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un desiderio nascosto parte1


di Jus_tus
29.12.2025    |    1.921    |    2 7.6
"Ogni tanto mi trovavo a guardare il telefono, sperando di vedere quella notifica che mi avrebbe fatto sapere cosa pensava, se fosse stata interessata, o se fosse scomparsa nel nulla, come tante..."
Erano passati solo pochi giorni da quando avevo iniziato a curiosare il sito di dating, quasi per caso. Nessuna intenzione precisa, solo un desiderio vago di esplorare qualcosa di nuovo, magari per soddisfare una delle mie fantasie più nascoste.

Decisi, senza troppa convinzione, di fare il passo: cercare un partner per una serata che mi attirava da tempo. Fredomina, una serata in cui, come dice l’annuncio "le donne comandano davvero". Mi affascinava il concetto di giocare con il potere, ma, allo stesso tempo, avevo sempre avuto delle riserve. Non ero il tipo che desiderava perdere il controllo nella vita quotidiana. Non riuscivo a comprendere davvero il concetto di "24/7" in un gioco di sottomissione totale. Rispetto chi lo pratica, certo, ma non era qualcosa che avrei mai voluto vivere personalmente.

Per me, il kink era una forma di gioco, un’esperienza di crescita personale che doveva avere un inizio, una fine, e delle regole da rispettare, regole chiare e condivise da tutti i partecipanti. Senza di esse, il gioco diventava troppo pericoloso, e nonostante il suo immenso fascino per me non era praticabile. Quella volta, ero pronto a mettermi in gioco. La serata era diversa, e, seppur in uno spazio protetto, mi sarei affidato totalmente a una persona che non conoscevo affatto. E forse, proprio questa era la parte che mi eccitava di più: l'incertezza, la possibilità di esplorare senza sapere dove mi avrebbe portato.

L'annuncio che avevo scritto diceva cosi: "Last but not least - cerco una donna dominante (o anche dominante per l'occasione), per freedomina, ma è necessario conoscersi almeno online prima."

Mi sentivo curioso, ma anche leggermente nervoso. Chi avrebbe risposto? cosa avrebbe risposto? e chi sarebbe stata? Il mistero era parte del fascino, e non sapevo nemmeno cosa aspettarmi. Qualcuna che rispondesse, sarebbe stata, forse, solo l'inizio di una nuova avventura, o magari una semplice illusione che sarebbe svanita nel nulla.

Ma qualcosa dentro di me, quella sera, mi spingeva ad andare avanti. Con un clic, inviai il mio messaggio. Il mio cuore batteva un po’ più velocemente mentre aspettavo una risposta. Il gioco era appena iniziato.

Il post rimase online solo un giorno. E come da copione, il primo giorno nessuna si propose. La cosa diventava intrigante e, con un po' di caparbietà, decisi di riproporre l’annuncio per dieci giorni consecutivi, per aumentare le possibilità che arrivasse agli occhi della persona giusta.
I giorni passavano, e ricevetti diversi messaggi da donne che si proponevano come padrone inflessibili, ma da ogni scambio di messaggi capivo subito che non c'era quella "vocina" dentro di me che mi diceva "Ok, questa è la persona giusta per questa esperienza." Anzi, più andavo avanti, più sembrava che non fosse il momento giusto. Ogni proposta mi lasciava indifferente, e ormai avevo quasi perso le speranze.
Poi, al nono giorno, ricevetti finalmente un messaggio che mi colpì: “Il tuo messaggio è intrigante, ma avrei bisogno di maggiori spiegazioni. Vorrei capire cosa ti aspetti e fin dove sei disposto ad arrivare.”
Era un messaggio semplice, ma il tono, il linguaggio, l'espressività… mi colpirono profondamente. Sentivo in quelle parole un'impronta che ricordava gli ambienti kinky berlinesi, a me tanto cari. Era chiaro che questa donna non stava parlando a caso, ma stava cercando una esperienza vera, una comunicazione senza filtri.
Aveva colpito nel segno.
Rimasi qualche ora in uno stato di eccitazione e agitazione, indeciso su come rispondere, ma alla fine scrissi con sincerità, cercando di comunicare esattamente quello che provavo, senza edulcorare nulla. Risposi:
"L’evento che ti propongo è un evento dove la donna assume il comando della serata e può fare ciò che vuole, sempre nei limiti concordati preventivamente, ci sarà una lista di pratiche che si possono fare o non fare. Avviene in uno spazio protetto, dove gli organizzatori vigilano attentamente che non venga violato il consenso di nessuno e, se lo desideri, ci sono spazi dedicati dove ci si può spingere molto oltre. Il mio desiderio è quello di arrivare al mio limite e, una volta raggiunto, essere costretto a superarlo."
Non sapevo cosa aspettarmi dalla sua risposta, ma non potevo fare a meno di sentire un'emozione crescente in me. Era la prima volta che parlavo così apertamente di me, dei miei desideri con una perfetta sconosciuta. E sentivo che lei, in qualche modo, avrebbe capito.

Aspettai la sua risposta, ma la casella di posta non ricevette niente per due giorni. Ogni tanto mi trovavo a guardare il telefono, sperando di vedere quella notifica che mi avrebbe fatto sapere cosa pensava, se fosse stata interessata, o se fosse scomparsa nel nulla, come tante altre. Il silenzio iniziava a diventare assordante.
Al terzo giorno arrivò finalmente un messaggio. Solo poche righe, ma quelle poche righe riuscirono a riaccendere l'eccitazione che avevo quasi dimenticato:
"Cosa ti spinge a provare quest’esperienza?"
Ci pensai un po'. Non era una domanda banale era la domanda giusta. Cos'era che mi spingeva, veramente? Non fu difficile trovare la risposta, ma nel farlo mi accorsi che avevo già esplorato questi pensieri così profondamente. Risposi:
"Vivere esperienze estreme, provare un piacere molto intenso o un dolore forte, vivere la paura e non interrompere l'azione. Vorrei sperimentare una situazione estrema che mi porti un po' oltre la mia soglia, il mio confine... per verificare, attraverso i cinque sensi, cosa si 'sente' sull'altra riva del fiume..."
La frase mi sembrava quasi poetica, ma la scrissi con la stessa naturalezza con cui parlavo da solo nei miei pensieri più intimi. Il desiderio di spingermi oltre, oltre i limiti che avevo sempre conosciuto e spesso evitato.
In quel momento, mi ricordai una canzone che avevo sentito giorni prima: "Take me to the river, drop me in the water", cantavano i Talking Heads. Non so perché, ma partì inarrestabilmente nella mia testa mentre aspettavo la sua risposta.
Alla fine, mi venne spontaneo chiederle anche qualcosa di più. Volevo capire chi fosse davvero, che cosa cercasse anche lei in tutto questo. Così aggiunsi, quasi senza pensarci:
"E tu, cosa cerchi in quest’esperienza? Perché mi hai risposto?"
Le diedi deliberatamente del "tu", cercando di abbattere la barriera che ancora c'era tra noi, di capire meglio chi ci fosse dall’altra parte dello schermo.
Pensavo alla sua risposta e riflettevo su quello che stavo cercando, quando la mia mente tornò a tutte le donne che mi avevano scritto fino a quel momento. Alcune di loro si erano proposte come vere e proprie "mistress", e avevo avuto la sensazione che, se avessi osato rispondere in modo troppo diretto o troppo personale, probabilmente mi avrebbero sbattuto fuori senza indugi. Una "mistressona" per questo avrebbe subito sbraitato, probabilmente avrebbe inveito di lesa maestà, e forse non avrebbe più scritto. Ma tanto, non cercavo quel genere di persona. Non volevo un'interazione fredda e autoritaria, ma una connessione vera, una comprensione reciproca dei limiti e dei desideri. E quella donna, con il suo messaggio diretto e curioso, sembrava essere proprio quella che cercavo.

Ancora qualche giorno di attesa e la sua risposta arrivò. Ancora una volta, al terzo giorno.
*"Ciao, iniziamo dalla seconda domanda, ti ho risposto perché il tuo messaggio è intrigante e mi è sembrato sincero. Cosa cerco? Non sono più giovanissima, abbiamo più o meno la stessa età e, nonostante sia sempre stato fra le mie fantasie, non ho mai avuto la possibilità di esprimere su un uomo i miei desideri più nascosti. Leggendo il tuo messaggio, ho avuto il desiderio di sperimentare.
La parte più nascosta e perversa di me è molto sadica ed è totalmente inespressa. Ho sempre pensato che non fosse giusto sperimentare questa parte e l’ho sempre nascosta. Negli ultimi anni ho avuto degli insegnamenti chiamiamoli “spirituali” o “interiori” che mi spingono a realizzare le mie fantasie più nascoste e più inenarrabili. Leggendo il tuo annuncio, ho sentito che forse è il momento di sperimentare.
Se sei d’accordo, ti chiederei di mandarmi la tua checklist di cosa sei disposto a fare e cosa no, e poi farei una videochiamata per conoscerci di persona ed approfondire meglio i nostri desideri."*
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