Gay & Bisex
Area di servizio speciale
03.06.2026 |
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"Si infila il profilattico, si sistema bene a cucchiaio dietro di me e sollevandomi una gamba punta la cappella contro il mio ano..."
Novembre, tardo pomeriggio, pioviggina sul parabrezza ed inizio a sentirmi stanco.Sono alla guida di un furgone nel centro della Germania. Sto tornando da una consegna delicata ad un importante cliente; troppo delicati i macchinari e troppo importante il cliente per poterci affidare agli spedizionieri così, sbuffando un po', ho accettato di occuparmene personalmente ed ora mi sono già sciroppato oltre 2000 km, con poco meno di 1000 ancora da fare.
Speravo almeno che, sulla strada del ritorno e a furgone vuoto, avrei potuto mantenere una velocità media più alta, ma sono rallentato da queste continue pioggerelle (e dal fatto che buona parte delle autobahn tedesche abbia un asfalto tutt'altro che drenante, mannaggia a loro). Per giunta ormai è buio e mi sa che fa pure freddo.
Mi consola il fatto che tra poco più di un'ora di strada raggiungerò quella cittadina dove si trova un bell'albergo in cui potrò fermarmi per la notte; la struttura è anche dotata di una piccola spa, così potrò rilassarmi alla grande prima di una buona cena ed una meritatissima dormita.
Non soffro di colpi di sonno alla guida, grazie al cielo, ma sento già le prime avvisaglie di rincoglionimento da stanchezza e troppe ore al volante. Tuttavia ho un mio trucchetto per mantenermi vigile: faccio pensieri erotici. Ho infatti constatato che è quasi impossibile prendere sonno quando si è sessualmente eccitati, inoltre questo mi tiene la testa impegnata, sconfigge la noia ed il tempo passa più in fretta. Ecco quindi che sto fantasticando sul mio arrivo all'albergo, dove magari nel bagno turco potrei incontrare un vigoroso Tedesco che mi dia il suo bel wurstelone da gustare; anzi dai, facciamo due Tedeschi, uno in bocca ed uno in culo - tanto le fantasie sono gratis, non andiamo al risparmio! Hmmm, sono bello eccitato, il pisello barzotto punta contro i pantaloni e mi viene da strofinarmelo; ma devo resistere alla tentazione, perché se per sbaglio venissi poi rilascerei tutta la tensione e mi addormenterei in pochissimo tempo.
Nel frattempo la fantasia erotica si sviluppa e si arricchisce di dettagli: il tatuaggio sul pube dell'uomo a cui lo sto succhiando, i grugniti e le porcate in tedesco che mi sussurra l'altro manzo mentre me lo pompa nel retto, la nostra pelle sudata e imperlata dal vapore...
Questo giochetto di immaginazione mi ha messo di buon umore e sono fiducioso di arrivare all'albergo in tempo per concludere serenamente la faticosa giornata.
Senonché, la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo. Il furgone che sto guidando (in azienda lo chiamiamo "la balena bianca") è un ottimo mezzo, potente affidabile e piuttosto comodo, ma ha uno strano difetto collegato all'AdBlue. Come tanti motori diesel, anche quello della balena bianca ha bisogno di questo additivo anti-inquinamento per funzionare correttamente; se lo si finisce, la centralina manda il motore in "modalità protezione" per impedire che si possa inquinare troppo, quindi prima taglia la potenza, poi quando il motore viene spento non lo fa ripartire più fino a che l'AdBlue non è ricaricato. Fino a qui nulla di insolito, però per qualche misteriosa ragione il computer di bordo avverte che bisogna ricaricare l'additivo quando ormai mancano dieci o venti km dal suo totale esaurimento.
Ed ecco che appare il temuto messaggio sul display del cruscotto. Di solito ci teniamo a bordo una tanica di scorta, ma l'abbiamo dovuta sbarcare per fare posto alla merce e il mio collega mi aveva detto che aveva fatto il rabbocco non molto tempo prima - ma a questo punto mi sa che si è sbagliato. Che palle… Pazienza dai, poco più avanti c'è uno di quegli "autohof", quelle aree di servizio e sosta poste in prossimità delle autostrade; probabilmente ci arriverò col motore che già procede a regime ridotto ma non dovrei perdere troppo tempo.
Arrivo presso l'autohof col furgone che arriva a malapena ai 90 km/h, ma la scocciatura ora dovrebbe finire. Sono appena le 6 e mezza ma non c'è in giro un'anima, giusto un paio di camion parcheggiati nella piazzola. Alle pompe nemmeno un auto, e le luci dentro la stazione di servizio sono basse. Ma 'sti Tedeschi a quest'ora sono già in modalità notte, quando da noi è appena iniziata l'ora dell'aperitivo? Valli a capire…
Cerco la colonnina del distributore di AdBlue, ci parcheggio davanti, ma... è spenta, accidenti! Vabbè, entro dentro a chiedere informazioni o alla peggio compro una di quelle taniche da 10 litri che bastano ed avanzano; ecco, le vedo già ben esposte in vetrina.
Fa proprio freddo qua fuori; tiro su bene la zip del giubbotto e mi dirigo verso la porta della stazione. Afferro la maniglia; tiro; spingo; niente, non si apre. Sbircio dentro dal vetro e non vedo nessuno all'interno, da una porta socchiusa esce della luce ed intravedo ombre che si muovono. Che sta succedendo? Noto ora un cartello affisso sulla porta, ovviamente in tedesco; capisco solo poche parole, tipo "scusa" e "4 ore"
Ma vaffanculo, che sfiga! Uff, fammi almeno controllare se magari riesco ancora a far ripartire la balena bianca, che forse raggiungo la prossima stazione, seppure piano. Come non detto: appena provo a girare la chiave compare impietoso l'avviso "Impossibile avviare il motore, rabboccare AdBlue". Ma vaffanculo un'altra volta.
E niente, bloccato per non so ancora quanto nel bel mezzo della campagna tedesca, in un fredda sera autunnale. Addio albergo, spa e letto comodo. Invocando Santi e Madonne (in maniera non molto cristiana, per essere sinceri) mi metto a trafficare sullo smartphone per capire se c'è un qualsiasi posto nei dintorni dove passare il tempo stando almeno al caldo - purtroppo senza poter accendere il furgone non lo posso nemmeno riscaldare. Ci sarebbe segnalato un bar aperto tutta la notte, ma è in un paesino a diversi kilometri da qui. E quando cazzo ci arrivo a piedi? Tra l'altro è buio pesto e la pioggerella continua. Niente, tirerò fuori qualche indumento in più da indossare per quando il freddo aumenterà e aspetterò incrociando le dita.
Sto prendendo il borsone da dietro il sedile quando sento il rumore di una porta. Mollo tutto e mi fiondo fuori: vedo un uomo che sta uscendo dalla porta dei bagni.
"Hey, sorry", gli dico avvicinandomi. Per un attimo noto divertito che somiglia al protagonista di "Breaking Bad".
"Ja?" mi risponde lui con voce pacata.
"Ehm... Do you speak english?" gli chiedo.
Lui guarda me, guarda il furgone, poi sorridendo mi fa "Italiano?"
"Yes, sì, Italiano" rispondo. Lo guardo meglio: testa rasata, pizzetto, occhiali, sembra veramente il sosia di quell'attore!
"Io parlo un poco italiano" continua. "Posso aiutare?"
"Fantastico. Scusa, tu lavori qui?"
"No, io sono camionista" e mi indica il suo lucente bestione blu parcheggiato poco più in là.
"Ah, ok. Sai che succede qui, perché è chiuso? C'è un cartello ma non capisco il tedesco, solo qualche parola"
"Stazione chiusa per technische störung; guasto tecnico, credo si dice così. Devono riparare poi aprono; prima di questo, tutto kaputt, bloccato; loro dentro che fa system reset. Scusa mio italiano, è tanto che non parlo"
"Ma no figurati, lo parli molto bene" gli dico sorridente. "Comunque ho letto 4 ore, non so a partire da quando, ma magari hanno quasi finito"
Lui scuote lentamente la testa e con un sorriso di circostanza mi dice "Veramente no, è scritto 'bis 4:00 Uhr', fino a quattro di mattino…"
"Ma porca puttana, mancano più di nove ore!"
"Quale tuo problema?" si interessa lui.
"Ho finito l'AdBlue, non ce l'ho di scorta e non posso ripartire"
"Ach so. Purtroppo da mio camion non possibile prendere di serbatoio. Es tut mir leid, mi dispiace. Che cosa fai adesso?"
"E niente, mi copro bene, mi chiudo nel furgone e aspetto, non posso fare altro".
"Ma freddo senza riscaldamento, tu rischi diventare malato, tu già tremi…" si preoccupa lui, e con un gesto affettuoso strofina la mano sul mio braccio, come per scaldarmi. "Tu vieni con me in cabina, lì caldo; ho anche cibo. Ok?"
"Grazie tantissimo, ma non vorrei disturbarti, immagino vuoi riposare…"
"Naah, kein problem! Ho tempo per riposo. Dai amico italiano, vieni con me per scaldare" e mi accompagna verso il suo camion.
Mi apre lo sportello lato passeggero e mi fa accomodare. Buffo, secondo il luogo comune i camionisti sono persone rozze e burbere, ma lui ha un aspetto ed un comportamento quasi aristocratici.
Mi offre una tazza di tè caldo dal termos che tiene nel portaoggetti, assieme a dei gustosi biscotti al burro, e iniziamo a chiacchierare.
"Grazie ancora per l'ospitalità, sei veramente gentile" gli dico sorseggiando la bevanda "Ah scusa, non mi sono nemmeno presentato. Io mi chiamo S"
"Io mi chiamo Hans. E' sempre piacere aiutare collega" risponde.
"Come mai anche tu sei fermo qui?"
"Qui in stazione lavora mio amico, volevo fare visita ma lui adesso deve sistemare störung, guasto. Ora io ho turno riposo obbligatorio ancora molte ore; così vedrò lui domani, spero". Dice quest'ultima frase con un'aria vagamente sognante, al che mi viene il dubbio che forse io e Hans abbiamo qualcosa in comune…
Passiamo un buon quarto d'ora a parlare dei nostri lavori, di dove viviamo, e quando gli parlo della città sul mare in cui abito gli si illumina il volto.
"Ach, che bella Italia! Io invidio tanto te".
"Sì è una bella terra, anche se con tanti problemi. A proposito, com'è che parli l'italiano?"
"Ho viaggiato in Italia per lavoro, e durante un viaggio ho conosciuto mio amore"
"Aah, bravo, ti sei trovato la fidanzata italiana! O dovrei dire moglie?"
"Ehm, no, non fidanzata, non moglie. Mio amore è ragazzo italiano" e per ribadirlo si tocca con l'indice il piccolo brillante al lobo destro, a cui sinceramente non avevo fatto molto caso. Comunque ci avevo preso, è della mia "parrocchia".
La sua espressione si fa un attimo preoccupata. "A te non disturba questo, no?"
"Noo, tranquillo; assolutamente no". Glie lo dico scandendo bene e leggermente ammiccante, per fargli capire il… sottotesto.
Messaggio subliminale che l'amico afferra subito, perché accenna un sorriso complice.
Gli chiedo di parlarmi di questo suo ragazzo, Riccardo; lui mi racconta che è di Bologna, si sono conosciuti una decina di anni fa e per qualche tempo hanno pure convissuto. Poi lui si è trasferito a Roma per lavoro e ormai riescono a vedersi poche volte all'anno. Hans dice che si vogliono bene e Riccardo lo chiama praticamente tutti i giorni, ma ci tiene a sottolineare che sono una coppia aperta. Furbacchione di un Hans, ti starai mica portando avanti? Vabbè, se anche fosse non disdegnerei, è un uomo gradevole ed io sono ancora su di giri per le fantasie erotiche fatte durante la guida.
"Vuoi vedere foto di mio ragazzo Ricky?" mi chiede.
"Certamente".
Lui tira fuori il cellulare ed apre la galleria immagini. Per guardare meglio, mi avvicino al suo sedile fino ad appoggiare la mia spalla sulla sua.
Hans mi spiega le immagini mentre scorrono sullo schermo. "Qui siamo a Siena, questa è di estate due anni fa, questa... Ops! Sorry, questa no!". Hans fa scivolare via l'immagine, ma per un istante ho potuto vedere lui e il suo Riccardo su una spiaggia, abbracciati e... nudi come mamma li ha fatti. Per quel poco che sono riuscito a vedere, il caro camionista teutonico ha pure un discreto fisico.
"Aha, beccato!" ridacchio "Ti tieni le foto sexy sul telefono, eh? Dai, fa vedere!"
Lui ride imbarazzato e nega "Nein, nein; non sarebbe rispetto per Ricky"
"Wow, abbiamo un camionista gentiluomo. Merce rara" gli dico per sfotterlo bonariamente.
"Ok, basta foto" dice divertito Hans, e mi dà un buffetto sulla gamba sinistra. "Tu bene qui S? Abbastanza caldo ora?"
"Sì grazie, si sta proprio bene qui con te".
"Sono felice di sentire questo".
Mentre armeggia col telefono, lo guardo attentamente. Quest'uomo dai modi garbati mi fa provare per lui un senso di attrazione e benevolenza. Mi avvicino di più a lui, gli mormoro all'orecchio "Sei proprio una bella persona, sono contento di averti incontrato", e gli dò un bacio affettuoso sulla guancia.
Lui si gira e mi guarda da dietro gli occhiali per qualche secondo, ad una spanna da me. In punta di dita mi sfiora il viso, poi si avvicina e mi bacia delicatamente sulle labbra, per ritrarsi lentamente dopo il contatto. Allora io ricambio, altrettanto delicatamente lo bacio a mia volta e mi ritraggo. Ora lui ripete lo stesso gesto, e poi lo rifaccio io, e andiamo avanti così, scambiandoci baci gentili e dolci, come due fidanzatini di Peynet.
Fuori la pioggerella ha creato un muro di silenzio, l'unico rumore che si sente è lo schiocco leggero delle nostre labbra quando si toccano. Piano piano, bacio dopo bacio, le bocche si schiudono e ci sono i primi fugaci contatti tra le nostre lingue; nel frattempo la mia destra si è portata sul suo petto ed ha preso ad accarezzarlo da sopra il maglione di lana, mentre la sua sinistra si è appoggiata al mio collo e guida i movimenti dei nostri baci, che da brevi e casti stanno diventando lunghi e caldi.
Hans bacia maledettamente bene. Il freddo sembra un ricordo perso nel tempo, provo una languida sensazione per tutto il corpo. Anche il mio camionista sta aumentando la temperatura: me ne accorgo quando la mia mano passa dal suo petto all'interno della coscia destra; glie la accarezzo fino a lambirgli i genitali e ad ogni tocco si irradia un calore soffuso.
Ora le nostre bocche sono serrate una sull'altra e le nostre lingue non perdono quasi mai il contatto. La sua mano è scesa dal mio collo ed è andata ad infilarsi tra le mie gambe; la mia invece ha rotto gli indugi e si è sistemata sul suo pacco che massaggio voluttuosamente, compiaciuto di sentire da sotto la stoffa dei pantaloni il suo cazzo che si distende e si indurisce.
La mano di Hans si sfila di tra le mie gambe, si appoggia prima sul sedere accarezzandolo, poi risale fino al mio mento e lentamente fa distaccare le nostre labbra, ormai incollate tra loro come ventose. Mi guarda intensamente.
"Vuoi passare la notte con me?" mi sussurra.
"Volentieri" rispondo, senza distogliere gli occhi dai suoi. "Anche perché" - aggiungo ridendo - "Col freddo che farà la fuori non penso di avere alternative".
"Oh no, non sentire obbligo. Se tu non vuoi, dormiamo e basta".
"Certo che ti voglio! Solo che sono in viaggio da tutto il giorno, avrei bisogno di fare una doccia. E... non solo quella" gli dico indicando il mio fondo schiena, per fargli intendere che prima di un rapporto sarebbe doveroso anche quell'altro tipo di pulizia.
"Ach so, capisco. Kein problem, no problema. Io ho tessera di stazione per toiletten con doccia. Tu puoi usare e io aspetto te qui. Ah, prima fai anche questa cosa". Si allunga verso il portaoggetti, estrae un foglio ed una penna ed inizia a scrivere. "Io scrivo che furgone non parte e tu ospite in mio camion. Così se domani mattina fai tardi loro sanno dove sei".
"Sì, ottima idea. Dammi una mezz'ora e torno; non ti addormentare, mi raccomando!"
"Nein, non c'è questo pericolo…" mi risponde sogghignante. Sorrido a mia volta, gli stampo un bacione sulla bocca, mi rimetto il giubbotto ed esco dalla cabina.
La stazione di servizio è sempre spettrale, continua a piovigginare e fa decisamente più freddo di prima. Guardo l'orologio: sono quasi le dieci. Possibile, già passate tre ore? E quanto tempo siamo rimasti a limonare come adolescenti? Proprio vero, quando si è eccitati il tempo vola via...
Lascio il cartello dietro il parabrezza del furgone, prendo il mio borsone e mi dirigo nei bagni. Pulitissimi e curati, non c'è che dire; io ho giusto un piccolo asciugamani da viaggio, ma fortunatamente nel locale bagni c'è un distributore che ne fornisce di lavati e stirati.
Entro in doccia e mi godo il getto di acqua calda, lavandomi accuratamente tutto il corpo. Porto sempre con me, tra gli effetti personali, un piccolo doccino anale da applicare al tubo della doccia (eh beh, durante un lungo viaggio può capitare di fare qualche bell'incontro - come stasera), quindi anche il mio buchino ora è fresco e profumato, per il piacere di Hans.
Rivestito e riportata la borsa nel furgone, torno al camion dove mi aspetta Hans. Solo che non lo vedo più al posto di guida; ma la portiera si apre ed entro in cabina. Sarà per la doccia o per lo sbalzo termico con l'esterno, ma mi sembra che faccia più caldo di prima.
Sto per chiedermi dove sarà finito il mio gentile camionista baciatore, quando sento la sua voce.
"Sono qui", sussurra scostando la tendina che separa la cabina dalla cuccetta dietro i sedili. Hans si è già messo comodo, sdraiato sul letto con indosso solo dei boxer a righine sotto i quali si scorge il rigonfiamento della sua verga. Effettivamente la foto non mentiva, ha un bel fisico atletico - altro colpo inferto al luogo comune del camionista panzone.
Scavalco il sedile e lo raggiungo. Il letto è un po' più grande di un normale piazza singola, però la cuccetta è abbastanza angusta, più che altro c'è poca altezza. Di sicuro non è il posto ideale per fare acrobazie; peccato, mi sarei fatto prendere volentieri da Hans a pecorina - la mia posizione preferita - ma non credo sia tecnicamente fattibile. Comunque sapremo stringerci, e passare una buona nottata.
"Fa caldo qui dentro" gli dico, iniziando a sfilare giubbotto e maglione.
"Ho alzato temperatura; per stare più... comodi" mi risponde.
In verità inizio già a sudare, ma tanto meglio, visto il programma della serata.
Hans mi contempla mentre mi spoglio e rimango anch'io in boxer. Poi mi sdraio di fianco a lui, girato pancia in giù.
"Allora, dove eravamo rimasti?" gli chiedo accarezzandogli la testa rasata. Lui sorride e riprendiamo a baciarci con la stessa intensità di poco prima.
Questa volta indugio poco con le carezze e infilo deciso la mano dentro i suoi boxer per afferrargli l'uccello, già quasi duro al punto giusto, e prendo a segarlo con calma. Lui fa altrettanto, infilando la mano tra i miei boxer e le chiappe e iniziando a titillarmi l'ano. I nostri caldi aggrovigliamenti di lingue si interrompono solo ogni tanto, per concederci qualche malizioso morsetto alle orecchie.
Il suo cazzo è bello duro e bollente nella mia mano. Sono già iper eccitato al pensiero che tra poco Hans me lo vorrà mettere in culo; però prima vorrei dargli una succhiatina, non solo per avere una degustazione di salsicciotto germanico (e fargli provare quanto son bravo nell'arte del sacro pompino), ma anche per potergli dare la giusta lubrificata; il problema è che in questa cuccetta non ho ancora capito come portarmi con la bocca all'altezza giusta.
Hans mi vede pensieroso. "Tutto ok?" chiede.
"A meraviglia, solo che… Vorrei farti un pompino, un blow-job, ma non so come girarmi..." confesso ridacchiando.
"Oooh, bello blow-job. Ma difficile qui. Grazie, magari prossima volta?"
"Ok, pazienza. Solo che prenderlo a secco è più difficile, mi serviva anche per lubrificartelo un po'"
"Secco, lubrif…" ripete confuso, "Non capito".
"Sì scusa, hai ragione. Intendo dire che se il tuo pisello è bagnato entra dentro più facile"
"Ah, capito. Ma non è problema. Girati su fianco, schiena verso me".
Mi metto come dice, lui mi aiuta sfilare i boxer e si toglie anche i suoi. Poi da uno stipetto prende una confezione di profilattici ed un flacone di lubrificante, tipo quelli che si trovano nei vari negozi e parafarmacie ma di una marca che non riconosco. Mi avvicina al naso il flacone stappato.
"Ti piace questo profumo?"
E' un gradevole misto di spezie orientali, agrumi e vaniglia, dolce senza essere stucchevole.
"E' buonissimo, che cos'è?"
"Questo è gel speciale, aphro... Come si dice?"
"Afrodisiaco?"
"Sì esatto. Molto speciale, perfetto per noi."
Non credo molto negli effetti afrodisiaci che attribuiscono ad alcune essenze, ma l'importante è che renda il mio buchetto bello accogliente per il cazzo di Hans.
Se ne mette una generosa quantità sulle dita, poi prende a massaggiarmi l'orifizio. Al primo contatto, il freddo del gel sulla pelle sensibile attorno al forellino mi regala un fremito, ma poco dopo la sensazione di freddo si trasforma in un confortevole tepore che mi scalda e mi dilata. Hans infila e sfila ripetutamente un dito dentro me, poi le dita diventano due, poi addirittura tre - e annoto che non ha le mani piccole. Mentre mi lubrifica a dovere, Hans non smette di darmi piccoli bacetti sul collo, sulla mandibola, e ogni tanto mi giro verso di lui per ricevere le sua labbra e la sua lingua da baciare e succhiare.
Il mio buco si abbandona alle sue sapienti carezze, ora è dischiuso e bagnato; emette già quel suono tipo "ciff-ciaff" di quando, dopo una bella dose di sesso, diventa morbido come il budino.
"Pronto?" mi sussurra Hans.
Faccio di sì con la testa, con gli occhi socchiusi, inebriato dalle sensazioni. "Prontissimo, caro".
Si infila il profilattico, si sistema bene a cucchiaio dietro di me e sollevandomi una gamba punta la cappella contro il mio ano. Scivola dentro senza alcuna resistenza.
Procede lentamente, arriva fin quasi al fondo, torna indietro di qualche centimetro poi si rispinge dentro, tutto sempre con calma e dolcezza. Sono abituato che a questo punto, solitamente, il partner inizia a stantuffarmi il suo pistone nel retto, magari alternando periodi di movimenti lenti ad altri veloci - arrivando a volte, nelle scopate più bollenti in cui mi sento particolarmente troia, a darmi dei gran colpi che mi squassano tutto. Invece Hans no, sembra quasi che stia cercando un punto, una profondità precisa a cui sistemare l'uccello.
Pare che l'abbia trovata, perché ferma l'esplorazione delle mie viscere, mormora un "Oh, ja" ed inizia un curioso movimento oscillatorio del bacino grazie al quale il suo cazzo non va su e giù nel culo, ma… ci rotea dentro. Continua soavemente così, mantenendo un ritmo regolare, mentre le sue mani e le sue labbra si dedicano al mio corpo. Modo di prendermi decisamente curioso, molto diverso dalle penetrazioni cui sono abituato; anche se, direi, forse troppo soft rispetto a quelle energiche sbatacchiate che talvolta ho il privilegio di ricevere; qualche volta, se il torello di turno è particolarmente vigoroso e dotato, la scopata può pure darmi qualche piccola fitta di dolore, ma fa parte del gioco e confesso che sentirmi sottomesso e "punito" dal partner mi arrapa a morte. Temo però che con Hans non avrò nulla del genere.
Eppure, durante le sue rotazioni, quando la punta del membro sfiora le pareti anteriori del retto, sento un fugace brivido inatteso; ricorda vagamente la sensazione di dover fare la pipì ma è più calda, avvolgente ed appagante. Ogni volta che la sua cappella raggiunge quella zona, il brivido si fa più lungo e intenso, e giurerei che la mia temperatura corporea si alza ulteriormente di qualche decimo di grado. Sono interamente ricoperto da una patina di sudore, come anche Hans, con il quale durante l'amplesso non abbiamo mai interrotto lo scambio di carezze, baci sul collo ed in bocca.
Gli impulsi di piacere sono diventati un'unica marea calda che parte dall'interno, dietro il pube, monta nel mio ventre e mi pervade dappertutto. Ho imparato ad assecondare i movimenti di Hans e a seguire il suo ritmo, ora ci muoviamo all'unisono come una cosa sola. Forse è la sua tecnica particolare unita alla sua dolcezza; forse è effettivamente l'effetto del gel afrodisiaco; comunque sia, mi vien da pensare che io e lui, più che far sesso, stiamo facendo l'amore. Tanto che a un certo punto, tra un bacio al collo e l'altro, lui mi chiede "Ti piace, tesoro?", ed io gli rispondo "Sì amore, sono tutto tuo...". Confesso di essere un po' imbarazzato dalla mia uscita; ho sempre pensato che il sesso tra maschi fosse incredibilmente eccitante ed appagante, però da intendersi come una bella ginnastica speciale; qualcosa che ha a che fare con la connessione fisica, e non con quella dei sentimenti; e invece eccomi qui che sussurro frasi romantiche al mio amante di una notte… Lui però non sembra farci affatto caso, e continua ad amoreggiare con me.
Stiamo andando avanti così da tempo incalcolabile. Il mio respiro è accelerato, gemo, mi contorco assieme a lui; il suo sesso che ruota dentro di me è diventato il centro di tutto, è il mio sole ed io un pianeta che gli danza attorno. Mi accorgo di avere il cazzo duro come il marmo, cosa che di solito non succede quando mi penetrano (al massimo mi diventa barzotto), è anche bagnato ed appiccicoso, come fossi già venuto; mi sembra impossibile, innanzitutto me ne sarei accorto e poi mi si sarebbe ammosciato; inoltre mi sarebbe passata la voglia di far sesso quando invece vorrei che non finisse mai. Me ne rendo conto solo ora, questa è una cosa diversa: sto avendo un orgasmo, ma anziché intenso e fulminante è lungo, diffuso e suadente.
"Stai godendo tesoro?" mi chiede Hanse.
"Sì amore mio...", ansimo.
"Vuoi godere di più?"
"Sì amore, ti prego..."
La mano mi stringe delicatamente tra mento e gola. Le tempie iniziano a pulsare, il respiro si fa ancora più affannoso e le pareti della cabina iniziano a girarmi intorno. I gemiti sono diventati un rantolo, leggero e incontrollabile. Chiudo gli occhi ed ho una specie di allucinazione: percepisco una luce bianca e soffice che sorge nella mia pancia, scorre per tutte le mie membra e fuoriesce dalle dita, dalle palpebre, dalla bocca socchiusa. Poi la luce si affievolisce man mano, lasciando spazio a silenzio e calma; diventa sempre più lieve, fino a spegnersi del tutto, assieme a me.
Mi risveglio perché sento picchiettare contro il vetro del finestrino. Hans sta dormendo; lui ed io siamo avvinghiati nella stessa posizione, nudi e ricoperti da una trapunta. Allungo la mano verso il mio amante, scorro verso il basso per scoprire divertito che il suo membro è ancora dentro di me, non più duro ma abbastanza barzotto, ed il mio bocciolo ancora morbidissimo e umido, come se avessimo finito pochi secondi fa.
Mi appoggio meglio con la schiena addosso a lui e lo scuoto delicatamente.
"Ehi, Hans..."
"Hmmm?" grugnisce lui, la voce assonnata. "Was ist los?"
"Stanno bussando al finestrino".
"Ok..."
Sbadiglia, fa per muoversi ma si interrompe con una risatina quando si accorge anche lui che il suo gioiello se ne sta ancora bello rintanato nella mia tana. Rido anch'io. Inarco la schiena e con la mano lo aiuto ad uscire. Finite le operazioni di "disancoraggio", lui mi passa sopra e va al finestrino.
Sento che lo abbassa e a voce bassa chiede "Ja?"
Seguono alcune frasi in tedesco, poi richiude il finestrino e ritorna in cuccetta. Mi guarda, sorride e mi dà un bacio sulla tempia. Io lo guardo a mia volta, come un gattino guarda il suo padrone.
"E' uomo di stazione carburante. Dice che tra poco riapre e dovrai spostare il furgone".
"Di già... Ma che ore sono?"
Hans si allunga per prendere telefono, inforca gli occhiali e legge.
"Tre e cinquanta"
Possibile? E dove cazzo sono sparite tutte le altre ore??
"Dice che non c'è fretta perché strade ancora vuote, ma di non aspettare troppo".
Nel dirlo mi scavalca e si ributta sul letto.
"Ok, vado subito così non ci penso più".
Mi rivesto e faccio per guadagnare l'uscita quando lui mi prende la mano.
"Warte - aspetta…".
Mi tira verso di sé; mi accarezza il viso. Sulle dita ha ancora il profumo inebriante del gel che ha usato su di me. Mi cinge la nuca e porta le nostre teste a toccarsi. Ci baciamo languidamente.
"Torni, dopo? Per saluti?" mi chiede.
Gli do un altro bacio. "Ma certo, caro. Mica me ne vado così".
Esco dalla cabina, fuori è ancora buio pesto. Ha smesso di piovere ma si è alzato un venticello gelido che mi sferza le guance. La pompa dell'AdBlue ha ripreso a funzionare; riempio il serbatoio e vado in cassa a pagare. Ci trovo un ragazzo giovane, minuto, piuttosto bellino direi. Mi squadra da capo a piedi con fare non proprio accomodante e borbotta un po' stizzito qualcosa in tedesco.
"Sorry, I don't speak german" gli ribatto.
Lui mi guarda ancora un poco, poi il broncio diventa un mezzo sorriso e fa segno di no con la testa.
"Nevermind". Non importa. Poi indica una macchinetta all'angolo del negozio.
"Coffee is on the house. Please help yourself". Caffè omaggio? Ottimo, me lo verso in un bicchierone da asporto e ne preparo un altro da portare ad Hans, poi guadagno l'uscita.
Chissà che voleva dirmi quel ragazzo dall'aria scocciata; mah, sarà rimasto in piedi tutta la notte per riparare il guasto ed ora avrà la luna storta.
Vado a spostare il furgone e non trattengo un'esclamazione di giubilo quando al girare della chiave il motore risponde col suo rombo possente. Parcheggio, raggiungo il camion di Hans ed entro.
"Eccomi. Ti ho portato un caffè, non so se ne hai voglia"
"Caffè? Oh, molte grazie, molto gentile per pensiero".
"Figurati. Ad essere sinceri, era in omaggio."
"Omaggio?" mi guarda perplesso lui.
"Sì, gratis; free of charge"
"Sì, so cosa vuole dire". Poi continua.
"Chi era dentro stazione?"
"Mah, un ragazzo giovane, biondo, piccolino. Mi ha detto qualcosa ma non ho capito"
"Aha" mormora lui sorseggiando il caffè, l'aria vagamente colpevole. Qualcosa non mi torna, ma cambiamo argomento.
"Senti, ma che è successo stanotte? A un certo punto ho avuto una mezza visione mistica, poi ho visto tutto nero e mi sono risvegliato solo quando hanno bussato"
"Ah, tu hai avuto orgasmo tantrico. Alla fine di amore ti sei addormentato, io ho continuato ancora poco, poi anch'io climax e addormentato"
"Scusa, che cosa avrei avuto?", sgrano gli occhi incuriosito
"Tantra sex è molto potente, può dare sensazioni molto speciali. Ti è piaciuto?"
"Se mi è piaciuto? E' stato semplicemente meraviglioso! Sei un amante incredibile, ora capisco perché Riccardo ti cerca tutti i giorni! Però dimmi la verità, c'entra anche il gel? Non è che contiene dei psicoattivi?"
"Eeh, beh... Un pochino. Ma tutti ingredienti naturali, no chimica schifezze o roba pericolosa"
Oh bella... In pratica Hans mi ha drogato e si è approfittato di me quando giacevo inerme. Ci sarebbero gli estremi per una denuncia, ma raccontata da lui - e vissuta da me in prima persona - sembra la cosa più innocente, pura e dolce del mondo. Così lascio correre.
Allungo lo sguardo verso il suo pube, da sotto il trapuntino vedo che il suo pisello ha ancora una certa consistenza.
"Senti, per dimostrarti quanto ho apprezzato, e visto che l'amico lì sotto sembra ancora abbastanza allegro, se vuoi troviamo la posizione giusta e..." gli propongo, spingendo la lingua contro la guancia ad imitare l'atto del pompino.
"Ooh, io vorrei tanto ma... Non posso... Devo riposare, poi vedo amico e riparto".
Sembra sinceramente dispiaciuto, non si direbbe che, conclusa l'avventura, ora voglia liberarsi di me. D'altronde, anche se fosse, anche dopo una notte così strana e bella, che male ci sarebbe? Non facciamo un po' tutti così, una volta che il gioco è finito?
Mi porge il suo telefono e mi chiede di salvare il mio numero in rubrica, che ogni tanto passa per l'Italia col camion e gli piace avere degli amici (o amanti) in giro per l'Europa a cui far visita ogni tanto - anche se ci tiene a sottolineare che prima di tutti viene Ricky. Digito e salvo. Mi avvicino un'ultima volta a lui, ci baciamo a lungo e gli regalo un'ultima gentile carezza al pacco.
Tornando al furgone, passo vicino al ragazzo della pompa di benzina; è appoggiato ad una parete, fuma una sigaretta e mi guarda con la stessa aria imbronciata di prima.
"Hey mister", mi chiama.
"Yes?"
Mi chiede se l'autista del camion è ancora a bordo. Gli rispondo di sì, che sta riposando; perché lo vuole sapere?
Non risponde, fa un altro tiro di sigaretta prima di gettarla. Poi mi fa un'altra domanda che sulle prime non capisco.
"Have you had a pleasant night?" Se ho avuto una notte piacevole? E a te che importa, ragazzetto?
Lo guardo meglio. Sotto le luci forti dell'area rifornimento, noto un puntino luminoso sul suo lobo destro. Un orecchino. Uguale identico a quello di Hans. Ora è tutto chiaro.
Sospiro e gli sorrido nel modo più conciliante che posso.
"yes, really pleasant". Guardo verso il camion di Hans poi di nuovo lui. "You are a lucky guy".
Il ragazzo di nuovo trasforma il broncio in un mezzo sorriso. Alza le mani come in segno di resa.
"Ok, ok. Nevermind. Have a nice trip back home". Si gira e rientra nella stazione.
Mi giro anch'io, monto sul veicolo e pochi minuti dopo sono in autostrada, certo che non dimenticherò facilmente questa notte - anche se mi sono già completamente scordato il nome di quel cavolo di area di servizio.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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