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Gay & Bisex

Il gioco della Bottiglia-Tutti Soddisfatti!


di Membro VIP di Annunci69.it Topix2
03.07.2025    |    15.317    |    24 9.6
"Vai!" Con decisione assoluta, le sue mani mi afferrarono i fianchi, affondando le dita nella carne per garantirsi una presa ferrea, mi sollevò il bacino a novanta gradi..."
Il mare era una meraviglia, ma le mie chiappe decisamente meno. Mentre l'atmosfera si manteneva idilliaca, io affrontavo le dure conseguenze di una scommessa persa. Il bilancio del momento? Tre cazzi nel culo già ricevuti e altri tre in lista d'attesa! Diciamo che il concetto di "serata piacevole" aveva preso una piega decisamente impegnativa. Stavo per scoprire quanto potesse essere lunga.
A rovinare quell'idillio acquatico arrivò Gianni, il fratello minore della mia ex, il destino ha sempre un ottimo tempismo. Si avvicinò con un sorriso provocatorio: "Ti hanno aperto proprio bene! Risposi" Un lavoro di alta precisione!" Provò a rassicurarmi: " Se vuoi mi tiro indietro. Non vorrei farti male... il mio è corto, ma ha il diametro di un tronco! "Lo guardai: " Non ti preoccupare per me. Il danno è fatto e ho imparato a soffrire in silenzio". Incassò il via libera con un fiero: " Ok, a più tardi, non ti deluderò! “Per poi sparire tra le onde.
Giusto per non guastare il momento di spensieratezza, Patrizio si fece avanti dal nulla: "Scusa il disturbo, ma a mezzanotte devo rientrare. Possiamo sbrigarci devo riscuotere il pegno! “Gli risposi con un sorriso: "Tranquillo, non voglio farti fare tardi. Andiamo!"

Chiese: “Sei pronto?" Risposi: “Onestamente no, ma se dobbiamo fare questo sacrificio, facciamolo!" Gli tirai una manciata d'acqua per prenderla sul ridere, ma la risata mi morì in gola. Il suo membro era già a livelli di guardia e le dimensioni ricordavano una colonna dorica. Altro che sbrigarsi, ci sarebbe stato da soffrire!
Usciti dall'acqua, la comitiva si diresse verso la cabina, splendidamente illuminata dalla luna. Entrai, e fui accolto da un'inconfondibile fragranza di sborra, nonostante il cambio dei teli e un tentativo di pulizia.
Non ero affatto entusiasta di riaprire le danze. Soddisfare gli altri tre cazzi, non sarebbe stato facile, per fortuna ora, la strada era aperta!

A inaugurare il secondo tempo c'era Patrizio, diciasettenne, tutto muscoli e zero simpatia. Donare il mio culo a lui mi irritava profondamente. Inoltre, quello che avevo intravisto tra le onde, mi confermava che oltre alla sofferenza morale avrei dovuto aggiungerci il dolore fisico.
Nel frattempo, ero seduto sulla sedia nella cabina sorseggiando una coca cola, attraverso la porta aperta, stavo godendomi lo spettacolo della luna che si specchiava sul mare, come in un resort cinque stelle. Cercavo di rilassarmi, prima di affrontare di nuovo la dura realtà.
I ragazzi entrarono nella cabina alla rinfusa, rimasi ancora qualche istante seduto, finendo lentamente la mia coca cola. Attesi l’arrivo di Patrizio, cercando di prepararmi a ciò che di lì a poco sarebbe accaduto.
Entrò per ultimo, mi fissò, accennai un sorriso di pura cortesia. Senza troppi complimenti, mi prese la mano e la fece atterrare sul suo cazzo caldo, marmoreo e decisamente grosso. Parliamo di almeno venti centimetri per una larghezza da idrante. Patrizio restò lì in piedi a scrutarmi dall'alto. Visto da vicino ebbi un solo nitido pensiero: "Ora mi demolisce".
Tolsi la mano, posai la coca cola, mi alzai molto lentamente dalla sedia e mi sedetti sul lettino. Il brusio degli altri salì di tono, la platea esigeva l'inizio della performance. Sotto i riflettori della luna con la cabina illuminata quanto bastava, tutti gli occhi erano puntati su di me! Salii sul lettino e presi la classica posizione a quattro zampe, pronto ad essere sodomizzato!
Il ragazzino decise di passare ai fatti con grande pragmatismo: "Ti metto un po' di crema lubrificante, così entro velocemente senza perdere tempo!"
Salì a bordo del lettino e prese posizione dietro di me. Un attimo dopo sentii le sue dita all'opera, applicò la crema, anche all'interno. Il trattamento fu così azzeccato che mi scappò un gemito di puro piacere.
Mi allargò le gambe, si posizionò inginocchiandosi, divaricò le mie chiappe, spinse la sua verga in mezzo a loro, tirò fuori la sua cappella lucida e violacea e l’appoggiò sul buchetto. Chiusi gli occhi, serrai la mascella, e attesi la sua entrata!
Sentii la punta premere, trattenni il fiato aggrappandomi al lettino, ci siamo! Con una spinta secca, violenta e profonda mi inculò senza pietà. era completamente dentro, colmando ogni spazio! Uniti in un solo corpo! All’inizio ogni movimento era una prova da superare, i brividi mi attraversarono tutto il corpo. Il dolore fu tale che l'asciugamano tra i denti non servì a nulla, lanciai un acuto che avrebbe fatto invidia a un soprano.
Sentii la sua enorme nerchia nello stomaco, in un attimo le sue palle sbatterono con forza sul mio culo. Mi contrassi e dimenai, Patrizio non si è lasciò distrarre e tenendomi stretto il bacino, proseguì la sua maratona con determinazione, forza e decisione.
La sua mazza dura entrava e usciva dal mio retto. Cinque! Dieci! Minuti! Il tempo passò, il dolore si attenuò, iniziò a piacermi avere il culo martellato dal ragazzino. Sembrava non finisse mai, iniziai a godere alla grande, mugolai! Ansimai! Ebbi un orgasmo anale, mi uscì più di un grido per il godimento provato.
All’improvviso sentii un verso strano, il suo cazzo ebbe un fremito improvviso, vibrò, e sparò una decina di spruzzi, sembrava non terminare mai di eruttare sborra! Rimasi immobile, spossato, attraversato da un misto di sorpresa, stanchezza e turbamento per ciò che avevo appena provato. Avevo il sedere in fiamme e le gambe molli.
Avevo goduto con un cazzo nel didietro, provato nuove sensazioni, nuove scosse adrenaliniche, sono la prova provata che avere una nerchia in culo è bello! Etero fino a quel momento, ho trovato un nuovo modo di godere.
La mia mente era fissa solo sul piacere puro, su quanto avessi goduto a farmi aprire il culo! La scarica di piacere puro che avevo provato nel farmi fottere così a lungo, con quella spinta profonda e instancabile, lasciandomi i muscoli tremanti per lo sforzo e il godimento! Ero distrutto mentalmente, fisicamente, ma avevo goduto come mai nella mia vita!
Sarebbe stata la serata perfetta se fosse finita qui, ma purtroppo c’erano altri due giovano virgulti da accontentare. Restavano da compiacere Enrico e Gianni.
Enrico si fece avanti verso la testa del lettino, frenato dall'imbarazzo per lo show a cui aveva appena assistito. Giacevo immobile, completamente steso e con le braccia che pendevano a terra, respirando ancora a fatica. Mi salutò con un filo di voce: "Mi dispiace farlo, ma lo devo fare, ti farò godere!"
Non ragionavo più, c’era solo fame d'aria e di sesso: "Ok! Vai dietro e divertiti!" Enrico ha ventiquattro anni, faccia da bravo ragazzo, fidanzato con una mia amica.
Ma quando si sfilò pantaloni e costume, ogni apparenza crollò, aveva una verga dritta e venosa, pronta a colpire. Mi girai, lo fissai negli occhi e lo incitai a spingere. Dove la carne pulsa, la mente capitola.
Un attimo dopo sentii che i miei tessuti arrendersi, la nerchia si fece strada dentro di me, con una spinta secca e profonda, mentre la pelle bruciava. Il cervello si spense, era rimasto solo il piacere animale di essere posseduto come una troia.
Spinse dritto e profondo. Ci fu uno schiocco viscido, un clack di carne contro carne mentre affondava senza incontrare resistenza. Il mio buco, già spalancato e stralubrificato dai rapporti precedenti, lo inghiottì all'istante fino alla radice.
Da quel momento fu una rincorsa selvaggia, mi scopava con una forza d'urto pazzesca, e la stanza si riempì del rumore ritmico, umido e sordo della sua carne che sbatteva contro la mia. Ero in preda a spasmi di puro godimento che mi strappavano gemiti continui.
Andò avanti finché non sentii la sua scarica finale. Mi svuotò dentro un fiume bollente di sborra, un flusso infinito che mi riempì il culo e l’intestino fino a farmi sentire la pancia tesa. Completamente appagato, mi sussurrò un ringraziamento, e mi lasciò stravolto.
La serata si era trascinata via così, lunga, logorante e ignorante, completamente fuori controllo.
Dopo l’una di notte, il grosso della compagnia era svanito, lasciandosi alle spalle quell'aria soddisfatta e cinica, di chi ha goduto di un premio inaspettato. Al contrario, io ero il conto da pagare, il prezzo vivo di quella festa, ridotto a un vuoto a perdere, il saldo finale di un gioco al massacro.
Eravamo rimasti in quattro: io, Uccio, Aldo e Gianni. Tornammo in mare per rinfrescarci e tonificarci. Immerso nell'acqua, cercavo di lavare via la tensione e recuperare un barlume di tranquillità.
Il silenzio durò poco. La voce di Uccio spezzò l'aria, arrivò dritta e cruda, non voleva fare da spettatore, ma partecipare all’ultimo atto insieme ad Aldo.
Lo fissai, travolto da un brivido improvviso, incapace di articolare una risposta. Uscii dall'acqua come in trance e mi incamminai verso la cabina. Sentivo i loro passi a ridosso dei miei. Mi stesi sul lettino, nella solita posizione prona, in attesa del sesto cazzo di quella notte.
Gianni entrò per primo. Mi guardò dritto negli occhi: "Il destino è strano, non avrei mai immaginato di fottere il ragazzo di mia sorella."
Poi si sfilò il costume e mi presentò, la sua arma di distruzione di massa, era largo quanto una lattina di birra. Rimasi a bocca aperta, combattuto tra lo stupore e il panico. Pensai solo: "Ok, adesso mi spacca!"
Uccio si intromise: "Io e Aldo vogliamo prenderti la bocca, mentre Gianni si prende il tuo culo!»"
"Stasera tutto è possibile", risposi senza esitare. "Ho preso tanti cazzi là dietro, se mi riempite anche la bocca l'esperienza sarà completa!" Senza perdere tempo, mi sollevai sui gomiti e aprii le labbra, ansioso di iniziare.
Accolsi la cappella di Uccio, che sussultò al contatto, e cominciai a lavorarla con la lingua, stringendo la carne calda tra le labbra. Il sapore della pelle era intenso, salato, sapeva di mare. Uccio lasciò andare un gemito profondo, un brivido che gli attraversò tutto il corpo mentre i suoi muscoli si irrigidivano per un brivido improvviso.
Subito dopo mi girai verso Gianni, il cui respiro era già corto e pesante per l'eccitazione. Imboccai il suo palo, era così massiccio e teso che le mie mascelle faticavano a contenerlo, dandomi una sensazione di pienezza quasi dolorosa ma incredibilmente eccitante. Sentivo le vene pulsare contro la mia lingua.
Lo leccai avidamente da cima a fondo, inondandolo di saliva per prepararlo, mentre lui stringeva i pugni, soffocando un’imprecazione per la foga con cui lo stimolavo. Lo fissai negli occhi e con la voce impastata: "Tocca a te. Vai!"
Con decisione assoluta, le sue mani mi afferrarono i fianchi, affondando le dita nella carne per garantirsi una presa ferrea, mi sollevò il bacino a novanta gradi. Mi allargò le natiche, esponendo completamente il mio buchino. Prese una dose massiccia di lubrificante e la spalmò su tutta la sua enorme verga e sull'ingresso del mio culo.
La punta del suo cazzo, ora scivolosa ma implacabile, premette con forza, un sussulto di pura tensione mi attraversò l'intera colonna vertebrale, penetrandomi di colpo. Fu una scossa di dolore acuto e lacerante, avevo le lacrime agli occhi!
I miei tessuti furono costretti a dilatarsi oltre ogni limite biologico, stirati al punto di rottura per accogliere un diametro spaventoso. Nonostante l'abbondante lubrificante, faticò a farsi strada, e con un'ultima brutale spinta arrivò a colpire le mie chiappe con le sue palle. Lanciai un urlo disperato, viscerale e sordo, che mi morì in gola!
I primi colpi furono concisi e pesanti. Poi, sfruttando la scivolosità del lubrificante, cominciò a spingere con maggiore fluidità, aumentando la velocità a ogni secondo. Ogni volta che si ritraeva completamente, poi, affondava con una spinta profonda e decisa, da togliermi il respiro. Il rumore umido dei corpi che si sbattevano ritmicamente riempiva la stanza.
Non rallentava al contrario, trovando il passo giusto, trasformò l'azione in una sequenza metodica e vigorosa. Le sue mani, ancora piantate saldamente sui miei fianchi, guidavano ogni mio movimento, costringendomi a incassare i colpi senza indietreggiare.
Nonostante il dolore iniziale, ora percepivo un piacere diffuso, l'intensità di quel ritmo mi costringeva a oscillare a ogni spinta. Il ritmo di Gianni si fece ancora più frenetico e disordinato, capii che mancava poco alla fine della cavalcata.
Si irrigidì, stringendomi i fianchi con forza. in quel momento sentii l'ondata di calore, esplose violentemente dentro di me, riempiendo il mio corpo con un flusso abbondante e pulsante di sborra, che continuò a scorrere calda mentre lui si accasciò esausto sulla mia schiena.
Aldo e Uccio non persero un solo secondo. Erano rimasti a guardare l'intera scena con il fiato sospeso, visibilmente eccitati dalla foga di Gianni e dalla mia totale dipendenza dal suo cazzo.
Aldo, non mi lasciò il tempo di riprendere fiato, mi afferrò i capelli dietro la nuca per stabilizzare la testa e, spinse nuovamente il suo membro tra le mie labbra, prendendo un ritmo serrato e disperato. I suoi colpi in bocca divennero rapidi, profondi e spietati, una sequenza frenetica che mi costrinse a spalancare le mascelle oltre il limite.
Contemporaneamente, Uccio si posizionò dall'altro lato del mio viso e senza esitazioni, guidò la sua asta umida contro le mie labbra, sfruttando lo spazio rimasto per insinuarsi nella mia cavità orale.
Ritrovarsi con entrambi i loro cazzi a riempire completamente la mia bocca fu un'esperienza totalizzante, un blocco di carne e calore che mi tolse ogni residuo briciolo di fiato.
L'intensità del momento giunse al suo apice, vennero entrambi tra le mie labbra, riempendomi gola e budella, non riuscì ad ingoiarla tutta, avevo la bocca piena di sperma e filtrava dappertutto.
Ogni movimento si placò gradualmente, lasciando spazio a una calma improvvisa che sostituì la frenesia precedente. La pressione si sciolse, permettendomi finalmente un respiro profondo mentre l'atmosfera nella stanza tornava lentamente alla normalità.
Nella cabina ora regnavano il silenzio e la tranquillità. Eravamo tutti e quattro esausti e soddisfatti. Uccio e Aldo si alzarono e corsero a farsi un tuffo ristoratore, io, ebbi più difficoltà, avevo le gambe molli, dolore ai reni e alle braccia, e mi bruciava il sedere.
Gianni mi passò un asciugamano ed esclamò: “Mamma mia! Hai il buco rosso e apertissimo, si vede l’interno! ”Sorrisi e dissi: “Ecco quello che capita a perdere le scommesse!”.
Uscimmo dalla cabina e camminammo verso l'acqua. Mi immersi lentamente, rilassandomi con un bagno ristoratore. Poco dopo, la fame iniziò a farsi sentire. I ragazzi proposero di andare a mangiare un panino, accettai, così ci rivestimmo e ci avviammo.
Nonostante l’ora tarda, la paninoteca era ancora aperta. Ci sedemmo al tavolo, anche se io feci parecchia fatica perché avevo il fondoschiena ancora indolenzito e dolorante. Uccio mi guardò e mi rivolse parole molto belle: “Sei stato davvero forte. Hai affrontato tutto con dignità. Non pensavo saresti riuscito a soddisfarci tutti”.
Mangiammo rapidamente e bevemmo molta birra per mandare giù la cena. A un certo punto, Gino mi chiese a bruciapelo: “Che sensazioni hai provato quando ti inculavano?” Risposi sinceramente: “Una sensazione mista di dolore e piacere”.
Mi sentivo un oggetto, dovevo solo aspettare quello che gli altri facevano; ero costretto a subire le voglie, i tempi e le azioni di chi mi stava scopando. Con il passare dei minuti, però, la sofferenza iniziale ha lasciato spazio al piacere. Vi confesso ho avuto più orgasmi anali. Ho scoperto un nuovo modo di vivere il sesso!”.
Aldo allora incalzò con un sorriso: “Quindi ti è piaciuto? Lo rifaresti?”. Abbozzai un sorriso complice e risposi: “Vedremo...”.

Continua col Gioco della bottiglia un anno dopo.

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