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La segretaria Cap:3


di Membro VIP di Annunci69.it Diego19
12.04.2026    |    1.722    |    2 9.6
"«Tutto… voglio tutto…» supplicò, la voce ormai lontana dalla timidezza iniziale..."
La sera era fresca e profumata di primavera quando il taxi si fermò davanti al palazzo dove abitava Alessandro. Sofia scese, il cuore già accelerato. Indossava un cappotto leggero sopra lo stesso completo da ufficio, come lui le aveva chiesto con un messaggio poche ore prima.
Alessandro aveva pagato la corsa in anticipo. Prese l’ascensore che la portò all’attico, la porta d’ingresso era socchiusa, apri la porta con il cuore in gola.
Lui era lì, aveva i primi due bottoni della camicia slacciati e indossava ancora il pantalone del completo che aveva in ufficio. In mano teneva un canovaccio da cucina. L’aria era calda e profumata di aglio, rosmarino e qualcosa di delizioso che cuoceva.
«Ben arrivata, piccola» disse con un sorriso caldo, facendola entrare e chiudendo la porta alle sue spalle. «Il viaggio è andato bene?»
«Sì, Master. Grazie per il taxi.»
Alessandro le tolse il cappotto con gesti gentili, lo appese e poi la attirò a sé per un bacio lento sulla fronte.
«Vieni in cucina. Stasera cucino io per te.»
La grande cucina open-space era illuminata da luci soffuse: faretti caldi sopra l’isola centrale di marmo bianco e una lampada sospesa che diffondeva una luce dorata. Sul piano cottura, due padelle sfrigolavano piano. Alessandro stava preparando dei tagliolini freschi al tartufo e una seconda portata di filetto al pepe verde.
Sofia si fermò sulla soglia, osservandolo: il contrasto tra l’uomo elegante e autoritario che aveva diretto la riunione e quello che ora, con le maniche della camicia arrotolate sugli avambracci forti, muoveva con precisione il contenuto della padella, la fece sorridere.
«Siediti sull’isola» le disse lui senza voltarsi del tutto. «Ti preparo un drink.»
Lei obbedì, accomodandosi sul bancone con le gambe accavallate. Alessandro prese un bicchiere da cocktail, versò un po’ di gin, un tocco di vermouth dry e una scorza di limone. Aggiunse due cubetti di ghiaccio e glielo porse con un piccolo inchino scherzoso.
Sofia prese il bicchiere e sorseggiò, sentendo il calore dell’alcol e il sapore amaranto accarezzarle la lingua.
«Grazie, Master.»
Mentre lei beveva, lui continuò a cucinare con calma. Ogni tanto si avvicinava, le sfiorava la guancia o le spalle con una mano, o le dava un bacio leggero sulla tempia. Parlarono piano della giornata: della chiamata con i francesi, di un contratto che era andato bene, di piccoli aneddoti divertenti. La conversazione era tranquilla, intima, come tra due persone che si conoscevano profondamente.
Alessandro scolò la pasta, la condì con burro fuso, tartufo fresco grattugiato abbondantemente e una manciata di parmigiano. Poi preparò due piatti eleganti, aggiungendo una foglia di salvia croccante.
«A tavola» disse, prendendo i piatti e accompagnandola verso il tavolo da pranzo apparecchiato con cura: tovaglia bianca, candele accese, bicchieri di cristallo.
Cenarono con calma. I tagliolini erano perfetti, profumati e delicati. Alessandro le versò un bicchiere di vino bianco fresco. Ogni tanto la guardava con quegli occhi scuri e intensi, e Sofia si sentiva completamente a suo agio, protetta, desiderata.
Verso la fine della cena, mentre gustavano il filetto, Alessandro posò la forchetta e la guardò con un sorriso diverso, più profondo.
«Hai mangiato bene?»
«Era tutto delizioso, Master. Grazie.»
Lui annuì, soddisfatto. Poi, con voce più bassa e calda, aggiunse:
«Durante la cena hai tenuto le gambe leggermente aperte, come ti avevo chiesto stamattina. Brava ragazza.»
Sofia arrossì violentemente, ricordando il messaggio che le aveva inviato prima di lasciare l’ufficio. Aveva obbedito per tutto il tempo, anche durante la chiamata sotto la scrivania.
Alessandro allungò una mano sul tavolo e le accarezzò il dorso della mano con il pollice.
«Finisci il vino. Quando avrai terminato, sparecchieremo. Poi ci sarà una sorpresa.»
Sofia sentì un brivido caldo percorrerle la schiena. Bevve l’ultimo sorso di vino, lentamente, assaporando il momento.
«Sì, Master» rispose piano, la voce già più morbida, più sottomessa.
La cena stava per concludersi, e con essa la parte più tranquilla della serata. Entrambi sapevano che, una volta sparecchiata la tavola, il gioco sarebbe ripreso con più intensità.
Dopo aver sparecchiato la tavola, Alessandro prese Sofia per mano e la accompagnò lungo il corridoio illuminato da luci soffuse. La casa era silenziosa, solo il suono dei loro passi sul parquet e il leggero fruscio del vestito di lei.
Arrivati davanti alla porta della camera padronale, lui si fermò. Le posò una mano sulla guancia, le sollevò delicatamente il viso e le diede un bacio tenero sulla fronte, soffermandosi qualche secondo per farle sentire il suo calore.
«Entra, piccola» disse con voce bassa e calda. «Troverai tutto ciò che ti serve sul letto. Preparati con calma. Io ti aspetterò in soggiorno quando sarai pronta.»
Le accarezzò un’ultima volta i capelli, poi fece un passo indietro e chiuse piano la porta dietro di lei, lasciandola sola nella grande stanza.
Sofia rimase un momento ferma al centro della camera, il cuore che batteva forte per l’anticipazione. La luce era calda, creata da due abat-jour ai lati del letto king-size. Sul copriletto scuro spiccava un lungo tubino nero elegantissimo, aderente. Accanto c’era un completo di lingerie di pizzo nero: un corsetto che sembrava fatto per stringere la vita e sollevare il seno, un perizoma sottilissimo, calze leggere velate con reggicalze coordinato e un paio di sandali con tacco a spillo alto e sottile.
Sul cuscino, un biglietto scritto a mano con la calligrafia decisa di Alessandro:
«Indossa tutto.
Il resto lo trovi in bagno.
Prenditi il tempo che ti serve.
Quando sarai pronta, vieni da me in soggiorno.
Ricorda: sei bellissima quando obbedisci.»
Sofia sorrise, un brivido di eccitazione le percorse la pelle. Si spogliò lentamente, piegando con cura i vestiti che aveva indossato durante la cena e posandoli sulla poltrona. Poi si avvicinò al bagno padronale, anch’esso illuminato da luci morbide.
Sul ripiano di marmo del lavabo trovò gli oggetti promessi, disposti con ordine: geisha balls di metallo lucido collegate da un filo sottile, un piccolo plug anale di metallo liscio con una base a gioiello, una gag ball nera con cinghie di pelle regolabili e un paio di piccole mollette per i capezzoli, anch’esse nere, con morsetti imbottiti per non essere troppo aggressive.
Sofia prese un respiro profondo, sentendo già il calore tra le gambe. Si preparò con cura e dedizione, come sapeva che a lui piaceva. Prima inserì le geisha balls, sentendo il peso piacevole e il leggero tintinnio interno che avrebbe accompagnato ogni suo movimento. Poi, dopo aver usato un po’ di lubrificante, inserì lentamente il plug, rabbrividendo quando la base fredda si sistemò al suo posto. Le diede una sensazione di pienezza profonda e intima.
Si applicò le mollette ai capezzoli già sensibili: il morso iniziale fu acuto ma sopportabile, e dopo qualche secondo si trasformò in un calore costante e pulsante che le faceva inturgidire i seni. Infine prese la gag ball, se la mise tra i denti e strinse le cinghie dietro la testa, assicurandosi che fosse comoda ma salda. La palla le riempiva la bocca, impedendole di parlare chiaramente e facendola sentire deliziosamente vulnerabile.
Tornò in camera e indossò la lingerie: il corsetto le stringeva la vita in modo perfetto, spingendo il seno verso l’alto e accentuando le curve. Il perizoma era poco più di un filo tra le natiche, lasciando il gioiello del plug ben visibile. Le calze velate scivolarono sulle gambe, fissate al reggicalze. Infine infilò i sandali con il tacco a spillo, che la facevano sentire alta, elegante e sottomessa allo stesso tempo.
Si guardò allo specchio a figura intera. Il tubino nero aderente scivolò sul suo corpo come una seconda pelle, nascondendo la lingerie ma lasciando intuire le curve accentuate dal corsetto. La profonda scollatura sulla schiena mostrava la pelle nuda fino alla vita. Le mollette sui capezzoli si intravedevano leggermente sotto il tessuto sottile.
Sofia fece un respiro profondo dal naso, sentì le geisha balls muoversi dentro di lei a ogni passo e il plug che le ricordava costantemente la sua sottomissione. Era pronta.
Con il cuore che le martellava nel petto, uscì dalla camera padronale e si diresse verso il soggiorno, il ticchettio dei tacchi alti che risuonava piano sul parquet. Sapeva che Alessandro la stava aspettando, seduto sul grande divano di pelle, probabilmente con un bicchiere di whisky in mano, pronto a guardarla mentre camminava verso di lui in quello stato di elegante vulnerabilità.
Il ticchettio dei tacchi a spillo sul parquet annunciava il suo arrivo prima ancora che Sofia entrasse nel soggiorno. Alessandro era seduto sul grande divano di pelle scura, le gambe leggermente divaricate, un bicchiere di whisky ambrato in mano. La luce era ancora più soffusa rispetto alla cucina: solo una lampada da terra e il bagliore caldo del camino elettrico creavano un’atmosfera intima e raccolta.
Quando la vide comparire sulla soglia, lui rimase un momento in silenzio, gli occhi che la percorrevano lentamente dall’alto in basso. Il tubino nero aderente le modellava il corpo, accentuando la vita stretta dal corsetto, il seno spinto verso l’alto, le gambe slanciate dalle calze e dai tacchi. Il leggero rossore sulle guance e lo sguardo lucido tradivano quanto fosse già eccitata e vulnerabile.
Alessandro posò il bicchiere sul tavolino basso e si alzò con calma. Le andò incontro, fermandosi a pochi passi da lei. Le sfiorò la guancia con il dorso delle dita, poi le fece sollevare il mento con due dita.
«Guardami» ordinò piano.
Sofia alzò gli occhi verso di lui. La gag ball le teneva la bocca aperta, le labbra tese intorno alla palla, un filo di saliva già le brillava all’angolo della bocca. Non poteva parlare, poteva solo emettere piccoli suoni soffocati.
Lui sorrise, un sorriso lento e soddisfatto.
«Sei bellissima, piccola. Proprio come immaginavo.»
Le girò intorno lentamente, osservandola da ogni angolazione. Quando fu dietro di lei, le posò le mani sui fianchi e la attirò contro il suo petto. Sofia sentì il calore del suo corpo attraverso il tessuto del tubino. Le mani di Alessandro scivolarono lungo i fianchi, poi risalirono sulla schiena fino alla cerniera nascosta.
«Hai messo tutto?» chiese, anche se conosceva già la risposta.
Sofia annuì con decisione, gli occhi che brillavano.
«Brava ragazza.»
Le abbassò la cerniera del tubino con lentezza esasperante, facendo scivolare il tessuto nero lungo le spalle e le braccia. Il vestito cadde ai suoi piedi in un morbido fruscio, rivelando il corsetto di pizzo, il perizoma sottilissimo e il reggicalze. Il piccolo gioiello scintillante del plug anale fece capolino tra le natiche quando lui la fece voltare leggermente.
Alessandro emise un suono basso di apprezzamento. Le accarezzò le natiche con il palmo aperto, poi diede un leggero colpetto al plug con un dito, facendolo muovere dentro di lei. Sofia gemette contro la gag, le ginocchia che tremavano leggermente.
Lui le girò di nuovo intorno e si fermò davanti a lei. Con calma le slacciò le cinghie della gag ball, la tolse delicatamente e la posò sul tavolino. Sofia aprì e chiuse la bocca un paio di volte, le labbra gonfie e umide.
«Puoi parlare ora» le concesse lui, passandole il pollice sul labbro inferiore. «Ma solo per dirmi come ti senti.»
Sofia deglutì, la voce un po’ rauca.
«Mi sento… piena, Master. Le geisha balls si muovono a ogni passo… il plug è profondo… le mollette sui capezzoli… bruciano in modo bellissimo.»
Alessandro sorrise e le accarezzò i capelli.
«Bene. Voglio che tu senta ogni cosa mentre sei con me.»
Le posò una mano sulla nuca e la attirò a sé per un bacio lento, profondo, possessivo. Quando si staccò, lei aveva il respiro accelerato.
Poi lui tornò a sedersi sul divano, aprendo leggermente le gambe.
«Vieni qui. In ginocchio tra le mie gambe.»
Sofia obbedì con grazia, nonostante i tacchi alti e il leggero tintinnio interno delle geisha balls che accompagnava ogni movimento. Si inginocchiò sul morbido tappeto, le mani posate sulle cosce, lo sguardo rivolto verso il basso in segno di rispetto.
Alessandro le accarezzò i capelli, poi le passò due dita sulle labbra.
«Apri la bocca.»
Lei obbedì immediatamente. Lui infilò due dita tra le sue labbra, facendogliele succhiare piano mentre con l’altra mano le sfiorava il corsetto, stringendo leggermente una delle mollette sul capezzolo. Sofia gemette intorno alle sue dita, il corpo che si tendeva.
«Questa sera voglio prendermi tutto il tempo» disse lui con voce bassa e calda. «Voglio guardarti mentre tremi, mentre cerchi di controllarti, mentre mi supplichi con gli occhi. E solo quando sarai completamente bagnata e disperata, ti darò ciò che desideri.»
Le tolse le dita dalla bocca e le accarezzò la guancia.
«Ora alzati e vai a prendere il collare che è nel cassetto del mobile accanto al camino. Portamelo tra i denti. Poi ti legherò i polsi dietro la schiena con le manette di pelle e ti farò sedere sulle mie ginocchia per un po’, solo per sentirti tremare contro di me.»
Sofia sentì un’ondata di calore tra le gambe. Le geisha balls si mossero di nuovo mentre si alzava, mandandole una scarica di piacere lungo la spina dorsale.
«Sì, Master» sussurrò, la voce già carica di desiderio.
Si voltò con eleganza sui tacchi alti e si diresse verso il mobile, sapendo che ogni passo la rendeva più consapevole del plug, delle palline dentro di lei e delle mollette che le stringevano i capezzoli. Alessandro rimase seduto a osservarla, gli occhi scuri pieni di soddisfazione e di una tenerezza profonda.
Sofia tornò dal mobile con il collare di pelle nera tra i denti, i tacchi che ticchettavano piano sul parquet. Il collare era semplice ed elegante: spesso, con un anello metallico frontale. Camminava con attenzione, perché ogni passo faceva muovere le geisha balls dentro di lei. I due pesi di metallo scivolavano e si urtavano delicatamente, creando una vibrazione interna continua, profonda e insistente che le faceva contrarre i muscoli pelvici senza sosta.
Alessandro la guardò avvicinarsi con un sorriso soddisfatto. Quando lei si fermò davanti a lui e si inginocchiò di nuovo, porgendogli il collare tra i denti, lui lo prese con calma.
«Brava» mormorò. «Alza il mento.»
Sofia obbedì, il collo esposto. Lui le allacciò il collare con gesti precisi ma gentili, stringendolo quanto bastava perché lei lo sentisse bene intorno alla gola, senza toglierle il respiro. L’anello frontale tintinnò piano. Alessandro infilò due dita nell’anello e lo tirò leggermente verso di sé, facendola chinare in avanti.
«Questo ti ricorda a chi appartieni stasera, vero?»
«Sì, Master…» rispose lei. Le geisha balls si mossero di nuovo per il cambio di posizione, strappandole un piccolo gemito.
Lui sorrise e diede un altro leggero strattone al collare.
«Adesso senti bene le palline dentro di te. Muoviti un po’ per me. Cammina lentamente intorno al divano, poi torna qui.»
Sofia si alzò, il collare che le segnava il collo come un simbolo costante di sottomissione. Fece qualche passo nel soggiorno, i tacchi alti che la obbligavano a tenere una postura eretta. Ogni movimento faceva rotolare le geisha balls più in profondità: un lento, incessante massaggio interno che stimolava le pareti della vagina e la spingeva a contrarsi intorno a loro. Il plug anale, ancora ben inserito, aggiungeva una pienezza doppia, rendendo ogni contrazione più intensa. Sentiva l’umidità aumentare tra le gambe, il perizoma sottilissimo ormai completamente bagnato.
Alessandro la osservava con attenzione, sorseggiando il suo whisky.
«Più lenta» ordinò. «Voglio vederti sentire ogni singolo movimento.»
Lei rallentò, i fianchi che ondeggiavano appena. Le palline tintinnavano piano dentro di lei, mandandole onde di piacere caldo e frustrante. Dopo due giri completi intorno al divano, tornò davanti a lui e si inginocchiò di nuovo, il respiro più corto, le guance arrossate.
«Perfetta» disse lui. Le accarezzò il collo sopra il collare, poi le passò il pollice sulle labbra. «Ora siediti sulle mie ginocchia, di spalle, con le gambe aperte.»
Sofia si alzò e si accomodò su di lui, la schiena contro il suo petto. Poi le allargò delicatamente le cosce, facendole appoggiare le gambe sulle sue.
Il collare le tirava leggermente il collo ogni volta che lei cercava di muoversi. Le geisha balls, ora schiacciate dal peso del suo corpo contro di lui, premevano più forte contro le pareti interne. Ogni piccolo spostamento le faceva rotolare, creando una stimolazione continua e implacabile. Sofia cominciò a respirare più velocemente, piccoli gemiti le sfuggivano mentre cercava di restare ferma.
Alessandro le baciò la nuca, una mano sul collare, l’altra che le accarezzava lentamente l’interno delle cosce, sfiorando appena il perizoma bagnato.
«Senti quanto sei piena?» le sussurrò all’orecchio. «Le palline che si muovono dentro di te… il plug che ti tiene aperta dietro… il collare che ti ricorda che sei mia. Dimmi quanto ti piace.»
«Mi piace tantissimo, Master…» ansimò lei. «Mi fanno impazzire… non riesco a stare ferma…»
Lui sorrise contro la sua pelle e le strinse leggermente una delle mollette sul capezzolo attraverso il corsetto, facendola sobbalzare. Le geisha balls rotolarono di nuovo, strappandole un gemito più forte.
Dopo diversi minuti passati così — lei seduta sulle sue ginocchia, con il collare e le palline che lavoravano senza sosta — Alessandro le baciò la spalla e la fece alzare delicatamente.
«Sdraiati sul divano, gambe aperte e ginocchia piegate.»
Sofia obbedì, il corpo tremante di anticipazione. Lui si inginocchiò tra le sue gambe, le spostò il perizoma di lato con due dita e rimase un momento a guardarla: le labbra gonfie e lucide di eccitazione, le geisha balls ancora dentro di lei, il filo sottile che usciva tra le pieghe.
«Non le tolgo» disse con voce bassa e decisa. «Voglio che restino lì mentre ti assaggio.»
Si chinò e passò la lingua lentamente lungo tutta la sua fessura, raccogliendo il sapore dolce della sua eccitazione. Sofia inarcò la schiena con un gemito soffocato. La lingua di Alessandro era calda e paziente: leccava con calma intorno alle geisha balls, premendole delicatamente con la punta per farle muovere di più dentro di lei, poi risaliva fino al clitoride, succhiandolo piano.
Ogni movimento della sua lingua faceva rotolare le palline, creando una doppia stimolazione: esterna dalla bocca di lui, interna dal peso e dal movimento delle geisha balls. Il plug anale restava fermo e profondo, aggiungendo una pressione costante che rendeva tutto più intenso.
Alessandro la leccava con dedizione, alternando lunghi passaggi lenti a piccoli cerchi rapidi sul clitoride, senza mai accelerare troppo. Sofia tremava, le mani legate dietro la schiena, il collare che le stringeva il collo a ogni respiro affannoso, le mollette sui capezzoli che mandavano scintille di piacere-dolore.
«Master… ti prego…» riuscì a sussurrare tra un gemito e l’altro.
Lui alzò appena gli occhi verso di lei, la lingua ancora premuta contro il suo sesso bagnato.
«Non ancora, piccola. Voglio sentirti tremare ancora un po’.»
E continuò a leccarla con calma, tenendo le geisha balls ben dentro di lei, il plug al suo posto, il collare che le ricordava a ogni respiro a chi apparteneva in quel momento.
Alessandro continuò a leccarla con pazienza implacabile. La lingua scivolava intorno alle geisha balls, le premeva delicatamente più in profondità, poi risaliva a succhiare il clitoride gonfio. Sofia tremava violentemente, le gambe aperte e piegate, le mani che stringevano le cosce. Il collare le segnava il collo a ogni respiro affannoso, le mollette sui capezzoli mandavano fitte di piacere-dolore a ogni contrazione del corpo.
«Master… per favore…» gemette lei, la voce spezzata. «Sto per… non riesco più a trattenermi…»
Lui alzò appena lo sguardo, gli occhi scuri e lucidi di desiderio.
«Vieni, piccola. Vieni con le palline dentro di te.»
Le chiuse le labbra intorno al clitoride e succhiò con più decisione. Le geisha balls rotolarono forte dentro di lei per il movimento della lingua. Sofia inarcò la schiena di scatto, un grido rauco le uscì dalla gola mentre l’orgasmo la travolse. Le contrazioni furono intense e prolungate: i muscoli pelvici stringevano ritmicamente le palline di metallo, il plug anale amplificava ogni spasmo. Lei tremò e gemette senza controllo, le cosce che vibravano intorno alla testa di lui, il corpo lucido di sudore.
Alessandro non si fermò subito. Continuò a leccarla con dolcezza mentre l’orgasmo si placava, prolungando le ultime onde di piacere, poi si alzò lentamente.
Le sfilò le mollette dai capezzoli una alla volta (facendola sussultare per il ritorno del sangue) e le lasciò il collare al collo. Poi le tolse delicatamente le geisha balls, facendole sentire il vuoto improvviso dopo tanta stimolazione continua.
Sofia rimase sdraiata sul divano, il respiro pesante, gli occhi lucidi. Alessandro si spogliò con calma, liberando il membro già duro e gonfio. Si chinò su di lei, la baciò profondamente sulla bocca e la prese tra le braccia.
«Vieni con me» mormorò.
La accompagnò in camera da letto, tenendola per l’anello del collare con gentile fermezza. La fece sdraiare supina sul grande letto, le tolse il corsetto e il perizoma, lasciandole solo le calze, i tacchi e il collare. Il plug anale era ancora al suo posto, luccicante tra le natiche.
Si posizionò tra le sue gambe e cominciò a penetrarla lentamente nella vagina, con spinte delicate e profonde. Sofia gemette, ancora sensibile dopo l’orgasmo. Lui si muoveva con calma, entrando e uscendo con ritmo misurato, baciandole il collo sopra il collare, accarezzandole i seni.
«Sei così calda e bagnata…» le sussurrò all’orecchio.
Poco a poco le spinte diventarono più decise, più intense. Sofia iniziò a muovere i fianchi per andargli incontro, le mani che gli stringevano le spalle. La timidezza servile di poco prima stava svanendo, sostituita da un desiderio più crudo.
«Più forte…» mormorò lei dopo qualche minuto, la voce già diversa.
Alessandro aumentò il ritmo, scopandola con più energia. I gemiti di Sofia si fecero più alti, più urgenti.
«Ti prego… Master…» ansimò, gli occhi che brillavano di lussuria. «Voglio sentirti nel culo… scopami nel culo, per favore…»
Lui sorrise contro il suo collo e rallentò. La fece voltare a quattro zampe, il sedere alto. Con attenzione tolse il plug anale, lo posò da parte e versò abbondante lubrificante sul suo membro e sull’apertura già preparata. Si posizionò dietro di lei e cominciò a spingere lentamente, entrando un centimetro alla volta.
Sofia gemette forte, spingendo indietro contro di lui.
«Tutto… voglio tutto…» supplicò, la voce ormai lontana dalla timidezza iniziale.
Quando fu completamente dentro, Alessandro iniziò a muoversi, prima con spinte lente e profonde, poi sempre più forti e decise. Le teneva i fianchi con una mano, mentre con l’altra le tirava leggermente il collare, facendole inarcare la schiena.
Sofia aveva ormai perso ogni ritrosia. Si spingeva indietro contro di lui con forza, gemendo senza vergogna.
«Più forte… scopami più forte… fammi sentire che sono tua…» ansimava, la voce roca e sporca. «Usami… sfondami il culo…»
Alessandro obbedì al suo desiderio. Le spinte diventarono potenti, il suono della pelle che sbatteva contro la pelle riempiva la stanza insieme ai suoi gemiti e alle sue suppliche sempre più esplicite. La teneva per il collare come una briglia, scopandola con ritmo duro e costante, esattamente come lei gli stava chiedendo.
Quando sentì che stava per venire, le strinse i fianchi con entrambe le mani e affondò fino in fondo con un ultimo, forte colpo. Venne dentro di lei con un gemito profondo e prolungato, riversando il suo seme caldo nel suo culo.
Rimase dentro qualche secondo, godendo delle ultime contrazioni, poi si ritirò lentamente.
Sofia rimase a quattro zampe, il respiro affannato. Alessandro si sedette sui talloni e guardò con soddisfazione il rivolo di sborra bianca che cominciò a colare lentamente dal suo ano dilatato, scendendo lungo le labbra bagnate della vagina e lungo la coscia.
Le accarezzò la schiena con una mano calda, poi le diede un bacio leggero sulla spalla.
«Brava la mia schiava» mormorò, la voce ancora roca. «Sei stata perfetta.»
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