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Gay & Bisex

Fa di me ciò che vuoi e fammi godere.


di ivrea69
08.10.2026    |    30    |    1 8.0
"Gli appoggiai la mano sullo sterno ed il mio braccio appoggiato sulla pancia con il gomito che era vicino al membro che pulsava..."
Questo è Mario, uno di mezza età, distinto e colto, dall’aspetto curato, vestito con un abito grigio e camicia. Ha il fare fiero, sicuro, deciso ma il suo sguardo lascia trapelare timidezza o paura o forse solo il bisogno di lasciarsi andare e abbassare la maschera che porta e potersi mostrare fragile e non mentire a nessuno, soprattutto a se stesso. Si è presentato per farsi fare un massaggio e cercando di capire di cosa avesse bisogno gli feci delle domande per capire meglio. Mi disse che era già passato sotto diverse mani ma non era mai riuscito a trovare un trattamento che riuscisse a fargli perdere il controllo della mente e che durante tutto il massaggio continuava ad elaborare i problemi quotidiani. Alcuni ogni tanto nel massaggiarlo gli facevano il solletico o gli facevano male, con altri poi non si sentiva a proprio agio. Aveva persino provato con ‘quelle’ massaggiatrici pensando che il problema potesse essere risolto con una bella sborrata. Ma nulla; si, era venuto ma i suoi pensieri erano aumentati creando in lui un senso di colpa nei confronti della moglie. Con le massaggiatrici aveva paura di mettersi a nudo in tutti i sensi, e trovare massaggiatori che non fossero ‘spaccaossa’ era difficile.
Seduti, uno di fronte all’altro gli feci delle domande. Passavo da domande sulla quotidianità e sulle cose che gli piacevano fare a cose private e viceversa; così non era mai sulla difensiva e mi raccontava le cose come ad un amico, forse di più perché’ il pudore di svelare certe cose le hai anche con l’amico più fidato.
Gli dissi che potevamo provare ma che lui doveva essere estremamente sincero durante il massaggio: se quello che stavo facendo gli creasse solletico, fastidio, o se voleva che smettessi doveva solo dirlo subito. D’altra parte, se quello che stavo facendo gli fosse piaciuto e voleva che continuassi od insistessi ancora più il suo comunicarmelo doveva essere attraverso il respiro. Non capiva cosa intendessi con ‘respiro’. “Concentrati sul respiro e sul movimento delle mie mani che scorrono lungo il tuo corpo, il resto verrà da se.”
Spensi le luci nello studio lasciando solo alcuni luci soffuse che mi servivano per vedere meglio le creme ed olii che avrei usato nel trattamento. Un leggero raggio di luce color verde illuminava il lettino. Lo feci spogliare, completamente, e lo feci sdraiare prono. La luce era veramente scarsa e si intravedevano solo le linee del suo corpo nudo. Gli appoggiai la mano sulla spalla e poi gli accarezzati tutto il corpo scendendo lungo il tronco, passai sopra il gluteo e scivolai lungo la sua gamba fino al piede. Poi risalii piano e appena sulla zona lombare passai sull’altra parte del corpo scendendo sul gluteo e poi fino al piede. Da li risalii passando poi sul busto e mi posizionai dalla sua testa appoggiando le mani sulle spalle e poi le appoggiai sulla testa. “Ora inizia a fare dei bei respiri profondi mentre io ti spalmo l’olio”. L’ho unto tutto, dal collo fino ai piedi, ma non era un massaggio ma solo uno spalmare l’olio che mi avrebbe facilitato il far scivolare le mani lungo tutto il suo corpo. Poi iniziai a fargli il massaggio partendo dai piedi risalendo fino alle spalle , movimenti circolari piccoli e grandi, sfioramenti lunghi e corti, usavo sia la mano aperta che a volte solo le punte delle dita come a solleticarlo. Insistetti sui glutei e la zona lombare. Facevo attenzione alle vibrazioni del suo corpo e sul respiro che in alcuni momenti erano profondi come quando si dorme e altri leggermente veloci perché quello che facevo gli procurava piacere. Mi posizionai dalla sua testa e con le mani scesi lungo il centro della schiena arrivando fino a sopra i glutei ed ogni volta che salivo e poi scendevo andavo sempre un pochino più giù fino ad insinuare le dita tra le natiche. E quando poi sentii che ero arrivato alla rosetta e il suo respiro era veloce e il buchetto non era contratto ma rilassato come in attesa di essere aperto, decisi che era pronto. Mi misi al suo fianco all’altezza del culo e glielo massaggiai. Con le mani afferravo i glutei, li massaggiavo, li schiacciavo, glieli aprivo e mettevo così in risalto la rosetta che per le prime volte si contraeva perché non voleva cedere ma poi si lasciava andare aprendosi leggermente. Appoggiai una mano poco sotto le natiche e feci colare dell’olio tra le natiche e poi con il dito andai a recuperarlo e spalmarlo proprio in mezzo al culo e sul buco che sembrava essere voglioso ma titubante se lasciarsi andare o meno. Ogni tanto un dito si appoggiava e premeva leggermente, ma mai per entrare solo per testare la resistenza. Le nocche di due dite scesero in zona perianale, un massaggio rotatorio che andava a sfiorare lo scroto ed il buchetto; appoggiai le nocche sopra lo scroto ed il pollice sopra il buco... gli ho ordinai di fare respiro profondo... e così affondai, di poco, il pollice solo per rimanere 'incastrato' nello sfintere... non lo muovevo ma solo lo facevo vibrare leggermente. Mi sembrò di sentire un respiro profondo ed un “ohh” di godimento e rilassamento profondo. Rimasi li fermo senza muovermi aspettando che le sensazioni che stesse provando scemassero. Presi della carta assorbente e andai a tamponare tutto il suo corpo per togliere l’untuosità in eccesso. Anche questo gli provocava piacere. Potevo toccare tutto il suo corpo senza creargli più alcun problema.
Lo feci poi girare a pancia in su. Gli sistemai bene la testa mettendogli un piccolo cuscino sotto il collo e misi in posizione rilassate ed equilibrata braccia e gambe. Gli misi in asse il bacino. Il pene era appoggiato sul ventre e non era in tiro. Versai un filo di olio sulla pancia e basso ventre ed iniziai un leggero massaggio prima rotatorio intorno all’ombelico e poi da fianco sinistro a fianco destro andando a sfiorare con il braccio ed il polso il suo pisello che si spostava ad ogni passaggio del mio braccio e ben presto diventò duro e di un bello spessore. Iniziò a sventolare come un bagnante in mare che chiede aiuto e vuole essere preso dal bagnino. Gli appoggiai la mano sullo sterno ed il mio braccio appoggiato sulla pancia con il gomito che era vicino al membro che pulsava. Inizia a far scendere piano piano il braccio ed arrivai ad appoggiargli il gomito sullo scroto. Duro, contratto, con i testicoli molto attaccati al corpo, la pelle dello scroto molto tesa. Scesi ancora e mi trovai la mano proprio vicino al cazzo e glielo afferrai. Il glande era ancora coperto e facendo scendere la mano glielo scappellai. La mano tenne ben salda l’asta mente l’altra mano si appoggiò sulla punta del glande che lo afferrò dolcemente e lo schiuse dolcemente ed iniziò ad andare leggermente su e giù e a roteare come svitare un tappo di una bottiglia. Non vi era alcun attrito perché il cazzo iniziò a lubrificarsi da solo con una quantità di liquido caldo e vischioso. Aveva la bocca aperta, la testa leggermente indietro, il suo respiro calmo, costante e profondo. Le gambe tremavano impercettibilmente e le dita delle mani e dei piedi erano contratte. Io continuai ad alternare quel dolce movimento su e giù lungo quell’asta che era sempre più vischiosa e chiudere dentro il pugno quella noce calda e che continuava a sprigionare liquido. Quando poi appoggiai la mano calda sui testicoli come a volerli contenere, in men che non si dica la mia mano si riempì di tanta, ma tanta crema che strabordava ovunque. una inondazione incontenibile. Colava dalla mano lungo il ventre, sulle mie dita, scorreva verso i testicoli e andava a colmare l’ombelico che tracimava facendolo scendere lungo i fianchi. Lui aveva sollevato la testa e mi guardava con gli occhi sbarrati e la bocca spalancata per lo stupore e l’incredulità di tutto ciò che stava e aveva provato. Mi disse che aveva paura di muoversi perché’ voleva che quello che stava provando durasse ancora.
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