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Gay & Bisex

001 - In Ufficio - 01


di istevene75
03.06.2026    |    93    |    2 9.6
"Mi dice di andare da lui, la sua voce è calma, come se nulla fosse cambiato da prima..."
Qualche mese fà, in un luogo d’incontro che frequento ogni tanto, ho incontrato un bel toro straniero che purtroppo non lo frequenta molto spesso.
Deve aver capito quasi subito che dietro l’aspetto che mostro si nasconde un’anima un po’ tormentata, con una troietta che vorrebbe emergere.
Avevo già il cazzo duro nei pantaloni ma quel giorno non avevo molta voglia di usarlo, ero uscito con poco tempo a disposizione, come accade spesso, e con la voglia di far giocare qualcuno con i miei capezzoli ed il mio culo. Facciamo due chiacchiere sul posto e sulla gente che abbiamo intorno. Mi racconta il lavoro che fa e che in giro per l’Italia ha avuto qualche avventura. Mi propone di metterci a giocare dietro una siepe , in un piccolo rettangolo di terra riparato dagli sguardi indiscreti. Ma che se potesse parlare, racconterebbe tante belle avventure scoperecce e porche, tra le quali anche molte delle mie. Comunque mi convince e ci appartiamo. Il nostro gioco sarebbe degno di avere un racconto tutto suo, anche se il finale andrebbe un pò romanzato. Ma quello che vi voglio dire è che, mentre mi succhiava un capezzolo e mi palpava il culo, spostando a destra e a sinistra gli slip, che avevo rigirato a mo di perizoma, mi disse una frase che ancora mi gira nella testa.
“Non ti fai scopare da nessuno nel tuo ufficio”
A quelle parole sono quasi venuto perché in un’attimo nel mio cervello sono ricomparse le mille seghe fatte pensando a qualcosa di porco che potesse avvenire in Ufficio. Sarebbe molto bello ed eccitante, anche se pericoloso per vari motivi. E’ già difficile combinare con le colleghe, alcune molto vogliose, senza che nascano pettegolezzi, risatine o vere e proprie maldicenze e insulti velati. Spero di trovare qualche collega come scopamico ma per ora mi devo accontentare della mia fantasia, o forse no(?)!
———
Il lunedì parte lento, come spesso accade, un po’ per lo smart che fanno quasi tutti, un po’ per l’aria estiva che già fa capolino. Ma è una giornata importante, almeno per il nostro gruppo. Sta per arrivare il nuovo responsabile, nessuno lo conosce. Come sta accadendo da qualche tempo, invece di far crescere i dirigenti in azienda e valorizzarli si tende a cercare sul mercato qualcuno di già formato, ma giovane. Ed infatti quando alle 9:00 entra nella nostra stanza ci appare davanti un trentenne, che ne dimostra molti di meno, alto, spalle larghe, in un bel completo, con i capelli leggermente arruffati, la mascella pronunciata ed il fisico da nuotatore. Infatti ho scoperto poi che si allena spesso e fa anche delle gare. Salto tutti i convenevoli e vi dico direttamente che anche se non è esperto del nostro settore specifico tenta di imparare più che può da noi. E’ responsabile di molte persone che svolgono attività diverse, anche se nello stesso ambito, ma sembra si sia appassionato del nostro piccolo gruppo.
Una sera stiamo facendo tutti molto tardi, la consegna è per il giorno seguente e ci sono ancora da sistemare le ultime cose e ripassare le varie parti della presentazione. Il capo esce mentre noi stiamo lavorando e si presenta dopo non molto tempo con varie scatole di pizza e molta birra. Noi abbiamo quasi terminato il lavoro e quindi siamo molto felici di iniziare a festeggiare la fine. Inizia cosi quella che sembra una piccola festa tra vecchi amici. Verso la fine, quando le birre hanno iniziato a darci un po’ alla testa, iniziano anche le chiacchierate spinte riguardo alle colleghe. Chi si farebbe chi, chi si farebbe fare cosa o cosa farebbe, insomma le solite chiacchiere tra maschi. Ad un certo punto tutti iniziano ad andare via, domani dovremo stare qui presto e la stanchezza si fa sentire. Il capo mi chiede di trattenermi ancora per ripassare con lui la presentazione un’ultima volta.
Mi sento leggermente alticcio ma ancora lucido e sono felice di rivedere la presentazione, è una mia responsabilità anche se sarà lui a farla quasi tutta. Saluto gli altri che stanno uscendo e vado un attimo in bagno. Sento urgenza di pisciare ma anche uno strano fremito. E’ molto tempo che non scopo con mia moglie, ha sempre qualcosa che non và. E sono anche settimane che non frequento nessun luogo di battuage, solo casa, ufficio, casa. Quel giorno ero riuscito a mettere, sotto ai boxer, un perizoma “rubato” a mia moglie, uno di quelli che le ho regalato e che ormai non mette mai. La misura è molto piccola rispetto a quella che servirebbe a me, ma mi piace sentirlo stringere. Mi piace la sensazione che mi da e ogni tanto guardare il riflesso del mio sedere negli specchi del bagno. Eh si, non abbiamo tanti bagni, ma quei pochi sembrano piccoli bagni di casa con tutto.
Mentre piscio guardo il mio riflesso, ho abbassato i pantaloni e le mutande da uomo e la mia immagine allo specchio mi fa eccitare, mentre escono le ultime gocce di urina il cazzo inizia ad ingrossarsi e non riesco a fare a meno di iniziare una lenta masturbazione. Lo sento che cresce sotto al tocco lento delle mie dita, il buchino struscia sul filo del perizoma e inizia ad inumidirsi ed i capezzoli li sento duri sotto la camicia. Lascio il cazzo e li stringo forte entrambi. No, mi devo fermare, mi sto eccitando troppo. Ma ancora non ci riesco, la sensazione è troppo bella, con una mano continuo a massaggiare e stringere un capezzolo e con l’altra inizio a carezzarmi una natica. Intanto il cazzo è quasi completamente eretto. Vorrei averne uno o due cosi davanti da carezzare e da succhiare. La mano che mi carezza la natica si allunga, quasi come se avesse una mente propria, verso l’ano. Due dita iniziano a carezzare li vicino e vogliono entrare. SBAM! Si apre di botto la porta del bagno, mi giro e vedo il capo che mi guarda. CAZZO NON HO CHIUSO LA PORTA!!!!.
Passano istanti che sembrano interminabili. Sono davanti alla tazza con i pantaloni calati, il cazzo eretto, che il mio capo può vedere solo in parte, una mano che mi stringe un capezzolo dalla camicia mezza alzate e l’altra mano con due dita dentro l’ano e il perizoma nero che fa sembrare il mio culo quello di una bella troia di strada. Non faccio in tempo a dire nulla che la porta si richiude, riesco solo a notare, di sfuggita, un sorriso sulla faccia del capo. Mi sento paralizzato. Il cuore pompa a mille, il cazzo si è ritirato in un attimo, adesso dai quasi 20cm di prima sembra quello di un neonato, il cervello pensa mille cose in contemporanea. Oddio che figura di merda, sono rovinato, che posso fare, non so che fare, oddio, oddio, oddio mi viene da piangere.
Sento la porta del bagno accanto che si apre e poi dopo meno di un minuto sento i passi del mio capo che si allontana. Il rumore dei suoi passi è forte e ritmato. Non capisco come faccio a sentirlo ora che il battito del mio cuore mi rimbomba dentro ad un ritmo spaventoso. Come cazzo ho fatto a non sentirlo prima mentre veniva verso il bagno. Come ho fatto a dimenticarmi di chiudere. Passano alcuni minuti in cui riesco a ricompormi. Nel cervello mi frullano ancora tutti i pensieri di prima. Non riesco a pensare chiaramente. Vorrei scappare, ma non posso. Ho ancora tutta la mia roba nella mia stanza e poi non posso andare via senza sapere cosa farà il mio capo. Sicuramente mi farà licenziare, spero solo che non mi sputtani con tutti. Si lo devo affrontare, chiedergli scusa, magari proporgli che darò io le dimissioni domani stesso, basta che non mi sputtani ne qui in ufficio ne fuori. Mi sono ricomposto e cammino lentamente verso il mio ufficio. Il corridoio è silenzioso, sento il mio respiro come se non fosse il mio, sembro affannato, anche se sto camminando piano. Il cuore ricomincia a battere forte quando sono davanti alla porta del mio ufficio. L’ufficio che occupo da anni insieme ai miei colleghi, la grande stanza dove ho vissuto più che a casa mia, un luogo che forse non vedrò mai più dopo questa sera.
Apro lentamente la porta, la stanza è illuminata come prima ma c’è qualcosa di diverso le serrande sono abbassate e la luce dei lampioni non arriva dentro, però le finestre devono essere state aperte perché si sente una leggera brezza. Sento la voce del mio capo che mi dice di chiudere a chiave la porta, non capisco perché ma eseguo come un’automa. Non riesco ancora a vederlo. Si è messo al grande tavolo da riunioni al centro della stanza, dove poco prima avevamo mangiato e bevuto. Vedo che accanto a se ha una birra e sento l’odore di un sigaro nell’aria. Lui è semi nascosto dietro il grande schermo che avevamo sistemato al centro del tavolo per studiare meglio la presentazione. E’ collegato ad un portatile condiviso. Non sento quasi nessun rumore, ma sicuramente sta guardando un video di qualche genere. Mi dice di andare da lui, la sua voce è calma, come se nulla fosse cambiato da prima. Io mi avvicino e inizio a chiedere scusa per quello che è successo prima, ma lui con voce autoritaria mi dice di stare zitto e sbrigarmi ad andare da lui. E’ seduto su una delle nostre sedie in pelle, ha tolto la giacca e la cravatta. La camicia bianca è aperta fino quasi all’ultimo bottone in basso. Vedo i suoi pettorali e l’inizio della tartaruga degli addominali. Ha abbassato i pantaloni e le mutande alle ginocchia. Si sta masturbando lentamente. Ha un cazzo bellissimo lungo sui 20cm come il mio ma sembra grosso il doppio, soprattutto alla base, mentre verso la cappella sembra più stretto, quasi a punta. Mi fa pensare al proiettile di un cannone. E’ pieno di vene, sembra già durissimo, come se si stesse masturbando da tempo. Non so cosa pensare, non capisco cosa succede, ma sento il cazzo indurirsi nei pantaloni, l’ano bagnarsi ed iniziare a pulsare e i capezzoli indurirsi. Guardo verso lo schermo, c’è un video porno, due uomini in giacca e cravatta sono in un bagno, sono entrambi grossi, belli e muscolosi. Uno è in piedi mentre l’altro è in ginocchio, si regge con le mani ai fianchi di quello in piedi e tiene il suo cazzone in bocca. Lo lecca, lo bacia, se lo fa scivolare sulla faccia e poi lo riprende in bocca. Sembra riuscire a ingoiarlo tutto nonostante il cazzo dell’uomo in piedi sia grosso come quello del mio capo. Sento la voce del mio capo che mi dice - “Sai quello che devi fare troia?, hai capito?” Non parlo, ho il cazzo che vuole uscire dai pantaloni per quanto è duro e la bocca piena di saliva. Mi inginocchio davanti al capo. Mi sposto verso di lui quasi a carponi.
...
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