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Gay & Bisex

L'ecografia


di Ideementali
22.01.2026    |    137    |    0 9.2
"Ansimare in silenzio è un ossimoro, ma ci stavamo provando, ebbri di voglia dei nostri corpi e dei nostri cazzi..."
Non era stata una bella estate, ‘quell’estate fa’. Improvvisi problemi di salute, un ricovero e infine una richiesta di esami approfonditi e urgenti da parte del mio medico di base per sicurezza e scongiurare il peggio. Ero sufficientemente preoccupato ma non disperato, l’ospedale aveva comunque escluso problemi insormontabili o di grave natura, si trattava solo di rendere certezze tutte queste ipotesi. Quale miglior modo dunque se non prescrivermi una bella ecografia dell’intero addome?

Che la sanità sia ormai agli sgoccioli e in accanimento terapeutico - giusto per rimanere in tema clinico - è mistero di Pulcinella, ergo dovetti rivolgermi a un centro privato, dove in meno di 24 ore mi avevano trovato un posto rispetto ai mesi della sanità pubblica. 130 euro, certo. Ma il denaro è stato creato per renderci la vita migliore, non aridi. Acconsentii dunque senza indugio. Alle 14.30 di una estate fetente, in un lunedì di luglio, ero seduto in sala d’aspetto per togliermi gli ultimi dubbi e vivere le settimane di quell’estate senza troppe paturnie. Alcuni maturi mi stavano aspettando per delle sessioni orali che reputavo ingorde e improcrastinabili.

Avete mai notato come in prossimità del Natale e delle vacanze la gente non stia mai male? Tre sole persone in attesa, in quell’asettico centro medico privato. E un caldo torrido a condire, nonostante l’aria condizionata sparata a livelli da carcerazione coatta.
Tempo 20 minuti e venivo chiamato dall’ecografista. Un vero professionista mi era stato detto, uno dei migliori sulla piazza. Beh, che fosse ‘migliore’ l’avevo evinto appena oltrepassata la porta dello studio. Ma ‘migliore’ nel senso che tutti voi potete capire senza troppe spiegazioni.

L’avevo già adocchiato in centro città alcune volte, sempre da solo, sempre di fretta. Barba, pelo ovunque, fisico asciutto. 1,85 di maschio alfa. Roba da far venire un coccolone a maschi, femmine, fiori, frutta, cose. Il benchmark per fartelo venire duro. Il sosia di quel super topone di Lance Charger in pratica, e se - come me - siete avvezzi a trangugiare hard core movies come non ci fosse un domani, sapete benissimo di chi sto parlando: uno che ti faresti più volte al giorno, e fanculo il ‘periodo refrattario’.

‘Sono fregato’, mi ero ritrovato a pensare. Con un maschio così che mi sfrucuglia petto, addome e inguine spruzzandoci sopra anche della crema gel chi riesce a nascondere o trattenere una erezione?
Avevo optato per una mise estiva veloce, visto che avrei dovuto rimanere virtualmente seminudo per l’intera durata dell’ecografia. Non che lui fosse completamente coperto, l’estate era estate per tutti e sotto quel camice svettava un camicia leggera accompagnata a dei pantaloni bianchi di lino (dai, ci siamo capiti. Era OVVIO che...) il tutto a fare pendant con un agglomerato di pelo e muscoli da film porno.
Sentivo già del precum colarmi e calarmi dalla cappella. Avvertivo le mutande impiastricciarsi. Un bel problema, soprattutto se conscio che un maschio così era praticamente inavvicinabile.
‘Si accomodi pure, mi dica’. Si rivolse a me con una occhiata esattamente speculare alla mia. Avevamo capito entrambi in zero due. ‘Stai a vedere che...’ mi dissi .Ora si trattava solo di portare a termine questa prestazione ambulatoriale senza venirci entrambi nelle mutande.
Estrassi i referti, spiegai il dovuto e poi mi fece accomodare sul lettino. ‘Si alzi la maglia e abbassi gli slip, per cortesia’.

Tesoro, pensai, se un maschio mi dice così l’ho già esplorato tutto prima che se ne accorga. E senza pagare 130 euro. Cercavo di sdrammatizzare ma il cazzo mi premeva come se fosse stata l’ultima sborrata della mia vita. Cominciavo a preoccuparmi. Io sono timido alle prime battute, ma lui dimostrava esserlo più di me, o forse era solo la deontologia professionale che prendeva il sopravvento.
Al secondo giro di trasduttore su è giù lungo il mio inguine avevo il cazzo in overdose; fiotti di precum uscivano che manco durante l’eruzione di Pompei. Non poteva non essersene accorto visto che quel pezzo di figo magno cercava in ogni momento di piazzarmi la sua patta vicino al volto.
‘Si metta di fianco per cortesia’ mi disse prima di schiaffarmi i suoi pantaloni a cinque centimetri dalla bocca. Lì sotto pulsava qualcosa, ne ero certo. Ed era qualcosa che meritava una esplorazione. Credo stesse pensando la stessa cosa visto che le sue mani e il suo attrezzo umido stavano circumnavigando il mio perineo.
‘Senti’ pensavo mentre il mio inguine diventava combustibile puro ‘estrai quella proboscide, fammela succhiare e finiamola qui, altrimenti mi vengo dentro le mutande. Ed è caldo, non ho intenzione di sprecare seme’. Nemmeno mi avesse letto nel pensiero e in quel momento - con me girato di lato, mezzo nudo e con le mutande ormai a metà inguine - mi trovai la sua patta premuta sulla bocca. ‘Alla buonora! Alea Iacta est’ mi ripetei, ‘fanculo, questo ha più voglia di sborrare di me’. Aprii la bocca e cercai di mordere quell’anaconda. ‘Tirala fuori subito’, rantolai. ‘Aspetta un secondo’, ribattè seccato.

‘Ecco, adesso succede un finimondo e lo dice a tutti’. Mi ero già pentito di essermi esposto così tanto, preoccupato potesse accadere qualcosa di imbarazzante. Invece andò a chiudere la porta dello studio a chiave, prima di precipitarsi al telefono per avvertire la segreteria che: ‘signorina Linda la cosa è un po’ più complicata del previsto, slitti gli appuntamenti di almeno un quarto d’ora, la ringrazio. Abbia pazienza ma è un caso che necessita approfondimenti’.
Quando si ripresentò al mio cospetto era mezzo nudo, non esitai due volte a mordicchiargli la cappella e tastargli le palle. Non ne potevo più.

Unì due lettini dello studio e si mise sopra di me per un 69 da Giochi Olimpici. Avevo questo culo sopra di me e questo cazzo in bocca che preannunciavano il paradiso. Gambe perfette, non un filo di grasso, mi sentivo in sudditanza dinanzi a quel corpo che sembrava disegnato da Giotto tanto era perfetto, pelo compreso. Succhiavamo senza far troppo rumore, quello lo lasciavamo alle macchine dello studio. Ansimare in silenzio è un ossimoro, ma ci stavamo provando, ebbri di voglia dei nostri corpi e dei nostri cazzi. Il suo era perfetto e me lo stavo gustando sotto ogni latitudine mentre due dita gli esploravano il culo e lui faceva altrettanto. Passavo la lingua ovunque: sulla cappella, sputavo sull’asta, gli sgranocchiavo il buco del culo. Cercavo di farlo impazzire mentre lui si dedicava al mio cazzo e a un rimming epocale.

‘Dovresti venire a trovarci a casa’, ansimò poco prima che sborrassimo. ‘TrovarCI?’, risposi.
‘Sì, trovarci. Io e il mio compagno. Sono sicuro farebbe piacere anche a lui condividere un maturo come te’. ‘Ne sono lusingato’ riuscii a dire con quel palo ben fisso tra le mia mani e le mie labbra giusto un attimo prima di eiaculare un fiotto potentissimo. Sul suo petto. Cosa che lui contraccambiò di lì a poco. ‘Rivestiti pure. E stai tranquillo, l’ecografia è a posto’ mi disse tornando alla sua serietà di professionista. Era durata pochissimo. Ma che sborrata!

Si asciugò il cazzo, mi diede alcuni minuti per riprendermi mentre scriveva il referto e io pensai che quel maschio sublime forse si faceva decine e decine di pazienti ogni giorno. Questa cosa mi fece rizzare il cazzo ancora una volta.
Mi diede il suo biglietto da visita porgendomi la mano, in quel momento non potei fare a meno di notare che i suoi immacolati pantaloni di lino avevano una gran macchia in prossimità del cazzo.
Il mio marchio.



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