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Gay & Bisex

Torno subito


di cazzovenoso
15.06.2026    |    1.273    |    2 9.7
"Alberto colse subito quello sguardo voglioso e fece un passo in avanti, accorciando le distanze, spingendolo dolcemente a sedersi sulla poltrona di pelle dove pochi minuti prima si era consumato il..."
Il profumo intenso di terra bagnata, eucalipto e fiori freschi dominava l’aria all’interno del negozio; dietro la vetrina lucida, Daniele stava sistemando un mazzo di rose bianche sul bancone in legno massiccio: aveva le maniche della camicia arrotolate sugli avambracci muscolosi e si muoveva con una gestualità sicura che Alberto conosceva fin troppo bene.
Da mesi, infatti, i due si seguivano su Instagram, scambiandosi un’infinità di cuori, reazioni alle storie e messaggi in direct che, col passare delle settimane, erano diventati sempre più espliciti e carichi di promesse.
Fuori dal negozio, Alberto osservava la scena col cuore che batteva a mille.
Per quel primo incontro reale, ma non concordato, aveva passato più di due ore davanti allo specchio di casa; aveva scelto un outfit, si era cambiato, si era guardato, aveva provato un'altra combinazione e, alla fine, era tornato alla primissima scelta: una camicia scura lasciata aperta sul petto e un paio di pantaloni blu, un po’ baggy, di cotone leggero.
Soprattutto, fedele a una sua precisa e stuzzicante abitudine, aveva deciso di non indossare gli slip: amava la sensazione del suo uccello libero di muoversi contro la stoffa, ma adorava ancora di più il fatto che, camminando, se ne potesse intravedere chiaramente la forma e il volume.
Prima di trovare il coraggio di entrare, Alberto stazionò per diversi minuti sul marciapiede, fingendo di guardare le piante esposte all'esterno; l'adrenalina dell'attesa e la vista ravvicinata di Daniele avevano già fatto il loro effetto: sotto il cotone leggero, il suo cazzo era barzotto, pesante, una sagoma evidente che premeva contro la stoffa a ogni minimo movimento.
Esitava, perché all'interno del negozio c'erano due clienti che chiacchieravano con Daniele: non voleva rischiare di rovinare il momento, ma l'eccitazione e l'audacia di quella situazione lo stavano logorando; così, con il respiro corto e la forma del membro turgido ben visibile sotto i pantaloni, decise di non aspettare oltre, spinse la porta ed entrò lo stesso.
Il campanello sopra l’ingresso dondolò, annunciando il suo arrivo; Daniele sollevò lo sguardo dalle rose e il respiro gli si bloccò in gola: Alberto era lì, all’improvviso in carne e ossa, persino più magnetico e vivido rispetto alle foto dello schermo.
Mentre sbrigava rapidamente i due clienti rimasti, gli occhi di Daniele scivolarono inevitabilmente verso il basso; senza il vincolo dell'intimo, il tessuto dei pantaloni non lasciava spazio all'immaginazione: la forma dell'uccello di Alberto, lungo e parzialmente eretto, oscillava vistosamente a ogni passo, disegnando un profilo netto contro la zip.
Deglutì a vuoto, sentendo un brivido improvviso scorrergli lungo la schiena.
Non appena gli ultimi clienti uscirono, il silenzio avvolse il negozio.
"Cazzo ci fai qui?" disse Daniele, appoggiando lentamente le forbici sul bancone; nonostante lo stupore per non essere stato minimamente avvisato della sorpresa -altrimenti, in effetti, che sorpresa sarebbe stata?- un sorriso complice e scuro gli illuminò il viso.
"Volevo vedere se dal vivo fossi bravo con le mani come sembra," rispose Alberto, facendo un passo deciso in avanti: il tessuto si tese, evidenziando ancora di più la sua eccitazione.
Daniele non disse una parola, superò il bancone, camminò dritto verso la porta d'ingresso, girò il cartello su Chiuso e mandò la mandata alla serratura: il clic metallico della chiave risuonò come un via libera definitivo.
“Non potevi avvisare? E se non avessi avuto voglia di vederti? E se fossi stato occupato? E se ci fosse stato qui il mio fidanzato?” disse tornando verso di lui, tenendo lo sguardo fisso sulla vistosa sporgenza nei pantaloni di Alberto.
“Se tu non fossi stato contento di vedermi non avresti liquidato velocemente l’ultima cliente, soprattutto non avresti chiuso il negozio in un nanosecondo, e non staresti guardandomi con ingordigia in mezzo alle gambe…!”.
"Touché… Vedo che fuori dalla vetrina hai accumulato una discreta impazienza. Ma non mi piace indovinare le forme, caro il mio Alberto, preferisco toccare con mano", accorciò le distanze e posò le mani grandi e calde sui fianchi di Alberto, spingendo il proprio bacino in avanti fino a incastrarlo contro il bordo del bancone di legno.
Sentire la durezza di Daniele premere contro la propria carne nuda, separata solo dai pantaloni, fece girare la testa ad Alberto.
Con un movimento lento, Daniele fece scivolare la mano destra sul davanti dei pantaloni: il contrasto tra il palmo ruvido del fioraio e la sensibilità estrema della pelle nuda sotto la stoffa strappò ad Alberto un gemito soffocato; Daniele strinse la presa, accarezzando la lunghezza durissima da cima a fondo, sagomandola con le dita e scoprendo quanto fosse calda e pulsante.
"Cazzo, Alberto... è più grosso di quanto immaginassi” mormorò, mentre con la mano sinistra risaliva sotto la camicia scura per artigliargli la schiena; Alberto buttò la testa all'indietro, offrendo il collo ai baci umidi e ai morsi leggeri di Daniele.
"Lo sai bene... volevo che si vedesse…" rispose.

Daniele si staccò con un respiro corto, lasciando che la mano destra accarezzasse ancora per un istante l’uccello teso dell'altro; i suoi occhi erano lucidi di desiderio, ma la mente restava ancorata alla realtà di quel negozio su strada "Aspetta" sussurrò, con la voce resa roca dall'eccitazione, e sollevò lo sguardo, incrociando quello febbrile di Alberto "qui davanti è troppo rischioso. Se qualcuno bussa o guarda attraverso le fessure della serranda, siamo fottuti”.
Alberto emise un gemito di parziale protesta, ma il brivido dell'esibizionismo lasciò subito spazio a un'anticipazione ancora più intensa; Daniele si spostò verso la porta d’ingresso mettendo il cartello ‘torno subito’, diede due giri di chiave, lo afferrò per i fianchi e lo guidò con decisione verso la porta sul fondo del locale, proprio dietro il bancone.
Superata la tenda di velluto scuro, si ritrovarono nel retrobottega: era una stanza fresca e illuminata solo dalla luce soffusa che filtrava da una piccola finestra in alto; tutt'intorno c'erano scaffali metallici carichi di vasi, cesoie, nastri colorati e sacchi di terriccio dall'odore acre e mascolino.
Daniele afferrò Alberto per le spalle e lo spinse dolcemente ma con fermezza contro un grande tavolo da lavoro in legno grezzo, libero da attrezzi, e non perse tempo "Adesso sì che siamo al sicuro" mormorò, lo sguardo fisso sull'uccello di Alberto che, rimasto rigidamente teso nei pantaloni, pulsava a ogni battito cardiaco "cazzo, non vedevo l’ora di averti qui… è strano dopo mesi al telefono" disse mentre le sue dita aprivano agilmente il bottone dei pantaloni abbassando lentamente la zip, senza più ostacoli, e l'uccello di Alberto finalmente scattò fuori, teso, rigido e completamento eretto, con la punta già lucida di una goccia di precum.
Daniele si fece indietro di un passo, abbassando gli occhi lucidi di desiderio su quello spettacolo, e con le dita grandi e ruvide tornò a stringere la base di quel grosso cazzo, facendolo sussultare per l'intensità del tocco; cominciò a muovere la mano lentamente, risalendo lungo l'asta venosa fino alla cappella scoperta, raccogliendo sul pollice la goccia lucida che continuava a bagnarne la punta.
Poi, senza dire una parola, si inginocchiò sul pavimento di piastrelle fresche, in mezzo ai petali caduti afferrando le cosce di Alberto per tirarlo a sé e accogliere tutto quel calore direttamente in bocca per assaggiare quel bellissimo uccello caldo, questa volta senza più la fretta o la paura di essere scoperti: spalancò la bocca e accolse la cappella chiudendo le labbra umide intorno al glande con una pressione decisa; Alberto cacciò un gemito profondo, aggrappandosi con le mani al bordo del tavolo di legno mentre le piastrelle fresche sotto i piedi nudi contrastavano con il calore della bocca del fioraio.
Sfruttando l'esperienza e il desiderio accumulato in mesi di fantasie, cominciò a spingere la testa in avanti, ingoiando l'asta venosa centimetro dopo centimetro: la sua gola si tese, accogliendo quasi interamente quel cazzo enorme e durissimo, mentre la lingua massaggiava freneticamente la parte inferiore, insistendo sul frenulo sensibilissimo; Alberto sentiva il vuoto caldo di quella gola serrarsi intorno a lui a ogni affondo, un ritmo bagnato e profondo che lo fece sussultare.
Daniele risalì lentamente, usando le labbra per mungere l'asta da cima a fondo, per poi riaffondare con ancora più foga: il suono viscido dei baci e della saliva riempiva il silenzio del retrobottega, interrotto solo dai respiri sempre più corti di Alberto; con le mani grandi e ruvide, continuava a stringere le sue cosce, tirandolo verso di sé per fargli sentire quanto lo volesse profondo, mentre il pollice accarezzava la base dei testicoli, stimolandolo senza sosta.
Alberto buttò la testa all'indietro, gli occhi chiusi e i muscoli dell'addome contratti; la bocca di Daniele era un paradiso di calore e tecnica: il fioraio creava un effetto di aspirazione perfetto, alternando colpi lenti e voraci a lambite veloci e bagnate sulla punta, che continuava a secernere liquido.
La devozione e l'intensità con cui Daniele lo stava prendendo in bocca stavano portando Alberto oltre il punto di non ritorno, amplificando ogni singola terminazione nervosa il quale, eccitato a bestia e sull’orlo di una sborrata epocale, afferrò Daniele per le spalle e lo spinse indietro "Ora tocca a me" gridò con il fiato corto.
Le sue dita scesero rapide sui bottoni della camicia di Daniele, aprendoli uno dopo l’altro con un'urgenza selvaggia: aprì la stoffa, rivelando il suo petto ampio e coperto di peli scuri, poi passò alla cintura e ai pantaloni, facendoli scivolare giù insieme ai boxer; l'uccello scattò fuori, già duro e legnoso, un riflesso esatto del desiderio che accumulava da mesi di chat.
Senza esitare, si lasciò a sua volta cadere in ginocchio sul pavimento del retrobottega afferrando le natiche sode di Daniele per tirarlo a sé e avvolse le labbra attorno alla punta turgida, e cominciò a pomparlo con colpi bagnati e profondi, usando la lingua per accarezzare i coglioni per poi risalire lungo le vene tese; Daniele teneva le mani piantate tra i capelli di Alberto per guidare il ritmo, mentre i suoi gemiti bassi riempivano la stanza.
Dopo qualche minuto di quell'ascolto intenso, Alberto si staccò di nuovo con un rumore umido, lasciando Daniele inebetito; si rialzò, lo sguardo lucido di malizia, e lo spinse verso una vecchia poltrona in pelle consumata posta nell'angolo del retrobottega.
"Appoggiati lì" comandò Alberto con voce roca.
Completamente sopraffatto dal piacere, obbedì: si voltò, si piegò in avanti appoggiando gli avambracci sul sedile della poltrona e offrendo il retro del proprio corpo; Alberto si posizionò immediatamente dietro di lui, divaricò con decisione le natiche di Daniele con entrambe le mani, esponendo il buco del culo, una piega di pelle stretta e calda che si contraeva per l'eccitazione, si chinò e, senza esitazione, vi affondò la lingua.
Daniele vibrò da capo a piedi, stringendo i pugni sulla pelle della poltrona mentre un brivido violentissimo gli scuoteva la schiena; Alberto cominciò a leccarlo con colpi decisi e bagnati, spingendo la punta della lingua sempre più a fondo all'interno del foro teso, esplorandone le pareti calde e massaggiando l'anello muscolare, ed il contrasto tra quel respiro caldo e l'umidità della sua lingua gli fece perdere ogni controllo, strappandogli lamenti rauchi che rimbalzavano contro le pareti del retrobottega.
Il silenzio era rotto solo dal suono dei loro respiri, che si intrecciavano in quell'istante di profonda e attesa vicinanza: tra i profumi dei fiori e il cuoio della vecchia poltrona, il tempo sembrava essersi fermato, lasciando spazio solo alla consapevolezza di un legame che andava oltre le parole scambiate per mesi sullo schermo di un telefono; ogni gesto, carico di un'intesa finalmente reale, raccontava la storia di due persone che avevano finalmente trovato il modo di accorciare ogni distanza, trasformando la curiosità in una presenza fisica e tangibile.

Si sollevò leggermente sulle ginocchia, tenendo ancora le natiche di Daniele ben divaricate con le mani; il suo uccello, gonfio e pulsante, premeva con la cappella umida direttamente contro l'ingresso del buco di quel culo bagnato, che si contraeva istintivamente al contatto con quel calore ravvicinato: fece una leggera pressione in avanti, cercando il passaggio, ma avvertì subito la resistenza dei muscoli dell'altro.
Daniele sussultò, stringendo forte i pugni contro il bracciolo della poltrona di pelle "No, dai... Non qui, lo vorrei tanto, lo sai, ma cazzo non ero preparato..." mormorò con la voce spezzata, un misto di frustrazione e forte desiderio; non si era ripulito per un rapporto completo e l'idea di non essere perfetto lo bloccava, nonostante la carne spingesse per cedere.
Alberto si fermò subito, mantenendo però la punta del glande appoggiata lì, a sfiorare quel centro sensibilissimo, fece un respiro profondo, calmando il ritmo del proprio cuore, e chinò la testa per baciare la schiena umida di sudore di Daniele, risalendo lungo la colonna vertebrale fino alla nuca, e gli afferrò delicatamente il mento per fargli incrociare lo sguardo "Non c'è problema, va bene così" disse, sorridendogli con calore sincero, senza alcuna traccia di delusione "non è che dobbiamo fare per forza tutto oggi. Abbiamo tempo… no?".
Il fioraio tese un lungo sospiro di sollievo, grato per quella comprensione immediata che rendeva Alberto ancora più speciale di quanto immaginasse sui social; si voltò completamente sulla poltrona, sedendosi sul bordo e tirando Alberto a sé per i fianchi, stringendolo in un abbraccio teso: le loro pelli nude e calde si incollarono, mentre i loro uccelli, entrambi dritti e bagnati, rimasero schiacciati l'uno contro l'altro "Grazie" sussurrò, prima di catturare le labbra di Alberto in un bacio profondo, affamato e pieno di lingua, che sapeva di promesse per le volte successive.
"Per farmi perdonare…" disse con un sorriso complice, e prima che Alberto potesse persino replicare in un lampo si lasciò scivolare di nuovo sul pavimento del retrobottega, inginocchiandosi tra quelle gambe: afferrò con decisione le cosce di Alberto e, senza un attimo di esitazione, spalancò la bocca per accogliere l'intera lunghezza di quel cazzo teso e venoso.
Alberto cacciò un urlo soffocato, aggrappandosi con le mani alle spalle di Daniele, che stavolta faceva sul serio: muoveva la testa con un ritmo frenetico e profondo, mandando l'asta fin in fondo alla gola e usando la lingua per massaggiare freneticamente tutto quell’uccello e la cappella pulsante; il calore e l'umidità di quella bocca, uniti alla determinazione di Daniele, spinsero Alberto al limite nel giro di pochissimi istanti.
Il tessuto dei pantaloni, ancora calato intorno alle caviglie, si muoveva a ogni sussulto delle sue gambe tese.
"Cazzo, Daniele... sto per... sto per sborrare…" ansimò Alberto, stringendo le dita intorno ai capelli scuri del fioraio per avvertirlo.
Ma Daniele non aveva alcuna intenzione di mollare la presa: al contrario, strinse ancora di più le labbra attorno alla base del membro, spingendo la gola al massimo per sigillare il contatto; quando il corpo di Alberto si irrigidì e il suo bacino ebbe un primo, violentissimo scatto in avanti, la diga crollò.
I primi schizzi, densi e bollenti, esplosero direttamente nel profondo della gola di Daniele, che tenne gli occhi spalancati, piantati in quelli di Alberto, e cominciò a deglutire con colpi ritmici e vigorosi; Alberto continuò a spingere, posseduto dagli spasmi dell'orgasmo, mentre fiotti caldi continuavano a pompare fuori.
Daniele attese che ogni singola pulsazione si esaurisse, continuando a succhiare e a mungere l'asta con le labbra, ingoiando fino all'ultima goccia con un rumore umido e sordo; quando l'ultimo fremito passò, si staccò lentamente, lasciando che l'uccello di Alberto, ancora turgido ma rilassato, scivolasse fuori dalla sua bocca lucida: si pulì l'angolo delle labbra con il pollice, mostrando ad Alberto un sorriso trionfante e carico di intesa.

Il silenzio tornò a riempire il retrobottega, interrotto solo dai loro respiri pesanti che pian piano riprendevano un ritmo regolare.
Alberto, ancora tremante per l'intensità dell'orgasmo, guardò Daniele che si rialzava da terra con un sorriso rilassato, allungandosi verso un rotolo di carta assorbente appoggiato su uno scaffale, ne strappò un paio di fogli e si pulì l'angolo della bocca con un gesto lento, senza mai staccare gli occhi da quelli di Alberto.
"Direi che ti sei fatto perdonare alla grande" mormorò Alberto, con la voce ancora roca, mentre si sistemava i pantaloni senza però chiuderli.
"Era il minimo" rispose Daniele, buttando la carta nel cestino, ma il suo uccello, rimasto escluso da quella conclusione, era ancora dritto, rigido e bagnato in punta, teso verso l'alto contro la pancia muscolosa; indicava chiaramente che il lavoro non era finito.
Alberto colse subito quello sguardo voglioso e fece un passo in avanti, accorciando le distanze, spingendolo dolcemente a sedersi sulla poltrona di pelle dove pochi minuti prima si era consumato il loro gioco; Daniele si lasciò andare all'indietro, allargando le gambe e poggiando la testa contro lo schienale, guardando Alberto con totale abbandono.
Alberto si mise a cavalcioni sulle sue cosce, inginocchiandosi davanti a lui: allungò la mano destra e strinse la base del cazzo di Daniele; la pelle era bollente, le vene turgide in rilievo sotto il palmo.
Cominciò a muovere la mano su e giù con un ritmo regolare e deciso, stringendo la presa a ogni risalita per far scivolare la pelle sopra la cappella lucida; con la mano sinistra, invece, accarezzò i testicoli pesanti di Daniele, massaggiandoli delicatamente per aumentarne l'eccitazione, stringendoli all’improvviso in una morsa crudele ma piacevole.
Daniele chiuse gli occhi, lasciando sfuggire un gemito profondo dal petto "Cazzo, sì... Alberto, proprio così" ansimò, mentre il suo bacino cominciava a seguire involontariamente il movimento della mano dell'altro, cercando una pressione sempre maggiore.
Alberto aumentò la velocità, lubrificando l'asta con le dita bagnate dal liquido pre-eiaculatorio che Daniele continuava a produrre; il suono umido e ritmico della masturbazione riempì la stanza, mescolandosi al profumo acre della pelle e a quello dolce dei fiori recisi oltre la tenda guardandolo dritto in faccia, godendosi ogni smorfia di piacere sul volto di Daniele, il cui respiro si fece improvvisamente corto e spezzato: i muscoli delle sue cosce si irrigidirono e le sue mani afferrarono i braccioli della poltrona, stringendoli fino a far sbiancare le nocche.
"Ci sono... sto per venire, non ti fermare, cazzo cazzo cazzooo!" gridò, spingendo il bacino in avanti; Alberto accelerò ancora di più, concentrando gli ultimi colpi rapidi e stretti proprio sotto la cappella: Daniele ebbe un sussulto violento, inarcò la schiena e cacciò un gemito rauco mentre il suo cazzo liberava una scarica potente di sborra densa.
I fiotti bianchi schizzarono alti, colpendo il suo petto nudo e colando lungo i suoi addominali, mentre le ultime gocce finirono sulle dita di Alberto.
Daniele rimase immobile per qualche secondo, con il petto che saliva e scendeva rapidamente, poi guardò il casino che avevano combinato sul suo corpo, per poi scoppiare in una risata sommessa e incredibilmente complice.
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