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Gay & Bisex

Mostruoso!


di Membro VIP di Annunci69.it Beaudenuit
04.03.2024    |    14.055    |    15 9.9
"Il lunedì successivo ero regolarmente sulla spiaggia con il mio lato B in bella mostra, pronto a fare nuovamente la puttanella..."
A sedici anni avevo il mio “Lui” di seconda o terza mano, un ciclomotore della Lambretta che non ebbe una grande diffusione, ma mi dava la libertà di muovermi e, ad esempio, godermi l’estate alla spiaggia nudista di Capocotta. Con cinquecento lire di miscela andavo e tornavo.
Ci andavo almeno un paio di volte a settimana, sempre nelle ore del tardo pomeriggio sia per non scottarmi, sia perché la spiaggia era meno affollata. Mi sdraiavo mostrando il mio culetto liscio e rotondo e, in genere, non passava mezz’ora che qualcuno si faceva avanti con frasi di circostanza tipo “Ciao, sei solo?”, “Cosa leggi”, “Ti posso fare compagnia”, curiosamente nessuno mi chiedeva quanti anni avessi.
Più che altro erano uomini di mezza età o decisamente maturi, amanti del genere “ragazzino”. Io sapevo che il loro unico scopo era portarmi dietro le dune per fare i loro porci comodi, ma li assecondavo perché era proprio quello lo scopo che mi interessava.
Andavo con il fortunato di turno e lo soddisfacevo con la bocca o con il culo. O con entrambi. Poi, a seconda di quanto aveva soddisfatto me, tornavo ad esporre il mio culo in spiaggia e a fare “un altro giro” con il prossimo. Al tramonto, il più delle volte, avevo fatto due, tre, ma anche quattro giri.
Ma non erano amplessi che oggi varrebbe la pena di raccontare (e di cui, in fondo, mi pento anche un po’).
Quello che invece non posso togliermi dalla testa, a più di quarant’anni di distanza, è quello che mi capitò un sabato di quell’estate.
Ero arrivato in spiaggia da non più di venti minuti, sdraiato sul mio asciugamano, come al solito con le mie giovani, rosee chiappe in bella mostra, quando sentii molto vicino e sopra di me
“Ammazza che culo regà!”
Mi voltai e vidi tre sagome scure, controsole, in piedi proprio accanto a me
“Scusa, dici a me?” dissi con falsa ingenuità
“Eh sì, proprio a te; dicevamo fra noi che un culetto così ce piacerebbe frequentallo” disse uno dei tre ridendo
“Ma volete farlo qui, davanti a tutti?” dissi, fingendomi scandalizzato
“Ma no, frocé, annamo dietro ‘e dune, vedrai che te famo divertì”
Presi le mie cose, mi alzai e li seguii.
Erano tre ragazzi sui trent’anni perciò la cosa si faceva più interessante del solito. Al volo valutai con uno sguardo di sfuggita, i loro cazzi: due assolutamente nella norma, il terzo invece mi sembrò, già da moscio, di una misura “importante”(ancora non potevo valutare quanto).
Appena dietro le dune, non feci in tempo a stendere in terra l’asciugamano, che mi arrivò uno schiaffo (non troppo forte)
“In ginocchio troietta, comincia a succhià”
Da quel momento i loro commenti furono dei più volgari, ma non facevano che eccitarmi
“Mamma mia, senti come succhia sto frocetto”
“Cazzo che bocca, se vede che je piace proprio er cazzo”
“Daje puttanella che dopo t’aprimo er culo”
Nel frattempo tenendolo in mano mentre lo succhiavo, e sentendolo già in erezione potevo capire cosa mi aspettava da quello “super”. La mia mano avvolgendolo, non solo non riusciva a chiudersi, ma fra le dita restavano tre o quattro centimetri di spazio, in pratica una melanzana e neanche tanto piccola. Un attrezzo veramente mostruoso! Non mi ha mai spaventato la lunghezza, ma la larghezza sì. Di cazzi grossi ne avevo già presi ma quello mi sembrò veramente enorme per il mio giovane culo.
Cominciai ad averne paura e allo stesso tempo attrazione.
E’ un sentimento contrastante, sul quale sono stati scritti molti studi psicologici. Pensavo all’intenso dolore che avrei certamente provato, ma anche al piacere che avrebbe potuto procurarmi, altrettanto intenso.
“Arfré comincia te a metteielo ar culo che intanto noi continuamo co’ la bocca”
Oddio chi era Alfredo dei tre? Il pensiero mi preoccupò, ma fortunatamente era uno dei “normali”, che mi venne dietro e sputò un paio di volte sul mio buchino, spalmando lo sputo dentro con le dita. Fatto questo poggiò la cappella sulla mia “rosellina”, io mi allargai con le mani le chiappe ed entrò di forza.
Mugolai forte perché mi fece comunque un po’ male, ma subito cominciò il piacere di avere quel bel cazzo giovane dentro di me che sollecitava le mie pareti interne.
“Regà, sentiste che culo che cià, è mejo de ‘na donna”
“E come lo pìa senza strillà!”
“Cazzo è appena un regazzino e già è così frocio!”
Nel frattempo mi arrivavano forti sculacciate e schiaffi in faccia dati sia con le mani che con il cazzo.
Erano tutti e tre di una volgarità e brutalità da borgata.
Quello dietro ad un certo punto disse all’altro “normale”
“A Stè damme er cambio che je vojo sborà in bocca”
Perciò invertirono le parti e anche il secondo, con due sputazzate, mi entro dentro prepotentemente
“Porcoddùe che culo, è tutto da sfonnà”
“E come se lo gode! Senti come mugola”
Me li stavo godendo veramente, ma tutto era un po’ attenuato dal pensiero inquietante di quel cazzo enorme, che quasi non riuscivo neanche a tenere in bocca, e che fra poco avrebbe reclamato il suo turno nel mio culetto.
La sborra mi arrivò in bocca all’improvviso con il porco che mi reggeva la testa per schizzarmela direttamente in gola. Inghiottii tutto.
Peraltro all’epoca, come ho già detto in un altro racconto, ancora non si parlava tanto di AIDS e le informazioni non circolavano come oggi sul web, perciò ingoiavo e assaporavo lo sperma con gran piacere e mi facevo sborrare nel culo senza problemi. Devo dire di essere stato fortunato a esserne uscito indenne.
Mi ritrovai a spompinare solo il “cazzone” quasi smascellandomi, fino a che anche l’altro inculatore decise che era più gustoso sborrarmi in bocca e diede il via quindi al mio “incubo”.
“Viè Bru’ che er culo mo’ tocca a te, t’avemo lasciato pe’ urtimo che si te l’inculavi pe’ primo ce lo sciupavi, co’ quello che t’aritrovi in mezzo a le gambe” e giù grasse risate
Ebbi il tempo di prendere velocemente dallo zainetto il lubrificante
“Bruno, ti prego, lubrificalo molto, è troppo grosso, ti prego!” dissi quasi piagnucolando, ora ero veramente spaventato da quel cazzo mostruoso.
“E se invece m’annasse proprio de sfonnatte a secco”
“No, ti supplico Bruno, per favore, che ti costa? Per te è lo stesso”
“E vabbè, oggi me sento de còre bono, daje”
Gli spalmai velocemente mezzo flacone di lubrificante e me ne infilai altro abbondante nel culo.
Notai per caso, in quel momento, che poco più là s’era formata una piccola “folla” di cinque o sei segaioli che si stavano godendo lo spettacolo, ma la cosa mi importava meno di zero.
Bruno appoggiò la cappella al mio buco e io cercavo di slargarlo con le mani più che potevo, spinse forte ma, oltre a procurarmi un forte dolore, non riuscì ad entrare. Cominciò a dare colpi sempre più forti che mi procuravano fitte di dolore. Le mie urla erano soffocate dal cazzo che avevo in bocca, cercavo di dire “basta, fammi rilassare”, ma venivano suoni inarticolati incomprensibili.
“E annamo frocé, apri sto culo, te devi abituà a pijà sta sorta de cazzi si vòi diventà ‘na troia come se deve”
Ad ogni “botta” mi sembrava che entrasse un po’ di più, finché non sentii una forte penetrazione ed il cazzo entrare tutto dentro dandomi il senso di una lacerazione.
Feci un urlo che sarebbe stato belluino, se non fosse stato soffocato. Pensai di svenire, invece lui forse capì la situazione e si fermò con il cazzo piantato nel mio culo fino in fondo. Dopo un po’ ricominciò a muoversi molto lentamente, evidentemente ci sapeva fare.
“Su, su puttanè che er peggio è passato” mi disse. Tutti risero a questa battuta.
Il suo movimento era lento ma profondo, usciva quasi, poi lo spingeva fino in fondo, fino a sollecitarmi la prostata, e ripeteva l’affondo con le stesse modalità ogni volta meno lentamente fino a raggiungere un ritmo sempre più intenso.
Confesso che il dolore via via si attenuava gradatamente ma il dolore era ancora forte.
La sborra che mi arrivò in gola in quel momento, fu un punto a favore del piacere.
Dalla mia bocca, ormai libera, usci una vocetta supplichevole
“Piano cazzo, mi fai male, fai piano”
Ma questo non fece che imbestialirlo di più e cominciò a martellare con forza
“Mo’ te faccio sentì io come faccio più piano”
Ma il culo con quel lungo, brutale “trattamento” si stava comunque abituando e con mia piacevole sorpresa il dolore pian piano lasciava posto a una punta di piacere,soprattutto quando la cappella arrivava a battere “in fondo”. Tanto che, quasi inconsciamente, cominciai a sussurrare
“Sìììì, ancora, scopami così, dai…”
“Lo sapevo che te piaceva, troia” e giù manate sul culo e affondi sempre più brutali.
Intanto il primo si era rimesso davanti a me, masturbandosi a cinque centimetri dalla mia bocca
“Daje frocé, spompiname che so’ carico n’antra vorta” e ricominciò a scoparmi in bocca.
Bruno era resistentissimo e continuò a incularmi per un tempo indefinito, dandomi ormai orgasmi continui confusi con il dolore, finché, quasi contemporaneamente all’altro, venne sborrandomi dentro
“Ahhh, cazzo, eccola, eccola, daje, pìatela tutta ner culo, te sto a riempì de sbòra, troia, sììì, sììì, tutta dentro…” diceva, accompagnando gli ultimi affondo.
“Mamma mia che scopata che è sto regazzino!”
“A frocé, visto che t’è piaciuto, si vòi er resto, domani a la stessa ora fatte trovà qui” disse Bruno sfilandosi.
Io non risposi, ero sdraiato sul mio asciugamano, sfinito da quella lunga cavalcata e con il culo dolorante. Mi toccai e vidi che la sborra mi stava colando fra le cosce, leggermente arrossata da un po’ di sangue.
Eh sì, mi aveva letteralmente rotto il culo quel porco.
Se ne stavano andando, quando la mia vocetta spudorata e “incontrollabile” disse
“No, aspettate, domani e per tutta la settimana prossima non posso. Il lunedì dopo potete?” si voltarono
“E vabbè, vorà di’ che ce segheremo fino a lunedì” e si misero a ridere grossolanamente.
Voltandomi mi accorsi che il “pubblico” era diventato molto più folto (c’era anche una donna mora fra loro, lo ricordo bene) e che alcuni si stavano avvicinando con il cazzo in mano sperando di “continuare la festa”. Feci un drastico segno di no, presi le mie cose e corsi fino al mare a sciacquarmi.
Tornare a sdraiarmi per rimorchiare di nuovo neanche a pensarci, con il culo in quelle condizioni. Mi rivestii e andai dritto al mio scooter.
Tornando a casa molti pensieri mi affollavano la mente.
“Ma allora ti piace farti sbattere in quel modo volgare e brutale?” dissi fra me e me, e una vocina ancora più profonda rispondeva “Sì, evidentemente sì, sei ancora più puttana di quello che pensavi” e poi pensavo “in nove giorni il culo farà in tempo a rimarginarsi?” e la vocina “Sì, probabilmente sì, ma quello ti rompe il culo nuovamente”
Una frase di Bruno, soprattutto, mi martellava in testa “te devi abituà a pijà sta sorta de cazzi si vòi diventà ‘na troia come se deve”. Era vero! “Sicuramente - mi dicevo – puoi incontrare cazzi anche più grossi del suo e quasi mai sarai nella condizione di poter rifiutare, dovrai proprio abituarti”.
In fondo però mi rassicurava l’idea che comunque potevo non presentarmi là il lunedì stabilito.
Passò l’intera settimana e il week end, e quasi tutte le sere mi masturbavo pensando al cazzo mostruoso di Bruno.
Il lunedì successivo ero regolarmente sulla spiaggia con il mio lato B in bella mostra, pronto a fare nuovamente la puttanella. Pensavo che probabilmente non si sarebbero neanche ricordati dell’appuntamento; poco male, c’era comunque un mondo di porconi in spiaggia, pronti ad approfittare.
Non erano passati quindici minuti che invece vidi le loro sagome stagliarsi controsole a fianco a me. E stavolta erano quattro e non tre.
“Ciao frocé, allora ce rifamo?”
Non starò ad annoiarvi con la “seconda volta”, dirò solo che fu meno dolorosa della prima.
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