Gay & Bisex
Il Bosco Incantato
Noxen
14.06.2026 |
809 |
0
"Restammo abbracciati in silenzio, la mia erezione che si spegneva lentamente mentre lui iniziava a masturbarsi con il mio sperma sul cazzo..."
**Gocce**Ci conoscevamo già.
Avevamo fatto alcuni shooting insieme, lui come soggetto, io dietro la macchina. Era un uomo minuto, corporatura asciutta, fisico scolpito da chi segue dieta, alimentazione corretta e palestra senza esagerare. Niente da culturista, il tipo di corpo che si costruisce con disciplina quotidiana e si vede nei dettagli. Un culo rotondo e liscio che sembrava avere due palle da bowling al posto del sedere.
Raramente mi cimento con i nudi maschili. Trovo il corpo femminile molto più aggraziato. Ma lui aveva qualcosa che rendeva gli scatti particolari, un feeling che si era sviluppato durante le sessioni fotografiche, quella rara sintonia tra fotografo e soggetto che non si pianifica e non si spiega.
Vagando nel bosco in cerca di scorci da fotografare, mi ritrovai ad una cascata con rocce levigate e una luce che filtrava tra i rami in modo che non avevo mai visto altrove. Ombre maculate, bagliori intermittenti, una qualità dell'aria che sembrava appartenere a un'altra stagione.
Immaginai subito uno scenario, lui in pantaloni mimetici, torso nudo, scalzo su quelle rocce.
Glielo proposi. Accettò senza esitare.
Scegliemmo un giorno feriale, in piena settimana di vacanze. In giro non c'era quasi nessuno.
Arrivammo al posto dopo una lunga camminata con tutta l'attrezzatura. Sistemai le luci in modo strategico, non per sopraffare la luce naturale ma per schiarire le zone d'ombra che altrimenti si sarebbero perse.
Ci disponemmo a distanza e iniziammo.
Avevo più paura che scivolasse sulle rocce che della riuscita dello shooting. L'acqua della cascata impreziosiva le curve dei muscoli quando la luce li investiva, li rendeva tridimensionali, come scolpiti.
I pantaloni mimetici bagnati davano un look selvaggio e sexy insieme.
Fu molto abile a restare aggrappato a quelle rocce scivolose assumendo posizioni atletiche e sensuali al tempo stesso.
Decisi che era arrivato il momento di interrompere la parte pericolosa.
Tornò da me.
Analizzammo insieme gli scatti sul display.
Erano esattamente quello che volevo, quell'atmosfera aveva funzionato.
Proposi di continuare approfittando delle condizioni di luce che non sarebbero durate.
Lo feci distendere tra alcune rocce levigate per una serie di pose più rilassate.
Sembrava quasi addormentato davvero, il corpo abbandonato in quell'atmosfera idilliaca.
Gli scatti erano bellissimi.
Poi proposi di riprovare da nudo.
Non c'era nessuno nei paraggi.
Risalì sulle rocce sotto la cascata. Mi riposizionai e ripresi a scattare.
Questa volta le gocce d'acqua disegnavano il fondoschiena in modo ancora più preciso, esaltavano la tridimensionalità sferica delle natiche, le cosce muscolose, ogni linea del corpo con una definizione che i pantaloni avevano nascosto.
Il freddo dell'acqua aveva fatto il suo effetto inizialmente.
Poi qualcosa cambiò, l'erezione arrivò progressivamente, importante, visibile.
Feci anche qualche scatto in quelle condizioni.
Gli chiesi di raggiungermi.
Guardammo gli scatti insieme. Erano ancora più sensuali dei precedenti.
Fu lui a prendere la mia mano e posarla sul suo cazzo.
Era duro e gelido, una sensazione stranissima e piacevolissima nel palmo della mano.
Iniziai a masturbarlo. Iniziammo a baciarci, lui ancora completamente bagnato dell'acqua della cascata.
Ogni tanto controllavamo i dintorni, nessuno, nessun rumore strano.
Fu istintivo prendere in bocca quel cazzo fresco e bagnato e duro, tenerlo dentro, sentirlo scaldarsi lentamente.
Lui mi teneva la testa e accompagnava il movimento.
Andammo avanti così finché il rumore del vento tra le foglie ci fermò per prudenza.
Ci ricomponemmo in fretta.
Aspettammo.
Era solo il vento.
Lo feci spostare sulla postazione delle rocce levigate.
Questa volta nudo, le perline d'acqua sul corpo muscoloso si illuminavano quando il sole le colpiva, sincronizzato con le luci che avevo sistemato.
Gli scatti erano qualcosa di diverso da tutto quello che avevo fatto prima.
Mi avvicinai per qualche scatto ravvicinato del viso.
Sembrava in estasi nel fresco di quella mattina d'estate.
Tra uno scatto e l'altro tornammo a baciarci.
Più riparati questa volta, dentro il fosso della cascata.
Baciai quel corpo bagnato dall'alto verso il basso, succhiai ogni goccia dai capezzoli, dal petto, dall'addome, poi tornai alla base del cazzo e lo ingoiai tutto fino in gola.
Gemeva.
Con una mano cercò il mio cazzo.
Mi liberai per farglielo prendere e lui iniziò a masturbarmi mentre io continuavo.
Gli dissi di girarsi.
Pulii dal terriccio e dalle foglie quel culo rotondo e perfetto e iniziai a baciarlo, a leccarlo, a prendere tra le mani le natiche per introdurre piano la lingua nel buchetto.
Gradiva moltissimo.
Il centro del piacere si stava spostando e sentivo il suo cazzo perdere consistenza mentre l'erezione aumentava la mia.
Gli feci sentire la cappella sul buco del culo.
Non si ritrasse. I movimenti dicevano il contrario, cercava quel contatto, lo amplificava, lo facilitava.
Entrai.
Restammo immobili un momento, il mio cazzo dentro di lui, la posizione scomodissima tra quelle rocce scivolose, quella luce incredibile intorno che rendeva tutto simile a un eden al maschile.
Poi iniziammo a muoverci.
Andammo avanti per un tempo che non seppi misurare.
Fu la coda dell'occhio a salvarci, notai un tizio dall'altra parte, postato tra le frasche.
Lo dissi sottovoce.
Ci ricomponemmo in fretta.
Anche lui si ritirò in quel momento. Solo allora capimmo che si stava masturbando guardandoci.
Raccogliemmo le cose e tornammo verso casa.
Per strada ragionammo sulla cosa.
Preoccupazione iniziale, poi ci rendemmo conto, si stava masturbando. La scena non lo aveva disturbato. Al contrario.
Arrivati a casa ci spostammo sul letto.
Tornai a mangiare quel buchetto con un'avidità che lo dilatava sempre di più. La posizione comoda, il calore della stanza, il corpo asciutto e profumato di bosco, tutto era diverso dalla cascata, e tutto funzionava meglio.
Lo scoopai di fianco, abbracciati come due fidanzati. La sua corporatura minuta facilitava i movimenti e l'incastro in ogni posizione.
Sentivo l'orgasmo crescere e glielo comunicai.
«Lasciati andare», disse. «Sto benissimo.»
Uscii da lui e venni sul suo cazzo ormai molle che ebbe il piacere di ricevere senza perderne una goccia.
Restammo abbracciati in silenzio, la mia erezione che si spegneva lentamente mentre lui iniziava a masturbarsi con il mio sperma sul cazzo.
Non ci volle molto.
Venne sulla pancia, sempre con il mio sperma addosso, in silenzio.
Restammo distesi senza dire niente per un bel po'.
Fu un'esperienza bellissima che non abbiamo mai ripetuto. Non so perché. Certe cose restano uniche senza che nessuno lo decida.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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