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Gay & Bisex

Il fidanzamento ufficiale pt 2."Voglie"


di Membro VIP di Annunci69.it Marciotto
21.07.2026    |    2.326    |    4 9.7
"Ma mentre si allacciava i bottoni della camicia davanti allo specchio, i nostri sguardi si sono incrociati nel riflesso..."

​Da circa due anni vivo una doppia vita tra incontri riservati e ruoli dominanti nel mondo bisessuale, mantenendo sempre una netta separazione tra sesso e quotidianità. Questo equilibrio si è incrinato la sera della cena ufficiale a casa mia per conoscere i futuri consuoceri e organizzare il matrimonio di mia figlia.
​Allo suonare del campanello, ho scoperto con enorme sconcerto che il padre dello sposo era lo stesso uomo con cui avevo condiviso, poche settimane prima in un hotel, un travolgente e sottomesso incontro intimo. Durante tutta la cena, dietro la facciata di perfetta normalità borghese mantenuta di fronte a mogli e figli, l'aria è rimasta carica di una tensione erotica quasi insostenibile.
​A metà serata, con la scusa di fumare sul balcone, ci siamo ritrovati soli nella penombra. L'intensa carica erotica e il brivido del pericolo hanno azzerato le inibizioni: lui ha allungato la mano afferrando il mio membro duro attraverso i pantaloni in un gesto rapido e complice, sigillando un patto di segretezza e sottomissione prima di rientrare in salotto.
......
​I giorni successivi alla cena sono scivolati via in uno stato di perenne allerta. Il lavoro, la routine domestica e le conversazioni sul matrimonio facevano solo da sottofondo a un unico pensiero fisso: il ricordo di quel contatto sul balcone e lo sguardo smarrito, ma complice, del mio futuro consuocero.
​L’occasione per rivederci non ha tardato ad arrivare, creata paradossalmente proprio dalla normale organizzazione delle nozze. Con la scusa di doverci occupare di un dettaglio logistico legato alla prenotazione della location — una questione "da uomini", come avevamo fatto credere alle rispettive famiglie — è stato lui a fare il primo passo, inviandomi un messaggio breve e formale con luogo e ora: un bar defilato alla periferia della città, lontano dai percorsi abituali di entrambi.
​Quando sono arrivato, era già seduto a un tavolo nell'angolo più riservato del locale. Indossava abiti casual, privi dell'austera eleganza della sera della cena, ma la postura tradiva una chiara irrequietezza. Non appena mi ha visto avvicinarmi, il suo sguardo è passato repentinamente dal panico alla resa.
​Mi sono seduto di fronte a lui. Per un minuto buono non ha detto nulla; si limitava a girare il cucchiaino nella tazzina di caffè ormai fredda, evitando il contatto visivo diretto.
​«Non doveva succedere», ha esordito infine con voce bassa, quasi un sussurro. «Quella sera sul balcone... ho perso completamente il controllo. Se qualcuno avesse guardato attraverso il vetro...»
​«Ma nessuno ha guardato», ho risposto mantenendo un tono calmo e profondo, fissandolo negli occhi finché non è stato costretto a sostenere la mia occhiata. «E tu non volevi fermarti.»
​A quelle parole, un brivido evidente gli ha attraversato le spalle. La maschera del padre di famiglia è crollata di nuovo, lasciando emergere la stessa vulnerabilità che avevo dominato in quella stanza d'albergo. Il ricordo della sua totale sottomissione è tornato a riempire lo spazio tra noi, cancellando istantaneamente il contesto della parentela.
​«Ho provato a convincermi che fosse stato solo un incidente, una parentesi chiusa», ha continuato lui, deglutendo a vuoto mentre le sue mani si stringevano attorno al bordo del tavolo. «Ma la verità è che da quella sera non dormo più. L'idea di quello che abbiamo fatto... e che sei il padre della sposa... mi sta facendo impazzire.»
​Mi sono spinto leggermente in avanti, riducendo le distanze. «La domanda vera è un'altra: ti spaventa di più il rischio che lo scoprano, o il fatto che ti sia piaciuto così tanto?»
​Il suo respiro si è fatto corto. Non ha risposto a parole, ma il modo in cui i suoi occhi si sono abbassati per un istante verso le mie labbra è stato più eloquente di qualsiasi conferma. La tensione accumulata nei giorni precedenti si è trasformata nuovamente in un'attrazione fisica palpabile e dangerous.
​«Seguimi», gli ho detto semplicemente, alzandomi dal tavolo e lasciando le banconote per il conto.
​Non ha chiesto dove andavamo. Senza esitare, si è alzato e mi ha seguito verso il parcheggio sul retro e ben nascosto a occhi indiscreti
​Ci siamo accomodati nei posti posteriori della vettura e appena ho chiuso le portiere della mia auto e, isolandoci dal mondo esterno sotto i vetri oscurati, l'aria nell'abitacolo è diventata subito incandescente. L'illusione del controllo si è spezzata nell'esatto istante in cui ho girato il busto verso di lui.
​Non c'era spazio per le chiacchiere. L'ho afferrato per la nuca, stringendo le dita tra i suoi capelli e tirandolo verso di me con decisione. Lui ha emesso un piccolo sospiro soffocato, cedendo all'istante alla mia presa. Le nostre bocche si sono scontrate in un bacio ruvido, d'impatto, pieno di quella fame arretrata che avevamo dovuto soffocare a tavola sotto gli occhi delle nostre famiglie.
​Sentivo le sue mani tremare mentre cercavano appiglio sulle mie spalle. Con la mano libera gli ho afferrato la gola, senza stringere troppo ma imprimendo quella pressione necessaria a ricordargli chi stesse comandando. Gli ho spinto la testa all'indietro contro il poggiatesta, sovrastandolo con il mio peso nell'angusto spazio del sedile.
​«Guardami», gli ho ordinato a fior di labbra, con il respiro pesante.
​Ha aperto gli occhi, lucidi di desiderio e totalmente sottomessi. Sotto la mia mano, il suo pomo d'Adamo è salito e sceso mentre deglutiva. La sua mano è scivolata d'istinto verso la mia cintura, slacciandola con una foga disperata. Ha tirato giù la zip e si è piegato d'istinto verso il basso, nel ridotto spazio tra i sedili .
​La sua bocca si è chiusa su di me con una brama e un'avidità spaventose. Sentire il consuocero, l'uomo specchiato e perbene, in ginocchio sul tappetino della mia macchina ad accogliere il mio membro con quella devozione carnale mi ha fatto contrarre ogni muscolo. Gli tenevo le mani piantate tra i capelli, dettando il ritmo, guidando i suoi movimenti mentre lui si lasciava soffocare dal piacere e dalla vergogna di quel momento. Ogni suo gesto gridava sottomissione pura, una resa senza condizioni al mio potere su di lui.
​Quando l'eccitazione è arrivata al limite, l'ho tirato su per la camicia e prima che fosse troppo tardi. Era affannato, con le labbra bagnate e gli occhi persi, completamente sopraffatto.
​«Qui no», gli ho sussurrato all'orecchio, tirandogli leggermente i capelli per costringerlo a guardarmi. «L'auto è troppo poco per quello che devo farti. Voglio un letto. Voglio darti tutto il tempo di servirmi come si deve.»
​Ha annuito a scatti, senza forza per ribattere, incapace di opporsi a qualsiasi mia decisione.
​
​Ho prenotato al volo una camera in un B&B discreto, situato in un vicoletto nascosto lì vicino , con accesso automatizzato tramite codice per evitare anche il minimo contatto con la reception. Il tragitto in auto è trascorso in un silenzio carichissimo: io guidavo con una mano sul volante e l'altra piantata saldamente sulla sua coscia, stringendo la stoffa dei pantaloni per mantenerlo in costante tensione.
​Varcata la soglia della stanza, il click della serratura elettronica che si chiudeva alle nostre spalle è risuonato come il segnale di via libera.
​Non gli ho dato nemmeno il tempo di guardarsi intorno. L'ho spinto con decisione contro la parete accanto all'ingresso. Si è sovrapposto di nuovo quel contrasto surreale: l'uomo d'affari, il padre del futuro sposo di mia figlia, ridotto a un puro oggetto di piacere tra le mie mani.
​Gli ho spogliato la parte superiore del corpo con foga, strappandogli quasi la camicia dai calzoni. Lui ha iniziato a spogliarsi da solo con dita veloci e tremanti, liberandosi dei vestiti borghesi come se volesse liberarsi della sua stessa identità. In pochi istanti è rimasto completamente nudo, esposto, vulnerabile di fronte a me che ero ancora vestito.
​«In ginocchio», gli ho ordinato con tono calmo ma imperioso, indicando il pavimento ai piedi del grande letto matrimoniale.
​Non ha esitato un secondo. Si è accasciato sulle ginocchia sul tappeto, alzando lo sguardo verso di me con eccitazione . Mi sono liberato con calma dei miei abiti,mentre assaporava la mia cappella e godendomi la sua attesa, lasciando che il suo sguardo divorasse ogni mio movimento.Si è stretto alle mie gambe, abbracciandomi le cosce e affondando il viso sul mio ventre. L'ho fatto alzare e l'ho girato di scatto, piegandolo a novanta sul bordo del letto. I suoi fianchi erano saldamente bloccati nelle mie mani.
​Sentire la sua pelle calda, il suo corpo aperto e completamente alla mia mercé ha riacceso esattamente lo stesso fuoco selvaggio della prima volta in hotel, ma amplificato a dismisura dal rischio di questa nuova parentela.
​L'ho penetrato con spinta decisa, profonda, senza preavviso. Un grido soffocato gli è sfuggito dalla gola, affondando tra i cuscini del letto. Ho iniziato a spingere con un ritmo serrato, dominante, marcando il territorio su di lui, facendogli sentire ogni singolo centimetro della mia virilità. Lui reagiva a ogni spinta spingendo il bacino all'indietro per accogliermi ancora di più, abbandonandosi totalmente a quel piacere passivo, assoluto e disperato.
​«Di' a chi appartieni», gli ho mormorato ruvidamente, chinandidomi sulla sua schiena e mordendogli leggermente il collo.
​«Tuo... sono tuo...», ha ansimato con la voce spezzata dal godimento, completamente sopraffatto.
​L'intesa fisica tra noi era devastante. L'ho girato sulla schiena, bloccandogli i polsi sopra la testa, per guardarlo dritto negli occhi mentre continuavo a possederlo con forza. Vedere la gioia e la sottomissione dipinte sul volto del mio futuro consuocero mentre lo portavo al limite mi ha spinto oltre ogni controllo.
​L'impatto finale è stato un’esplosione di sensazioni. Quando mi sono liberato dentro di lui con un ultimo affondo profondo, lui ha raggiunto un orgasmo violento e involontario, tremando da capo a piedi sotto di me, svuotandosi completamente senza nemmeno bisogno di toccarsi.
​Siamo rimasti incastrati così per lunghi minuti, con il respiro affannoso che rimbombava nella stanza silenziosa del B&B. Quando mi sono staccato, si è rannicchiato sul letto, ancora sconvolto dall'intensità di ciò che era appena successo.
​Si è alzato più tardi, rivestendosi lentamente e rimettendo a posto ogni dettaglio della sua figura da impeccabile padre di famiglia. Ma mentre si allacciava i bottoni della camicia davanti allo specchio, i nostri sguardi si sono incrociati nel riflesso. Il patto era ormai sigillato, più profondo che mai. La preparazione del matrimonio sarebbe stata solo la copertura per la nostra seconda, inconfessabile vita.....
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