bdsm
il dono
15.06.2022 |
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"La mia lingua e le labbra sono avventate su di lei a succhiarle il clitoride, le dita dentro a esplorarle l’interno..."
Luna. Incontrata su un sito di dating, la sto raggiungendo questo pomeriggio.Ci eravamo proposti di trovarci e iniziare immediatamente a scopare, da sconosciuti, come per avviare la conoscenza su qualcosa che possa trascendere convenzioni e sovrastrutture sociali per metterle in secondo piano. Bastasse così poco, ma perché comunque non farlo.
Aspetto di incontrarla mentre la raggiungo nella sua città. Con la mente sono già con lei. Nelle interazioni telematiche di rito percepisco una certa intraprendenza, che mi compiace.
Dice di essere timida e io le credo, voglio prenderla in parola.
La mia bislacca autodescrizione da profilo è incentrata sul bdsm per quanto al di là di percentuali varie e sottocategorie sia in realtà sfuggente e difficile da raccontare nel profondo, così come possa esserlo e una predisposizione personale declinata secondo le nostre conversazioni all'esplorazione dei propri limiti.
Primal, bdsm, kinky. Etichette ideali sostitutive per la propria personalità, ma utili per indicare anche delle priorità nei rapporti.
Così lo credo io e penso che la stessa cosa valga per lei, come per qualunque persona libera nel conoscersi.
Eppure da parte sua c'è l'idea di non tralasciare altri aspetti di me che fanno parte della mia vita, e una certa coerenza nelle sue curiosità nei miei confronti che mi rassicura.
Ripenso a questi aspetti mentre salgo le scale per raggiungere il suo appartamento.
Non saprei dire cosa di lei mi rende tutto questo familiare, non l'ho mai incontrata eppure nella mia testa si è già formata un'idea di bisogno di liberazione e intensità che riconosco in me. La percepisco a distanza e la sento crescere, facendomi sentire tranquillo.
Sono alla porta, lei mi apre. Non mi sorride neanche. Incedo per gustarmi quell'attimo, c'è casino intorno proveniente dagli altri appartamenti ma io percepisco solo il suo battito riecheggiare nel silenzio dei sensi focalizzati su di noi.
"sei in ritardo" mi dice, ma il suo sguardo è sospeso e non assertivo, leggo istantaneamente.
entro lasciando cadere il borsone nero sulla soglia.
"Sei gentile ad avermi aspettato" le rispondo, e la mia mano è già salda sul suo collo.
E' tramortita. Ma me l'aspettavo, e va bene così.
mentre la spingo contro il muro, l'altra mano la sta già accarezzando, risalendo lungo le cosce e poi i fianchi. Ha una vestaglia marrone che le lascia scoperto il petto. Noto che lo sguardo è perso, come sospesa tra la trepidazione, timore e un senso di attesa.
Sono in un territorio che non posso decifrare con certezza, un mistero istituito e voluto da entrambi, affinchè solo l'istinto possa guidarci, ed è esattamente ciò che intendo fare.
Una parte di me vorrebbe gustarsi un momento sospeso così raro, ma la mia mano ha raggiunto i suoi seni, che vengono scoperti prontamente per la mia lingua. Il corpo trascina la mente.
Sotto la pressione della mia mano sul collo, la sento fare respiri profondi i suoi occhi si socchiudono, emerge un ghigno.
Mi spingo contro di lei contro il muro, risalgo con la lingua lungo il collo fino alle labbra, ogni secondo che passa la sento sciogliersi sempre di più. Ma con una velocità tale da mettermi in allerta.
E infatti è così. Si ribella in un lampo e mi sta ridendo in faccia, io la trovo deliziosa pur sapendo cosa mi aspetta. Mi legge nel pensiero, e reagisce afferrandomi la mandibola prima che io possa fare niente. Mi redarguisce, vuole giocare.
Brava ragazza. Non aspetta oltre per prendersi l'iniziativa che vuole strattonandomi contro il divano che è lì vicino. Mi sfida sbraitando contro, io rido mentre mi guarda confusa.
Mi diverto, ci dimeniamo nel combattimento in cui lei fa di tutto per provocarmi. Credo abbia capito che sono felice lei che possa sentirsi di fare quello che vuole sapendo di non offendermi né bloccarmi in alcun modo.
Ride anche lei, mi afferra le gambe e mi sputa addosso, e ne sono compiaciuto. Dopo tutto anche per questo volevo che il nostro primo incontro fosse in casa sua, in un suo spazio.
La lascio fare contenta, finché le mie mani scivolano nei suoi bei capelli rossi e ricci, che dietro la nuca sono soffici e si distribuiscono fin troppo bene per una presa salda. Un invito a cui non resisto, e la stretta arriva all’improvviso, a tradimento. La musica si arresta con la sua espressione bloccata, gli occhi socchiusi e la bocca aperta, a scrutarmi mentre trattiene il respiro. Aspetto qualche secondo, amo darle il tempo di gustare le attese. E la colpisco in faccia con una sberla.
Non è ancora forte, ma già vedo in lei una reazione sorpresa. Solo allora alza lo sguardo e mi fissa negli occhi. Un altro attimo di silenzio che assaporo, prima di assestarle un altro colpo.
Lo stordimento cede il passo alla perdita di senno. Prima sofferto, sono attento a cogliere i segnali del ritiro, ma poi vedo riemergere in lei un senso di soddisfazione. Sorride, la lingua fuori, e stavolta mi fissa compiaciuta lei, prima di riceverne altre che accompagnano i suoi versi.
E' ora di intensificare. La ribalto sul divano a cavalcioni su di me e le scopro il culo in un istante che accarezzo come una preda appena catturata. La mia mano sinistra è di nuovo salda intorno al suo collo, il suo sguardo aggrottato, e impaurito. Una bambina che ha già capito cosa le sta per accadere.
La accontento con la lingua in culo di tutta risposta. Poi le mie manate sono sempre più forti e le sue natiche, anche se scoperte solo parzialmente, fano presto a colorarsi di rosso sotto i colpi.
La sento dimenarsi docilmente fino ad ansimare sempre di più con il crescere dell’intensità. Ma dopo un po' i sospiri lasciano spazio ai gemiti soffocati.
Musica per le mie orecchie: Il nostro gioco dei ruoli si dissipa sotto il peso delle sensazioni che si fanno piu forti.
Il suo sguardo che un istante prima era preoccupato si è dissolto nel nulla, in una serie di scatti e spasmi del suo corpo che tracimano adrenalina che quasi percepisco sulla pelle insieme al piacevole formicolio sui palmi che si fa sempre più consistente.
Quasi non esisto. C'è solo lei e il suo mondo di sensazioni che riverberano insieme ai colpi.
Come non detto, esisto eccome. Ed ecco che riaffiora il suo sguardo rivolto verso di me sotto gli impatti. Stavolta implora pietà, esito.
Ma mi sbaglio di nuovo. Non vuole fermarsi, sono sfumature nella reazione che non so nemmeno io come faccio a intuire.
La ravano ancora un po' alternando sferzate e morse delle dita conficcate nella sua carne, la sua schiena si inarca in vari modi, le stringo il collo e poi le tiro i capelli per sentirla ben tesa come una corda ad ogni colpo finchè non percepisco istintivamente un suo primo traguardo e mi rilasso. Lei si scioglie con me d'un tratto.
Il ritmo dei suoi movimenti è già cambiato, la sento in uno stato mentale diverso. La lascio riprendere fiato sulle mie ginocchia mentre le sfioro le natiche arrossate e formicolanti con i polpastrelli, il dolore si trasforma in sensibilità accentuata che la fa ridacchiare.
Ad un certo punto è lei a reagire, prendendomi. Mi alza e mi sbatte contro sullo schienale, come io prima.
Voglio vedere che fa e la assecondo, mentre si avventa freneticamente sulla mia cintura, tirando giù i pantaloni e le mutande in meno di un secondo.
Il mio cazzo le sbatte in faccia per quanto è già eccitato.
Non si cura di farmelo gonfiare ulteriormente, lo pretende subito e basta. Non ho difese, e non voglio averne.
Lo prende in bocca, ma lo pretende in gola. E' impaziente nel lubrificarlo con foga. Si prende i suoi tempi, quasi come se io non esistessi. Neanche mi guarda.
Il silenzio che è calato è interrotto solo dal rumore del mio cazzo che le scivola in fondo a più riprese, finalmente riesce a spingerlo nell'esofago fino a toccarmi le palle con la lingua. Diversi conati che si sopprime con determinazione. La sento rilassarsi di nuovo mentre le mani si cingono intorno alle cosce. Tradisce uno sguardo che per un attimo sale su di me, ma non mi concede altro prima di staccarsi da me e mettersi sul letto. Forse è questa la sua debolezza.
Un istante per riprendere fiato. Quello che ho davanti non mi lascia indifferente. Luna è stesa sul letto con il vestito ancora abbassato sotto il ginocchio e avvinghiato addosso come una ragnatela di cui disfarsi.
Non spreco un istante di più mentre la mia lingua la percorre lungo tutto il corpo scardinando quel groviglio di vestiti e mutandine che ancora ha addosso. la sua fica è già un lago.
le afferro una chiappa mentre l'altra mano risale lungo l'addome, mentre la mia lingua si dirige verso il clitoride già gonfio, mentre mi gusto il suo sapore.
Le torco un capezzolo di rimando, prima di spostare la mano sul collo. Solo a quel punto comincio a fotterla con la lingua. Ansima profusamente, gode, e io mi compiaccio nel sentire i gemiti di una ragazza libera e sfrontata nel farsi sentire.
Pochi minuti dopo è in piedi di spalle davanti a me. I vestiti sparsi tutt’intorno, solo le scarpe le restano addosso chissà come. Il suo corpo è esile, i capelli rossi sono la cosa più voluminosa, mentre i suoi seni sono piccoli ma pronunciati. Mi eccitano un casino. Sono fottuto.
Con la faccia contro il muro le sue natiche in quel momento sembrano protendersi verso di me, mi invitano. Il mio corpo si muove prima di qualsiasi pensiero possibile, e sono in ginocchio mentre le mie dita stanno già divaricando il suo culo e la mia lingua è spinta nel suo sfintere. Lei inizialmente non reagisce, forse sorpresa, ma penso che abbia già iniziato a leggermi nel pensiero, e capisce che non mi muovo con la mandibola dentro e fuori per compiacerla, non me ne frega niente. Voglio assaporare la sua carne, ho bisogno di sentirla dall'interno, a reagire con me dentro, perché sono avido. Avido di lei, ancora prima di conoscerla davvero o forse perchè sento di conoscerla già.
Voglio comunque sfidare la sua timidezza. E’ questo un suo punto debole ma che sono sicuro voglia disfarsi. Le afferro la nuca e la ribalto sul letto, costringendola a guardarmi negli occhi mentre le blocco le mani dietro la schiena e le sue gambe sono intorno al mio collo.
Mi legge letteralmente nello sguardo le intenzioni, ha un'espressione aggrottata e supplicante. E' più che preparata a farsi dominare, a liberarsi della propria volontà dandosi al controllo di un'altra persona, di questo non ho alcun dubbio.
E' il mio contatto visivo a pesarle, e questo mi dà gusto. Voglio vedere questa resistenza cedere, voglio che questo limite vinca su di lei. Voglio darle qualcosa.
La mia lingua e le labbra sono avventate su di lei a succhiarle il clitoride, le dita dentro a esplorarle l’interno. Mi prendo tutta la calma per accrescere la sua sensibilità, mi gusto il suo sapore e i suoi spasmi, il suo clitoride si gonfia mentre i suoi occhi si perdono nel vuoto e la sua mandibola si protende in avanti tra le contrazioni.
Mi concedo delle pause in cui anche la lingua le torna in culo e comincio a sentire qualcosa che sta già montando. Quando riprendo a ravanarle con le dita dentro, la sua testa ondegga come quella di una bambola, lo sguardo sbarrato. Non è dolore fisico, eppure l’idea di non potersi sottrarre a quello che le sto per fare evidentemente la carica di tensione.
Intravedo gli occhi incrociati, catatonica e i suoi gemiti agonizzanti mi caricano come non mai.
E' il momento di spingere, mentre aumento di intensità mi sollevo dalla fica per imporle il mio sguardo, ho bisogno di scrutarla. Lei agonizza e sembra volersene sottrarre impaurita mentre le tengo la testa ferma stringendole i capelli. Dentro e fuori a velocità crescente, sento del calore formarsi dentro di lei.
Era supplicante. Ora la vedo atterrita. Insieme al godimento sta per scoppiare in un lamento disperato. premo con il palmo dell’altra mano sul ventre, ma non respira. Digrigna i denti, un respiro strozzato da uno spasmo sotto il tumulto feroce delle mie dita che impazzano furiose dentro e fuori. Le sale la tensione in un urlo lungo agonizzante che continua mentre mi fissa tremante con occhi sbarrati. continua a urlare mentre il suo perineo si gonfia in un lungo spasmo e la sua fica mi schizza tra le dita e sul corpo pioggia bollente.
Ha le gambe ancora tremanti mentre le succhio tutto il buon brodo che si è raccolto dopo la pioggia sul ventre. Ha il sapore di carne. Sussulta mentre glielo sputo in faccia lasciandosi andare subito dopo in un gemito compiaciuto. Sono già intento a darle un'altro sputo di fluidi misti e la sua lingua è già protesa in avanti, pronta ad accogliere qualunque cosa voglia darle.
La coccolo un po’, anche se vorrei continuare subito. Il tempo di infilarmi un preservativo e sono già con il cazzo che scorre sul clitoride, senza penetrarla. Lei supplica bruciando dalla foga di sentirselo spingere dentro. Lo posso vedere dal suo sguardo sommesso che mi fissa implorante balbettando qualcosa. Me lo godo come non mai con un certo sadismo, continuando a scorrere sul clitoride gonfio a oltranza.
Agita le gambe, protesta, mi continua a guardare implorante e quasi sbotta disperata mentre io le sorrido di rimando.
Mi diverto ancora un po'. Poi con il suo bel collo ben stretto tra le dita la sfondo lentamente e vedo comparire il bianco dei suoi bulbi oculari tra le fessure degli occhi, mentre il cazzo comincia a gonfiarle la pancia.
Come gode. Un cumulo di carne tremante e sorridente che finalmente geme contenta.
La sento agonizzare di piacere cercando il mio sguardo con la lingua fuori: Non fraintendo e le sputo in gola.
Le pompo il cazzo dentro e fuori sempre di più forte mentre le mie dita la strizzano ovunque. La sento godere come una matta mentre sente affondare nella carne cazzo e mani su tutto il corpo, mi sollazzo per bene gustandomi la sua consistenza sotto la mia pressione mescolando dolore e piacere. Decido che l’ho punita abbastanza ed è ora di godere sul serio, e già che ci sono le infilo due dita in culo.
Approva, e io la vedo subito nella mia mente a farsi sbattere da altri 3 cazzi contemporaneamente sentendola ansimare e gemere come un animale.
A più riprese i miei colpi crescono di intensità, il mio cazzo la stantuffa come non mai. la sua pancia si gonfia e sgonfia sotto la mia pressione.
Lei mi respira affannosamente contro mentre le afferro la mandibola, Dice cose, annaspa. E come gode! La sfido a resistere mentre le infilo due dita in fondo all'esofago in vista in un possibile limite.
Strabuzza gli occhi, tossice. Esito, mi fermo con le dita ancora dentro e la guardo così messa in attesa, con il mio cazzo da una parte e le dita dall'altra. Lei annaspa sfiatando sulle mie nocche, poi mi dà un assenso supplicante annuendo debolmente con gli occhi umidi.
Affondo. La sento soffrire e contrarsi a più riprese, lacrime le scendono lungo le guance, e gli spasmi le fanno inarcare la schiena. Dai suoi lamenti soffocati riesco a percepire il dolore delle contrazioni del riflesso faringeo fino al pavimento pelvico sul mio cazzo mentre la sventro.
le tiro fuori la mano dalla gola, lei annaspa piangente, di tutta risposta le do una sberla per riprendersi, se ne ravvede compiaciuta. Vorrei dirle che sono orgoglioso di lei e neanche ce n’è bisogno.
Ora mi fissa impietosa mentre riprendo a sfondarla finchè colpo su colpo se ne viene urlando di nuovo annaffiandomi. La violenza cede il passo alla dolcezza del momento dopo.
Mi spinge sul bordo del letto sfilandomi via il preservativo. Con le ginocchia sul pavimento afferra il mio cazzo e le palle con due mani. Se lo spinge in gola come prima, ma stavolta è lo sguardo su di me. Soffre con l'esofago come prima, e le piace.
Era dunque il contatto visivo il suo limite più rilevante. Questa differenza rispetto a prima è ciò che mi eccita più di tutto. Sa di potersi finalmente mostrare troia e sfrontata con me come lo pretendo, e adesso è lei a condurmi come vuole.
Soffoca, se lo tira fuori, se lo sbatacchia sulla lingua. la sua faccia si gonfia a intervalli, e io le afferro la gola facendogliela scorrere a forza su e giù sul mio cazzo che le scalcia dentro. mi sembra di impazzire, quasi mi faccio male e mi piace, ma devo togliermi di mezzo dalle sue vie respiratorie se non voglio ucciderla. Resuscita annaspando e l’istante dopo e lì che già sorride.
Che amabile cagna. E' felice e sfacciata, contenta di potermi tenere testa, e di avermi ricoperto il cazzo di abbondante bava viscosa. La guardo stordito mentre mi sorregge il cazzo con la lingua sulla cappella fissandomi per poi scendere a succhiarmi le palle.
E scende ancora al culo, e me lo apre con la lingua continuando a menarmelo, sondandomi dall’interno. Godo come un porco mentre mi sento aprire sotto i suoi colpi di lingua sempre più energici. Lei si anima di un vigore tale, spingendosi con tutta la faccia che ora sono io perdere il controllo, e lei a compiacersene ridacchiando.
Mi vuole possedere, mi vuole dominare. Sono inerme.
Il suo senso di conquista del mio corpo le fa svanire ogni possibile timidezza definitivamente, mentre sento la sua lingua agitarsi nel culo e il mio cazzo caricarsi, prossimo a schizzare sborra di lì a poco. Anche lei sembra sentirla salire, e mi supplica per averla. La vuole. Mi sega con foga, il cazzo tenuto saldo sulla lingua protesa fuori e gli occhi fissi su di me con lo sguardo implorante, mi viene tolta ogni possibilità di resistenza. La guardo ansimare rumorosamente come una cagnetta, affamata e impaziente di essere nutrita.
Il mio sperma si fionda denso sulla sua lingua e la faccia mentre lei mi fissa negli occhi, sogghignando vittoriosa e compiaciuta per avermi fatto svuotare le palle a suo comando. Assapora il momento, e assapora la mia sborra. Il gusto e il profumo le piace. Me ne pompa ancora, continuando a guardarmi, per poi farmela vedere fiera raccolta sulla lingua, prima di ingoiare con precisione e rigore.
Un brivido accompagna la vista di lei che mugugna di piacere sentendola scendere in gola.
E’ sfacciata come non mai. La adoro.
Mentre ancora si sta pulendo le dita scorge uno schizzo finito per terra. Mi guarda con aria interrogativa: non ne vuole sprecare una goccia, e io sono felice di accontentarla schiacciandole la testa sul pavimento a farle raccogliere la sborra rimasta con la lingua, ridendo come una cagna felice.
Neanche un'ora dopo siamo per terra a mangiare in salotto dopo che Luna mi ha ridisegnato gli occhi con la sua matita. La luce del sole si fa radente nel suo appartamento mentre La vasca si riempie d’acqua calda.
Il senso di familiarità che intuivo riaffiora su molti temi delle nostre esperienze vissute per quanto diverse, e questo è quanto.
Nelle nostre menti concordiamo che poche cose ci sembrano più prodigiose di una persona che sperimenta la propria debolezza per poi superarla, nella mente e secondo il controllo e il tormento dei propri sensi.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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