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Gay & Bisex

Con il collega.


di Membro VIP di Annunci69.it fresbee66
17.12.2022    |    2.621    |    6 9.6
"L’impiegata per rabbonirci un po’ ci offrì la chiavetta per andare al distributore automatico a prenderci un caffè e li ci presentammo: “Gianni” dissi io, ..."
Voglio raccontare una avventura che mi è successa un po’ di tempo fa.
Quella era la classica giornata nata male e che aveva buone prospettive di terminare peggio: di lavoro faccio il camionista e quando piove o peggio nevica si lavora male perché potete immaginare aprire il telone di un semirimorchio da quasi 14 metri sotto la pioggia, caricarlo, fissare il carico e richiudere il tutto vuol dire ritrovarsi a fine lavoro bagnato come un pulcino.
Quel venerdì mattina stava piovendo e al posto di carico mi avevano appena detto che la merce non sarebbe stata pronta prima di qualche ora, quindi il mio proposito di caricare presto per partire subito e rientrare per avere il tempo di incontrare quel bel culetto che avevo in mente sarebbe andato a farsi benedire. Vabbè pazienza.
Mentre rimuginavo e mi saliva la rabbia vidi che a fianco del mio camion ne stava arrivando un altro di una scuderia con sede vicino alla mia: ecco un altro sfigato come me costretto a dormire fuori anche il venerdì sera.
Ok: “mal comune mezzo gaudio” pensai, anche perché al momento non immaginavo che il gaudio sarebbe stato molto più di mezzo.
Aspettai nell’ufficio per vedere se l’altro malcapitato fosse un collega di mia conoscenza visto che li conoscevo quasi tutti, ma no non era uno dei miei amici.
Era uno nuovo e quando entrò in ufficio e si tolse quella specie di passamontagna che lo riparava dal freddo e dalla pioggia gelata mi resi conto che era un ragazzo giovane e veramente carino: capelli lunghi anche se non esagerati di un bel nero corvino che incorniciavano un viso dolce che mi sembrava più quello di un modello che quello di un “camionaro”.
Quando seppe che anche lui avrebbe dovuto aspettare fino al tardo pomeriggio per caricare reagì molto peggio di me, che ormai sono abituato a questi contrattempi.
L’impiegata per rabbonirci un po’ ci offrì la chiavetta per andare al distributore automatico a prenderci un caffè e li ci presentammo: “Gianni” dissi io, “Manuele” disse lui e iniziammo a parlare del più e del meno per ammazzare il tempo.
Manuele si dimostrò subito un ragazzo con cui si discorreva piacevolmente e il tempo di attesa passò in un lampo fino alla chiamata al carico.
Caricammo e legammo aiutandoci prima uno e poi l’altro bilico, quando finalmente fu ora di partire era già tardo pomeriggio: saremmo arrivati tardissimo e a nessuno dei due andava l’idea di rischiare un verbale per una infrazione sul rispetto delle ore di guida in caso ci avessero fermati quindi decidemmo di andare a cena in un ristorante con un piazzale spazioso e soprattutto la possibilità di fare una doccia.
Doccia, cena 4 chiacchiere e si era fatta una certa per cui decidiamo di andare in cabina a dormire.
Trovai la mia cabina bella calda visto che avevo programmato il riscaldamento automatico e così al calduccio rimasi subito il t-shirt e slip apprestandomi sdraiarmi, mi misi in cuccetta pronto a dormire in modo da svegliarmi presto il mattino successivo e partire verso casa oltre che verso quel bel culo che purtroppo avevo dovuto paccare ma che aveva accettato buon grado di rimandare al sabato sera.
Pensando a lui mi si stava alzando il cazzo quando sentii alcuni tocchi sulla cabina e, dopo il primo spavento pensai: “ecco la solita puttana che vuole farmi un pompino”.
Aprii lo sportello pronto a mandarla affanculo ma mi morirono le parole in bocca: era Manuele che mi disse che non gli funzionava il riscaldamento e mi chiese se poteva dormire da me sul sedile del passeggero.
Ebbi un attimo di panico ma mi ripresi subito e subito accettai di buon grado pregustando lo spettacolo che mi avrebbe offerto spogliandosi.
Salì con la borsa in cui aveva il necessario per dormire e iniziò a spogliarsi senza alcun pudore anzi mi guardava e sorrideva.
Devo dire che, a differenza di lui, fisicamente non sono una bellezza: grosso e con la pancia, peloso e abbastanza avanti con gli anni sono il contrario di quello che generalmente piace a donne e uomini.
Si tolse tutto e rimase con solo una maglietta e uno slip addosso rivelando quel bel fisico che avevo soltanto immaginato.
Tra le gambe troneggiava un cazzo che, anche se ancora moscio, era di tutto rispetto e il culo sembrava di marmo tanto era sodo.
Naturalmente lo mangiavo con gli occhi e altrettanto naturalmente lui se ne accorse; mi chiese se mi piaceva quello che vedevo, il mio cazzo parlò per me spingendo contro la stoffa degli slip facendomi male tanto era diventato duro.
Invece sedersi sul sedile venne vicino a me inebriandomi con il suo odore di maschio che la doccia veloce non aveva eliminato del tutto.
Con dolcezza mi sfilò lo slip mentre io controllai un’ultima volta che le tendine fossero ben chiuse, anche se un eventuale dondolio della cabina avrebbe platealmente rivelato quello che stava succedendo dentro.
Portò a termine il suo spogliarello solo per me facendomi, se possibile, tirare ancora di più il cazzo, mi fece sdraiare sulla cuccetta e mi si inginocchiò a fianco cominciando a scappellarmi delicatamente l’uccello poi lo imboccò iniziando un lento su e giù ingoiandolo fino alla base.
Un momento il suo nasino era immerso nei miei peli pubici, il momento successivo la sua lingua titillava la punta e il sensibilissimo frenulo.
Ad un certo momento si accorse di aver esagerato quando stavo per riempire la sua bocca e decise di rivolgere le sue attenzioni al mio buchetto (che per la cronaca è ancora vergine), io spaventato tentai di fermarlo perché mi venne il dubbio che volesse incularmi.
Mi disse di stare tranquillo che non ne aveva nessuna intenzione, anzi stava dando un momento di respiro al mio uccello affinché fosse pronto visto che nelle sue intenzioni ero io che dovevo inculare lui.
Lo feci quindi smettere perché dopo una dura giornata di lavoro volevo tenere le energie per dedicarmi l suo culetto.
ci scambiammo di posto e ora la lingua che lavorava era la mia, lo baciai e lo leccai dappertutto fino a quando iniziò a gemere che lo voleva tutto dentro e mi fece smettere di succhiarlo che non voleva venire così.
Li misi davanti a lui in ginocchio e i cuscini finirono sotto la sua schiena per portare le due meravigliose parti di un amplesso gay alla stessa altezza, mi infilai un preservativo e misi le sue gambe sulle mie spalle e da quella comoda posizione appoggiai la punta sul fiorellino che poi non era proprio così “ino”.
Assaporavo quel momento quando lui si spinse verso di me e mi sentii avvolto come da un caldo guanto mentre lui si segava con il mio cazzo nel culo.
Adesso capivo perché non aveva voluto venire con il mio pompino: voleva godere di cazzo e di culo insieme, pompai per un periodo che non so definire tanto ero concentrato so quel culo e per caso o per fortuna lo accontentai sborrando proprio mentre lo faceva anche lui.
Quel visino già bello di suo, nell’attimo più alto mi sembrò quello di un angelo.
Di malavoglia uscii da quel buchetto caldo e presi un pacchetto di salviette con cui iniziammo a ripulirci e a ripulire la cabina da alcuni suoi schizzi che erano usciti con prepotenza arrivando ovunque.
mi diede un bacio e mi chiese se mi fosse piaciuto con un sorrisetto angelico negli occhi neri e profondi.
“Vedi tu” dissi e ricominciammo a rivestirci per provare a dormire un po’ in previsione del viaggio del mattino.
Mi svegliò con un bacio e andammo al bar per fare una buona colazione visto che si dovevano ritemprare le energie bruciate poi il viaggio di ritorno non lo ricordo neppure, mi ricordo soltanto che ci scambiammo il numero di telefono e la promessa (mantenuta) di ritrovarci ancora. Ma questa è un’altra storia.
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