Gay & Bisex
005 - Il primo cinema porno - 01
14.07.2026 |
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"La sala non era molto grande e in quel momento, oltre a lui, c’erano poco più di dieci persone, quasi tutte sedute separate..."
È un lontano ricordo che ormai si era quasi perso. Una breve pausa nella serie di racconti che sto scrivendo e che è quasi giunta al termine. Ma non potevo aspettare per scrivere questa storia, altrimenti sarebbe andata persa.Questo è l’ultimo anno delle superiori per Silvio. Siamo nella prima metà degli anni ’90 del secolo scorso e la vita è molto diversa da quella di oggi, specialmente per i ragazzi. I cellulari sono solo per uomini e donne in carriera, molto costosi e scomodi. Internet sta appena cominciando a essere utilizzato in Italia e non è per tutti.
Silvio è uno studente molto bravo di una scuola famosa della capitale. Purtroppo, l’indirizzo che frequenta non è molto appetibile, in quegli anni, per le ragazze, e le poche presenti non guardano neanche i ragazzi della loro stessa età. La vita di Silvio e dei suoi compagni è fatta di studio, giri in motorino, la compagnia nel quartiere periferico e tante, tantissime seghe. Ha avuto i primi approcci con alcune ragazze, soprattutto durante le vacanze estive, ma nulla di più che baci e qualche toccatina.
Nonostante non abbia appena compiuto 18 anni, Silvio è già riuscito da mesi a comprare riviste sexy e porno, compresi fumetti. Spesso, per risparmiare, acquista raccolte in cui, soprattutto tra i fumetti, capitano storie con protagonisti ermafroditi, cioè personaggi con entrambi i sessi, spesso con curve mozzafiato e falli così grandi da risultare irreali.
Naturalmente non è ingenuo e sa bene che nel mondo i gusti sessuali sono tanti e diversi; non si scandalizza affatto, anzi, in alcuni casi quelle storie lo eccitano più dei porno “normali”. Però non se ne preoccupa troppo: alla fine l’importante è godere, e quei disegni di donne con tette grosse e cazzi irreali lo fanno eccitare allo stesso modo.
Non può ancora affittare un porno o entrare in un cinema a luci rosse. Sa che alcuni suoi amici ci sono andati insieme, ma loro sembrano già uomini fatti e non hanno avuto problemi ad entrare. Gli hanno raccontato delle risate che si sono fatti, delle seghe che si sono sparati, e anche di strani movimenti degli altri uomini presenti. Ma loro erano concentrati sulle scene e sul prendersi in giro per le dimensioni del pene e su chi non era riuscito a resistere e aveva goduto prima degli altri.
Anche “le dimensioni” erano un problema per Silvio. Il suo pene a riposo non gli sembrava molto grande, e anche se quando diventava duro raggiungeva i 20 cm, lui aveva paura a farsi vedere così: temeva di essere preso in giro, di non essere normale. E poi era timido, alto e molto magro, con pochissimi peli chiari, camminava sempre un po’ incurvato e aveva capelli lunghi e biondi, che solo in casa portava sciolti e fuori erano sempre legati in una coda. Alcuni bulli della scuola lo avevano preso in giro i primi anni, chiamandolo “biondina”, ma poi era cresciuto molto di più in altezza rispetto a loro e avevano smesso.
Ma comunque la scuola era molto importante per Silvio, e il fait che una sua compagna di classe gli piacesse ormai da anni lo spingeva ogni giorno a recarsi a lezione. Eh già, come ho detto, non erano molte le ragazze nella sua scuola, ma fortunatamente la più bella era la sua compagna di banco da ormai tre anni.
Lara era la cotta di molti della scuola. Era alta più di un metro e 80, snella con capelli lunghi, ondulati, di un colore biondo scuro con sfumature dorate. Indossava spesso magliette senza maniche, aderenti e scollate, jeans stretti e scarpe sportive. Sorrideva naturalmente sempre a tutti e mostrava con naturalezza un'espressione rilassata e amichevole. Il suo sorriso era capace di illuminare di gioia una stanza intera e i suoi denti bianchi risaltavano rispetto al colore della sua pelle sempre abbronzata. Sembrava un angelo venuto sulla terra a portare bellezza e gioia. Soprattutto nella vita di Silvio.
Certo, per Lara lui era solo un amico, niente di più. Infatti, lei aveva un fidanzato da tempo, con cui non era per niente una santa. Aveva già sperimentato varie posizioni del kamasutra e persino uno scambio di coppia con il cugino più grande di Silvio e una delle sue fidanzate. In realtà si faceva anche spesso sodomizzare, in segreto, dal cugino del suo fidanzato, ignaro di tutto. Ma questa è un’altra storia.
Silvio sperava che, finalmente, durante il viaggio studio che stavano per fare con tutta la classe a Londra, avrebbe avuto almeno l’occasione di stare un po’ con Lara e magari baciarla.
Il viaggio a Londra sarebbe durato due settimane, periodo in cui la sua classe e altre tre avrebbero frequentato una scuola locale per migliorare l’inglese e conoscere un po’ la cultura. Ma come potete immaginare, niente andò come sperava Silvio. Lara si unì a un gruppetto di ragazzi e ragazze di un’altra classe e spesso uscivano la sera. Quasi tutti i suoi amici iniziarono a uscire con ragazze inglesi molto carine e disponibili. Solo lui non riusciva a integrarsi.
L’ultimo venerdì della prima settimana decise di uscire da solo e andare in un pub dove erano stati tutti insieme la seconda sera. Ma dopo un’ora e due birre si sentiva ancora più solo. Era pieno di gente, ma tutti accoppiati e quasi nessuno della sua età. Inoltre, la sua insicurezza lo bloccava nel parlare. Pur avendo un inglese quasi perfetto a scuola, lì non riusciva a pensare né a comunicare con nessuno.
Decise di uscire e fare un giro prima di tornare al campus. Girando senza meta, passò per caso davanti a una sala a luci rosse. Non sapeva bene cosa fare, ma le birre gli diedero la spinta per entrare.
— Ma sì, almeno vedo com’è e mi sparo una sega alla faccia di Lara e di quegli stronzi dei miei amici.
Provò ad entrare e l’uomo alla cassa quasi non lo guardò mentre gli faceva il biglietto, fece soltanto un mezzo sorriso quando Silvio era già andato verso la porta d’ingresso nera.
Silvio entrò nella sala con il cuore a mille; finalmente avrebbe visto un porno e almeno si sarebbe sfogato un po’. Appena entrato non vide altro che il grande schermo, posizionato in basso rispetto al posto dove si trovava. Era un porno italiano con la bellissima Selen alle prese con il cazzone del figlio del suo anziano marito. Silvio aveva già visto molte volte le foto di Selen nelle sue riviste e sentì subito il pene crescere e premere contro i pantaloni.
Decise di sedersi nella fila più vicina a lui, in fondo alla sala. Tutti nella sala avevano visto il suo ingresso e alcuni lo osservavano con insistenza, toccandosi i pacchi, ma lui non se ne accorse.
Lentamente la sua vista si adattò al buio della sala e si accorse di essere seduto nell’ultima fila, completamente vuota. La sala non era molto grande e in quel momento, oltre a lui, c’erano poco più di dieci persone, quasi tutte sedute separate.
Verso le prime file, due persone erano sedute vicine. Uno di loro era sicuramente un uomo, mentre l’altro — con i capelli lunghi e sciolti — sembrava una donna. I due ogni tanto si baciavano appassionatamente e sembrava che la “donna” stesse facendo una sega al compagno. Molti tra gli altri spettatori guardavano la coppia e alcuni si alzavano dal posto per girare per la sala, passando quasi davanti ai due.
Dopo pochi minuti, l’uomo mise la mano destra sulla testa della "donna" e la spinse verso il basso. Lei si divincolò e si alzò, togliendosi la maglietta, abbassandosi i pantaloni fino ai piedi e posizionandosi in ginocchio sui sedili vicino al suo uomo per iniziare un lento e gustoso pompino. Durante queste mosse, Silvio vide bene quella “donna” e capì che in realtà era un uomo, forse poco più grande di lui.
A quel punto non sapeva più dove guardare. Sullo schermo Selen era alle prese con i cazzi del figliastro e di un possente maggiordomo di colore, mentre i due uomini in seconda fila erano diventati tre. Quello seduto stava per godere nella bocca sapiente del ragazzo, mentre un uomo alto e muscoloso stava penetrando il ragazzo. La scena di quei tre era per Silvio molto più eccitante delle immagini sullo schermo e iniziò a masturbarsi.
Non si accorse che un uomo, probabilmente dell’età di suo padre, si era avvicinato, mentre un altro, di qualche anno più giovane, stava in piedi dietro di lui con il pene eretto fuori dai pantaloni. L’uomo vicino a Silvio allungò una mano e cominciò a carezzargli la gamba.
Per Silvio quella mossa fu come il suono di una sveglia che lo fece sobbalzare. Riuscì con forza a infilare di nuovo il cazzo, ormai totalmente eretto, nei pantaloni, provando un forte fastidio, e spostò via la mano del vicino. Quello non si demoralizzò e iniziò a strusciare la sua gamba destra contro la sinistra di Silvio. Nel frattempo, il cuore di Silvio batteva a mille e il pene pulsava e premeva nei pantaloni. L’uomo dietro continuava a guardarlo e si masturbava lentamente.
L’uomo accanto allungò nuovamente la mano per carezzare prima la coscia di Silvio. Ormai il ragazzo aveva il volto rivolto verso lo schermo, con gli occhi semi chiusi nel tentativo di calmarsi e far calmare il pene. Ma sentiva benissimo quelle carezze, quella mano dolce ma decisa che si avvicinava sempre più al suo inguine a ogni tocco. Quelle carezze stavano impedendo al cazzo di calmarsi e, anzi, lo eccitavano.
Non sapeva più cosa pensare; nel suo cervello si mescolavano l’eccitazione per quello a cui aveva assistito fino a quel momento, per le immagini sullo schermo e per tutte le sensazioni che provava. Ed ecco che la mano del vicino si posò sul suo cazzone eretto dentro i pantaloni e continuò le carezze. In quel momento sentì l’uomo bisbigliare all’orecchio:
— Mmmm, what a nice big cock, pull out!
Il povero Silvio non ce la fece più e iniziò a godere e sborrare come una fontana. Poverino, per lui così timido ma sempre super eccitato, quelle carezze e quelle parole erano state troppo. Mentre godeva cominciò quasi a tremare, e l’uomo vicino a lui, sentendo i suoi spasmi e quelli del cazzo, iniziò a baciarlo sul collo e sulle guance.
Per Silvio era troppo, tutto era stato troppo. Era contento che l’uomo avesse apprezzato il suo pene, era stata quella l’origine della sua perdita di controllo, ma si sentiva sporco e umiliato. Beh, sporco lo era davvero. Aveva goduto così tanto, quasi una settimana di astinenza per lui era un record, che mutande e pantaloni erano zuppi.
Si alzò di corsa, senza guardare nessuno, e corse verso l’uscita. Fortunatamente, o forse no, vide che prima della porta c’era un corridoio che portava ai servizi. Si diresse lì e si chiuse dentro un bagno.
(Continua)
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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