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Una Mamma ad Atene: il progetto ed il Dom
Kutaro
29.11.2025 |
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"", i suoi gemiti di dolore mentre io gemevo di piacere dentro sua moglie, e quando ero venuto Andrea era a quarantasette e piangeva di nuovo..."
Il progetto si chiamava "MedGender+", uno di quei programmi Erasmus finanziati dall'Unione Europea per promuovere la parità di genere nei paesi mediterranei, e l'ironia di quello che stava per succedere non mi sarebbe sfuggita: una settimana a discutere di empowerment femminile e dinamiche di potere nei luoghi di lavoro, mentre la notte Giulia si inginocchiava chiamandomi Master e supplicandomi di usarla.L'ufficio ci aveva assegnato al workshop di Atene perché servivano due rappresentanti italiani, nove giorni tra convegni e gruppi di lavoro sulla decostruzione degli stereotipi, ed eravamo partiti come colleghi che si conoscevano appena, quelli che si incrociano alle macchinette del caffè e si scambiano mail formali con "cordiali saluti" in fondo.
Giulia aveva trentaquattro anni, due bambini, un marito ingegnere informatico di nome Andrea, e una vita che dall'esterno sembrava perfettamente normale: villetta a schiera sulla Cassia, scuola privata per i figli, vacanze in Sardegna ad agosto, cene con le altre coppie del quartiere dove si parlava di mutui e ristrutturazioni.
Quello che nessuno sapeva, quello che avrei scoperto quella prima sera sul rooftop di Monastiraki, era che Giulia e Andrea appartenevano entrambi a qualcun altro.
Venerdì: La Rivelazione
"Si chiama Sir, sta a Roma ma adesso è a Londra per lavoro," mi aveva detto Giulia alla terza birra, mostrandomi una chat WhatsApp piena di ordini, foto, confessioni.
"Non capisco," avevo risposto, "Andrea sa?"
Lei aveva riso, un suono amaro che diceva più di mille parole: "Andrea non solo sa. Andrea è sottomesso a Sir esattamente come me. Sir ci possiede entrambi, decide tutto della nostra vita sessuale, decide quando possiamo scopare tra noi, decide quando io posso scopare con altri, decide quando Andrea può guardarci o deve restare fuori dalla porta a sentire."
La storia era più complessa di qualsiasi cosa avessi immaginato: Giulia aveva scoperto di essere submissive anni prima, aveva cercato un Dominatore online, aveva trovato Sir, e quando Andrea l'aveva scoperto invece di arrabbiarsi si era eccitato, aveva confessato di avere fantasie simili, di voler essere umiliato, di voler vedere sua moglie presa da altri uomini mentre lui restava a guardare impotente.
"Sir ci ha presi entrambi sotto la sua ala," aveva continuato Giulia, "ha costruito questa dinamica in cui io sono la sua schiava principale e Andrea è il cuckold che serve sia me che lui, che ci prepara per gli incontri, che pulisce dopo, che guarda e ringrazia per il privilegio di poter guardare."
Quella sera, quando si era inginocchiata nella camera 407, non stava solo cercando sesso: stava cercando qualcuno che riempisse il vuoto lasciato da Sir, qualcuno che la dominasse fisicamente mentre il suo Master era troppo lontano per farlo.
Le avevo afferrato i capelli tirandole la testa indietro, e nei suoi occhi avevo visto la gratitudine di chi finalmente ottiene quello di cui ha bisogno.
L'avevo sbattuta contro il muro strappandole la camicetta, i bottoni che volavano sul pavimento mentre le mie mani le stringevano la gola, e lei ansimava "grazie, grazie, grazie" come una preghiera.
L'avevo scopata in piedi prima, le gambe che le tremavano mentre spingevo dentro di lei senza gentilezza, poi l'avevo buttata sul letto a faccia in giù e l'avevo presa da dietro tirandole i capelli così forte che aveva urlato, ma l'urlo era di piacere, di liberazione, di finalmente.
"Dimmi di chi sei," le avevo ordinato mentre la sbattevo contro il materasso.
"Di Sir," aveva risposto automaticamente, "e di Andrea, e stanotte tua, sono vostra, sono di tutti."
Ero venuto dentro di lei senza protezione perché lei me l'aveva chiesto, voleva sentirmi colare fuori, voleva tornare a casa con il ricordo del mio seme dentro il suo corpo.
Sabato: Il Cuckold
Il sabato mattina Giulia mi aveva mostrato i messaggi di Andrea, e finalmente avevo capito la dinamica.
"Raccontami tutto, puttana," scriveva il marito, "dimmi come ti ha scopata, dimmi quanto era grosso il suo cazzo, dimmi se ti ha fatto venire meglio di me."
Ma non era gelosia quella nei suoi messaggi, era eccitazione pura, la stessa eccitazione di un sottomesso che gode dell'umiliazione, e Giulia mi aveva spiegato che Sir aveva addestrato Andrea così: a trovare piacere nel sapere che altri uomini soddisfacevano sua moglie meglio di lui, a ringraziarla quando tornava a casa piena di sborra, a leccarla pulita come atto di devozione.
"Sir gli ha proibito di venire da tre settimane," mi aveva detto Giulia ridendo, "deve guardare tutto quello che facciamo ma non può toccarsi, deve soffrire sapendo che tu mi stai scopando mentre lui è a Milano a lavorare col cazzo duro nei pantaloni."
Quella rivelazione mi aveva eccitato in un modo che non avevo previsto, l'idea di avere potere non solo su Giulia ma indirettamente anche su suo marito, l'idea che ogni spinta dentro di lei fosse una tortura per Andrea.
L'avevo legata alla testiera del letto e l'avevo scopata mentre lei registrava vocali per il marito: "Mi sta riempendo la figa, Andrea, è più grosso di te e sa usarlo meglio, mi sta facendo venire come tu non riesci a farmi venire da anni."
Il messaggio di risposta di Andrea era arrivato subito: "Grazie Padrona, grazie per farmi soffrire così."
Padrona. Giulia era sottomessa a Sir ma dominante con Andrea, una gerarchia complessa dove ognuno aveva il suo posto, e io stavo scoprendo che il mio posto era sopra di lei e, di conseguenza, sopra anche lui.
Il pomeriggio l'avevo portata in un vicolo dietro l'antica Agorà mentre gli altri colleghi del progetto visitavano le rovine, la gonna alzata e le mutande strappate, e l'avevo scopata contro un muro antico mentre le sussurravo: "Pensa ad Andrea che leggerà questo, pensa a quanto soffrirà sapendo che ti ho fottuta dove Socrate camminava."
Domenica: La Videochiamata
La domenica Andrea aveva chiesto di guardare in diretta, e Giulia aveva accettato perché Sir aveva dato il permesso via messaggio da Londra.
Il laptop era aperto sul comodino, e sullo schermo c'era Andrea, pallido, gli occhi cerchiati, il cazzo evidentemente duro sotto i pantaloni ma le mani ben visibili sulla scrivania perché Sir gli aveva ordinato di non toccarsi.
"Falla vedere bene," aveva detto Andrea con una voce rotta dall'eccitazione e dalla sofferenza, "fammi vedere come la scopi."
L'avevo messa a quattro zampe sul letto, il culo verso la camera, e l'avevo penetrata lentamente guardando lo schermo dove Andrea osservava ogni centimetro del mio cazzo che spariva dentro sua moglie.
"È stretto, il suo culo?" aveva chiesto Andrea, e nella sua voce c'era una disperazione che mi eccitava.
"Strettissimo," avevo risposto spingendo più forte, "molto più stretto della sua figa, si vede che non glielo dai abbastanza."
Giulia gemeva come un'animale mentre io la sodomizzavo davanti a suo marito, e Andrea sullo schermo aveva iniziato a piangere, lacrime di frustrazione e di piacere, l'umiliazione che lo distruggeva e lo nutriva allo stesso tempo.
"Vieni dentro di lei," aveva supplicato Andrea, "riempile il culo di sborra così quando torna devo leccarglielo pulito."
Ero venuto urlando mentre Giulia collassava sul letto, e Andrea sullo schermo aveva ringraziato, ringraziato, ringraziato.
Lunedì: Il Convegno e la Doppia Vita
Il lunedì eravamo tornati al convegno, otto ore di workshop sulla "decostruzione dei ruoli di genere nel Mediterraneo", e Giulia interveniva parlando di empowerment e autodeterminazione femminile mentre sotto il tavolo la mia mano era tra le sue cosce e lei non indossava mutande perché gliele avevo proibite.
L'ironia era quasi troppo perfetta: lei che parlava di liberazione delle donne dagli stereotipi mentre la notte mi supplicava di trattarla come un oggetto, di usarla, di degradarla.
"Non è una contraddizione," mi aveva spiegato durante la pausa pranzo, "il femminismo è poter scegliere, e io scelgo di essere sottomessa, scelgo di appartenere a Sir, scelgo di far guardare Andrea, questa è la mia libertà."
La sera le avevo ordinato di videochiamare i bambini mentre io restavo immobile dentro di lei, e lei aveva parlato di scuola e di disegni con la voce che tremava leggermente mentre io iniziavo a muovermi lentamente.
"Mamma ti vuole bene, Tommaso," aveva detto mentre io spingevo più forte, "mamma ti vuole tanto bene, Lucia."
Quando la chiamata era finita era venuta con un urlo che conteneva tutto, il senso di colpa e il piacere, la madre e la puttana, le due vite che si scontravano nel suo corpo tremante.
Martedì: Le Istruzioni di Sir
Martedì Sir aveva preso il controllo da Londra, mandando istruzioni dettagliate che io e Giulia dovevamo seguire mentre Andrea guardava via webcam dalla sua gabbietta di castità che Sir gli aveva ordinato di indossare.
"Schiaffeggiala venti volte sulla faccia, fotografa i segni, manda le prove," era il primo ordine.
L'avevo schiaffeggiata contando ogni colpo mentre lei ringraziava, la faccia rossa e gonfia, le lacrime che le rigavano le guance, e Andrea sullo schermo che si contorceva nella sua gabbia incapace di toccarsi.
"Adesso pisciala," era stato l'ordine successivo.
Giulia si era inginocchiata nella doccia, la bocca aperta, e io avevo esitato perché quello era un limite che non avevo mai superato, ma lei mi aveva guardato con quegli occhi imploranti e aveva detto: "Per favore, ne ho bisogno, Sir lo ordina."
L'avevo pisciata sulla faccia e sul petto mentre lei beveva quello che poteva, ringraziando come se le stessi dando acqua nel deserto, e Andrea sullo schermo piangeva di frustrazione nella sua gabbia, escluso anche da quella umiliazione.
Dopo l'avevo scopata in ogni buco, la sua bocca piena del mio cazzo, la sua figa che mi stringeva, il suo culo che si apriva per me, e ogni volta che venivo dentro di lei mandavo le foto a Sir che rispondeva: "Bravo. La stai addestrando bene per me."
Mercoledì: L'Escalation
Sir aveva deciso di umiliare Andrea in diretta, ordinandogli di masturbarsi guardandoci ma di fermarsi prima di venire ogni volta, e io avevo scopato Giulia per due ore mentre suo marito si portava al limite e si fermava, si portava al limite e si fermava, finché non singhiozzava di frustrazione.
"Digli che non vale niente," mi aveva ordinato Sir via messaggio, "digli che sua moglie preferisce il tuo cazzo."
"Andrea, non vali niente," avevo detto guardando la camera mentre sbattevo Giulia, "tua moglie preferisce il mio cazzo, il tuo non la soddisfa, sei solo un cuckold patetico che guarda altri uomini fare quello che tu non sai fare."
Andrea aveva risposto "grazie Signore" con la voce rotta, e Giulia era venuta sentendo suo marito essere umiliato.
Giovedì: La Crisi
I bambini avevano pianto in videochiamata, volevano la mamma, e Giulia era crollata.
"Che madre sono?" aveva singhiozzato, "mi faccio pisciare addosso mentre i miei figli piangono per me."
L'avevo tenuta senza scoparla quella sera, solo abbracciata, e le avevo detto che poteva essere entrambe le cose, la madre che amava i suoi figli e la donna che aveva bisogno di essere posseduta.
Sir aveva mandato un messaggio: "La crisi è normale. Domani tornerà. È sempre così."
Aveva ragione. Alle tre di notte Giulia mi aveva svegliato prendendomi il cazzo in bocca, gli occhi ancora rossi di pianto ma affamati, e mi aveva scopato cavalcandomi come se volesse cancellarsi dentro al sesso.
Venerdì: L'Ultimo Giorno Pieno
Sir aveva organizzato una sessione speciale: Andrea doveva guardare tutto da Milano mentre si frustava le palle con un righello, contando i colpi ad alta voce.
L'avevo scopata sentendo i numeri di Andrea in sottofondo, "uno... due... tre...", i suoi gemiti di dolore mentre io gemevo di piacere dentro sua moglie, e quando ero venuto Andrea era a quarantasette e piangeva di nuovo.
"Ringrazia tua moglie per averti permesso di soffrire per lei," aveva ordinato Sir.
"Grazie Padrona," aveva singhiozzato Andrea, "grazie per il dolore."
Sabato: L'Ultima Notte
L'ultima notte era stata diversa, tenera e disperata insieme.
L'avevo scopata lentamente guardandola negli occhi, senza ordini di Sir, senza Andrea che guardava, solo noi due.
"Cosa succede quando torniamo?" le avevo chiesto.
"Sir vuole incontrarti," aveva risposto, "vuole valutarti, vuole vedere se puoi entrare nella nostra dinamica in modo permanente."
All'aeroporto eravamo tornati colleghi del progetto MedGender+, quelli che discutono di parità di genere e firmano raccomandazioni europee.
Andrea era venuto a prenderla con i bambini, e per un secondo i nostri sguardi si erano incrociati: lui sapeva esattamente cosa avevo fatto a sua moglie, e nei suoi occhi c'era solo gratitudine.
Il messaggio era arrivato mentre sparivano: "Sir vuole vederti giovedì. Porta un curriculum."
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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