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Gay & Bisex

Ancora nel garage (ma anche a casa)


di Membro VIP di Annunci69.it Beaudenuit
13.11.2023    |    11.429    |    11 9.3
"Non immaginavo che qualcosa di simile a quello che mi prospettava Fulvio mi sarebbe comunque capitato contro la mia volontà e che mi avrebbe sconvolto la vita..."
Tornai a casa quella sera come volando. Il culetto mi faceva ancora male un po’ ma ero felice. Felice perché finalmente ero stato sverginato e pensavo di essere stato fortunato ad incontrare quell’uomo che, prima con autorità, poi con dolcezza, mi aveva fatto provare il sesso reale per la prima volta.
Non sapevo ancora che negli anni a venire non sarebbe stata sempre la stessa cosa. Sì, avrei incontrato uomini dolci e teneri ma anche (e più spesso) brutali, volgari, che sarei stato anche abusato, umiliato e violentato.
Ma in quel momento la realtà era Fulvio.
La sera ripercorsi con la mente ogni attimo di quella serata, i baci, le carezze, la sua premura nel non farmi male, il dolore provato (sì anche quello nel ricordo era piacevole), io che lo chiamavo amore, durante l’amplesso e lui che mi chiamava puttanella, troietta. E poi quei momenti di dolcezza sul divano, dopo l’amore. Ero cotto di quell’uomo.
Da quella sera lui volle che andassi sempre con la biancheria intima e io ne ero estremamente felice perché averla addosso, anche se sotto i vestiti, mi faceva sentire femmina.
E in quel modo andai da lui i giorni successivi. Il sesso si limitava a baci, carezze, la sua lingua sui miei capezzoli, poi sul mio buchino e infine, ovviamente, il suo cazzo nella mia bocca vogliosa.
Un giorno mi regalò una crema lubrificante e un dildo nero, acquistato ad Amsterdam, di dimensioni poco inferiori al suo membro (non ne avevo mai avuto uno in mano) e mi disse di provarlo per accertarmi quando il mio culo fosse pronto al secondo round.
Io ne feci buon uso, chiuso nella mia cameretta, ci giocavo continuamente, finché sentii che poteva entrare senza dolore, lo lasciavo poi dentro per ore, anche tutta la notte. Circa una settimana dopo capii che era arrivato il momento.
Ero così elettrizzato che corsi ad una cabina telefonica, alle dieci di sera, e lo chiamai
“Possiamo farlo amore, non mi fa più male”
“Bella notizia perché non ce la facevo più a resistere, ogni volta che ti leccavo il buchino avevo voglia di penetrarlo”
“Ora puoi farlo. Però mi raccomando, sempre piano”
“Sì certo. Allora domani vieni e porta anche il dildo”
“Ok, a domani. Baci, baci”
La sera dopo arrivai da lui correndo, ero gasatissimo. Appena dentro, chiuso il portellone, gli saltai al collo baciandolo con passione. Lui ricambiava, e mi stringeva i glutei sollevandomi di peso.
“Spogliati immediatamente” mi ordinò.
Io lo feci subito, mentre anche lui lo faceva freneticamente. Tutti e due nudi, lui mi succhiò prima i capezzoli, poi mi sollevò di nuovo dai glutei, aderendo con il suo corpo al mio. Io con le braccia intorno al suo collo, e il suo cazzo fra le cosce, lo baciavo mentre mi portava così, di peso, fino al divano che aveva aperto ed era diventato letto. Mi sbatté sul letto.
“Hai portato il dildo?” mi chiese
“Sì certo, è nel mio zainetto”
Andò a prenderlo e tornò da me.
“Resta così” mi disse “ti voglio scopare da davanti”
Ogni giorno mi insegnava cose nuove, e nuove emozioni mi dava. Mi alzò ed allargò le gambe e cominciò un estasiante lavoro di lingua sul mio buchino. Seguirono le sue dita lubrificate, che ormai conoscevo bene, e infine accostò il dildo.
“Ora infilo il dildo Daniela, piano ma te lo infilo tutto, dimmi quando mi devo fermare”
“Sì amore, dai, ormai sono abbastanza abituata a lui”
Iniziò piano, con la sua solita delicatezza. Piccole spinte, poi pause, poi spinte un po’ più profonde, fino ad inserirlo tutto. Cominciò a muoverlo, mi guardò negli occhi e mi chiese se mi piacesse. Ancora sentivo dolore nella penetrazione, ma avevo imparato a reprimerlo.
“Sì Fulvio, mi piace molto. Ora scopami tu dai, quel dildo è così freddo”
“Certo puttanella, già ce l’ho più duro del marmo”
Estrasse il dildo lentamente, quindi lo sentii spingermi dentro il suo cazzo caldo e duro, con forza ma senza violenza.
Feci un urletto di piacere.
A quel punto fece qualcosa che mi sconvolse, si chinò su di me e mi infilò la lingua in bocca. Cazzo! Essere baciato e scopato nello stesso tempo! Raggiunsi la vetta del piacere.
Il suo godimento arrivò al culmine e anche il mio.
Rimanemmo distesi sul letto, dopo il sesso, e a me piaceva carezzare il suo corpo.

Prima di andar via mi disse che l’indomani sarei potuto salire a casa perché la madre andava a trovare le sorelle a Bologna e per tre giorni sarebbe stata assente.
Il giorno dopo perciò salii a casa e lui mi accolse in accappatoio. Mi baciò e mi condusse subito nella sua stanza indicandomi il letto. Voleva mostrarmi non tanto il letto, ma ciò che c’era sopra e ai suoi piedi, cioè indumenti femminili e scarpe con il tacco. Mi intimò di indossarli. Lui mi avrebbe aspettato in salotto.
Mi spogliai e, sopra la lingerie che già avevo, indossai una minigonna jeans e una t-shirt semi trasparente. Poi le scarpe, che erano aperte e con un laccetto intorno alla caviglia. Provai a fare qualche passo, ma ero goffissimo. Arrivai davanti all’armadio, anche questo con ante a specchio, e mi guardai, girandomi avanti e dietro. Avevo veramente poco meno di una femmina (anzi poco più), a quell’epoca oltretutto avevo capelli neri e ricci alla Battisti, quindi anche una parrucca sarebbe stata superflua.
Andai di là traballando, più che ancheggiando, nel modo più ridicolo della storia (avrei poi impiegato più di un anno prima di imparare ad ancheggiare sui tacchi in modo decente). Tuttavia lui rimase con gli occhi di fuori
“Cazzo, che fica!” esclamò
“E dai, non esagerare”
“Stasera ti scopo a bestia Daniela”
Quel giorno, e nei due giorni successivi, infatti, il sesso fu più coinvolgente del solito.

Inizò così la mia femminilizzazione, alimentata da indumenti sexy che lui acquistava per me e mi faceva indossare. Mi depilò completamente gambe, pube e culo e mi faceva anche truccare moderatamente, perché non gradiva il trucco pesante “da troiona”, come diceva lui, solo un rossetto leggermente rosato e il rimmel.

La mia relazione con Fulvio durò circa un anno e mezzo. Con lui ho fatto quasi tutto, o meglio, gli lasciavo fare quasi tutto. Gli ubbidivo senza riserve. Quasi tutto il nostro rapporto si consumava fra il garage e casa sua. Soltanto alcune volte mi portava al mare, a Capocotta, alla spiaggia nudista per “espormi in vetrina”, la cosa lo eccitava molto, ma non facevamo niente lì perché lui era sempre trattenuto dal fatto che fossi minorenne. Però tornati a casa e mi scopava con furore ricordando quello o quell’altro che mi aveva guardato mentre eravamo in spiaggia.
Solo una volta rimasi contrariato. Eravamo a casa e dopo avermi inculato, mi portò al bagno e mi fece entrare nella vasca, mi chiese di aprire la bocca e chiudere gli occhi. Il suo piscio mi schizzò prima in bocca, poi sul corpo.
Subito dopo gli dissi
“Fulvio questa cosa non mi piace proprio, scusa ma non mi piace”
“Ma la sborra ti piace ingoiarla troietta”
“Non è la stessa cosa, non so dirti perché, ma non è la stessa cosa”
“E va bene eviteremo di farlo”
E confesso che è rimasta per tutta la vita una cosa che non mi piace assolutamente fare.

Tuttavia pian piano gli incontri diventavano sempre meno frequenti e Fulvio diventava sempre più brutale nel sesso e volgare. Sempre più spesso gli epiteti erano puttana, troia, zoccola invece di puttanella e troietta.
Un episodio mi fece capire che era profondamente cambiato.
Un giorno, dopo il sesso, mentre eravamo distesi sul letto, mi disse, così, a bruciapelo
“Sai che m’hanno detto? Che l’altro ieri hanno portato un frocio al lavatoio e se lo sono lavorato tutti, di bocca e di culo, poi l’anno messo in ginocchio e l’hanno riempito di sborra. Erano una decina” e rideva mentre lo diceva
“Ma poveraccio!” dissi io
“Poveraccio? Ma quello se l’è goduta, ci scommetto”
“Non lo so, non credo”
“Perché a te non piacerebbe? Di’ la verità”
Mi voltai verso di lui come una belva
“Ma che cazzo stai dicendo, stronzo!” gli urlai
“Sta’ buona troia, sennò ti prendo a schiaffi” mi disse alterato “l’ho detto perché ci ho pensato, di portarti là, e se mi va ti ci porto e tu ti prendi tutti i cazzi che decido io”
Ero nero di rabbia e da quella sera decisi che avrei troncato quella relazione. Avevo quasi 17 anni e volevo fare altre esperienze.
Non immaginavo che qualcosa di simile a quello che mi prospettava Fulvio mi sarebbe comunque capitato contro la mia volontà e che mi avrebbe sconvolto la vita.
Ma non fu all’ex lavatoio.
(continua)
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