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Gay & Bisex

Piccoli stillicidi tra amici


di Ideementali
15.01.2026    |    465    |    2 9.4
"Quando tolsi il dildo - venti centimetri di gomma nera e super nodosa, larga come una lattina di Pepsi - una bava gli colava dalla bocca..."
Era anziano. Molto anziano. Giovanile certo, ben tenuto. Di classe. Ma pur sempre con oltre sette decenni sulle spalle - e sul culo, ovvio - eppure era stato proprio quello ad attirarmi, quando mi aveva contattato tramite una di quelle app atte all’uopo. Non abitava vicino ma sono sempre stato convinto che - come disse Enrico IV - ‘Parigi val bene una messa’, e quei venti anni abbondanti di differenza erano un surplus pazzesco, almeno per i miei topos erotici, gli stessi che rifiutano giovinastri sovente senza stile e gusto alcuno.
Pochi messaggi nei quali mi rivelava voglie, pratiche, fantasie e di avere un compagno dalla superba dotazione che però rifiutava alcuni giochi verso i quali lui - ma anche io - provava forte attrazione da sempre.

Così ci siamo incontrati in gran segreto vicino a casa sua. Nessuno dei due desiderava incontri al buio, dunque una rapida occhiata in presenza era doverosa. Tra gentlemen si usa così. Già al saluto eravamo però entrambi infoiatissimi, complice una chimica carnale scatenatasi immediatamente. ‘Finalmente un maturo sexy da abusare!’ esclamai provocante mentre lo guardavo diritto negli occhi. ‘E ti assicuro che non lesino mai in grossi complimenti’ aggiunsi. Sorrise. Signore distinto, sportivo, giacca casual e jeans, buona dialettica, in grado di coniugare correttamente i verbi e visibilmente vizioso.

Tutto il contrario rispetto ad alcune occasioni capitatemi in passato - prontamente rigettate - di ‘grandpa’ sulla carta (e in rete) da millantato film hard ma nella realtà casi umani dalla scarsa (per usare un eufemismo) igiene e ancor minore conoscenza dello stare al mondo.

‘Tesoro non perdiamo tempo, andiamo da me. Oggi sono solo e sto impazzendo. Ho alcuni giochetti che potrebbero renderti felice’.
Cos’altro volevo, un Lucano?

In ascensore la cosa si scaldò subito; incapace di resistere a cotanto daddy gli stavo esplorando culo, cazzo e capezzoli ancor prima di arrivare al piano. È allora che lanciò la bordata: ‘sono impotente’ disse frantumandomi un po’ di sogni di gloria, alcuni dei quali presupponevano dei 69 magistrali. ‘Ma ti assicuro che so come far godere un maschio’, aggiunse leccandosi il labbro superiore mentre le porte dell’ascensore si spalancavano su un angusto pianerottolo.

Il suo appartamento era bello. Piccolo ma arredato con stile; si percepiva come fosse un uomo dedito da sempre ai piaceri della vita. Alcuni accessori rivelavano un gusto artistico non da poco: stampe originali alle pareti, quadri di ottima fattura, alcune prime rare edizioni italiane di classici letterari (ricordo Calvino, Pavese, Moravia) e una serie di libri illustrati di Tom Of Finland a svettare da una più che discreta libreria. Alcuni falli di ceramica artistica come soprammobile erano la classica ciliegina sulla torta. ‘Credo che mi divertirò ugualmente’ pensai mentre passavo in rassegna il salotto con lo sguardo. Se prima ero infoiato adesso - da buon sapiosexual - non vedevo l’ora di legarlo al letto e abusare di lui.

La sua camera aveva specchi su due pareti e una tv attaccata al muro dove passavano in loop spezzoni di film hard di tutti i generi. E poi Bingo! Un comodino con una collezione di dildos di varie misure e circonferenze. Un paradiso.
Mi spogliai, tenendo solo le scarpe da ginnastica (una delle mie fisse erotiche). Dopo averlo denudato prelevai dall’armadio due cravatte con le quali gli legai i polsi alla testiera del letto. Già mugolava di piacere, di testa l’avevo preso. Dovevo solo cominciare l’opera carnale.

I primi novanta minuti li usai per esplorare tutto il suo arsenale gommoso. Alternavo stantuffi di varia intensità a piccoli colpetti per far vibrare lo sfintere, poi roteavo nei due versi quel surrogato di cazzo prima di riprendere a colpire l’ano. Infine mi fermavo per ascoltare i suoi gemiti - una gioia per le mie orecchie e il mio cazzo - prima di riprendere. Sembrava una femmina, pur se incapace di eiaculare diceva di avere orgasmi interni a ripetizione. Imprecava, stringeva le sbarre di metallo del letto con le mani, inarcava la schiena come se fosse montato da una mandria di bufali, mi esortava a continuare e a non fermarmi mai, implorandomi di trattarlo da ninfomane quale era. ‘Uomini di poca fede’ - ripeteva tra un urlo e l’altro - ‘un dildo in culo è molto meglio del cazzo, non si ferma mai ed è sempre irrimediabilmente duro. Anche quando non ne puoi più’. Se l’erotismo verbale ha mai avuto una divinità porca, beh questa era quell’uomo.

Mi fermai invece; ma non per sadismo, volevo solo percepire esattamente il momento in cui non avrebbe più avuto remore. Mi piaceva essere consapevole di averlo in pugno. Stava impazzendo mentre lo slegavo, sculacciandogli culo e palle con forza. Il suo ano aveva cominciato a squirtare. Volevo dominarlo.
Quando tolsi il dildo - venti centimetri di gomma nera e super nodosa, larga come una lattina di Pepsi - una bava gli colava dalla bocca. Ero certo di aver colpito nel segno.

‘Sei la mia vacca ninfomane matura e insaziabile’ gli sussurrai nell’orecchio prima che si precipitasse a mangiarmi il culo con una avidità da professionista, infilando la linguetta rasposa e alternando il tutto con un deep throat. Culo e cazzo, culo e cazzo, culo e cazzo. Sembravamo un tetris umano: lui a passare la lingua ovunque, io gli percuotevo l’ano con il dildo asinino, facendogli presagire ulteriori stantuffi. Tutto questo mentre lo schermo mandava a ripetizione estratti di film hard.
Ho già detto che era un paradiso?

Decisi io quando interrompere nuovamente (non volevo venire, pretendevo di procrastinare il più possibile quel sesso arcaico e primordiale).

‘Vorrei qui anche il tuo compagno, però’ esclamai con nonchalance mentre avevo ripreso a lavorarmi quel bel culetto di nonno.
‘Faccio tutto quello che vuoi’ rispose ‘proverò a chiedergli ma è geloso e non vuole usare questi amichetti di gomma, devo sempre accontentarmi da solo. Ma tu continua ti prego. Non fermarti. Ho pochi ricordi di dildos usati così bene’.
‘Lo esigo la prossima volta. Voglio anche lui per abusare di te’.
‘Ti preg... contin... aaaah, non fermarti... più forte! Godo come una vacca. Dentro di me sto venendo a ripetizione di testa e anche di culo. Mi sento davvero una troia matura’.

Gli chiesi di stare fermo. Tolsi il dildo e lì finalmente eiaculai per la prima volta in prossimità del suo culo. Ci passai sopra il dildo per impregnarlo bene di sperma e poi ripresi.

Andammo avanti quattro lunghe ore, quella domenica pomeriggio. Gran parte passate a ritardare orgasmi, buttare un’occhiata ai porno sulla parete e consumare i vari e gommosi amici dentro quel culo bulimico e insaziabile. Riuscii a fare doppietta sugosa e abbondante, con un terzo pompino non portato a termine per sopraggiunti impegni (leggasi: stava tornando il compagno).

Sempre detto io: Old School is Better.



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