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bdsm

Vuoi osare ?


di Curioso77Mo
30.10.2025    |    63    |    0 6.0
"” Elena inizia a leggere ad alta voce, la voce tremante ma udibile: «Sono Elena, una schiava perversa..."
Sono seduto al tavolo d’angolo del Caffè Letterario, la luce del tardo pomeriggio che filtra obliqua dalle vetrate, disegnando strisce dorate sul pavimento di marmo. Il mio cappuccino è ormai freddo, ma non importa: la mia attenzione è tutta su di lei. Elena. Trentasei anni, capelli castani ondulati stretti in una coda bassa, un filo di trucco che non nasconde le efelidi sul naso. Il badge della libreria è ancora appeso al collo, ma lei lo ha slacciato e lasciato penzolare tra i seni, come un trofeo dimenticato. Indossa un maglioncino di cachemire color crema che le aderisce al busto, i capezzoli già visibili sotto il tessuto sottile – segno che non porta reggiseno. La gonna a matita grigia le arriva appena sopra il ginocchio, ma quando si siede e accavalla le gambe, la stoffa sale di qualche centimetro, rivelando il bordo autoreggente delle calze velate. È perfetta: una donna che di giorno ordina libri e sorride ai clienti, di notte si chiude in bagno a guardare video di gangbang e si masturba con il getto della doccia puntato sul clitoride.
Ho lasciato il libro sul suo tavolo venti minuti fa. Copertina nera, titolo in caratteri dorati: Vuoi Osare. Nessun autore. Solo una dedica scritta a mano nella prima pagina:
«Per Elena. Leggi ad alta voce, se hai il coraggio di scoprire chi sei davvero.»
La osservo mentre apre il volume. Le sue dita – unghie corte, smalto trasparente – tremano appena. Inizia a leggere in silenzio. Le prime righe sono un sussurro erotico, quasi poetico:
«Immagina di essere nuda in una stanza d’albergo sconosciuta. Le lenzuola di seta fredda ti accarezzano la schiena. Le tue mani scivolano lente sui seni, pizzicano i capezzoli fino a farli dolere. C’è uno specchio di fronte al letto. Ti guardi. Ti piace quello che vedi: una donna che finge di essere casta, ma che in realtà muore dalla voglia di essere usata.»
Vedo il suo respiro cambiare. Il petto si alza e si abbassa più rapido. Incrocia le gambe con forza, la coscia destra che preme contro la sinistra. Un piccolo movimento, quasi impercettibile, ma io lo noto: sta stringendo i muscoli del pavimento pelvico. Il primo segnale. La prima perversione che emerge: l’esibizionismo represso. Ho studiato i suoi profili anonimi su Reddit e FetLife per settimane. So che ha un album privato chiamato “Public Risk” con foto di sé stessa in luoghi pubblici, sempre vestita, ma con didascalie tipo “Vorrei che qualcuno mi vedesse così”.
Passa alla pagina successiva. Il tono si fa più crudo, più diretto. Il testo ora parla a lei, nominandola:
«Elena. Sì, proprio tu. Sei già bagnata, vero? Sento l’odore della tua eccitazione da qui. Apri le gambe sotto il tavolo. Fai scivolare una mano tra le cosce. Tocca il clitoride attraverso le mutandine. Lentamente. Immagina la mia voce che ti ordina: “Fammi vedere quanto sei troia.”»
I suoi occhi si spalancano. Guarda intorno, spaventata. Il caffè è semivuoto: un paio di studenti in fondo, un barista che pulisce la macchina del caffè. Io sono nell’ombra, il cappello calato sugli occhi, il giornale aperto davanti come scudo. Lei non mi vede. Ma sente. La sua mano destra scompare sotto il tavolo. La vedo muoversi in cerchi lenti, ritmici. Le sue guance sono in fiamme. Si morde il labbro inferiore fino a lasciare il segno dei denti.
Il racconto continua, scivolando nel porno più sporco e dettagliato:
«Brava puttana. Ora spingi due dita dentro. Senti quanto sei larga? È perché sogni di essere scopata da tre cazzi contemporaneamente. Uno in bocca, uno in figa, uno nel culo. Ti piace il dolore, vero? Ti piace quando ti strappano le calze e ti schiaffeggiano la figa fino a farla gonfiare. Prendi il rossetto dalla borsa. Scriviti sulla pancia, sotto il maglioncino: “PROPRIETÀ DI UNO SCONOSCIUTO”. Poi vai in bagno. Togliti le mutandine. Pissati sulle dita e leccale. Torna qui senza nulla sotto la gonna. Siediti con le gambe spalancate. Lascia che il mondo veda la tua figa slurccante.»
Elena ansima. Il suo corpo è una corda tesa. Alza lo sguardo, cerca una via di fuga, ma il libro la tiene inchiodata. Si alza di scatto, il libro stretto al petto come uno scudo. Cammina verso il bagno con passo rigido, la gonna che le segna il culo sodo a ogni passo. Io conto i secondi. Cinquanta. Sessanta. Settanta.
Torna. Il volto stravolto, gli occhi lucidi. Si siede. La gonna è tirata su fino a metà coscia. Quando accavalla le gambe, vedo tutto: la figa rasata, le labbra gonfie e lucide, un filo di umidità che cola sull’interno coscia. Non indossa più le mutandine. Le ha lasciate nel lavandino del bagno, come ordinato. Il libro è aperto alla pagina successiva:
«Brava cagna. Ora prendi il telefono. Scatta una foto ravvicinata della tua figa aperta. Tre dita dentro. Invia al numero: 333-XXX-XXXX. Poi leggi ad alta voce, abbastanza forte da farti sentire dal tavolo accanto.»
Sento il click della fotocamera. Il mio telefono vibra nella tasca. Apro il messaggio. La foto è perfetta: la sua figa rosa, spalancata, tre dita che affondano fino alle nocche, il clitoride turgido che sporge come un bottone. Rispondo con un solo messaggio: “Brava. Ora masturbati fino a squirtare sul pavimento. Poi leccalo tutto.”
Elena inizia a leggere ad alta voce, la voce tremante ma udibile:
«Sono Elena, una schiava perversa. Amo essere umiliata. Amo bere piscio caldo direttamente dalla fonte. Amo quando mi legano, mi frustano il culo fino a lasciarlo viola, poi mi scopano in culo senza lubrificante. Il mio padrone mi ordina di squirtare qui, ora, davanti a tutti, e di leccare ogni goccia dal pavimento.»
Le sue dita lavorano veloci. Due dentro la figa, il pollice sul clitoride. Il tavolo nasconde il movimento, ma vedo il suo braccio tremare, i muscoli delle cosce che si contraggono. Un gemito sommesso le sfugge dalle labbra. Poi succede: un getto violento, trasparente, che schizza sul marmo sotto di lei. Un piccolo lago luccicante. Lei si china immediatamente, la lingua che lambisce il pavimento con avidità, il culo in aria, la gonna arrotolata in vita. Da fuori, sembro solo un uomo che legge il giornale. Nessuno si accorge di niente.
Il libro finisce con un ultimo comando:
«Alzati. Vieni da me. Inginocchiati sotto il tavolo. Apri la mia zip con i denti. Succhiami il cazzo fino a farmi venire in gola. Ingoia tutto. Poi torna domani, nuda sotto il cappotto, e lascia che ti scopi in vetrina mentre la gente passa fuori. Sarai la mia troia personale per sempre.»
Elena si alza. Cammina verso di me, le gambe molli, il viso stravolto dal piacere e dalla vergogna. Si inginocchia sotto il tavolo. Le sue mani tremanti aprono la mia cintura, abbassano la zip. Il mio cazzo è già duro, pulsante. Lo prende in bocca senza esitazione, la lingua che gira intorno alla cappella, la gola che si apre per accogliermi fino in fondo. Io le afferro la coda, spingendo con forza, scopandole la faccia mentre fingo di sfogliare il giornale. Sento i suoi conati, le lacrime che le rigano le guance, ma non si ferma. Anzi, geme più forte.
Vengo con un grugnito sommesso, riempiendole la bocca di sborra calda e densa. Lei ingoia tutto, lecca le ultime gocce, poi si alza. Le labbra gonfie, gli occhi vitrei. Prende il libro, lo stringe al petto e se ne va senza dire una parola.
Da fuori, è solo una donna che esce da un caffè con un libro in mano.
Ma io so la verità.
Ho usato ogni sua perversione – l’esibizionismo, l’umiliazione, l’urofilia, il dolore, l’anal – per entrarle sottopelle, nella mente, nel corpo, nell’anima.
Domani tornerà.
E io la distruggerò di nuovo.
Vuoi osare tu, ora?
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