò allo specchio con indosso solo il collare. Sfiorò l’anello con le dita e sussurrò tra sé: «Quattro giorni interi…»

Alessandro, nel suo attico in centro città, era altrettanto metodico, ma con un tocco di mistero in più.
La sua valigia era già quasi pronta: completi scuri su misura per le riunioni, camicie bianche impeccabili, cravatte sobrie e un paio di maglioni di cachemire per le serate più informali. Aveva scelto l’hotel con cura: una suite junior al Grand Hotel Zermatterhof, con balcone privato e vista mozzafiato sul Cervino. La camera era ampia, con un letto king-size, un salotto separato e un bagno di marmo con vasca idromassaggio.
Ma ciò che Sofia non poteva immaginare era il contenuto della sua seconda borsa, quella che avrebbe portato come “bagaglio tecnico”.
Dentro c’erano oggetti che aveva ordinato appositamente nelle settimane precedenti e che teneva nascosti:
• una corda di seta nera morbida e lunga
• un set di polsiere e cavigliere di pelle regolabili
• una benda per gli occhi di raso
• un piccolo flogger di pelle scamosciata (leggero, più per sensazioni che per dolore)
• un vibratore rabbit di alta gamma con telecomando
• e due candele di massaggio a bassa temperatura
Aveva anche prenotato una cena privata in una baita esclusiva raggiungibile solo con slitta o funivia, e una sessione di spa privata per martedì sera con massaggi di coppia. Ma il vero “regalo” era qualcosa di più audace: aveva organizzato, con estrema discrezione, l’uso di una piccola stanza privata nell’hotel dotata di alcuni attrezzi soft-BDSM (una croce di Sant’Andrea leggera e un tavolo imbottito), prenotandola per due sere senza che il personale sapesse esattamente a cosa sarebbe servita.
Alessandro voleva sorprendere Sofia. Voleva portarla oltre i confini sicuri del loro gioco abituale, facendola sentire completamente esposta e protetta allo stesso tempo, con il Cervino come silenzioso testimone delle loro notti.
Sabato sera, mentre controllava per l’ultima volta i documenti di lavoro sul laptop, sorrise tra sé pensando a lei. Immaginò il suo viso quando avrebbe scoperto che non tutte le serate sarebbero state solo “coccole dopo cena”.
Chiuse il laptop e alzò il bicchiere di whisky verso la finestra.
«A Zermatt, piccola. Vedrai che cosa ti aspetta.»

Sofia ricevette un messaggio da Alessandro alle 21:30:
«Valigia pronta?
Domani alle 7:00 precise sotto casa tua.
Porta solo ciò che ti ho chiesto… e tanta obbedienza.
Buonanotte, mia segretaria.»
Lei rispose con un semplice:
«Sì, Master.
Non vedo l’ora.»
Poi spense la luce, con il cuore che batteva forte.

Era domenica sera. La valigia era chiusa, appoggiata accanto alla porta d’ingresso. Sofia aveva spento tutte le luci tranne una piccola lampada sul comodino. Indossava solo una camicia da notte di seta leggera e il collare nero che aveva deciso di tenere al collo fino al mattino dopo.
Sdraiata sul letto, con le ginocchia leggermente piegate, lasciò che la mente vagasse libera.
Con Alessandro aveva già scoperto tanto. Amava la sottomissione dolce e strutturata: essere comandata con voce ferma ma gentile, inginocchiarsi ai suoi piedi, sentirsi posseduta durante il sesso, portare il collare, obbedire a piccoli ordini quotidiani (niente mutandine in ufficio, geisha balls durante le riunioni, ringraziarlo dopo ogni orgasmo). Le piaceva il contrasto tra la segretaria professionale di giorno e la ragazza sottomessa di sera. Le piaceva sentirsi “usata” in modo controllato e protetto.
Ma c’erano desideri più profondi, più oscuri, che non aveva ancora avuto il coraggio di confessare completamente.
Sofia chiuse gli occhi e lasciò emergere le fantasie che la facevano bagnare più di tutto.
Innanzitutto, amava l’idea di essere completamente impotente. Non solo mani legate dietro la schiena, ma qualcosa di più: bendata, imbavagliata, forse persino leggermente immobilizzata in modo che non potesse muoversi quasi per niente. L’idea di essere ridotta a un corpo caldo e disponibile, senza poter vedere, parlare o opporsi, la faceva tremare di eccitazione. Immaginava Alessandro che la usava lentamente, prendendosi tutto il tempo, mentre lei poteva solo gemere e accettare.
Un altro desiderio forte era la degradazione dolce ma esplicita. Voleva sentirsi chiamare con parole sporche mentre veniva usata: “la mia puttanella personale”, “la mia segretaria troia”, “la mia piccola schiava bagnata”. Voleva essere costretta a dire ad alta voce quanto le piaceva essere umiliata, quanto era bagnata solo perché lui la trattava come una cosa di sua proprietà. Non umiliazione crudele, ma quel tipo di degradazione erotica che le faceva stringere le cosce solo a pensarci.
C’era poi la fantasia della esposizione controllata. Sognava di essere portata in posti semi-pubblici (un balcone d’hotel di notte, un bosco isolato sulle Alpi, il bagno di un ristorante di lusso) e di essere toccata, leccata o persino scopata mentre c’era il rischio, per quanto minimo, che qualcuno potesse vederli o sentirli. L’adrenalina del “potrebbero scoprirci” la eccitava da morire.
Uno dei suoi desideri più perversi e profondi riguardava il consenso estremo e la perdita di controllo. Immaginava Alessandro che la legava per ore, la bendava e la lasciava lì, sola con i suoi pensieri e le sue sensazioni, mentre lui si muoveva nella stanza senza toccarla per lunghi minuti. Oppure che la usava mentre lei era in uno stato di “free use” totale: poteva prenderla in qualsiasi momento, in qualsiasi modo, senza chiederle il permesso, semplicemente perché lei gli apparteneva. L’idea di svegliarsi nel cuore della notte con il suo cazzo già dentro di lei, senza preavviso, la faceva bagnare all’istante.

Infine, il desiderio più oscuro e perverso che custodiva gelosamente: sognava di essere usata da lui come una vera schiava sessuale per un’intera notte. Niente coccole intermedie, niente “tutto bene?”. Solo obbedienza assoluta, essere scopata in tutti i modi possibili, venire usata in bocca, nella fica e nel culo, magari più volte, fino a essere ridotta a un corpo tremante, coperto di sudore, saliva e sperma, che poteva solo mormorare “grazie, Master” con voce rotta. Voleva spingersi fino al limite della resistenza fisica e mentale, per poi essere raccolta tra le sue braccia e coccolata solo alla fine, quando non riusciva più nemmeno a parlare.
Sofia aprì gli occhi e fece scivolare una mano tra le gambe. Era fradicia. Sfiorò il clitoride gonfio mentre immaginava il viaggio a Zermatt. Chissà se Alessandro avrebbe mai scoperto quanto in profondità volesse cadere. Chissà se, durante quei quattro giorni tra le montagne, avrebbe trovato il coraggio di confessargli almeno una parte di questi desideri più oscuri.
Per ora li teneva dentro di sé, caldi e pulsanti, come un segreto proibito.

Lunedì mattina, ore 6:50.
Sofia era già pronta sotto il portone di casa, la valigia trolley accanto a sé e una borsa più piccola a tracolla. L’aria era fresca, il cielo di Milano ancora velato di rosa all’alba. Indossava un tailleur pantalone grigio chiaro, camicetta di seta bianca e un trench leggero. I capelli erano raccolti in uno chignon basso e ordinato, il trucco discreto ma impeccabile.
Quando la berlina nera di Alessandro si fermò silenziosa davanti a lei, il cuore le fece un piccolo salto. L’autista scese per caricare i bagagli, mentre Alessandro abbassò il finestrino posteriore e le sorrise.
«Buongiorno, Sofia. Puntuale come sempre.»
Lei salì in macchina e si sedette accanto a lui. Appena la portiera si chiuse, l’atmosfera cambiò. Alessandro le posò una mano sulla coscia, stringendola con possessività tranquilla.
«Hai portato tutto quello che ti ho chiesto?» domandò a bassa voce.
«Sì, Master» rispose lei altrettanto piano, anche se l’autista non poteva sentirli attraverso il vetro divisorio. «Collare, manette, geisha balls, plug… e la lingerie che volevi.»
«Brava ragazza.»
Le accarezzò la coscia per qualche secondo, poi ritrasse la mano e tornò professionale mentre l’auto si dirigeva verso l’aeroporto privato.
Durante il tragitto parlarono solo di lavoro: l’ordine del giorno delle riunioni, i punti chiave da negoziare con i partner svizzeri, i documenti già inviati. Ma ogni tanto gli sguardi che si scambiavano erano carichi di promesse silenziose.
All’aeroporto il jet aziendale li aspettava già con i motori accesi. Salirono a bordo: l’interno era elegante e sobrio, con otto posti in pelle chiara, un piccolo tavolo riunioni e una zona relax sul fondo. Erano gli unici passeggeri.
Appena l’aereo decollò e raggiunse la quota di crociera, Alessandro slacciò la cintura e si alzò. Si avvicinò al minibar, preparò due caffè e ne porse uno a Sofia.
Poi, con tono più basso e caldo, disse:
«Per le prossime quattro ore di volo sei libera di rilassarti. Ma da quando atterreremo a Sion, tornerai a essere la mia segretaria sottomessa. Durante il trasferimento in auto fino a Zermatt indosserai le geisha balls. E questa sera, in hotel, indosserai il collare.»
Sofia bevve un sorso di caffè, sentendo già quel familiare calore tra le gambe.
«Sì, Master» rispose semplicemente.
Alessandro si sedette di fronte a lei, le gambe leggermente divaricate, e la osservò con un sorriso che nascondeva qualcosa di più profondo.
«C’è una cosa che devi sapere, Sofia. Questo viaggio non sarà solo lavoro. Ho preparato alcune sorprese per te. Serate che non ti aspetti. Voglio portarti un po’ più in là di quanto abbiamo fatto finora… sempre con il tuo consenso, ovviamente. Ma voglio che tu ti fidi di me completamente.»
Lei lo guardò negli occhi. Per un istante pensò alla parentesi privata di domenica sera, a tutti quei desideri oscuri che aveva sfiorato solo con la mente. Deglutì e annuì lentamente.
«Mi fido di te, Master. Qualunque cosa tu abbia in mente… voglio provarla.»
Alessandro allungò una mano e le sfiorò il dorso delle dita.
«Bene. Allora goditi il volo. Riposa, leggi, dormi se vuoi. Quando atterreremo, il gioco ricomincerà.»
Sofia si appoggiò allo schienale, guardando fuori dal finestrino mentre le Alpi cominciavano a comparire all’orizzonte: cime ancora innevate, vallate verdi che si aprivano sotto di loro. Il Cervino non si vedeva ancora, ma lei sapeva che presto sarebbe stato lì, imponente e silenzioso, a fare da sfondo alle loro giornate di lavoro… e alle loro notti intense.
Il viaggio era appena iniziato.
Quattro giorni li aspettavano.
E Alessandro aveva in serbo molto più di quanto Sofia potesse immaginare.

L’atterraggio a Sion fu rapido e senza intoppi. Appena scesi dal jet, una Mercedes classe V nera li aspettava già sulla pista privata, con autista in divisa. L’aria era molto più fresca rispetto a Milano: un vento leggero e pulito che sapeva di neve e pino.
Alessandro fece salire Sofia per prima, poi prese posto accanto a lei sul sedile posteriore. Non appena la portiera si chiuse e l’auto partì verso Zermatt, lui si voltò verso di lei con quel tono calmo e autoritario che le faceva sempre stringere lo stomaco.
«Ora, Sofia.»
Senza bisogno di altre parole, lei capì. Aprì la borsa, prese il piccolo astuccio con le geisha balls e il lubrificante. Alessandro abbassò leggermente la tendina divisoria per garantire un minimo di privacy, anche se l’autista non poteva vedere nulla dallo specchietto.
Sofia si sollevò la gonna del tailleur fino ai fianchi, abbassò gli slip di pizzo nero e, con gesti rapidi ma precisi, inserì prima una e poi l’altra pallina di metallo dentro di sé. Sentì il peso familiare e il leggero tintinnio interno quando si rimise seduta. Il perizoma tornò al suo posto, la gonna fu sistemata di nuovo con cura.
Alessandro la osservò per tutto il tempo con sguardo soddisfatto.
«Brava. Tienile dentro per tutto il tragitto. Voglio che le senta a ogni curva di montagna.»
Il viaggio verso Zermatt durava circa un’ora e mezza. La strada saliva dolcemente tra vallate verdi e boschi di larici. Man mano che salivano, apparvero i primi scorci di neve residua sulle cime più alte. Le geisha balls si muovevano a ogni sobbalzo, a ogni tornante, rotolando lentamente dentro di lei e creando una stimolazione costante, calda e frustrante. Sofia teneva le gambe strette, le mani posate sulle cosce, cercando di mantenere un’espressione composta. Ogni tanto un piccolo sospiro le sfuggiva, che lei tentava di mascherare guardando fuori dal finestrino.
Alessandro le posò una mano sul ginocchio e lo strinse piano.
«Stai già bagnando il perizoma, vero?» mormorò solo per lei.
Sofia arrossì e annuì appena.
«Sì, Master… le sento tantissimo.»
Lui sorrise e non disse altro, lasciando che la sensazione continuasse per tutto il tragitto. Quando finalmente entrarono nel centro di Zermatt, il paese senza auto era incantevole: casette di legno scuro, fiori alle finestre, l’aria pura e frizzante. Il Cervino apparve all’improvviso tra due edifici, imponente e perfetto contro il cielo azzurro di tarda primavera.
L’auto si fermò davanti al Grand Hotel Zermatterhof, un edificio storico elegante con bandiere svizzere che sventolavano piano.
Il portiere li accolse con cortesia professionale. Mentre Alessandro sbrigava il check-in, Sofia rimase in piedi accanto a lui, le geisha balls che continuavano il loro lento tormento a ogni piccolo spostamento. Sentiva le guance calde e le mutandine ormai fradice.
La suite era splendida: al terzo piano, con un grande salotto separato, un letto king-size con vista mozzafiato sul Cervino, un balcone privato e un bagno di marmo con vasca idromassaggio e doccia doppia. Appena il facchino uscì e la porta si chiuse alle loro spalle, Alessandro si voltò verso di lei.
«Ben arrivata, piccola.»
Le si avvicinò, le prese il mento tra due dita e le diede un bacio lento sulla fronte.
«Ora puoi toglierle.»
Sofia annuì con sollievo misto a dispiacere. Andò in bagno, si tolse le geisha balls con un piccolo gemito e le pulì con cura. Quando tornò in camera, Alessandro aveva già appeso la giacca e si stava slacciando i polsini della camicia.
«Hai fatto un ottimo lavoro durante il viaggio» disse lui con voce calda. «Ora riposati un po’. La prima riunione è tra due ore. Fai una doccia, cambiati e indossa il tailleur blu navy che ti ho visto preparare. Stasera, dopo cena, tornerai a essere completamente mia.»
Sofia si avvicinò, lo guardò negli occhi e sussurrò:
«Sì, Master. Non vedo l’ora.»
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