Gay & Bisex
Il Commesso
14.01.2026 |
7.920 |
14
"Non vi era più né tempo né spazio, solo la sua bocca che stava trovando anfratti del mio cazzo a me sconosciuti..."
Alcune volte le occasioni si presentano quando davvero non hai alcuna intenzione di coglierle. Se le rifuggi è molto probabile siano loro a bussare alla tua porta quando meno te l'aspetti.Ci eravamo visti per la prima volta nel pomeriggio, sconosciuti tra gli sconosciuti; una semplice transazione in un negozio del centro, come centinaia di altre, ogni giorno. Lui, commesso, si era fatto avanti per darmi una mano, vedendomi visibilmente smarrito in quell’enorme sala piena di luci, indumenti, chiacchiere inutili e scarpe. ‘Posso aiutarla?’ mi aveva chiesto con rara educazione. Quel ‘Lei’ aveva colpito il mio essere uomo d’altri tempi, un pronome di cortesia ormai usato pochissimo ovunque, figuriamoci nei negozi dove giovanissimi che masticano svogliatamente chewing gum danno del ‘Tu’ anche ad acclarati nonni deambulanti. Dimostrando scarso retaggio culturale, aggiungerei.
Come che sia: la sua professionalità era impeccabile. Educato, conciso, di poche parole ma saggi consigli. Mi aveva indirizzato su un paio di articoli, informandosi con garbo e delicatezza sul budget a mia disposizione.
Sentivo però che c’era dell’altro, lo avvertivo con nitidezza. Un sesto senso - quello che ti fa ergere la peluria e non solo quella - mi sussurrava carnalità. Cosa peraltro bizzarra per uno con la mia formazione culturale, morigerato e ingenuo assai. Accompagnandomi alla cassa lo ringraziai ancora una volta per l’attenzione verso il cliente, l’educazione e la professionalità. Tre doti rare. Due occhiate blande di interesse reciproco e la cosa potevo considerarla conclusa. E invece...
Avevo deciso di fermarmi a prendere un caffè in una torrefazione poco lontana dal negozio, giusto per spezzare quel pomeriggio di shopping. Ed è lì che l’uomo mi raggiunse, con la faccia tosta di chi era capitato per caso.
‘Ci si rivede!’ fu il suo esordio al bancone, mettendoci un po’ troppa di quella foga che sappiamo nascondere degli ipertesti erotici. ‘A distanza di poco, anche’ ribattevo, sfoderando un sorriso che speravo fosse neutrale. ‘Posso offrirle un caffè per la gentilezza accordatami?’ avevo aggiunto. ‘Volentieri, caro’ la sua risposta. Su quel ‘caro’ compresi.
Da lì furono necessari solo pochi minuti, dove mille ‘non detti’ avevano scatenato parecchie fantasie poco morigerate sempre senza scendere in dettagli o ammissioni. Era riuscito a strapparmi un appuntamento per la sera seguente - ‘un aperitivo lo merito, no’? aveva sogghignato, malizioso - in un bar vicino a dove abitava. Il suo biglietto da visita, estratto facendomi l’occhiolino, non dava adito a dubbio alcuno. Ormai era chiaro anche a un ottuso come il sottoscritto che la cosa stava prendendo una piega piacevolissima.
La sera seguente ero all’appuntamento 15 minuti prima dell’orario previsto, con una discreta ansia a condire. Era pur sempre una delle mie prime - e tardive, lo so. Qualche maturo, dei chubby, poco altro - esperienze, ma ero caparbiamente deciso a recuperare il tempo perduto.
Non perdemmo tempo. In venti minuti eravamo nel suo mini appartamento. Solo quando misi piede in casa lo guardai bene: piccolo, massiccio, occhi verdi, di poche parole, un culo da favola e una pancia pronunciata ma glabra. Avrà avuto 50 anni ed era lapalissiana la sua totale passività. Nella mia ansia - che stava cercando di placare con un bicchiere di whisky gentilmente offertomi per rompere il ghiaccio - speravo di veder comparire anche una moglie, o una compagna. Magari di di mezza età. Magari tettona.
Invece mi comparve lui, dopo un veloce salto nel reparto notte, nudo e con uno jockstrap a svettare su un culo sodo e immacolato. Mi prese per mano conducendomi in camera, già agghindata (ah, i particolari che ti fanno capire lo spessore di una persona) con candele colorate e in penombra. Ci buttammo sul letto esplorandoci con voracità, mentre mi spogliava infilavo due dita nel suo culo, estraendo nel contempo il cazzo ormai bagnatissimo di precum sul quale si era tuffato, famelico. Succhiava mettendo la lingua sotto il glande, guardandomi con quei suoi occhi verdi mentre le mie dita passavano dal suo culo alla sua cappella turgida. Aveva un cazzo immenso. Grosso, lungo, durissimo. Un cazzo che masturbai per un po’, spronandolo a essere troia, mentre lui - in una delle sue rare esternazioni - mi chiedeva di continuare a stantuffarlo con le dita.
Tutto questo finchè si sedette per terra - spalle appoggiate al letto - implorandomi di scopargli la bocca mentre finiva di masturbarsi. ‘Vienimi in faccia, tesoro. Schizzami tutto’, aggiunse prima di grugnire come un animale della savana. Avevo il cazzo di granito, tanto che impazzii in pochi minuti: era il più grande e succulento pompino della mia vita, non capivo più nulla. Non vi era più né tempo né spazio, solo la sua bocca che stava trovando anfratti del mio cazzo a me sconosciuti.
I poderosi getti che di lì a poco uscirono gli invasero la faccia, il petto, le cosce. Persino gli occhi erano impiastricciati del mio seme caldo. Mentre leccava le gocce rimaste venne anche lui. Pascio e beato.
L’aperitivo non lo bevemmo.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Commenti per Il Commesso:

Discussioni sul pianeta Swinger e non solo...
